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Il Superstite (73)

di Danilo Arona

Doverosa premessa: credo anch’io che non ci sia alternativa al governo Monti. Perciò invito chi legge a tenerne conto nella fruizione di queste note. Temo però che il programma di liberalizzazioni a tutto campo si porti dentro qualche seme di ingiustizia. Equiparare i notai ai pescatori forse è un po’ azzardato.

Intanto, nella parola “liberalizzazione” ci sta la radice di un’altra parola, “libertà”. Un bel paradosso, se ci ragioniamo su. Perché le liberalizzazioni dovrebbero dare a tutti le stesse possibilità operative. Invece non è così. I potenti schiacceranno ulteriormente i piccoli e le microeconomie (artigiani, commercianti di nicchia, aziende agricole e, restando nell’ambito locale, i tanto decantati da ogni giunta al potere “centri commerciali naturali”), non ottenendo affatto i paventati risultati del rilancio dei consumi e provocando ulteriori detrimenti occupazionali. Non è certo un caso se qualsiasi corporazione di mestieri in questo momento in Italia sia in subbuglio e sul piede di guerra; qui non si tratta di difendere lobbies (è un po’ difficile immaginare i pescatori come una lobby…), ma la questione si dibatte fra la cosciente distruzione progressiva di tutto un tessuto lavorativo, basato tradizionalmente sulla piccola imprenditoria spesso di carattere “familiare”, e la resa di fronte ai potentati della GDO, delle multinazionali e, pure, dei capitali di dubbia provenienza. E’ questa una delle controindicazioni del programma Monti. E si sappia che interi settori produttivi spariranno  a medio termine. Uno lo conosco dal ’75 ed è quello in cui lavoro, erboristeria e dintorni. Già sotto attacco non da oggi da farmacie, GDO, negozi etnici e ultime arrivate, parafarmacie, il settore verrà stritolato dalla liberalizzazione perché la deregulation in atto – basta vedere quel che sta succedendo in città – prevede una polverizzazione del mercato che di fatto vampirizza i prodotti di altrui competenze che saranno sacrificati sull’altare della libera concorrenza, leggi “svenduti” per accaparrarsi fette di clientela già fidelizzata al marchio. Alla faccia naturalmente della qualità del prodotto che vi metterete in bocca perché le politiche aggressive (tipo 40% di battuta alla cassa su un prezzo che dovrebbe essere imposto) avranno come logiche ricadute una caduta verticale sulla qualità del prodotto medesimo: sono anni che la logica del discount ha fatto ammasso dei cervelli pensanti, il che va detto ovvio con la massima comprensione (e rispetto) delle criticità economiche dei singoli, ma un buon miele d’acacia o un olio extra vergine di oliva italiano e moncultivar non può costare 2 o 3 euro. Io non li userei mai, piuttosto ci rinuncio. Ma, al traino di queste considerazioni, ci stanno le truffe su larga scala, i prodotti scaduti che aziende – di cui non si svela mai il nome – tentano di far rientrare dalla finestra e i periodi maxisequestri operati dai NAS.

I “tecnici” hanno una caratteristica, per molti un pregio, per altri un difetto: producono diagrammi, sinusoidi e curve di previsione, usando software e programmi a loro dire infallibili. E’ certo che la logica della crescita e dell’espansione all’infinito delle aree commerciali, prima figlia della deregulation, porti tanta popolazione ai pellegrinaggi stile Lourdes alle porte dei vari Outlet (a proposito, hanno intenzione di costruire un Outlet sulle macerie dell’alluvione delle Cinque Terre, non so se vi rendete conto…), ma mi piacerebbe conteggiare quante di queste persone che adorano non-luoghi e non-prodotti provengono da zone, paesi o città, dove non esiste più un centro, un luogo di aggregazione, o un’identità in cui riconoscersi, solo perché sono sparite attività, eccellenze e negozi definiti “piccoli”. Perché piccolo ormai, nella manipolata mente collettiva, non è più bello. E su questa condanna a morte del “piccolo” presto o tardi bisognerà cominciare a ragionarci.

Una delle prossime volte vi spiegherò il mio punto di vista su quel che sta succedendo nelle librerie (e in editoria), da anni soggette alla logica della “liberalizzazione”. Siamo sempre da queste parti. Più che mai. Nel nome della liberalizzazione librerie storiche chiudono. Per far posto a giganteschi fast food. Infatti con la cultura non si mangia, sostiene qualcuno.

Categories: Editoriali
  1. 28 gennaio 2012 alle 17:58 | #1

    Ciao Danilo. Ma liberare il nostro paese dal letale, liberale, libertario, libertino Cavaliere,non doveva essere, secondo certe tifoserie giornalistico/intellettuali, la panacea di tutti i mali di questo paese?
    A questo governo non c’è alternativa? ma dai ! Monti: Massima espressione del bocconiano doc, ex uomo goldmann sachs. Passera , top banker. Draghi: ex goldmann sachs, ora ci guarda dall’alto della BCE come un rettore potrebbe guardare una matricola bamboccione e fankazzista. Mussari: emerito idiota che ha portato al fallimento la banca più antica del mondo, gioiello italiano (monte paschi siena), ora presidente dell’ABI !!! A tutto questo aggiungi una pletora di sottosegretari, vice, vice dei vice ecc. tutti di estrazione bancaria e bocconiana (cioè il peggio del peggio dei banditi in giacca e cravatta). questi sono quelli che ora ci governano (..ai ns/ politici scappava da ridere e hanno mandato avanti questi geni dell’alta finanza). E il popolo bue ora brinda alla caduta del “tiranno” !! “Ora si respira tutta un’altra aria” è il grido che si leva da tutti gli ambienti radical shick. Non faccio commenti sul duo MERKOZY e sui loro atteggiamenti verso il nostro paese. Mi sorge un dubbio: ma allora l’italico popolo bue non ha veramente capito un beato caxxo!!!!
    LA BANDA CHE CI STA GOVERNANDO FA PARTE DELLA BANDA CHE DAL 2007 HA PROVOCATO LA CRISI CHE CI STA DIVORANDO !!!!!!!! La cosa è talmente enormemente macroscopica che sfugge alla vista (la storia del bruscolo e della trave nell’occhio).
    Siamo governati da coloro che avidamente hanno accumulato debito pubblico, hanno costretto le varie Banche Centrali a salvarli dal default con cospicue iniezioni di liquidita’ (e susseguente inflazione galoppante in regime di stagflazione. Il peggio del peggio del peggio) La liquidità ricevuta dalle autorità centrali (soldi pubblici) devoluta alle varie banche a tassi irrisori è stata da queste immediatamente depositata di ritorno alle stesse banche centrali a tassi piu’ alti, ANZICHE’ RIMETTERLA IN CIRCOLO ALLARGANDO I CORDONI DEL CREDITO ALLE AZIENDE PRODUTTIVE !!!! A questo punto le aziende chiudono, falliscono, decentrano, migrano in paesi a minore costo creando milioni di disoccupati a carico delle Cassa Integrazione. I consumi crollano verticalmente e gli stati deboli sono costretti a indebitarsi a costi esorbitanti (il famoso spread). E non finisce qui. Come attento e appassionato fruitore dei mercati finanziari, potrei continuare nella “mia” (mi limito a riportare ciò che leggo quotidianamente dai media meno schierati nel mondo) analisi della situazione politico-finanziaria attuale ma mi fermo per no tediare eccessivamente con i miei tecnicismi. MA NON MI SI DICA CHE NON C’E’ ALTERNATIVA AL MALE SUPREMO DI CUI SIAMO PREDA !!!!!

    CIAO

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