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Archive for aprile 2010

Ma noi stiamo meglio della Grecia?

30 aprile 2010 3 commenti

“Eppure dicono che noi siamo messi molto meglio della Grecia”, mi diceva stamattina un amico. “Beh, allora quelli sono messi davvero maluccio”, gli ho risposto, e non mi sento un disfattista, tutt’altro. Sono naturalmente incline all’ottimismo, e contesto assolutamente che la voglia di fare se la sia inventata Berlusconi. Personaggio culturalmente, prima che politamente, nefasto, di cui peraltro mi annoia  occuparmi.

Però l’uomo intelligente, oltre a fare, si deve guardare intorno, e capire se il suo “fare” ha un senso, o è come il correre del topino sulla ruota. Inutile e fesso. A volte non avete l’impressione che da noi, in Italia ma anche ad Alessandria, funzioni così? Ci sono cricche, di destra e di sinistra, che tutto controllano, facendo da “tappo” a chiunque abbia voglia di costruire, di sbattersi ma per qualcosa, non a vuoto. Altrimenti, scusate, ma siamo il paese del sole, del mare e pure della montagna, quindi tanto vale goderseli. No?

La cronaca degli ultimi giorni: un ministro della Repubblica che pare essersi comprato un alloggio “con vista mozzafiato sul Colosseo” pagandolono con 80 (ottanta, non uno) assegni di un imprenditore intrallazzatore. Allora, dico: ok con la presunzione di innocenza, ma per stabilire se ‘sti ottanta assegni ci sono stati, ci vogliono per forza dieci anni di farsa e tre gradi di giudizio? In un paese sano, serio e normale, la presenza di assegni di questo tipo basterebbero a radiare a vita il ministro suddetto, padrone pare di mezza Liguria (ovviamente serenamente divisa a metà con l’altra fazione, nel gioco delle parti fintamente contrapposte), dalla vita pubblica. Qui tutto finirà in una bolla di sapone, in chiarimenti che stabiliranno la non rilevanza penale ecc ecc…Con buona pace degli elettori del ministro, che per comprarsi un appartamentino vista tangenziale o autostrada si sbattono una vita..

Certo, contenti loro. Poi c’è il moralizzatore della destra, Fini, che mi sta pure simpatico. Ma Feltri, che certo è un killer dei migliori ma anche un ottimo giornalista, qualcuno lo vuole smentire, in merito all’appalto Rai alla quasi suocera del presidente della Camera? Mica stiamo parlando di un reato….ma sempre di cosa loro (lo Stato) coi soldi nostri. E il Pd? Beh, bello lo scatto d’orgoglio di ieri sera di Bersani ad Anno Zero. Solo che lui non è Vendola, lui alle spalle a una piccola pletora di burocrati che da decenni spolpano Stato e parastato, quindi per convincere noi poveri cristi che ci rappresenta deve farne tanta, di strada…ma tanta tanta.

Torno all’affermazione iniziale del mio amico. Non credo che noi siamo messi molto meglio della Grecia. Se leggessimo la loro storia di Stato corrotto, in mano ad oligarchie incapaci ed arraffone, e sostituissimo semplicemente il nome Grecia con Italia, saremmo noi. Spiccicati. Solo il 40% di economia in nero, e il forte risparmio privato, ci separano dal baratro. In Lombardia, formalmente, si produce 100, e si consuma 107. In Calabria 140, in Sicilia 130. Cito a memoria, però i parametri sono questi. Ma, senza un progetto collettivo e condiviso, e una classe dirigente credibile, quanto possiamo reggere?

E. G.

Categorie:Editoriali

Poche balle, il Comune non paga

29 aprile 2010 Commenti disabilitati

Il 19 ottobre 2009 pubblicammo sull’allora quotidiano on line CorriereAl un’intervista a dir poco istruttiva ad Antonello Zaccone (nella foto), ragioniere capo del Comune di Alessandria ed ex assessore allo sviluppo economico della Giunta guidata da Piercarlo Fabbio.

Alla fatidica domanda sui tempi medi di pagamento ai fornitori da parte del Comune, il Nostro così ebbe a rispondere: “[…] Dire che il Comune paga addirittura a uno/due anni dalla data di emissione della fattura, come alcuni affermano, mi sembra francamente eccessivo. […] Le nostre tempistiche di pagamento vanno dai quattro ai sei mesi”.

Non è più così, se mai lo è stato. Ho davanti a me copia di due fatture, entrambe con destinatario il Comune di Alessandria, Direzione Famiglia e Solidarietà Sociale, Ufficio Famiglia e Giovani. Data di emissione: 5 settembre 2009. Importo complessivo da corrispondere: 2.805 euro. Fatture emesse, appunto, ma non ancora saldate. Il 5 maggio saranno otto i mesi di attesa per il piccolo imprenditore, colpevole solamente di aver lavorato (e anche bene, a quanto pare) per l’ente pubblico cittadino.

La fotografia complessiva che emerge dal rapporto Comune-Fornitori, almeno ad Alessandria, è che il primo compra ma non paga, mentre il secondo lavora comunque e poi aspetta che lo paghino, quando non si sa. Per questo motivo colpisce il gesto di grande coraggio e dignità di quell’imprenditore veneto che sta facendo lo sciopero della fame nel piazzale dell’azienda che non lo paga, a sua volta creditrice nei confronti delle Ferrovie dello Stato.

Quest’uomo, Matteo Portalupi, deve pagare gli stipendi ai quattro dipendenti, e non può farlo se non gli liquidano le fatture arretrate. La risposta della ditta debitrice non si è fatta attendere: “Se vorrà continuare a lavorare con noi e non creerà altri problemi ben venga, altrimenti ci rivolgeremo altrove”.

E’ un circolo vizioso, quello dei ritardati pagamenti, di cui qualcuno, a livello politico ed economico, dovrebbe cominciare ad occuparsi seriamente. E’ un sistema malato, che ha strangolato e strangolerà il nostro tessuto di piccole e medie imprese, le più esposte alla chiusura dei rubinetti delle casse pubbliche.

Sinceramente crediamo che il sindaco di Alessandria, gli assessori e i dirigenti competenti dovrebbero dare l’esempio e farsi garanti di una maggiore puntualità nei confronti dei fornitori, al posto di trincerarsi dietro alla solita scusa del Patto di Stabilità o dei debiti ereditati da chi c’era prima. Sarebbe proprio un bel segnale, in tempi di crisi.

Riusciranno i nostri eroi?

A. A.

PS: perdonate il titolo “feltriano”, ma mi è venuto di getto. E alla fine, rileggendo l’articolo, mi è piaciuto e l’ho lasciato.

Categorie:Politica

[BlogLettera] Lettera aperta al comandante della Polizia Municipale di Alessandria

29 aprile 2010 Commenti disabilitati

Egregio Comandante,

Le inviamo ancora una volta un esempio di come in molte altre città – in questo caso Milano – hanno semplicemente ed efficacemente risolto il problema di vietare in una strada  il transito in un senso di marcia escludendo da tale divieto alcune categorie di veicoli, tra cui le biciclette.

Continuiamo a insistere, perché siamo certi che una soluzione analoga potrebbe essere adottata con vantaggio anche in alcune strade alessandrine.

Ribadiamo inoltre la nostra perplessità circa la realizzazione di brevi tratti di piste ciclabili, tracciate sui marciapiedi di vie centrali a basso traffico, che ci sembrano decisamente non prioritarie, e in alcuni casi – queste sì – anche pericolose, e che provocano per giunta risentimenti nei confronti della categoria dei ciclisti e delle associazioni che ne tutelano i diritti.

Altre sono le priorità che invano attendiamo vengano affrontate, come da accordi intrapresi in più occasioni con tecnici e amministratori, per garantire maggior sicurezza ed incentivare così l’uso della bicicletta.

Distinti saluti.
gliamicidellebici

Categorie:BLettere

[BlogLettera] Resistenza e Costituzione: differenti ma uguali

28 aprile 2010 1 commento

Rosselli, Gramsci, Sturzo, De Gasperi, Pertini, Togliatti. Tutti profondamente consapevoli di essere tra di loro “differenti” per storia personale ed idealità politiche; ma si riconoscevano come profondamente “uguali” di fronte al regime fascista che aveva azzerato con la violenza e il sopruso gli spazi della convivenza democratica, fino a sfociare nella scelleratezza delle leggi razziali.

Differenti ma uguali erano i partigiani con le loro mille brigate (Fiamme Verdi, Giustizia e Libertà, Garibaldi, Matteotti, Autonome, militari o civili, repubblicani o monarchici), uniti nel comune obiettivo di liberare l’Italia dalla dittatura e dall’occupante straniero. Differenti ma uguali erano i costituenti, che posero l’uguaglianza di fronte alla legge ad architrave delle libertà del cittadino.

Differenti ma uguali dovrebbero essere i cittadini di una Repubblica che “rimuove gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese”.

Tuttavia, differenti ma ancora diseguali sono Matteo – sei contratti interinali in un anno – e suo padre Giovanni, prossimo alla pensione dopo quarant’anni di duro lavoro. Differenti ma ancora diseguali sono Salvatore – di Catanzaro, tre attentati dinamitardi al suo bar perché non vuole pagare il pizzo – e Marco, che ha aperto un ristorante in centro a Milano.

Differenti ma ancora diseguali sono Lorenzo e Samir, nati qualche giorno fa – nello stesso ospedale e nella stessa stanza – di cui solo uno gode dei diritti di un cittadino italiano.

Questo paradosso dell’uguaglianza nella differenza offrirebbe molti altri esempi per attualizzare la Resistenza e la nostra Costituzione. È un impegno costituzionale valorizzare le differenze in questa Italia in cui la complessità e il “multi-” impongono di coglierle come occasione di dibattito e di pungolo per la crescita civile.

È un dovere costituzionale di ogni cittadino, invece, pretendere e spendersi perchè le differenze vengano sanate quando sono all’origine di disuguaglianze che generano ingiustizia.

Lodovico Como

Alessandria, 28 aprile 2010

Categorie:BLettere

Quei conti in rosso

28 aprile 2010 Commenti disabilitati

Comune e Provincia di Alessandria hanno in questi anni un percorso similmente disastrato. Conti economici pessimi, bilanci annuali che vengono fatti quadrare grazie alle dismissioni, ossia alla vendita progressiva dei gioielli di famiglia. Che però non sono sempre così collocabili, e comunque finiscono. Mentre si presuppone che gli enti suddetti ambiscano a vivere  anche dopo le attuali amministrazioni. E’ vero, per le province c’è sempre questo ritornello rituale che ne vorrebbe l’abolizione, ma nessuno ci si metterà mai davvero a dismettere enti pubblici, in Italia.

Palazzo Rosso e Palazzo Ghilini, lo sappiamo, sono gestiti da due coalizioni di colore  opposto. Che certamente si differenziano per scelte strategiche in altri settori, ma che sul fronte dei danè sembrano navigare su barchette assai simili, e in acque perigliose.

L’altro giorno Il Sole 24 Ore ha presentato numeri e classifiche impietose sui 110 capoluoghi di provincia. Il Comune di Alessandria ne esce con le ossa rotte, ma lo sapevamo. Ogni alessandrino ha, su quel fronte, debiti per 1600 euro, e gli stipendi di dipendenti e amministratori sono un costo ormai insostenibile. Che però nessuno sa davvero frenare, perchè significherebbe certezza di perdere le prossime elezioni.

La Provincia non è messa molto meglio, e negli ultimi tre anni il suo indebitamento è cresciuto costantemente, arrivando a quasi 153 milioni di euro.

Insomma, la spesa è corrente perchè corre, e irrefrenabilmente. Tanto, al di là delle litanie di rito, la sostanza è che, purchè tutto sia formalmente in regola, nessuno sarà mai davvero chiamato a rispondere di un eventuale fallimento tecnico di questi enti. Non gli amministratori, non i dirigenti, che potranno certamente mostrare di aver fatto tutto quanto nelle loro possibilità.

Quindi non c’è via d’uscita, e una provincia o comune devono perdere soldi per forza? Mah, mica vero. Ci sono diverse amministrazioni comunali nel basso Piemonte e nel tortonese che (me ne sto occupando in queste settimane) hanno bilanci in utile. Certo, magari poi litigano su come utilizzare le piccole plusvalenze. Sicuramente, tapini loro, non sanno cosa sia un piano strategico, e quanto sia bello e necessario. Pare che molti dei loro primi cittadini, infine, non sappiano neppure cantare, e tanto meno comporre inni. Però come amministratori non sembrano male…

E. G.

Categorie:Politica

AMARCORD#9: Ciao Paolo!

27 aprile 2010 Commenti disabilitati

Un omaggio a Paolo Paoli, persona corretta, buona e sincera.

Categorie:Video

Il «buco nero»

26 aprile 2010 Commenti disabilitati

di Bruno Soro

“Una volta (Einstein) disse: «la politica dura un attimo, mentre un’equazione dura in eterno».

S. Hawking, “L’universo in un guscio di noce”, Mondadori Milano 2002, p.30.

La storia. Leggendo il libro di Antonio Gibelli “Berlusconi passato alla storia. L’Italia nell’era della democrazia autoritaria” (Donzelli editore, Roma 2010), non ho resistito alla tentazione di cominciare dalla fine, come facevo da ragazzo quando leggevo i gialli di Agatha Christie. E la fine, sostiene Gibelli, è assolutamente imprevedibile nei tempi, nelle modalità, e persino nella forma. Avrete sicuramente intuito che il «buco nero» al quale alludo nel titolo non è affatto quello della fisica dell’universo, bensì quello che alla fine inghiottirà il berlusconismo.

Per proseguire nella lettura dell’articolo clicca qui

Categorie:Editoriali
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