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Archive for maggio 2010

Vaticano Spa

31 maggio 2010 9 commenti

Si chiede oggi su Facebook un noto giornalista di dichiarata fede leghista: “Poichè il Vaticano possiede quasi un quarto di tutti gli immobili d’Italia, perchè non ne destina un po’ ai “poveri extracomunitari” che invece affollano le graduatorie delle case popolari? Perchè il cardinale Tettamanzi invece di accusare l’aridità dei milanesi insensibili alle sofferenze altrui non bussa alla porta degli amministratori immobiliari vaticani?”.

Non sparerei nel mucchio, e soprattutto non me la prenderei con Tettamanzi, Don Gallo, Don Ciotti e numerosi altri prelati e preti sconosciuti che, quotidianamente, si sbattono, ognuno a modo proprio, per cercare di rendere meno pesante il calvario di vita di tanti poveri disgraziati.

Mi chiedo, invece, se non sia il caso di chiedere alla holding Vaticano Spa, o comunque la vogliamo chiamare, di sottostare alle medesime regole di mercato e tassazione delle altre multinazionali, da Fiat a Microsoft a Coca Cola. Il suddetto patrimonio immobiliare, per dirne una, pare sia esente da Ici. Non so se tutto (il che sarebbe ben curioso), o solo gli edifici di culto. Forse qualcuno di voi ne sa più di me.

Mi chiedo anche, peraltro, quanto lontana sia la suddetta holding dal messaggio evangelico, ma sono già troppe domande, e troppo grandi per il sottoscritto.

E. G.

Categorie:In primo piano

Il superstite (11)

31 maggio 2010 3 commenti

di Danilo Arona

Dennis Hopper era la quintessenza del superstite. Per quelli della mia età rappresentava – rappresenta – il simbolo di un’utopia made in USA che accompagnò dagli schermi i sogni di una generazione che in Europa e un po’ dovunque progettava di cambiare il mondo alla fine degli anni Sessanta.

Lui, a cavalcioni del chopper a fianco di Peter Fonda, attraversava l’America alla ricerca del mito, di sé stesso e di un’applicabile idea di libertà, accompagnato dalla musica dei Byrds, dei Grateful Dead e di Jerry Garcia. Sulla sua strada trovava ragazze sorridenti, un giovanissimo Jack Nicholson altrettanto in fuga e due destroidi assassini di capelloni che lo freddavano sulla moto assieme a Fonda, sparando loro contro fucilate dalla cabina di un camion. Allora la morale, se così si poteva chiamare, di “Easy Rider” suonava chiara: non uscire dal seminato, tagliati i capelli, vai a lavorare e non rompere i coglioni. Altrimenti ti ammazziamo. Così la si leggeva nel ’69.

Oggi il film  sarà invecchiato, non lo so. Non ho mai più voluto vederlo.
Hopper era nato nel ’36 e nel ’69 praticava il mestiere di attore già da un sacco di tempo. Ma il successo planetario lo colse scrivendo, dirigendo e interpretando quel film libertario e poetico che in Italia qualcuno aveva pensato (male) di sottotitolare “Libertà e paura”, giusto per spiegare l’inspiegabile. Da allora Hopper divenne quel che si dice “un’icona”, sempre un po’ in disparte, sempre un po’ maledetto e quasi sempre comprimario. Ma la sua presenza, tante volte anche breve in molti film, riusciva a illuminare anche la mediocrità più evidente. Recitava per vivere e non lo nascondeva; accettava ruoli in qualsiasi genere di tamarrata, e la sua filmografia lunghissima lo testimonia. Ma nell’elenco ci stanno clamorosi capolavori dove il nostro diventava protagonista quasi senza concorrenti: “Apocalypse Now” di Coppola, “Blue Velvet” di Lynch, “Il cuore nero di Paris Trout” di Gyllenhaal, non disdegnando di tornare ogni tanto dietro la macchina da presa e regalarci perle registiche come “The Hot Spot”, uno dei più grandi e torridi noir degli ultimi trent’anni.

Recita un proverbio popolare che i migliori se ne vanno per primi. Forse è solo una sciocchezza per esorcizzare una perdita che non lascia indifferenti. Hopper non era poi così vecchio e anche lui, per quanto icona resa immortale dal cinema, ha dovuto cedere le armi al grande cecchino dal nome impronunciabile. Però i superstiti, quelli autentici che non si fanno assoggettare da alcun sistema, lasciano a chi resta autentiche lezioni di dignità, di arte e, appunto, di “sopravvivenza”. In un mondo così, quello del 2010, dove in tutti i campi gli squali si mangiano il mondo circostante e quasi nessuno ha da dire qualcosa, i superstiti esistono, lottano con intelligenza e fanno proselitismo.

In uno dei suoi ultimi film, “La terra dei morti viventi” di George A. Romero, Hopper interpretava la viscida parte di Kaufman, un tirannico gangster che vive al sicuro in una torre assediata dall’esterno da migliaia di zombi. Consapevole della sua maschera istrionica e profonda, Hopper non si negava mai a impersonare sullo schermo la parte dello “squalo”. Ci riusciva perfettamente con il minimo di applicazione sindacale. Ma lui, lo sapevamo sin dal ’69, stava sempre dalla parte degli zombi. Forse sognando il giorno in cui gli zombi uniti di tutto il mondo si mangeranno gli squali che stanno uccidendo il pianeta.

Categorie:Editoriali

Ci salveranno i Mondiali

31 maggio 2010 Commenti disabilitati

Il governo finge di lacerarsi su questa manovra biennale (2011-2012) da 25 miliardi di euro, che senza un’inversione di marcia strutturale e di sistema, in realtà, non servirà a niente. Domenica su La Stampa la sempre lucidissima Barbara Spinelli dice che “grazie alla crisi, il Truman Show berlusconiano si sfalda”, vedremo se sarà davvero così, e soprattutto nel caso cosa verrà dopo.

Conversando con un amico saggio, sono arrivato a due conclusioni (provvisorie, di tappa diciamo) importanti: non c’è limite al peggio, e tra poche settimane cominciano i Mondiali di calcio in Sud Africa.

Mentre il primo punto non ha bisogno di commenti, sul secondo possiamo fare qualche considerazione. Ogni tanto di panem et circenses abbiamo già parlato, e comunque il calcio è l’oppio popolare dei nostri anni. Rinfranca, inorgoglisce, riscatta. Rincoglionendoci quel tanto che basta per stemperare eccessi di ardore civile.

I primi mondiali di calcio che ricordo sono quelli di Argentina ’78, seguiti da Spagna ’82. Mitici entrambi: bella forza, avevo 10 e 14 anni. Ma, letti col senno di poi, anche emblematici: nel ’78 vince l’Argentina dei desaparecidos, nell’82 l’Italia della P2. Ossia i due paesi all’epoca più disastrati e a rischio implosione.

Mi interessa pochissimo qui affermare con certezza (e sarebbe impossibile) che i Mondiali di calcio sono “tarocchi”, e francamente, a fronte delle truffe della finanza e della politica, me ne importa assai che lo siano. Se così fosse, comunque, quest’anno tra i paesi in corsa per la vittoria saremmo in buona compagnia: Grecia e Spagna stanno prima di noi, in questa particolare classifica. Per fermarci alla sola Europa.

Sicuramente, comunque, volete scommettere che dai primi di giugno a metà luglio della crisi e dei rischi connessi non parlerà più nessuno? E se dovessimo rientrare dal Sud Africa ancora campioni del mondo, altro che manovra fiscale…

E. G.

Categorie:Politica

[BlogLettera] Diana Bracco come Briatore?

31 maggio 2010 1 commento

Dai giornali di oggi si apprende che la Guardia di Finanza di Genova ha sorpreso sulla sua imbarcazione di lusso un altro personaggio noto: Diana Bracco, presidente dell’omonimo gruppo farmaceutico. Anche lo yacht della signora, come quello di Flavio Briatore non sarebbe in regola con le disposizioni in materia fiscale. Alla procura di Genova sarebbe finito il fascicolo sullo yacht «If Only», un 40 metri costruito nei cantieri olandesi Feadship e intestato alla Ceber, società di Milano che ha come ragione sociale il noleggio di unità da diporto. Le quote sono della signora Diana Bracco e della Dolfin srl, interamente detenuta dalla presidente del gruppo farmaceutico. Secondo la finanza, il panfilo, registrato a Sanremo e ormeggiato ad Antibes in Costa Azzurra, veniva usato privatamente dai Bracco, eludendo così le aliquote fiscali. I legali dell’industriale sostengono il contrario e altrettanto fa la società Ceber, i cui legali giudicano «infondate» le accuse: “Noleggio assoggettato alle imposte, nessuna irregolarità”.
Pur essendo garantisti fino alla fine, se fossero appurati reati tributari, sarebbe giusto che la Signora rimanesse a presiedere l’Expo 2015 di Milano?

Aldo Rovito – consigliere comunale di Alessandria e componente dell’Esecutivo Nazionale de La Destra

Alessandria, 30 maggio 2010

Categorie:BLettere

Storia di una pecora bianca

29 maggio 2010 2 commenti

Questa ve la devo raccontare, perchè è davvero una storia emblematica. Un amico mio, che ha un esercizio commerciale fuori provincia ma neanche poi tanto, è fissato con la correttezza fiscale. E già questo, in fondo, lo rende un po’ speciale. Chi di noi, potendoselo permettere e lavorando in proprio, non si adeguerebbe all’andazzo generale del paese, arrotondando con un po’ di “sano” nero? Tanto l’Italia affonda comunque, i politici rubano loro per primi, quindi essere fessi non vale proprio la pena, ecc ecc..

Lui no. Integerrimo come pochi (ma conosco anche qualche altro caso analogo, in verità) ha sempre dichiarato tutto al fisco. Che tra l’altro gli rende visita stabilmente ogni anno, mentre conosco attività che in trent’anni….Va beh, torniamo al mio amico. Sapete cosa gli è successo? E’ stato contattato dagli addetti ai lavori, che gli hanno detto: “ragazzo mio, a chi la vuoi dare a bere? Hai un reddito che sta ampliamente sopra la media della tua categoria, e non risulti avere dipendenti. Quindi è chiaro che tu fai lavorare qualcuno in nero…su, confessa e te la cavi con una bella multa…”.

Quando mi ha descritto la vicenda, sono scoppiato a ridere. Lui, che pure ha un buon senso dell’umorismo, molto meno. E ha incaricato un avvocato di tutelarlo, per aver pagato tutte le tasse.

La trovo una storia esemplare della società in cui viviamo. Una pecora bianca, in un gregge di pecore nere, o si adegua o viene impallinata. Non discuto la buona fede di chi gli ha avanzato queste contestazioni. Ma l’ingenuità sì, caspita. Chiunque dichiari con un’attività commerciale un reddito finale annuo inferiore a quello di un impiegato dipendente, pubblico o privato, sta bleffando, oppure dovrebbe chiudere baracca. Come si fa a concentrare i controlli sulla pecora bianca che dichiara tutto quello che guadagna? Dove sta la logica? Incrociamo ancora una volta le dita, ma il paese così non ce la farà mai.

E. G.

Categorie:In primo piano

[BlogLettera] Tragicommedia all’italiana

29 maggio 2010 Commenti disabilitati

Se non fosse una commedia, potrei dire che è una tragedia quello che sta succedendo al governo con la manovra finanziaria. Ma come quando recitavo nella filodrammatica parrocchiale, alla fine della commedia o del dramma arrivava puntuale la farsa finale, che metteva allegria nell’animo degli spettatori.
Il governo deve reperire 24 miliardi di euro (prima 25 poi 27 e alla fine 24) e nel caos più totale, dopo tagli, cuci e incolla, ha cominciato i soliti annunci poi smentiti e dopo ripresi e modificati.
Ha cominciato con i tagli agli stipendi dei lavoratori del settore pubblico, proseguendo con il condono delle cosiddette “case fantasma” (due milioni), poi non si può fare questa operazione e viene ritirata, si prosegue: con l’eliminazione di 10 province, anzi 13, no 9, ma neanche questo si può fare per diversi motivi, Bossi dice: se si elimina la provincia di Bergamo è rivoluzione! (Bossi non è nuovo a queste “sparate” e non è la prima volta che istiga alla rivoluzione, e sapendo di che pasta sono fatti i leghisti…) Ma vero è che per eliminare le province occorre una legge costituzionale, in quando la Costituzione dice come si costituisce una Provincia, ma non dice come si scioglie, forse i nostri governanti non conoscono la Costituzione? Alla fine, dopo nottate di riunioni, consulti eccetera, la manovra viene presentata alla stampa, la illustra il Presidente del Consiglio, “portavoce” del Ministro dell’economia Tremonti che si affretta a precisare: la manovra è del primo Ministro e non del Ministro dell’Economia, come per scaricare l’onere dell’operazione sul Capo del Governo: Insomma, la confusione è totale.
Concludendo, se non fosse che la posta in gioco con questa manovra finanziaria, è veramente pesante, gli italiani potremmo dire: “Signori, abbiamo scherzato, ora aspettiamo la farsa finale”.

Gaetano Di Stefano

Alessandria 27 maggio 2010

Categorie:BLettere

Sono tornate!

28 maggio 2010 1 commento

Finalmente l’attesa per Sex and the City 2 è terminata e per festeggiare l’evento nel foyer del Comunale di Alessandria saranno in vendita t-shirt ufficiali e libri.

“Benvenuti nell’era dell’Anti-Innocenza. Nessuno fa colazione da Tiffany e nessuno ha storie da ricordare. Facciamo colazione alle 7 e abbiamo storie che cerchiamo di dimenticare il più in fretta possibile. Com’è che ci siamo messi in questo casino?” Con questa frase il 6 giugno del 1998, sul canale via cavo americano HBO, inizia l’episodio pilota di Sex and the City, serie televisiva prodotta da Darren Star (quello di Beverly Hills 90210 e Melrose Place, per intenderci), basato sull’omonimo libro di Candace Bushnell, a sua volta tratto dalla sua celebre rubrica mondana sul New York Observer.

La serie racconta in maniera originale, ironica e disinibita le (dis)avventure sentimental/sessuali di quattro amiche, la giornalista e scrittrice Carrie Bradshaw, la gallerista d’arte Charlotte York, l’avvocato in carriera Miranda Hobbes e la rampante manager in pubbliche relazioni Samantha Jones, sullo sfondo di una Manhattan tutta da bere, tra locali alla moda, ristoranti chic e case lussuose.
Il telefilm si è presto trasformato un vero e proprio fenomeno di costume mondiale in grado di lanciare mode, tendenze, oltre alle carriere di stilisti (Manolo Blahnik, Jimmy Choo e Christian Laboutin, su tutti), e, ovviamente, degli interpreti (in alcuni casi in realtà le ha RI-lanciate).

Le cifre raggiunte sono impressionanti: 6 in tutto le stagioni che compongono la serie, per un totale di 94 episodi, che negli anni si è aggiudicata ben 7 Emmy Award e 8 Golden Globe. Dalla serie nel 2008 è stato tratto un primo film che ha diviso pubblico e critica e, a livello mondiale, ha incassato la bellezza di 415.300.000 dollari, il miglior risultato di sempre per una commedia romantica, e il record di incassi per un film che, negli Stati Uniti, era vietato ai minori di 17 anni.
Oggi, venerdì 28 maggio 2010, esce in Italia il sequel, Sex and the City 2. Dal trailer e dalle poche notizie trapelate dal set sappiamo che Miranda fatica sempre più a conciliare lavoro e famiglia, Charlotte scopre che la vita di madre e moglie che aveva tanto desiderato non è affatto semplice, Samantha, ormai 52enne, si imbottisce di pillole per rallentare la menopausa e il calo del desiderio che essa può comportare e infine Carrie e Mister Big con i loro eterni e infiniti problemi di coppia: la vita coniugale sta facendo attraversare loro una fase di stallo e, come se non bastasse, un nuovo personaggio interpretato da Penelope Cruz tenta di sedurre Big che è stato duramente colpito dalla crisi economica. Ma poiché nessuno vuole vedere la versione barbona di Carrie & Co., ecco che le “ragazze”, grazie a Samantha, vanno in vacanza in un sfarzoso resort ad Abu Dhabi, in Marocco, tra danzatrici del ventre, affascinanti beduini e l’inaspettato ritorno di Aidan, storico fidanzato di Carrie.

A inizio settimana si è tenuta la proiezione per la stampa e firme prestigiose come Maria Laura Rodotà, si sono accanite sul film, affermando che ormai lo spirito originale della seria si è perso del tutto, Sex and the City si sarebbe così trasformato in una mera operazione commerciale e le protagoniste sono ormai delle ridicole signore attempate, come se la vita sessuale e sentimentale delle 40 e 50enni non dovesse e non potesse essere raccontata, mostrata, messa in scena. E’ l’ennesima dimostrazione del fatto che spesso i peggiori nemici delle donne sono le donne stesse e sono sicuro che i fan sfegatati della prima ora, come il sottoscritto, non si cureranno affatto delle stroncature snob e intellettualoidi ma accorreranno numerosi per (ri)vedere le “ragazze” con cui sono cresciuti, invecchiati, hanno riso, pianto, sospirato, e che, a volte, hanno persino un po’ invidiato.

L’appuntamento è quindi per questa sera alle 21.00 nella Sala Grande del Teatro Comunale di Alessandria che, in occasione della prima del film, ha organizzato un evento speciale: nel foyer si potranno infatti acquistare le t-shirt ufficiali della serie e i libri di Candace Bushnell. L’iniziativa è il frutto della collaborazione con La Porta Blu di Via Ferrara 25 e la Libreria Mondadori Alessandria di Via Trotti 58, angolo Via Bergamo.

Un appuntamento “glamour” da non perdere per tutti gli appassionati della mitica serie televisiva.

Matteo Nicola Bottino

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