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Archive for giugno 2010

Rumenta, si torna all’antico. Ma intanto le rotonde…

30 giugno 2010 9 commenti

Avanti e indietro, che bel divertimento. In alcune frazioni della Fraschetta in realtà non sono mai stati eliminati, e da tradizionale ultima ruota del carro i contribuenti di quei paesi si sono ritrovati avanguardisti.

Eh sì, perchè in questi giorni Alessandria torna all’antico, con 900 cassonetti nuovi nuovi (ma nelle frazioni scommettiamo che rimarrano quelli vecchi e mezzi rotti?).

Il ritorno al passato costerà 2,1 milioni di euro, con la convinzione che saranno rapidamente recuperati grazie ai minori costi che saranno sostenuti per la raccolta. Speriamo sia così. Intanto però Alessandria, con il suo 46% di differenziata, è in zona retrocessione, e il rischio è che il nuovo (si fa per dire) meccanismo faccia ulteriormente peggiorare la situazione. Anche perchè, parlo per esperienza personale, le piccole feritoie della plastica, ad esempio, costringono ad un inserimento pezzo per pezzo…e ci vuole davvero una forte coscienza ecologica per beccarsi il caldo d’estate, e il freddo d’inverno, sul ciglio di una strada ad imbucar una ad una 50 o 100 bottiglie di plastica vuote.

Queste isole ecologiche, poi, aspetto di scoprirle con una bella gita agli Orti. Nei sobborghi posso garantire che trattasi di alcuni cassonetti di varie tipologie, accatastati l’uno accanto all’altro sul ciglio di un fosso.

Intanto, viva le rotonde. Quella del palazzetto è stata sudata, ma è gradevole, con tanto di nuova fontana a pochi metri. Ora si dice che venerdì sarà ripristinata la svolta a sinistra alla rotonda davanti al liceo scientifico. La cui chiusura è stata maledetta da tutti gli automobilisti che in questi mesi hanno avuto occasione di sperimentare il circuito alternativo, degno di un Minotauro.

In realtà sostengo da tempo che quella zona, a ridosso del fiume, solo ad Alessandria può essere considerata una sorta di ghetto, anzichè valorizzarla con illuminazione serale, eventi e iniziative. Lo capiremo prima o poi? Invece leggo che a breve anche lì parcheggiare senza pagar pegno diverrà impossibile. Quindi solo gli Orti e la Pista (per ora) sfuggiranno al salasso comunale per automobilisti. Ma perchè noi tutti non ci arrabbiamo un po’, civilmente ma fermamente?

E. G.

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[BlogLettera] Lo sciopero del 2 luglio

29 giugno 2010 Commenti disabilitati

Ci siamo illusi, per l’ennesima volta, che la CGIL con la proclamazione dello sciopero generale di questo 25 giugno intendesse voltare pagina rispetto al passato. Già 17 anni fa, in nome della più squallida unità sindacale con CISL, UIL & company, il mese di “luglio” entra nella storia del movimento sindacale come il mese più “sinistro” per le svendite dei diritti dei lavoratori, dando l’avvio ad un nuovo corso della politica “del bastone e della carota”.

Allora si cominciò a cancellare i diritti economici (scala mobile docet…) in nome della lotta contro “l’inflazione”, per ridare fiato al “contrattualismo” ed inaugurare la stagione degli accordi plurilaterali a perdere. Il loro obiettivo di portare a compimento la distruzione della resistenza operaia però non è ancora stato raggiunto. In questi ultimi vent’anni si è sviluppato, sia pure con tardiva reazione, un sindacalismo di base, autonomo e conflittuale, che può creare le premesse per una inversione di tendenza, per un ritorno alla lotta di classe, per una nuova democrazia diretta, per una vera partecipazione popolare.

I nuovi padroni FIAT, di concerto con governo, confindustria, partitocrazia e sindacati corporativi, forti della destrutturazione in atto del diritto al lavoro, stanno sferrando gli ultimi colpi mortali al contratto collettivo nazionale di lavoro e ai diritti costituzionalmente garantiti. A Pomigliano vogliono imporre un piano che metta in ginocchio gli operai polacchi e italiani gli uni contro gli altri, introducendo i turni di lavoro festivi, riducendo le pause, aumentando i ritmi, già lesivi della dignità umana e pesanti per lo sfruttamento e l’alienazione che provocano; in più si comandano ore obbligatorie di straordinario, si comincia a negare il diritto di sciopero e a prevedere il licenziamento in caso di legittime contestazioni.

Hanno voluto imporre un referendum intimidatorio, disumano ed indecente, sperando di ottenere col ricatto e col terrore un plebiscito che potesse legittimare il suicidio dei diritti e il nuovo clima da caserma da estendere a tutti i luoghi di lavoro, dopo la sperimentazione in FIAT. Ma al posto del plebiscito hanno ricevuto una prima sconfitta: il NO tra gli operai addetti alla catena di montaggio ha raggiunto il 40%, prevalendo addirittura col 73% nello stabilimento del polo industriale di Nola.

Questo risultato può far ripartire la RISCOSSA di tutti i lavoratori. La salvaguardia dei diritti democratici e la difesa dei beni comuni pubblici deve coniugarsi con la difesa delle condizioni del lavoro subordinato. Ora, a partire dalla resistenza di Pomigliano, dobbiamo dare continuità, unificare, estendere queste lotte, altrimenti questo sciopero generale nazionale proclamato dalla CGIL (ma voluto solo dalla FIOM) rimane un semplice episodio di sfogo, che si attua oltretutto con modalità “incredibili”: proclamato per il 25 giugno, viene poi “rinviato” al 2 luglio, col pretesto di evitare il collegamento con la ricorrenza di un “SANTO PATRONO” che si festeggiava giovedì 24 , solo per due regioni, il Piemonte e la Toscana, più tre province liguri. Forse che anche la CGIL si sta adeguando alle logiche perverse del “federalismo”, ponendone in essere una prima sperimentazione in materia sindacale con questo sciopero?

Ringraziando per l’attenzione, porgo i più cordiali saluti.

Claudio Ferro
Confederazione Unitaria di Base

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Edifici pubblici e strade: l’immobile decadenza

28 giugno 2010 5 commenti

Andiamo di bene in meglio. La Provincia di Alessandria non ha più soldi neanche per asfaltare le strade di competenza, e chiede ai Comuni di cooperare, puntando sul risparmio del catrame, e l’ottimizzazione degli interventi. Giustissimo, ma l’impressione è che siamo alla frutta. Le Province oggi hanno essenzialmente tre mission: strade, scuole e mantenimento del proprio personale. Ma da tempo le risorse per mantenere in piedi i tre ambiti non ci sono più. Per cui, una volta pagati gli stipendi di dipendenti, amministratori e consulenti (in tutto circa 700 persone, ad Alessandria), denaro da spendere per la manutenzione di arterie stradali e edifici pubblici non ce n’è praticamente più. Lungi da me l’idea di voler far licenziare i dipendenti provinciali, o comunali. Sicuramente però vanno resi efficienti, e forse pure questa è utopia. Ma insomma resta il fatto che basta farsi un giro per la città o ancor più per i sobborghi per rendersi conto di uno stridente contrasto. Da un lato (per fortuna) abitazioni private sempre più curate, alla ricerca del particolare, magari anche dello sfizio. Dall’altro l’edilizia pubblica (non solo provinciale) scrostata, decadente, miserabile. Un monumento all’immobilismo: muri scrostati, locali spesso chiusi da decenni, ecc.. Per non dire appunto delle strade (anche qui, comunali e provinciali, una faccia una razza). “Possibile – ci chiediamo noi contribuenti onesti – che con tutti i soldi che paghiamo di tasse…”…Possibilissimo, anzi è ogni giorno peggio. E, per chiudere sempre con la Provincia, rimane indecente la questione del sovrappasso di Spinetta, in manutenzione da quasi un anno. Quando finiranno i lavori?

E. G.

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Il superstite (15)

27 giugno 2010 Commenti disabilitati

di Danilo Arona

Tra le mille cose che faccio senza arricchirmi c’è che sono direttore responsabile di una rivista ufologica, la benemerita e serissima “UFO” edita dal Centro Italiano di Studi Ufologici. Non trovate il mio nome anche qui soltanto perché sono amico fraterno da troppi anni del celeberrimo Paolo Toselli, concittadino saggista che scrive per “Focus” e che spesso appare in TV per corroborare Giacobbo e le sue tesi; neppure perché, essendo nato nel ’50, sono stato svezzato, nel mitico cinema parrocchiale di San Rocco, con il cinema “dei dischi volanti” degli anni Cinquanta; e neanche per cortesia tra consanguinei, avendo manifestato già da tempo il direttore precedente, l’egregerrimo Gianni Settimo, il desiderio di autopensionarsi. Sì, ovvio, si stanno anche queste motivazioni, ma quella vera, la più profonda e radicata, in parte sfugge anche a me.

Che voglio dire? Ve la racconto in questo modo: io, quando voglio inquietarmi laggiù, in quella zona invisibile tra le viscere e l’inconscio, vado sugli YouTube e comincio a guardarmi un po’ filmati, o video, o riprese fatte con i cellulari, di presunti avvistamenti di “oggetti volanti non identificati”. Beninteso, la maggior parte sono bufale fatte ad arte (alcune decisamente ben costruite), altre sono astri o lampioni immortalati con mano tremante; ma alla fine c’è sempre qualcosa che pone dei dubbi o lascia di stucco. E’ normale statistica. Il fatto è che io, più mi sottopongo a questo trattamento visuale “Ludovico” da UFO tanto veri che falsi, più sento la pancia ribollirmi di una strana forma di sofferenza che sembra quasi paura e dopo un po’ devo staccare. Incredibile, vero? Una vaccata volante chiusa dentro lo schermo di un computer che mi fa questo strano, inspiegabile effetto. Perché?

Poi ho scoperto l’elenco dei parametri del professor Richard Boylan, uno psichiatra americano che studia da anni il fenomeno delle abduction, i presunti rapimenti effettuati a campione sulla Terra dagli alieni. E un po’, lo confesso, ne sono rimasto turbato. La lista degli elementi che caratterizzano la vita di un soggetto che è stato rapito e che poi lo ha dimenticato è molto lunga e ci prenderebbe troppo spazio. Però, sintetizzando, in quel blob di “possibilità” ho scoperto un sacco di cose che mi calzano a pennello e che forse offrono uno straccio di spiegazione alla mia bizzarra fobia nei confronti delle immagini ufologiche. Senza essere ovviamente portatore di cicatrici strane o di impianti infilati nel naso, mi capita spesso di soffrire d’insonnia e di svegliarmi più o meno sempre alle tre; a volte le mie orecchie avvertono suoni come ronzii o ticchettii strani di origine ignota; soffro un po’ di sinusite e ogni tanto di mal di testa.

In più, negli ultimi tempi, le mie facoltà psichiche si sono con evidenza potenziate senza un vero perché, mangio molta meno carne, faccio sogni condivisi, ho la sensazione di un disastro planetario imminente e mi piace molto vivere in campagna, un po’ lontano dalla pazza folla. Ebbene, tutti questi che ho elencato per Boylan sono possibili elementi tipici di una post-abduction, ovvero esistono concrete possibilità che io sia un soggetto rapito, manipolato e poi tornato quaggiù senza la memoria dell’accaduto.

Mannaggia e poi caramba, come urlava Pedrito el Drito in preda al panico… Conosco centinaia di persone che rientrano nello schema di Boylan.  E, per quel che riscontro in rete, migliaia. E non pochi si sentono “insofferenti” nei confronti di immagini di cose che volano in cielo. E allora, dove sta l’inghippo?

Categorie:Editoriali

La Lega è un bluff

26 giugno 2010 9 commenti

Fino a quando la Lega potrà continuare ad essere Giano Bifronte? Al governo a Roma e nelle principali regioni del nord, ma con una matrice antisistema. Teoricamente contro la corruzione e per la trasparenza dei pubblici amministratori, ma poi alle prese con casi, da Brancher a Grassano, che non si possono derubricare con formali prese di distanze.

Gli elettori leghisti, sul web e nelle piazze di paese a seconda dell’evoluzione tecnologica, sono sempre più scoraggiati. Navigate in rete, entrate nei bar, dal barbiere o andate al mercato, e lo capirete anche da soli.

Sostengo dall’inizio degli anni Novanta che la Lega è un bluff, a partire da Bossi (nella foto). Il cui curriculum prepolitico può essere liberamente rintracciato e consultato, da chi ne ha voglia. La Lega è la risposta sbagliata, demagogica e inadeguata ad un malessere sacrosanto non della Padania (che non esiste) ma di milioni e milioni di cittadini del nord che hanno fatto la grandezza di questo paese, o meglio che lo hanno tenuto in piedi, nonostante una classe dirigente da codice penale. E non (solo) da quando governa Berlusconi, sia chiaro. Il Cavaliere ha sdoganato impunemente e eretto a sistema l’ideologia di farsi solo ed esclusivamente gli affari propri, là dove nella prima repubblica si cercava di salvare la retorica dell’apparenza, isolando (almeno formalmente) il povero sfigato di turno beccato con le mani nella marmellata. Mariuòlo, si chiamava mariuòlo, e in genere pagava per tutti, magari risarcito in privato.

E allora? Se gli italiani prenderanno finalmente coscienza di ciò, dal basso, cosa potrà succedere? Vedremo, certo così non si andrà avanti molto…

E. G.

Categorie:Politica

Chiamparino la sfinge

25 giugno 2010 Commenti disabilitati

Sembra che, al di là di fiaccolate e manifestazioni di facciate, il centro destra piemontese dia per scontato che, tra pochi giorni o in seduta successiva, il Tar annullerà le elezioni regionali e ci rimanderà alle urne in autunno.

Troppi pastrocchi, troppo pressapochismo e (anche) un po’ troppa disinvoltura nella raccolta di firme vere e false. Questa la realtà riconosciuta nelle riservate stanze dagli alleati del centro destra, che si rinfacciano le responsabilità.

Anche se naturalmente, nel caso di ritorno alle urne, partirà la grancassa dei giudici comunisti, della magistratura politicizzata, e così via. Intanto però pare che Cota sia già stato re/incaricato, da Bossi, di ricandidarsi, e rivincere. In caso contrario, ci sarebbe pronto un paracadute ministeriale. Ma nessuno, questa è la realtà, può prevedere lo scenario italiano da qui a sei mesi.

Nel centro sinistra, intanto, non si capisce se vince il caos o la mediocrità. Continuano, dalle nostre parti come altrove, le lotte intestine e i regolamenti di conti fra bande interne al Pd, anche se tutti hanno in realtà capito che con Mercedes si ri/perde, e confidano di convincere Chiamparino, che saggiamente fino al 2 luglio tace. Poi valuterà, chiedendo nel caso pieni poteri, e valutando il rischio di imboscate interne.

A gongolare, per ora, sono solo Movimento a Cinque Stelle e i partiti a sinistra del Pd. A condizione naturalmente che Vendola riesca a riunificarli.  Con l’aria che tira (anche sul fronte della cancellazione progressiva dei diritti dei lavoratori) pare persino possibile che, prima o poi, i lavoratori stessi si rendano conto che, a farsi rappresentare dai miliardari (di destra illiberale come Berlusconi, o ancor peggio dai berluschini della finta sinistra del Pd) si finisce come il celeberrimo cane di Mustafà.

Di sicuro, considerato l’andamento dei mondiali di calcio, possiamo sperare soltanto nella politica per ravvivare le prossime settimane.

E. G.

Categorie:Politica

[BlogLettera] Il piccolo commercio……sempre più piccolo

24 giugno 2010 Commenti disabilitati

Quali sono i rimedi che posono essere attuati per cercare di risollevare il commercio tradizionale di Alessandria?
Purtroppo, per questa giunta  molto pochi. La situazione è davvero drammatica in una realtà (non solo commerciale) da anni in crisi, dove i posti di lavoro sono drasticamente diminuiti e sempre più precari, con famiglie costrette a veri giochi di prestigio per cercare di arrivare a fine mese. Una città in ginocchio, con un Comune in grave dissesto finanziario e dove le varie amministrazioni che si sono susseguite non hanno avuto la capacità politica di programmare un futuro  in nessun settore (industriale  turistico terziario). Può il commercio tradizionale sperare di sopravvivere nell’ immediato? Ad oggi sicuramente no. Questo è la domanda che non lascia dormire sonni tranquilli la maggior parte dei rappresentanti di questa categoria.
Le soluzioni possibili sono diverse ma alcuni punti fondamentali possono essere affrontati subito per ridare impulso al piccolo commercio. Per prima cosa si può rendere più sensibili i proprietari sui canoni ad uso commerciale, che vengono spesso rinnovati con cifre raddoppiate se non triplicate. Evitare ulteriori ed inutili piani di urbanizzazione e speculazioni edilizie, riguardanti in particolare zone periferiche che, di conseguenza, portano ad uno spopolamento e degrado del centro e soprattutto ad un “restringimento” sempre maggiore di vie dedicate al commercio e con un inevitabile aumento degli affitti (vedesi corso Roma). Evitare il decentramento di uffici ed attività di pubblica utilità ( uffici comunali, poste, banche, studi di professionisti) siano essi pubblici o privati, per evitare un ulteriore impoverimento del tessuto sociale e commerciale. Offrire la possibilità di parcheggi gratuiti intervallando le zone blu con quelle bianche e dove opportuno inserire la sosta a disco orario. Intervenire con una azione atta ad impedire la costruzione di altri supermercati o centri commerciali che, non creano nessun beneficio economico per la città e danneggiano irrimediabilmente il tessuto commerciale cittadino.
Regolamentare le futili aperture domenicali limitandole allo stretto necessario per non gravare inutilmente i commercianti di ulteriori costi.
Sensibilizzare la Regione x migliorare le iniziative già attuate di prestiti con il capitale al 50-70% a tasso zero, con un ulteriore sforzo per aiutare le micro-piccole imprese con contributi a fondo perduto seguendo, per esempio, il modello della Regione Lombardia che ha concesso alle piccole attività aiuti a fondo perduto pari al 50% per innovazione ed efficienza energetica per l’acquisto di macchinari, attrezzature, apparecchiature nuove tecnologicamente avanzate, il cui impiego permetta una riduzione dei consumi specifici di energia delle imprese. Sicuramente  si potrebbe continuare aggiungendo molti altri punti (banche e stretta creditizia) ma riteniamo che lavorare su questi punti  possa già essere una buona base di partenza per dimostrare, da parte di questa giunta, una tangibile volontà di voler dare un futuro al commercio alessandrino.

Segreteria cittadina UDC Alessandria

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[BlogLettera] Lettera agli studenti della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università del Piemonte Orientale e alle loro famiglie

24 giugno 2010 Commenti disabilitati

Nell’iniziare questa sessione di esami di profitto/di laurea i docenti della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università del Piemonte Orientale esprimono tutta la loro preoccupazione per la gravissima situazione in cui versa l’Università italiana.
Al Disegno di Legge per la riforma universitaria, in via di approvazione, che colpisce alle fondamenta l’Università italiana, la manovra finanziaria ha recentemente aggiunto pesanti tagli, che penalizzano soprattutto i ricercatori e i docenti più giovani. Tali misure arrivano al termine di numerosi anni durante i quali a promesse di fondi per la ricerca hanno al contrario fatto seguito sistematiche riduzioni di finanziamento.
Vogliamo qui di seguito limitarci ad elencare alcuni dei principali effetti che, indirettamente e direttamente, ricadranno su di voi, così come sugli studenti di tutte le Università italiane:

Riduzione numerica dei professori, attraverso una forte limitazione del turn over, e drastico taglio dei finanziamenti per contratti di insegnamento.
Riduzione di fondi per dottorati, assegni di ricerca, borse di studio.
Riduzione dei progetti didattici e/o di ricerca che potranno essere finanziati dalle Università.
Riduzione delle possibilità di aggiornamento di molte strutture (biblioteche, aule informatiche, ecc.).
  
Riteniamo che gli studenti, così come tutta l’opinione pubblica, debbano essere consapevoli del fatto che i tagli ai finanziamenti inevitabilmente ridurranno la possibilità per i docenti di svolgere efficacemente attività di ricerca di alto livello e avranno quindi ricadute negative sulla qualità della didattica che dalla ricerca trae linfa vitale.
Il discredito in cui si è voluto far cadere l’Università italiana è largamente immotivato, ed è anche mosso da precisi interessi di chi vuole indebolire la crescita culturale del Paese attraverso un sistematico attacco alla ricerca di base, che sola può permettere vera autonomia e libertà di pensiero. Mentre le nazioni più economicamente e culturalmente avanzate reagiscono alla crisi rafforzando gli investimenti per la ricerca, l’Italia si muove esattamente nella direzione opposta, come se fosse possibile far fronte alla globalizzazione del mondo attuale promuovendo un modello di società in cui la cultura di alto livello è per un verso screditata, per l’altro irraggiungibile, se non a prezzo di sacrifici personali e mettendo in conto un futuro sempre più incerto. Si tratta di una visione fortemente miope e stigmatizzata da seri studi di istituzioni indipendenti (per es. la stessa Banca d’Italia) che mostrano come la spesa statale per l’istruzione costituisca la forma più redditizia di investimento. Oltre che aiutare la formazione critica dei cittadini, l’istruzione è quindi economicamente conveniente.
I docenti della Facoltà di Lettere e Filosofia si sono per il momento, e per non danneggiare gli studenti, astenuti da forme di protesta come il blocco degli esami e delle tesi. Per le ragioni sopra esposte, chiedono tuttavia agli studenti stessi una decisiva solidarietà. Se la situazione complessiva non muterà, si riservano di avviare, anche in forma concertata con altre Facoltà e Atenei italiani, più decise e radicali forme di protesta.

Consiglio di Facoltà di Lettere e Filosofia

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[blogLettera] Isole ecologiche interrate: una bella cosa se funzionassero!

24 giugno 2010 Commenti disabilitati

Nello scorso febbraio Alessandria inaugurava due delle dieci isole ecologiche interrate per la raccolta dei rifiuti, volute fortemente dall’attuale Amministrazione Comunale, atte a sostituire, progressivamente, parte del sistema di raccolta “porta a porta” specialmente nelle zone del centro storico mancanti di punti di conferimento.
I raccoglitori sono dotati di dispositivi di identificazione che, a ogni conferimento, registrano il codice-utente ed elaborano, in tempo reale, i dati del conferimento stesso. Il cittadino utilizza una tessera badge personalizzata (tipo bancomat) tramite il lettore posto sulla colonnina di comando che permette lo scarico del rifiuto nell’apposito contenitore.
A prima vista queste isole appaiono come un’apprezzabile innovazione nel campo della raccolta rifiuti, peccato che da quando sono diventate operative, il loro uso e funzionamento lasci alquanto a desiderare, creando notevoli problemi sia agli operatori addetti al loro svuotamento sia ai cittadini.
I costi per la loro installazione e mantenimento sono ragguardevoli soprattutto se si vanno ad aggiungere gli ulteriori costi che vengono sostenuti per la manutenzione straordinaria ogni qualvolta si blocca il sistema di funzionamento, e purtroppo in questi pochi mesi è accaduto decine di volte.
Troviamo encomiabile che l’ AMIU abbia voluto rivedere il proprio piano industriale cercando di fornire servizi sempre più moderni e adeguati alle esigenze dei cittadini e della città , ma quello che ci lascia alquanto perplessi è il modo illogico con cui i processi innovativi vengono attuati. 
Non vediamo in questo piano industriale, voluto principalmente per risanare le casse dell’Azienda, una logica di risparmio, anzi si denota un ulteriore incremento dei costi di servizio: senza dimenticare che, dove si è soppresso il sistema di raccolta “porta a porta”, i cittadini lamentano grossi disagi per il decoro dato che la comodità dell’abbandono del rifiuto è tornata di moda.
Inoltre non dobbiamo dimenticare che eliminando il sistema “porta a porta” la percentuale di rifiuti differenziati raccolti tenderà a diminuire drasticamente e non potremo raggiungere la quota imposta dalle normative Europee. Vogliamo ricordare che entro il 2012 dovrà essere raggiunta la percentuale del 65% di rifiuti differenziati (adesso arriviamo a malapena al 35%) altrimenti scatteranno delle pesanti sanzioni economiche. Chi pagherà??? 
Insomma, alla fine chi ci rimette per gli sbagli e i disguidi degli amministratori è sempre il cittadino il quale, ignaro di tutto quello che succede nelle stanze del potere, continua a conferire i suoi rifiuti convinto o sperando sempre e comunque che tutto vada a buon fine.
Decisamente questo nuovo piano industriale dell’AMIU, che prevedeva e prometteva un risanamento delle casse entro il 2011,  non è partito nel migliore dei modi e non produce migliorie anzi, si presenta come un ennesimo flop di questa Amministrazione

Marco Mantelli – Doriana Pesce  – Vincenzo Costantino

Crescere insieme – Alessandria

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Tutti in coda per la visita medica

23 giugno 2010 4 commenti

Fare e disfare, si mantiene l’operato, diceva un anziano signore quando ero bambino. Stamattina ho letto una notizia che, se confermata, dimostra l’italica (e padana) attualità del motto. Allora: pare che Cota intenda eliminare le prenotazioni per gli esami e le visite mediche in ospedale. Quando l’ho letto, giuro, sono scoppiato a ridere.

Ma come? Per quattro anni, in passato (ma un passato recente, dal 2003 al 2007), ho diretto un mensile specializzato indirizzato al mondo della sanità. E il sistema dei Cup (Centro unico prenotazioni) è sempre stato il fiore all’occhiello di alcuni, l’Eldorado di tutti gli altri.

Ad Alessandria, per personale recente sperimentazione, il Cup funziona bene: una telefonata (gratuita), qualche minuto di attesa da casa propria o dal lavoro, una voce gentile con cui concordi, in base al calendario dei medici ma anche al tuo, giorno e data della visita. Semmai a funzionare maluccio è la questione dei tempi di attesa. Al Santi Antonio e Biagio sei mesi per togliersi un furuncolo, ad esempio. Ma questo ha a che fare con risorse di organico modeste in rapporto alla quantità di prestazioni richieste dai cittadini, non c’entra nulla con le prenotazioni.

Pollice verso invece quando si sperimentano le code senza prenotazione: provate a fare un prelievo del sangue la mattina al Gardella, e buona fortuna. Io la prima volta mi sono scocciato e sono andato via, la seconda mi sono tenuto la mattina libera.

Ora Cota, non so su quali basi (immagino il risparmio, a naso), si ripromette di metterci tutti in fila, e vinca il migliore. Ossia chi ha voglia e tempo di alzarsi alle cinque di mattina, o ha comunque la possibilità di resistere a oltranza, come ad una maratona sportiva.

Mi sembra un progetto demenziale, anche se sono curioso di scoprirne i dettagli e i punti di forza. Sempre che il Tar naturalmente non decida diversamente il prossimo 1 luglio. Nel qual caso, magari, i Cup in autunno saranno di nuovo à la page. Fare e disfare, appunto….

E. G.

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