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Fabbrica Italia? Lavorateci voi…

28 luglio 2010

Oggi Fabbrica Italia Pomigliano, domani Fabbrica Italia tout court. Una bella società nuova nuova, in cui Fiat assume chi vuole, e soprattutto alle proprie condizioni (non solo retributive, ma di orario, sicurezza, durata turni, flessibilità). Unici interlocutori riconosciuti, i sindacati che un tempo si chiamavano gialli. Oggi il colore è a piacere, purchè dicano sempre sissignore.

Un progetto, quello di Marchionne, innovativo come il caporalato delle piantagioni di pomodori in Puglia, e che in un paese civile riceverebbe lo stesso trattamento e avrebbe la stessa credibilità. Invece vedo che limano, discutono, filosofeggiano sui dettagli. Insomma, la sodomizzazione della classe operaia è ormai cosa fatta: ora si deciderà che tipo di vaselina usare, ma sono dettagli da cultori di questo tipo di pratica.

Chi, come l’esperto di Diritto del Lavoro Ichino, dice “prima un accordo sulle regole” non ho ancora capito se ci fa o ci è. Propendo comunque per la prima ipotesi. L’accordo sulle regole, caro professore, è che le stesse le fa il padrone: chi è disperato le accetta, e chi può permetterselo ricorre al salvifico, liberatorio gesto di Alberto Sordi ne I Vitelloni (foto): “lavoratori: prrrrrr!”

L’impressione è che Fiat faccia da apripista al destino di tutti i lavoratori dipendenti privati del paese: essere dei parìa, degli sfigati destinati a fornire bieca forza lavoro usa e getta. Un fenomeno che, badate bene, è assai più grave per le professionalità specializzate, esclusa l’eletta schiera dei top manager allevati in vitro dal padronato.

Voglio dire: se la vita è dura per gli operai alla catena di montaggio, è addirittura mortificante per chi si iper specializza, arrivando dal basso. Semplicemente, facendo un conto costi benefici al netto di ideologismi di qualsiasi natura, non ne vale più la pena.  Ergo, le famiglie non faranno più investimenti in formazione/istruzione.

Non solo: gli italiani reagiranno da par loro, senza cercare lo scontro, ma sabotando il sistema dall’interno. Ve lo ricordate l’operaio Fiat orgoglioso di esserlo, e di mostrarvi in strada il frutto del proprio lavoro? Oggi non esiste già più, e domani il lavoratore di Fabbrica Italia ammetterà di esserlo solo sotto tortura, uscendo dal turno di lavoro con occhialoni e naso finto.

Marchionne (e chi lo manda avanti) sta affondando definitivamente il paese, tra gli applausi del pubblico pagante (anche se non lo sa).

E. G.

Categorie:Economia
  1. marco bidone
    28 luglio 2010 alle 15:27

    E se pur una volta invece di sabotare il sistema dall’interno provassimo a “cambiarlo dall’interno”? La presa in giro da parte della FIAT ai danni delle due sigle sindacali che hanno firmato l’accordo è sotto gli occhi di tutti: sinceramente sentire adesso che uno dei due segretari firmatari è “profondamente preoccupato” non è solo ridicolo ma insultante per gli iscritti a quella sigla sindacale. E’ evidente che solo un’azione politica degna di tale nome può riscrivere i termini della vicenda nella maniera più appropriata, ma Le sembra che da personaggi fautori del libero mercato (inteso naturalmente come libertà di fare e disfare tutto e di tutto senza controllo) e senza la più pallida concezione di politiche economiche e di sviluppo possa nascere un’idea concreta e positiva per quelle migliaia di lavoratori dipendenti che non riescono più a credere nel loro futuro? E’ questo che intendo per “cambiare il sistema dall’interno”: non possiamo e non dobbiamo rassegnarci all’idea che una congrega di sprovveduti, perché questo sono, assista imperturbabile al disfacimento del mercato italiano avallando tranquillamente il crollo della mentalità imprenditoriale a favore unicamente di quella finanziaria. Non dimentichiamoci che è stato un certo Adriano Olivetti a dimostrare che la crescita economica può e deve marciare di pari passo con il miglioramento culturale delle persone impiegate nella produzione, dove da un lato queste forniscono la propria opera e dall’altro ricevono la sicurezza rispetto alle loro aspettative di vita (casa, famiglia, ambiente, cultura). Sono concetti che nascono dalle macerie del dopoguerra e sintomatici di come, se si vuole, si possa porre rimedio allo stravolgimento dei valori. Vogliamo provarci?

  2. 28 luglio 2010 alle 15:52

    Io ci sto. Nel senso che sono d’accordo con lei, e vorrei un sistema in cui “il mercato” non fosse in mano solo a dei “prenditori” (come dice sempre il nostro amico Fava), pronti a ricorrere alla mano pubblica quando devono ripianare le perdite, o farsi finanziare investimenti a fondo perduto. E poi capaci di tirar fuori dal cilindro, a fronte di un rimbambimento completo del popolo, proposte come la cancellazione dei vigenti contratti di lavoro. I loro giornali di proprietà ne parlano in punta di penna, e li chiamano “ridefinizione delle politiche industriali”. Ma guardi che il rifiuto dell’applicazione del contratto di lavoro da parte della Fiat (anche se fosse solo a Pomigliano: ma ora già si parla di tutta l’azienda) è l’equivalente industriale di un colpo di Stato in politica. Come se domani Berlusconi dicesse che non si andrà più a votare. E in un paese normale dovrebbe essere trattato allo stesso modo: dal giorno successivo all’uscita dai contratti nazionali di categoria Fiat è un’azienda abusiva, irregolare, e deve chiudere i battenti. Il resto sono frescacce.

    E. G.

  3. maurizio fava
    28 luglio 2010 alle 17:26

    il bello è che il referendum a Pomigliano marchionne lo ha VINTO: cisl, uil, cgil (con esclusione della FIOM, si intende) e TUTTI i partiti del parlamento gli avevano già detto SI. Si all’abolizione di ogni regola di diritto nel lavoro, SI al ritorno all’epoca proto-industriale con i dipendenti tornati al rango di schiavi, che oltretutto dovrebbero essere GRATI al padrone che li fa lavorare..
    Questi politici pur di tenersi i propri privilegi (pare che pezzotta sia prossimo a un posto al governo) sono davvero pronti a tutto, a svenderci senza vergogna. A proposito: la fabbrica in Serbia che sostituirà Mirafiori la pagheremo al 75% NOI (fondi europei) e 25% il governo serbo (si, proprio lo stesso che non riesce a trovare Mladic, il boia di Srebrenica)
    Spero che Ettore non si offenda, se cito un antico detto genovese: “tutti bulicci, col culo degli altri…”

  4. 28 luglio 2010 alle 18:05

    Il proverbio lo cita spessissimo anche mio fratello, genovese d’adozione…e rende perfettamente l’idea.

    E. G.

  5. Giancarlo Pozzi
    28 luglio 2010 alle 23:39

    Aprire il cofano di un auto degli anni ’60 o ’70 per capire quanto si è degradata l’industria automobilistica odierna!
    Grazie a questi nuove leve di manager multi-passaporto, multi-laureati in legge, in filosofia ed altre discipline economiche detratto tutto ciò che è legato all’auto come entità meccanica e tecnologica, capirete perchè, per cambiare una semplice lampadina della vostra auto, non bastano due elettrauti ed un meccanico.
    Per quanto mi riguarda, oggi come oggi comprare Kia, Tata o Fiat è la stessa roba…, però mi dispiace molto per gli operai italiani che alla fine della storia se la prenderanno in quel posto.
    Facile per questo signore spostare la produzione come una pedina su di una scacchiera, andando alla ricerca di paesi dove produrre costa sempre meno.
    Spiegatemi, come si possa pensare di affidare la produzione di modelli tecnologicamente sofisticati, ad operai che sono abituati ad assemblare nella migliore delle ipotesi, le nostre vecchie 132.
    Sapranno cosa vuol dire “body computer”, “linea can”, “presa eobd”, “guida elettrica”, etc???
    Francamente questo manager più che un fenomeno, come viene dipinto dalla massa, mi sembra “Edward mani di forbice”; del resto anche questa è una storia drammatica situata in un’esagerata e altamente stereotipata visione del suburbio americano.
    Ma state sicuri, “l’uomo del pullover” non andrà molto lontano, perchè mettendosi sullo stesso piano dei produttori asiatici e dei colossi emergenti del settore automotive, entrerà in un vortice più grosso di lui e verrà ben presto spazzato via.
    Henry Ford diceva: « Quando vedo un’Alfa Romeo mi tolgo il cappello », oggi si può dire altrettanto sotto il profilo qualitativo???
    Le fabbriche devono ritornare in mano a gente che ha fatto la gavetta, partendo con la scopa dall’officina, le auto devono ritornare ad essere prodotti di qualità, se invece la tendenza è questa come pare, esse diventeranno un bene da supermercato (per alcune marche lo è già), che costerà meno e durerà molto poco.
    “Meglio cambiare no??”, diceva una pubblicità…
    A me pare un ciclo destinato ad avvitarsi prima o poi su se stesso, ci rimetteremo noi europei ma ci rimetteranno anche i popoli dei paesi sottosviluppati, vedremo se sarò buon profeta..

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