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Archive for settembre 2010

La provincia del biscotto non trova ingegneri

30 settembre 2010 4 commenti

Lo avrete letto anche voi, Alessandria sarà ancora la città del biscotto. Con un colpo di reni i politici locali sventano lo scippo di Vercelli, e riportano la manifestazione alla ex Valfrè, dove è nata. Sia Lega che Pd si attribuiscono il merito del risultato, come normale che sia, ma non mi pare un traguardo così rilevante da farla tanto lunga.

Ben venga una manifestazione di promozione dei prodotti pasticceri del territorio, e non solo. Ma la provincia del biscotto pare sia a corto di ingegneri.

La Prisma di Basaluzzo, un’azienda da un centinaio di dipendenti che si occupa di progettazioni di impianti industriali, lancia infatti l’allarme. Cercano 15 ingegneri da inserire sul campo (con i criteri del mondo del lavoro di oggi naturalmente: prima master di formazione finanziato, poi inserimento immagino graduale dal punto di vista contrattuale, ecc ecc..), e hanno ricevuto solo 10 curricula. Tenete conto, per fare un raffronto, che un quoridiano on line in partenza a Milano, che offre mi dicono 800 euro netti per un lavoro full time, ha scelto 20 aspiranti tra 450 auto candidati. Numeri che fanno riflettere sulla vocazione “umanistica”, e forse suicida, del Paese.

Comunque sia, questi ingegneri sotto i 30 anni a Basaluzzo non ci vogliono andare: 10 i curricula arrivati, tra cui solo 3 (tre!) italiani. Gli altri sette sono stranieri, e tra questi un cinese che è arrivato a Novi da Torino in treno, con bicicletta al seguito con cui ha raggiunto Basaluzzo. Se non è una favola, poco ci manca. E’ chiaro che la Prisma il giovane cinese non se lo farà scappare, ed è altrettanto evidente che
il fatto che gli ingegneri italiani non si siano candidati in massa non è per forza negativo.

Vuol dire, immagino, che gli ingegneri italiani hanno opportunità migliori, e preferiscono fare scelte diverse. C’è sempre il rovescio della medaglia insomma: tutto dipende dalla prospettiva da cui si osserva un fenomeno.

E. G.

Categorie:In primo piano

Bravo Berlusconi, bis…

29 settembre 2010 5 commenti

“Se non ci sono alternative a questi due, siamo spacciati”. Me lo ha scritto poco fa un amico in una e-mail, allegando la foto della premiata ditta Berlusconi Bossi. Due persone al capolinea anche fisico, che ben incarnano, tutto sommato, la condizione del Paese.

Ma la fiducia alla Camera Berlusconi l’ha presa, e anche sufficientemente ampia. L’ha ottenuta nel marasma da stadio, tra cori di assenso e insulti, insomma nel Parlamento come oggi è, specchio del Paese.

Leggo che il premier ha promesso di ridurre le tasse, e di concludere entro il 2013 la Reggio Calabria. Più figa per tutti no, perchè per il Cavaliere sembra giunto il tempo dell’apparente sobrietà e morigeratezza dei costumi. Del resto, se davvero ambisce a succedere a Napolitano, è bene che si cali fin d’ora nei panni, che pure non gli donano, del vecchio saggio.

Poi ha ripreso il tormentone della giustizia da riformare: ed è vero, perchè il nostro sistema giudiziario è allo sfascio. Solo che a lui interessa l’impunità per se stesso e qualche amico, mica che i processi dei poveri cristi e delle aziende si concludano con rapidità, efficienza ed equilibrio.

E i finiani? “Quello di Fini è il ruggito del coniglio”, mi ha detto stamattina un politico alessandrino, e concordo pienamente. Non guarda neanche più Berlusconi in volto, però lo sostiene. Salvo sottolineare ogni volta, lui e i suoi fedelissimi, che loro però sono diversi, altra razza. Ma va là…siamo seri.

Adesso riprenderanno a gestire le emergenze, da Napoli a L’Aquila? Sarà nominato un ministro dello Sviluppo Economico in grado di fare qualcosa di concreto, anzichè abbandonare il mondo del lavoro al suo destino?

Ma no….da domani Fini ricomincia a minacciare la crisi, Bossi a chiedere le elezioni, e l’opposizione a fare fuoco e fiamme ad ogni (frequente) sproloquio lessicale di gente che come background culturale alle spalle ha i fumetti di Asterix, mica Tocqueville, e che quindi quando dice Sono Porci Questi Romani esprime la propria genuina personalità.

Sì, mi sa che il mio amico ha ragione: siamo proprio spacciati.

E. G.

Categorie:Politica

Una bella stagione

28 settembre 2010 6 commenti

Non c’è che dire, tanto di cappello. Questa volta il Teatro Regionale Alessandrino (Comunale di Alessandria più Sociale di Valenza) ha fatto veramente un ottimo lavoro. Il cartellone della imminente stagione teatrale è senza dubbio a livello dei più importanti teatri di Milano e Torino.

Tra le diverse proposte, vi segnalo quelle che secondo me valgono davvero il prezzo del biglietto. Essendo la mia una scelta personale, siete liberi di commentarla, ed eventualmente integrarla, a vostro piacere.

Il primo posto appartiene senza alcun dubbio a “Brachetti, Ciak si gira!” (Teatro Comunale di Alessandria, 15 e 16 marzo, ore 20:45), un adattamento del celeberrimo e irripetibile “L’uomo dai 1000 volti”, portato già in scena con grande successo da Arturo Brachetti (nella foto) in tutto il mondo. Non godersi i trasformismi e le magie di Brachetti è un peccato mortale… non esiste al mondo uno spettacolo come il suo. Punto.

Al secondo posto metto “Aria Precaria” con Ale & Franz (Teatro Comunale di Alessandria, 12 dicembre, ore 20:45). Il motivo è presto detto: i due protagonisti sono bravi, probabilmente i più bravi tra i talenti scoperti dalla “macchina delle celebrità” di Zelig. Non è lecito snobbarli solo perché fanno (alla grandissima) la tivù.

La terza posizione, ex aequo, se la dividono “Ciao Frankie” con Massimo Lopez (Teatro Sociale di Valenza, 29 marzo, ore 20:45) e “Aggiungi un posto a tavola” con Gianluca Guidi (Teatro Comunale di Alessandria, 15 e 16 febbraio, ore 20:45). Lopez è a mio avviso un talento naturale che non ha ancora espresso appieno le proprie potenzialità, mentre il figlio di Johnny Dorelli e Lauretta Masiero sta consolidando passo dopo passo una carriera al di là e al di fuori della “copertura” degli ingombranti genitori.

Ecco qua, la mia lista è fatta. Ora tocca a voi… che cosa andrete a vedere?

A. A.

Categorie:Cultura

Il Quizzone/7

28 settembre 2010 6 commenti

COME SI GIOCA: non è assolutamente consentito copiare e incollare su Google sperando di trovare la pappa già fatta. Il modo migliore per partecipare (anche sbagliando, tanto non si vince niente) è quello di chiudere gli occhi, provare a immaginare chi può aver pronunciato la frase incriminata e lasciare una risposta nello spazio dedicato ai commenti.

In questa SETTIMA puntata proponiamo una frase tratta da un libro imperdibile. Su Google c’è, ma sarebbe poco carino andare subito a sbirciare…

“Il suddito ideale del regime totalitario non è il nazista convinto o il comunista convinto, ma l’individuo per il quale la distinzione fra realtà e finzione, fra vero e falso, non esiste più”.

Chi può averlo scritto, secondo voi?

A. A.

Categorie:Cultura

Altro che andare allo stadio…

27 settembre 2010 10 commenti

Naturalmente la società di calcio non c’entra nulla, ma quel che è successo ieri fuori dallo stadio Moccagatta ci catapulta ancora una volta agli onori della cronaca nazionale come esempio di territorio border line, ossia ai limiti della civiltà. Come già per i sassi della Cavallosa, per Erika e Omar e via dicendo.

Non è una ragazzata, attenzione. Un uomo di vent’anni che, uscendo dal lavoro (perchè il portiere del Gubbio al Moccagatta aveva appena finito di lavorare), per di più in compagnia dei due genitori, viene assalito e riempito di botte da una banda di dementi non è una robetta da pischelli birboni. Se fosse saltato fuori un coltello in pancia, Eugenio Lamanna, o uno dei genitori, potevano anche lasciarci le penne. Invece il giovane calciatore se l’è “cavata” con trenta giorni di prognosi.  

A me questa immagine dei due genitori che vanno in trasferta a vedere giocare il figlio, e vengono malmenati con lui da un manipolo di asini, è parsa particolarmente raccapricciante. Ma come volete che faccia oggi un padre di famiglia a portare allo stadio i figli adolescenti, se persino al Moccagatta, in una città per definizione grigia e tranquilla, succedono di questi episodi?

Ho notato che i media locali di oggi hanno “sfumato” la vicenda, minimizzandola. E’ uno sbaglio, e mi auguro che domani ci si torni sopra con forza. Tre persone sembra siano state fermate e denunciate. Non so se ce ne fossero anche altre coinvolte. Ma questi non sono appassionati di calcio, sono picchiatori professionisti. Speriamo che siano puniti con la massima severità consentita dal codice, per evitare di vedere questi fenomeni lievitare per becera emulazione.

E. G.

Categorie:In primo piano

BlogLettera] Il quoziente famigliare. La riforma più importante che questo governo non vuole realizzare

26 settembre 2010 Commenti disabilitati

«Più figli, meno tasse». Così Pier Ferdinando Casini  sintetizzava il significato della raccolta di firme avviata dal partito per una legge sul quoziente famigliare che riduceva  le tasse per le fami¬glie italiane in base al numero dei figli. «Il quoziente famigliare significa dare un segno concreto alle famiglie italiane, rilanciare la natalità. Siamo il Paese in Europa che fa meno figli: questa è una grande questione politica che deve riguardare il Governo e il Parlamento. Non possiamo continuare a lamentarci delle invasioni altrui nel nostro Paese quando gli italiani non fanno più figli». «Continuando così nei prossimi anni avremo nelle nostre scuole d’infanzia solo bambini extracomunitari. Dobbiamo rilanciare la natalità, ma per fare questo, aiutare la famiglia è indispensabile. C’è stata una promessa in campagna elettorale del presidente Berlusconi sul quoziente famigliare. Aria fritta. Le famiglie giovani italiane vanno aiutate a procreare. Bisogna fare una legge. Prima della Crisi L’Italia era già ha Crescita Zero. Ora non se ne parla proprio di fare figli. Però gli aiuti devono essere concreti continui e duraturi. Più di qualcuno ha avanzato obiezioni  sull’utilizzo del quoziente familiare come strumento di equità fiscale.  E allora citerò qualche dato in  risposta a tali dubbi partendo da una base comune  che  è  in  primis  la  difesa dei  più  deboli,  sulla quale siamo tutti d’accordo. Così  come  non  possiamo  che  essere  d’accordo sul fatto che una famiglia con 20.000 euro di  reddito e 4 figli, debba essere aiutata più di quella con 80.000 euro di reddito e 4 figli.

1.Siamo uno dei paesi in Europa con il più basso indice di natalità (1.3), a differenza della Francia (2.0) che invece da tempo adotta il quoziente famigliare. Il nostro Paese invecchia sempre di più, tant’è che l’attuale sistema previdenziale e sanitario diventerà insostenibile nel giro di un paio di decenni, proprio per l’andamento demografico. Le soluzioni possono essere due: o ridurre drasticamente le prestazioni (sia pensionistiche, che sanitarie), oppure cercare di investire sulla natalità, come ha già fatto la Francia, ma come sta iniziando a fare la Germania. Per incentivare la natalità, tuttavia, bisogna usare gli stessi strumenti utilizzati per favorire l’ambiente o combattere l’evasione fiscale: per caso, le agevolazioni sulla rottamazione delle auto vengono fatte tenendo conto del reddito? Oppure la detrazione per la ristrutturazione degli immobili tiene conto dell’ISEE?  E  allora  perché  non  consideriamo  i figli una  ricchezza  per  la  società,  da  premiare  e incentivare  indistintamente  dal reddito? Ovviamente,  queste  misure  andranno  poi  integrate  da  ulteriori interventi  a  favore delle famiglie con minor reddito. Ma limitarsi solo a quest’ultimo intervento, vuol dire non guardare più in là del proprio naso.

2. Anche una famiglia con 80.000 euro di reddito e 4 figli, ha comunque diritto ad avere delle agevolazioni sui propri figli, per un semplice principio di equità. Perché viene colpita dalla più iniqua delle tassazioni: quella sui figli. Ogni coppia, nel momento  in  cui  nasce  un  figlio, deve  rinunciare a una parte consistente del proprio  reddito  disponibile,  senza  averne un adeguato ritorno dallo stato e dagli enti  locali. Diversi  studi  indicano  il  costo  medio  necessario  a  crescere  un  figlio dalla nascita  alla  laurea  dai 200 ai 300.000 Euro. E’ giusto che chi ha 4 figli debba pagare le tariffe allo stesso modo di chi ha un solo figlio                                             
3. In  merito  al  quoziente  famigliare,  il  sistema  attuale di tassazione è solo verticale  (tiene  conto  del  reddito)  e  non  orizzontale  (non  tiene  conto  del  numero  dei  componenti).  Avviene  così  un  solito paradosso all’italiana. Un  reddito  di  50.000  Euro  è  un  buon  reddito,  e  deve  essere  adeguatamente  tassato. Se  però su  questo  reddito   ci   devono  vivere  anche  la  moglie  e  4  figli, vediamo   che   il   reddito pro-capite  è  di poco superiore alla  soglia di  povertà stabilita dall istat.   Non   solo,    ma   questa    famiglia   paga   più   tasse   di   una  coppia,  senza    figli,   in    cui   lavorano   entrambi   i   coniugi   percependo   lo   stesso  reddito  lordo:  25.000 Euro cadauno. Ritenete sia equa questa impostazione?
Il  quoziente  famigliare  non  sarà  il  più  perfetto  dei  sistemi, ma  è  sicuramente uno  dei  più  equi.  Per  favorire  la  natalità,  bisogna  infatti  favorire  la  famiglia nei vari momenti della sua crescita favorire il matrimonio, dando ai nostri giovani la certezza di un lavoro e una casa (a costi contenuti e con mutui accessibili);
con la nascita del primo e del secondo figlio, risolvendo  i  tempi  di  conciliazione  tra  casa  e  lavoro,  anche  attraverso  una  idonea  rete  di  servizi  pubblici,  e mantenendo le possibilità di carriera per la donna lavoratrice;
Quando i figli diventano 3 e più, allora, diventano importanti i supporti di carattere economico, tra cui la considerazione che, a un reddito nominalmente medio, spesso corrisponde un reddito pro-capite sensibilmente basso.                                                              

«In Francia c’è il quoziente familiare, in Scandinavia le tasse sono individuali ma ci sono assegni e servizi: l’Italia, tra i tanti modelli possibili, ha scelto di non fare niente.  È tipico: invece di fare politiche sociali per la famiglia, fanno un ministero per la Famiglia. Come se fosse la stessa cosa. Un ministero che peraltro si sta perdendo in lotte di confine  E siccome non sta facendo nulla di sostantivo, finge di essere occupato in altro». Per fare una politica per la famiglia ci vogliono almeno 18 miliardi di euro sul sistema fiscale e 19 miliardi sui servizi: una Finanziaria intera». Andamento lento, quindi. Colpa delle risorse economiche o della volontà politica? «In questa Finanziaria abbiamo dato la precedenza alle imprese e all’economia. Da oggi, per me, per noi, la priorità dovrà  essere e sarà la famiglia».
                                                                       

Marco Travaino
Segretario cittadino UDC Alessandria

Categorie:BLettere

L’Italia coi forconi?

26 settembre 2010 10 commenti

Fini ha paura. Paura di scomparire politicamente, in caso di dimissioni e voto anticipato. Paura che questo tormentone dell’appartamento di Montecarlo annienti la sua immagine presso parte dell’elettorato di riferimento. Ma calare le braghe, fingendo di parlare di tregua, mi pare l’ennesimo errore.

Ennesimo, perchè il primo e macroscopico fu consegnare An a Berlusconi. Il secondo, pensare che il Caimano (uno che ha giocato sempre sporco in tutte le sue attività, prima imprenditoriali e poi politiche) gli facesse passar liscia la sua ambizione di apparire migliore di lui sul piano etico. Lì dentro, lo sappiamo tutti, il più sano c’ha la rogna, e attorno a chiunque si possono costruire dossier “demolitori”. Ecco perchè chi per tanti anni sta alleato con squali che di queste tecniche fanno l’essenza del proprio vincere, in fin(i) dei conti fa pure la parte del fesso, se si stupisce di essere, al giusto giro di giostra, vittima di un’operazione mediatica “punitiva”.

E mentre il centro destra è tutto impegnato a regolare i suoi conti interni, il Paese va a fondo. Non c’è un ministro dello Sviluppo Economico, ne uno straccio di strategia. Confindustria lancia un allarme dietro l’altro, e i dati sulla disoccupazione, in costante crescita, per quanto semi occultati sono lì, a testimoniare la realtà. Che però, lo dicevo ieri ad un caro amico, non è una realtà di crisi vera, di tagli alle voci essenziali di spesa della maggior parte delle famiglie. Per questo gli italiani mugugnano, ma non hanno ancora tirato fuori i forconi.

Succederà? Dipende solo dall’evoluzione del trend economico, o meglio ancora della liquidità spicciola della popolazione: l’etica, la correttezza dei metodi interessano ad un’esigua minoranza, e forse è sempre stato così, e siamo noi che tendiamo ad imbellettare il passato.

Ma se la gente comincerà a non avere più sufficiente denaro per la benzina, gli abiti, la sanità e la scuola, e pure quel po’ po’ di lusso di massa a cui ci siamo abituati tutti…beh, lì cominceremo a vederne delle belle.

In un paese normale, questo sarebbe il momento dell’opposizione di sinistra. E dico più sinistra che centro. Ma da quelle parti, fra liti patetiche tra chi ce l’ha più lungo (il progetto, s’intende) e stucchevoli ricomposizioni, si dà l’impressione agli elettori di non avere la minima idea su cosa fare, e dove andare. Tanti piccoli club e  gruppi di interesse, che per guidare il Paese dovrebbero trovare davvero la quadratura del cerchio. E il collante non può essere solo l’antiberlusconismo.

Berlusconi è al capolinea, fisico e demagogico, e lo sa. Ma sa anche quanto sono deboli e frammentati i suoi avversari, ed è intenzionato a sfruttare questa debolezza fino in fondo, a suo vantaggio. Del Paese non gli mai importato una pippa, e temo che oggi siano peraltro in pochi, in  politica, a porsi la questione del bene comune. L’individualismo salverà gli italiani furbi, e distruggerà l’Italia?

E. G.

Ps: Apparentemente non c’entra nulla: Paolo Rossi non va in tv da una decina d’anni, e a teatro attira un terzo del pubblico di un tempo. La tv generalista è una fogna di infima qualità, ma chi la snobba paga dazio, anche in politica. Berlusconi ci campa da 16 anni, alla grande. Lui, al contrario di Paolino, non ha mai smesso di esserci, e di essere ben rappresentato dai suoi tirapiedi, in tutte le salse.

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