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Archive for ottobre 2010

Non può piovere per sempre

31 ottobre 2010 8 commenti

Di seguito una segnalazione dai giornali di questi giorni. Almeno suppongo lo abbiano scritto anche i giornali strettamente alessandrini, che leggo sempre più distrattamente. Noi comunque l’avevamo preannunciato lo scorso 10 luglio…rileggetevi il post Brutta cosa l’invidia….Su con la vita comunque, nonostante il maltempo. Un mio amico dice in questi casi: “non può piovere per sempre”. Nella foto, il sindaco di Valenza Sergio Cassano.

E. G.

A Valenza una nomina per Cavallera
la Provincia Pavese — 29 ottobre 2010   pagina 41   sezione: CRONACA

 VALENZA. E’ Marco Cavallera il nuovo dirigente del settore cultura e giovani del Comune di Valenza. Entrato in carica lo scorso 18 ottobre, ha sostituito Ferruccio Quaroni. Marco Cavallera ha ricoperto incarichi presso il ForAl, centro di formazione che raggruppa tra gli altri il Comune di Valenza, prima come insegnante, poi nel 2004 come direttore di Novi e nel 2005 di Valenza: dal 2008 ricopriva la carica di direttore generale del Consorzio For.Al. Il nuovo dirigente dipende dall’assessore Paola Bonzano per il settore della cultura e dall’assessore Luciano Bajardi per i servizi educativi. (e.p.)

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Dove Vendola ha ragione, e perchè Fini tentenna

30 ottobre 2010 11 commenti

Tirando finalmente il fiato in questo week end lungo dei Santi, provo a fare qualche riflessione politica. Roba non facile, perchè vorrei prescindere dal bunga bunga, di cui già abbiamo detto. Da tempo sono convinto che o questo Paese fa piazza pulita di Berlusconi e di ciò che  il suo modello culturale ha rappresentato e rappresenta, o non ha nessuna speranza. E parlo, naturalmente, di valori condivisi da una comunità, non di seggi parlamentari.

L’unico che là in mezzo (il solco scavato tra noi e “loro”, la classe politica, è così profondo che non mi viene altra espressione) sembra averlo capito è Vendola (nella foto), o comunque è l’unico che lo dice forte e chiaro. Gli altri rantolano, balbettano, ammiccano ma non osano. Il Pd tra Bersani e i suoi rottamatori quarantenni, Casini e i suoi progetti centristi, Di Pietro che abbaia, Grillo che predica (a Milano in questi giorni spettacolo strepitoso, mi ha detto un amico che c’era), e Fini.

Parliamo di Fini, dai. E’ lui più che mai lo snodo, è evidente. Poi ci sarà il problema di far capire a tutti quelli che ho citato (ma anche ad altri pezzi del centro destra: pur essendo tutto complice dell’andazzo presente, non è comunque tutto uguale) che qui non si tratta di fare un banale ribaltone numerico, ma di rifondare eticamente un Paese. In un contesto che sarà, comunque e in ogni caso, quello di un declino economico internazionale dell’Europa, di cui Berlusconi non ha nessuna colpa. Non facciamo insomma quelli che “piove, governo ladro”.

Fini allora. L’uomo capisce di politica, eccome. Però uno che lo frequentò da vicino mi ha ricordato qualche settimana fa che, anche da ragazzo, non è mai stato un cuor di leone. Non ricordo, mea culpa, il soprannome che gli davano tra camerati, ma insomma il senso era: ottimo oratore, ma non coraggiosissimo.
Fini ora è a un bivio davvero. Non può dire (e con ragione, per come la vedo io) che con questa riforma della giustizia si torna al fascismo, e poi limitarsi a contrattare qualche limatura e postilla. Perchè sarebbe un nuovo fascismo (e lui ne potrà pur parlare con cognizione di causa) leggermente imbellettato, e con la complicità di Futuro e Libertà.

Ma poi, signori, che la giustizia italiana fa acqua da tutte le parti lo sappiamo tutti. Basta avvicinarsi ad un tribunale, o fare in camera caritatis due chiacchiere con un giudice per averne conferma. E non posso citarvi ma conosco casi di aziende straniere che, se in fase di accordi commerciali viene proposta Milano o Roma, l’Italia insomma, come foro competente in caso di controversie, scoppiano letteralmente a ridere.

Il punto è che questo governo è evidentemente disinteressato a rendere l’apparato giudiziario più rapido, snello, efficace. Investendo risorse e potenziando i tribunali. Macchè, a Berlusconi interessa solo ed esclusivamente garantirsi totale immunità passata, presente e futura rispetto a qualsiasi tipo di reato contestabile. Il resto è fuffa di contorno, dai.
 
E allora Fini che fa? Ho l’impressione che voglia prendersi ancora tempo. Sul territorio si sta muovendo bene, e sta via via portando dalla sua parte pezzi di apparato (anche in provincia, dove sembra non si muova nulla, e invece…ne riparliamo in questi giorni). Ha però paura che, a questa adesione di dirigenti, non coincida un corrispettivo travaso di voti. Insomma, teme di ritrovarsi pieno di generali e colonnelli, e con un partito che, elettoralmente, varrà magari il 5%, e quel che più conta si ritroverà in mezzo tra i due schieramenti principali, e senza un vero spazio politico. Magari sostituibile in men che non si dica da Casini, o da qualcun altro.

Insomma, a me pare che a Fini, ma anche agli altri citati all’inizio (e non citati: mi viene in mente Formigoni, e la straordinaria macchina di consenso che è Comunione e Liberazione. Che naturalmente è anche molto altro: già mi fischiano le orecchie…) manchi il coraggio di dire che Vendola ha ragione. Il che non significa che il suo progetto politico va per forza condiviso: ma va condivisa, e in fretta, la sua analisi socio culturale del berlusconismo. Prima che sia troppo tardi, e che altre generazioni di ragazzi siano devastate da questa pessima ideologia della vita come “arraffamento” individuale, ricatto e bunga bunga nei confronti del prossimo.

E. G.

Categorie:Politica

[BlogLettera] Bike sharing sì, bike sharing no, bike sharing ma…

30 ottobre 2010 Commenti disabilitati

In altri comuni capoluogo di provincia a noi vicini, per promuovere il trasporto alternativo all’auto si è pensato di erogare abbonamenti mensili per il bus al costo di 10 €; così hanno pensato che abituare i cittadini a servirsi del mezzo pubblico, anche con introiti inferiori, sarebbe stato comunque vantaggioso.

Magari si sono trovati un ipotetico bus con 20 viaggiatori con abbonamento agevolato a 10 € invece di un altrettanto ipotetico bus con sole cinque persone di cui uno con abbonamento a tariffa intera, uno con abbonamento agevolato perché studente o pensionato e tre sprovvisti di biglietto. I promotori di questa idea non guardavano ovviamente al riscontro immediato, ma al valore  educativo e promozionale dell’iniziativa.

Io da una quarantina di anni sono donatore di sangue, categoria di persone per la quale sono previsti abbonamenti gratuiti. Lavoro in Alessandria, ma non avendo la residenza nel comune, non ho diritto a questo omaggio. Mi piace camminare e spesso percorro la diagonale della città a piedi, con ogni condizione meteorologica, ma se ci fosse l’abbonamento a 10 € lo acquisterei lo stesso, perché un’urgenza può sempre capitare e per quella cifra ne varrebbe la pena.
Invece mi trovo con una chiave che ho ottenuto stipulando un contratto con un’amministrazione, per avere una bicicletta in noleggio. Le biciclette non ci sono più e probabilmente non sono in grado di rintracciare nemmeno la mia copia di quel contratto: essendo all’epoca fiducioso in quell’iniziativa pensavo che conservarlo non sarebbe servito.

In seguito le biciclette sono state oggetto di vandalismo. Ho suggerito a qualcuno di mettere delle telecamere, visto che ormai ce ne sono dappertutto, ma mi è stato risposto che non era possibile. Ora abbiamo i parchi bici video sorvegliati. Della mia chiave ne posso fare un soprammobile, ma posso avere i nuovi cicli pagando la tessera 17 euro, senza il problema di conservare il contratto perché fra un anno, se vorrò avere a disposizione nuovamente il mezzo, dovrò rinnovare la tessera. Se uso la bicicletta per la prima mezz’ora potrò farlo gratuitamente. Poi mi saranno scalati 50 centesimi ogni mezz’ora. Se la uso per recarmi al lavoro in un posto lontano da un bici parking, dovrò impiegare circa mezz’ora nel percorrere il tragitto di andata e ritorno e dovrò tenere la bicicletta ferma e custodita per il tempo lavorativo.

Questa operazione mi costerà 2€ ogni turno di lavoro, 4€ al giorno, più l’ammortamento della tessera e la responsabilità della custodia del ciclo noleggiato. Cosa analoga avviene se uso il mezzo per andare ad una conferenza piuttosto che ad un altro impegno di lunga durata. Forse tutto sommato avrei meno problemi e più convenienza ad andare in auto.
Il vice direttore dell’ATM ha recentemente affermato in un’intervista che per il nuovo parco bici non sono stati spesi soldi degli alessandrini, ma si sono usati contributi regionali e governativi: che bella consolazione! Sempre di soldi nostri si tratta. E sarebbe opportuno che venissero spesi con criterio e finalizzandoli a progetti produttivi per la città e funzionali per gli utenti.

Pare invece che le logiche che guidano gli amministratori siano spesso più legate a politche d’immagine che non a risolvere problemi. Anche per il nuovo bike sharing, un’ennesima occasione mancata.

Francesco

Categorie:BLettere

Bunga Bunga, ovvero….

28 ottobre 2010 2 commenti

Le centoventi giornate di Sodoma, di Pier Paolo Pasolini, è il film che più di altri mi viene in mente, pensando ai mesi che stiamo vivendo. Mi spiace sinceramente passare da un post raffinato e profondo come quello di Andrea, ad un flash sul lerciume della cronaca…politica…ah ah…E infatti inserisco queste mie righe mestamente a seguire, lasciando in apertura di blog ben altre serie riflessioni.

Ovviamente non me ne frega niente dell’ennesima mignottella del premier, e di sapere se lui ci ha fatto sesso, se lei era consenziente, ecc ecc…E’ tutto legittimo, è tutto altamente emblematico. E’ questa la nostra classe dirigente, ed è per questo che agli italiani non si possono più chiedere sacrifici di nessun tipo, e il paese va a fondo.

Tutta questa gente, che farà la fine che merita (non solo il gran capo, ma il suo ampio entourage) mi ha assolutamente annoiato. E non ho neanche più voglia di fare qualche riflessione più seria su Fini e Futuro e Libertà. Rimando a domani.

Per ora mi limito a due flash:

1) L’igienista dentale di Berlusconi è stata eletta, in quanto tale, consigliere regionale in Lombardia. Per carità, peggio del figlio di Bossi non può essere. Ma perchè gli italiani votano gente così, e la mantengono? Qui non è più neanche passività o qualunquismo, è masochismo allo stato puro, pornografia democratica. E’ voglia di autodistruzione. E meno male che Berlusconi non risulta avere un cavallo del cuore, o sarebbe senatore. Con i vari Minzo, Fede e Belpietro ad intervistarlo in pompa magna.

2) A proposito di pornografia. Di tutta la vicenda, l’unico vero elemento di interesse per me (e forse anche per alcuni di voi, confessatelo) è scoprire a che pratica sessuale o erotica corrisponde il bunga bunga.

Ebbene, dati i personaggi coinvolti, non mi aspetto nulla di raffinatissimo, e google ancora una volta mi viene in aiuto (non so dirvi con quanta affidabilità).

Per cui cito da un blog in rete: “Il bunga-bunga, che richiama il nome di un fiore dell’estremo oriente (indonesia/malesia) simile alla zinnia, è in effetti una pratica di gangbang di esclusiva sodomia”.

Viva l’Italia.

E. G.

Categorie:In primo piano

La “crociata” di Vacis

28 ottobre 2010 3 commenti

Lo spettacolo “Crociate” di Gabriele Vacis (ispirato a “Nathan il Saggio” di Gotthold Ephraim Lessing) è da andare a vedere, e anche subito, al Teatro Sociale di Valenza (ad Alessandria non si può, indovinate perché). L’interpretazione di Valerio Binasco (nella foto), attore figlio delle nostre terre, è decisamente intensa e apprezzabile.

Ci sono però alcuni aspetti che non mi hanno convinto, e desidero condividerli brevemente con voi. In sintesi, “Crociate” è un lavoro teatrale a tesi fissa. Anzi, a dire il vero, le tesi (quelle che io ho riscontrato, almeno) sono almeno tre, e vengono presentate come inevitabili nel loro rapporto causa-effetto.

La prima tesi, in termini di apparizione ma non di importanza, è che le religioni, quando sono vissute in maniera integrale (teniamo presente che per Vacis integrale e integralista sono sinonimi, e in questo credo stia il suo errore di fondo), possono portare solo allo scontro, alla violenza, alla guerra. L’idea di guerra santa, fa dire il regista al protagonista, nasce dal discorso di papa Urbano II al Concilio di Clermont, al termine del quale il popolo presente avrebbe risposto con il famigerato  “Dieu li volt!” (Dio lo vuole).

A parte il fatto che la storiografia più recente (non cattolica) ritiene che le parole di Urbano II non avessero affatto l’obiettivo di lanciare una missione militare (di questo discorso esistono tre versioni, e Vacis ha scelto quella più adatta alla sua tesi), il concetto di “guerra santa” è sicuramente antecedente al 1095, anno del famoso appello papale. Rimanendo nell’ambito delle religioni monoteiste, già nell’Antico Testamento e nel Corano esistevano precisi richiami al concetto di guerra “religiosa”. Erano tempi, ricordiamocelo sempre,  in cui le questioni si risolvevano quasi esclusivamente combattendo.

Seconda tesi. Delle tre religioni monoteiste, per Vacis/Lessing la più subdola e compromessa con il potere è senza alcun dubbio quella cattolica. La figura del Patriarca di Gerusalemme è resa da Binasco in maniera negativa, grottesca e caricaturale. Al confronto, il capo dei musulmani, il Saladino, è un uomo moderno, illuminato, che addirittura manda a chiamare Nathan per chiedergli in quale religione stia effettivamente la verità. E Nathan, uomo saggio, è tale perché abbandona consapevolmente le paturnie dell’ebraismo per condividere con tutti gli uomini quei valori comuni (cioè illuministici) che, soli, possono rendere possibile la convivenza dei popoli. C’è da esserne così sicuri?

Terza tesi. La speranza non esiste. O meglio: la speranza in un trascendente, ciò che le religioni di fatto rappresentano, non è ragionevolmente fondata. E’ un’illusione. Vale più la ricerca, la strada, che la verità in sé, triste invenzione degli uomini. Come se fosse sensato impegnarsi consapevolmente nel percorrere una strada che non conduce a nulla. Qui si svela l’irragionevolezza più grande della posizione illuministica, che Vacis attraverso le parole di Lessing svela, credo senza volerlo. Di questo “effetto collaterale” lo ringrazio, non mi era mai stato così chiaro.

Ora, che le tre tesi mi risultino indigeste è chiaro, e di esse è soprattutto la terza, quella della speranza impossibile, che umanamente trovo inaccettabile e contro ogni evidenza. La seconda tesi, quella sulla religione cattolica, è ovviamente ideologica. Per inciso, mi permetto di consigliare ai sacerdoti e al Vescovo della nostra città di andare un po’ più spesso a teatro, se già non lo fanno. Potrebbero trovare spunti interessanti per tutte quelle iniziative pastorali che, malgrado le buone intenzioni, normalmente non incidono nè sulla vita quotidiana, nè sulla posizione culturale dei cattolici. E’ solo un inciso, ne riparleremo un’altra volta.

Un’ultima considerazione. I Reali Servitori di Sua Maestà il Dubbio, e tra questi includo certamente Gabriele Vacis, amano mettere tutto in discussione. Tutto, certo, tranne che le loro personali, invincibili e intoccabili convinzioni sulla Chiesa cattolica. Perché non provare invece a dubitarne, almeno una volta?

A. A.

Categorie:Cultura

[BlogLettera] Un nuovo episodio di vandalismo

28 ottobre 2010 1 commento
Questa mattina mentre facevo quattro passi con il mio cane, passando in via Galimberti, a fianco dell’Argenteria ho visto che questa notte, (almeno così mi hanno detto alcune operaie che uscivano dal lavoro), hanno incendiato due cassonetti dei rifiuti.

Fortunatamente in quel punto c’è solo un muretto di recinzione, altrimenti i danni che comunque ci sono stati, potevano essere ancora maggiori. In tal senso pur comprendendo il malcontento generalizzato per gli aumenti della TIA, che in taluni casi sono stati anche considerevoli e la difficoltà che creano i nuovi cassonetti posti sulle strade, a causa delle strette feritoie per depositare i rifiuti, non concordo su questi atti di protesta vandalica.

La protesta in molti casi è giusta e deve essere democraticamente consentita, a condizione che rimanga in un ambito che non travalichi la civile convivenza e il rispetto dei beni comuni, in questo modo invece non solo non si ottengo risultati, ma si creano dei danni. I cassonetti dovranno essere sostituiti, l’asfalto della strada dovrà essere risistemato, così come il marciapiede bruciato, con conseguenti costi che poi ricadono su tutti i cittadini.
Allora mi domando, che diritto ha chi compie questi gesti vandalici di arrecare un danno a tutta la comunità, tra l’altro senza ottenere risultati, quindi oltre al danno anche la beffa? Mi auguro che questi gesti esecrabili, che devono essere condannati da tutti i cittadini perchè non sono nel proprio interesse non si ripetano. 

Agli autori di questo gesto e di altri che ci sono stati in passato, va ricordato che in un paese democratico i problemi non si risolvono con con la violenza, ma semmai con una protesta civile, verbale o con lettere da inviare ai media locali, giornali e siti internet, che come ho potuto personalmente constatare dimostrano di essere liberi e indipendenti, in quanto pubblicano quasi tutte le lettere che vengono inviate alle loro redazioni. 

A tale proposito l’esempio di Napoli dovrebbe essere significativo, in passato erano stati ripetutamente incendiati i cassonetti dei rifiuti, con il risultato che il problema non è stato risolto, come ci raccontano le cronache odierne. Ovviamente i due fatti in questione non sono nemmeno lontanamente paragonabili, ma è il principio che deve fare riflettere e cioè che gli atti vandalici e distruttivi, così come le guerre, non solo non risolvono i problemi e quindi non pagano mai, ma alla fine si ritorcono pure contro tutti.

Un abitante di Alessandria

Pier Carlo Lava
Categorie:BLettere

Speriamo non nevichi..

27 ottobre 2010 11 commenti

Si avvicina la stagione invernale, che porterà inevitabilmente neve e ghiaccio sulle strade, e gli enti locali si attrezzano per tempo, ossia incrociano le dita e invocano la clemenza di Manitù. Un po’ poco, si dirà, ma dati i tempi questo passa il convento.

La Provincia fa sapere che mancano i soldi per le frane, e che per la manutenzione delle strade l’anno scorso si sono spesi quasi tre milioni di euro ma quest’anno…ciccia.

Soldi ce ne sono molti meno, e l’unica soluzione è fare in modo che gli incassi da autovelox siano destinati alla viabilità. Incredibile a dirsi, ma pare che finora non sia stato così.

I Comuni, se possibile, sono messi anche peggio. Alessandria è un territorio molto vasto, forse troppo. La sua periferia è tanto sconfinata quanto abbandonata a se stessa. Ai tempi Mara Scagni la Fraschetta almeno la frequentava (per quanto promuovendo spettacoli orripilanti come le varie corride locali). Fabbio non credo abbia nessuna confidenza con quell’area, ha le fisique du role del sindaco da piazzetta e zone limitrofe. Ma quanto a strade di periferia, anche Orti e soprattutto Cristo non stanno messe poi così bene. E ricordo recenti segnalazioni anche dal quartiere Galimberti. Confidiamo però naturalmente nell’Amiu, e nella sua capacità di coordinare spargisale e spartineve.

Ma la vera novità di quest’anno sapete qual è? Dal 1 novembre, se ho ben compreso, diverrà obbligatorio (ma non si sa ancora se su tutte le strade, e quali, e da quando scatteranno le multe) anche in provincia avere a bordo dell’auto (a bordo? E che utilità hanno? Taumaturgica?) catene o gomme antineve. I motivi reali mi sembrano evidentemente due: 1) farci spendere un po’ di quattrini per far girare l’economia 2) mettere le mani avanti: finisci fuori strada a causa di asfalto sconnesso per scarsa manutenzione? Che non ti venga in mente di denunciare l’ente gestore, Provincia o Comune che sia: se non sei perfettamente in regola con gomme e catene la colpa è solo e soltanto tua…

Aspetto comunque con curiosità l’elenco delle strade con catene obbligatorie: un conto sono la val Borbera o Caldirola, un conto Spinetta. Sapranno i nostri amministratori cogliere la differenza?

E. G.

Categorie:In primo piano
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