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Archive for novembre 2010

Addio a Mario Monicelli

29 novembre 2010 19 commenti

E’ morto, a 95 anni e da par suo, Mario Monicelli (nella foto), un grandissimo regista, intellettuale, testimone di quasi un secolo d’Italia e autore di una filmografia di straordinario valore. Ecco due sue recenti interviste.

http://www.youtube.com/watch?v=tIUwzqYvfp8

http://www.youtube.com/watch?v=EZaTTsvHVFA

E. G.

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Categorie:In primo piano

Alessandria discount

28 novembre 2010 6 commenti

Alcuni commenti flash sulla settimana di eventi alessandrini.

Casa di riposo Basile e Teatro, prima di tutto. Due storie di ordinaria decadenza locale, che danno il polso di quanto questa città sia amministrata mediocremente.

La casa di riposo comunale è andata all’asta una prima volta: richiesta 9 milioni di euro. Il deserto. Una seconda gara pubblica (7,5 milioni di euro), ha visto la partecipazione, dice il sindaco Piercarlo Fabbio, di due possibili acquirenti. Vedremo cosa succederà.

Intanto, però, Palazzo Rosso ha un debito di 9 milioni di euro con il Cissaca, il Consorzio per i servizi sociali che serve 22 comuni dell’alessandrino (e che aspetta anche 1,5 milioni dalla Regione e 1,5 milioni dall’Asl). Tenete conto che ogni anno il Comune di Alessandria è tenuto a versare una quota consortile di 4 milioni e 200 mila euro. Quindi nel 2011 agli arretrati andrà aggiunto questo ulteriore esborso.

No problem, dice il sindaco: restituiremo 300 mila euro al mese per 30 mesi. Mah…e allora perchè fino ad oggi hanno accumulato questi debiti? Segnatevi comunque la promessa di Fabbio sull’agenda, e verificheremo cosa succederà, e a fronte di quali nuovi colpi di genio.

A me sembra davvero intelligente la controproposta dell’assemblea dei sindaci del Cissaca, che hanno detto: ok, a saldo di quel che ci dovete dateci la Basile, e ci pensiamo noi a farla diventare una struttura in utile.

Insomma, il tentativo di dimostrare che anche il pubblico può autogestirsi e creare valore, senza svendere tutto ai privati. Ma il sindaco Fabbio (tra l’altro dipendente pubblico o para pubblico da sempre, mi pare) sembra orientato a privatizzare tutto il privatizzabile.

Il Teatro comunale: si sta facendo “sbollire” la vicenda, sperando passi in cavalleria. Il direttore Ferrari addirittura dichiara che sarebbe lieto se l’attività potesse tornare alla normalità ad ottobre 2011. Un anno intero di “buio” insomma: chi pagherà i danni? E non è che (come sembra sottendere l’affermazione di Ferrari) si approfitterà della situazione per andare a ridimensionare o dismettere anche il Tra? E i suoi dipendenti e collaboratori? Ma ancora: noi tutti che potenzialmente e involontariamente abbiamo respirato polvere d’amianto al cinema e a teatro, avremo prima o poi qualche chiarimento, e magari controllo sanitario adeguato? Non che le rassicurazioni di qualche amministratore locale valgano zero, ma insomma…

Poi c’è Slala, la fondazione che doveva essere il perno dello sviluppo della logistica, ponte tra Liguria e Piemonte: per ora non si scioglie, ma naviga a vista, cercando di capire se ci può essere qualche spiraglio di sopravvivenza. Mi pare che di ottimismo però tra gli addetti ai lavori ne circoli poco.

Ma la chicca finale la leggo su La Stampa di domenica. Sapete cosa è emerso dalla giornata di orientamento scolastico provinciale? Che gli esperti consigliano alle famiglie alessandrine, se vogliono dare un futuro di pane (le rose già le abbiamo, del resto) ai loro figli?
Non liceo, ma istituto tecnico. E poi un po’ di inglese e via, a cercar fortuna dove si può. Altro che università, master e specializzazioni: quelle sono roba da ricchi smorbi, suvvia..

Alessandria come discount da quattro soldi insomma: plebe siamo, e plebe resteremo.

E. G.

Categorie:In primo piano

Povero Bondi…

27 novembre 2010 3 commenti

 Il quotidiano La Repubblica, rilanciando la campagna “anti Bondi” promossa dal Fatto quotidiano nei giorni scorsi, la spara davvero grossa, sostenendo che il ministro della Cultura avrebbe in progetto di fare di Novi Ligure il suo piccolo feudo, “come Scaiola ad Imperia”. E’ evidente che si tratta di una boutade priva di reale concretezza. Bondi è una figura così legata a Berlusconi, che non gli sopravviverà politicamente. Come Fede, come Bonaiuti, come tutta quella compagnia di giro di galoppini che devono tutto al Cavaliere, e che, non avendo peraltro consistenza propria, sono destinati a tramontare con lui.

Tralascio qui tutte le questioni sugli scandali nazionali, e pure sugli incarichi professionali ai famigliari della compagna on. Repetti. Siamo sempre dentro al teatrino politico italiano, già segnalato tante volte, su scala nazionale e locale, nel centro destra come nel centro sinistra. Esaminati caso per caso sono tutti singoli atti assolutamente legittimi: ma complessivamente generano quel senso di nausea, di disgusto che portano la plebe italica a farsi essenzialmente i fatti propri. Ognun per sè, in mancanza di un progetto etico condiviso.

Ma davvero qualcuno crede che Bondi potrebbe, con simili presupposti, candidarsi a sindaco di Novi? Ok, ha fatto avere un paio di oboli per le chiese locali, e ha promesso (per ora pare solo promesso) di sbloccare i finanziamenti per restaurare il teatro Marenco.

Ma davvero pensiamo che basti così poco a generare consenso? Non scherziamo. A Novi il Pdl è agonizzante, e rischia di sciogliersi in Futuro e Libertà, a cui stanno aderendo i pochi esponenti di spicco del centro destra locale, altro che storie. Quello, poi, è uno dei pochi territori in cui il Pd c’è davvero (o c’è ancora, fate voi).

Provate a fare un giro per Novi il sabato mattina con l’on. Lovelli (a me è successo, per un’intervista naturalmente) e vedrete cosa significa radicamento di un politico. Ogni cinque metri un saluto, un sorriso, una stretta di mano. Ora immaginatevi Bondi, e ci riderete su come ho fatto io leggendo il paragone con Scaiola. Che ad Imperia mi dicono essere appunto popolare e radicato come Lovelli a Novi.
E come Bondi non saprei dove: nel giardino di casa sua, forse.

E. G.

Categorie:Editoriali

Il superstite (37)

26 novembre 2010 Commenti disabilitati

di Danilo Arona

Rossana Bisoglio è un’amica che dirige il magazine free press “La Piazzetta”. E’ raro scovare del sano antagonismo in questi fogli perché la loro vitale preoccupazione è quella di produrre pubblicità per coprire costi e in qualche modo camparci. Però gli editoriali di Rossana non sono mai allineati né conformi al pensiero dominante, nonostante spesso e volentieri la pubblicità arrivi dagli enti pubblici. Ecco parte del suo ultimo editoriale intitolato “Una città silenziosa” e chi ha orecchie per intendere, intenda…

“La sera nemmeno tardi, facendo i soliti quattro passi con il cane, si coglie un’atmosfera strana: è autunno, la gente esce di meno. Ma, anche sotto il cielo stellato di luglio, serpeggia la stessa sensazione di un deserto intorno. L’aria immobile, o scossa da un vento poderoso: è il rumore del silenzio. Pare di essere soli, immersi nel buio di una città addormentata, indifesi e alla mercé di qualsivoglia evento. Eppure Alessandria ha sempre goduto fama di città tranquilla, di provincia vivibile. Sarà proprio qui che nascono i ‘mostri’? Sarà la nostra sorda insicurezza a percepire fruscii e passi che spingono a voltarsi indietro, affrettando il passo? (…) Siamo orsi, va bene, ma c’è qualcosa che si può fare per muovere gambe e cervello e restituire il gusto di uscire aiutando il commercio; è cambiare la testa, togliere quel velo di pigrizia e rendere vivi i locali cittadini che ciclicamente scommettono sulle loro fortune, ma che presto si ritrovano a lavorare soltanto con gli irriducibili che escono ogni sera e che non fanno testo per rovesciare le sorti di una città che dorme. Almeno fosse il sonno dei giusti…”

Ho riassunto per motivi di spazio. Ma di spunti ce ne sono parecchi: il silenzio della città – soprattutto in certi pomeriggi a metà settimana – che è, paradosso, il silenzio del centro; il commercio – appunto del centro – che langue e si spegne soprattutto perché i negozi della città sono stati “replicati” con vampiresca strategia nei centri commerciali sulle fasce urbane; e la straordinaria contraddizione di una città che in altra epoca si è autodefinita “turistica”, forse per accedere a qualche fondo europeo, e nella quale non si riesce a far musica oltre le 22, 30 (altrimenti arrivano le forze dell’ordine). E’ il silenzio, totale, che si vuole? Francamente non arrivo a pensarlo. Però nel ciclo veglia/sonno occorre un sano equilibrio. Altrimenti si sfora nella narcolessia. Senza peraltro dimenticarsi dei tanti che giustamente vogliono dormire alla notte e i cui diritti vanno sempre e comunque salvaguardati con equilibrio, buon senso e senza fasulle contrapposizioni.
Ma una città letargica non giova a nessuno. Neppure ai dormienti. E, come scrive Rossana, oggi si percepisce l’effetto giungla. Paura, ma di che cosa?
Azzardo: del silenzio che ci portiamo dentro, chi più chi meno. Paura di ritrovarsi figli di una città “insonorizzata”.

Categorie:Editoriali

Studenti in piazza: attenti al morto..

25 novembre 2010 15 commenti

Non può e non deve essere nè un nuovo Sessantotto, nè una nuova Pantera. Sono i commentatori, giornalisti per primi, che per pigrizia e vecchiaia mentale trovano comodo descrivere il presente pescando nel retaggio di luoghi comuni e frasi fatte dal passato.

Agli universitari italiani del 2010 invece, è evidente e naturale, nulla importa del Sessantotto, o della sua pallida e imparagonabile imitazione anni Ottanta (“se il Sessantotto fu un tuono, questa è una scorreggia” disse il mio prof di religione al liceo per timbrare a morte la protesta all’acqua di rose della Pantera, in quegli anni da Drive In. Aveva assolutamente ragione). L’unico elemento comune, semmai, è che la scuola pubblica italiana è in crisi da sempre, e da decenni si trascina verso il baratro. Come il resto del Paese, del resto.

A me pare che queste migliaia di ragazzi che protestano occupando pacificamente le loro Facoltà, e i luoghi simbolo del Paese (Mole Antonelliana, Torre di Pisa, Colosseo) lo fanno sì per opporsi ad una riforma che, gratta gratta, continua a togliere linfa e respiro progettuale alla scuola pubblica (anche prima dell’Università: vedrete che gli istituti superiori si aggregheranno alla protesta, che già periodicamente peraltro li ha visti protagonisti), ma anche per esprimere un disagio più vasto.

Ne abbiamo parlato tante volte, che diventa inutile ripetersi. Questo Paese con i suoi pessimi governanti (ma, in senso più lato, con la pessima classe politica) sta privando la parte migliore dei ventenni di oggi di un futuro all’altezza del loro valore. Alle persone più qualificate, più preparate, più intelligenti si sta dicendo: “vai via, che qui c’è spazio solo per operai, disposti magari a lasciarci le penne in lavorazioni killer, e piccolo commercio. Il resto lo faranno i Paesi evoluti”.

Io sono francamente stupito del fatto che fino ad oggi la ribellione non ci sia stata, non che oggi stia cominciando. Va da sè che sono convinto al mille per cento della bontà delle ragioni degli studenti, e mi auguro davvero che la soluzione non sia di tipo cossighiano: cariche della polizia, infiltrati e provocatori, un bel morto a caso per calmare gli animi, e “spaccare” il movimento di protesta.

E’ uno scenario nefasto visto davvero troppe volte, e che ha portato a tante vittime innocenti. Cossiga stesso, che promosse e coprì tante porcate in nome della real politik e della guerra fredda, negli ultimi anni di vita si dissociò da se stesso, e per questo i suoi complici lo bollarono come testa matta, ricorderete. Il picconatore, lo chiamavano.

Quanto ai politici di opposizione: Bersani e Di Pietro sulle barricate sono poco credibili, se intendono utilizzare la sacrosanta rivolta degli incazzati per dare la spallata definitiva all’agonizzante, plastificato Berlusconi. Ovvio che il governo è al capolinea, ed è pieno di personaggi imbarazzanti: prima li archiviamo, prima il Paese può giocarsi una ripartenza dignitosa. Ma dal Pd e dagli altri partiti di opposizione devono arrivare proposte concrete e credibili, mentre io vedo drammaticamente sempre le stesse facce, e gli stessi giochini che non portano a nulla. Ancora una volta, l’unico che mi pare in grado di interpretare il malessere culturale del Paese mi sembra Vendola. Che poi riesca a tradurre il tutto in proposta politica non élitaria lo vedremo.

A proposito: notizie dall’Ateneo alessandrino ne avete?

E. G.

Ps: Poi c’è l’altra Italia, naturalmente. Quella che delle condizioni dell’Università se ne fotte, ma che sarebbe pronta a scendere in piazza se da domani il digitale terrestre non funzionasse a meraviglia. Milioni di polli di allevamento che non sanno nulla di Costituzione, di riforme, di Europa e di economia ma che, come dice sempre mio fratello, “hanno un voto a testa, come noi”. Berlusconi questo lo sa benissimo, ed ha una capacità straordinaria di comunicare per slogan semplici e tranquillanti: teniamolo presente.

Categorie:In primo piano

Fidarsi è bene, non fidarsi…

24 novembre 2010 3 commenti

Come si fa a fidarsi ancora di analisi e previsioni sullo scenario economico nazionale e internazionale? Non più di due anni l’Irlanda ci veniva presentata dai media (ricordate?) come l’Eldorado per le imprese di mezzo mondo: un paese giovane, dinamico, dove si pagavano pochissime tasse e destinato a una crescita rapisissima. Oggi ci dicono che è un Paese al tracollo, e che senza il piano di salvataggio europeo non solo non avrebbe futuro, ma trascinerebbe con sè buona parte del continente.

Possibile che le situazioni si capovolgano così in fretta? Oppure siamo di fronte ad analisi assolutamente irrazionali, e a speculazioni spregiudicate di chi è abituato ad arricchirsi, sempre e comunque, stimolando a rotazione entusiasmi e paure di noi cittadini e risparmiatori? Non vi sentite anche voi in balìa di una logica irrazionale, che chiamano mercato ma che è sempre più simile alla roulette russa?

Al contempo: quanto prendere sul serio Tremonti and company, che continuano a proclamarci un Paese solido e che non corre il rischio di finire “come la Grecia e come l’Irlanda”? Il dubbbio è legittimo, e suscita almeno due interrogativi:

1) quanto questa gente, che ha comunque in mano il destino del Paese, è davvero competente. 2) quanto è intellettualmente onesta.

Io credo che poco sia la parola essenziale, che risponde bene ad entrambe le domande. E quando ascolto i Soloni della finanza dire che “l’Italia è solida perchè ha un grande risparmio privato”, tendo a tradurre con “prima o poi i soldi messi da parte dai cittadini saranno liquefatti per pagare un debito pubblico insostenibile”. Sbaglio? Lo spero fortemente.

E. G.

Ps: intanto per l’Europa si aggira lo spettro delle persone in coda alle filiali delle banche per chiudere il proprio conto…catastrofisti o previdenti/preveggenti?

Categorie:Economia

Sopra la banca la capra campa…

23 novembre 2010 7 commenti

Provo a raccontare un episodio accadutomi qualche giorno fa qui ad Alessandria. Mi astengo dal giudicarlo, in positivo o in negativo, perché ancora non so dire se si risolverà a mio favore oppure no.

Di che si tratta? Due mesi fa, lo sportellista della mia banca mi propone di attivare il servizio di consultazione del conto via internet. “Quanto costa?”, gli chiedo io, sospettoso al massimo. “Nulla, è gratuito”. Glielo chiedo tre-volte-tre, e ottengo sempre la medesima replica. E’ gratis, maledettamente gratis. Perché non approfittarne?

Firmo più volte il solito incomprensibile contratto da dodici fogli, e me ne torno a casa con l’indispensabile ammennicolo che genera le password. Mi ci metto, guardo l’estratto conto, poi passano le settimane e non ci penso più.

Due giorni fa controllo via internet la situazione delle mie povere finanze, e scopro un addebito strano. L’accendiamo? E’ il costo del servizio, baracchino delle password incluso. Mi incazzo, salgo sulla mia torpedo blu e vado in filiale.

Lo sportellista mi riconosce e chiede se il servizio funziona, se lo uso con regolarità. “E poi è gratis, no?”. Con la calma di chi ha ragione gli racconto del prelievo improprio, e gli chiedo lumi sul why e sul because. L’impiegato cade dalle nuvole, chiama i colleghi, consulta un terminale che gli dice anche quando il coso farà l’unghia, ma alla fine non riesce a darmi alcuna spiegazione sul motivo del furto (esiste altro termine?) dei miei soldi.

“Dammi il tuo numero, ti chiamo domani. Promesso”. Mi dà già del tu, come se fossimo coetanei (ma non lo siamo, lui è più giovane di me), o come se avessimo fatto, che ne so, una rapina insieme. Non ancora, ragazzo, non ancora.

Oggi ho tenuto il cellulare acceso per tutta la giornata in attesa di una spiegazione, di un chiarimento, di due scuse in croce, unitamente alla restituzione del maltolto. Macché, sono ancora qui a sperare, come un povero fesso. Gli lascio ancora la giornata di domani, pomeriggio compreso. Poi, trascorso il tempo massimo, mi presenterò alla filiale senza la proverbiale pazienza che riservo, credo giustamente, a chi sbaglia una volta sola. Due errori, caro sportellista, per i miei gusti sono già troppi. 

A. A.

Categorie:Economia
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