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Archive for gennaio 2011

Parte da Arquata il nuovo Cln?

31 gennaio 2011 5 commenti

Le uniche elezioni certe in provincia, per il 2011, sono quelle che riguardano il rinnovo dei consigli di alcuni piccoli comuni, i più significativi tra i quali sembrano essere Arquata e Gavi. Territori forse più liguri che alessandrini, nella percezione del capoluogo, o dei casalesi.

E tuttavia qualche indicazione potrebbe arrivare anche da lì. Ad Arquata, in particolare, storica roccaforte rossa “momentaneamente” in mano al centro destra, si sta ragionando sul “modello D’Alema” (in realtà da prima che l’eminenza grigia del Pd si pronunciasse).

Lì cinque anni fa il centro sinistra si suicidò, in preda all’ennesimo caso di sindrome “Tafazzi“. Presentò una doppia, concorrenziale candidatura, spalancando le porte di Palazzo Spinola (il Palazzo Rosso locale: preciso per gli alessandrini) ad una giunta a guida Pdl, che male peraltro non sembra aver fatto. Anche se qui si entra come sempre nel campo delle valutazioni partigiane, e ognuno può dire quel che crede.

Oggi comunque sembra che il centro sinistra arquatese abbia imparato la lezione, rinunciando a presentarsi sfilacciato. E al contempo accantonando il progetto primarie, per convergere su un candidato che uscirà dalla mediazione dei partiti, e sarà probabilmente la segretaria del Pd locale, Deborah Inglese (nella foto). Ad appoggiarla sarebbe un fronte assai ampio, che va da Rifondazione e Sinistra Ecologia e Libertà fino a Udc e Futuro e Libertà. Anche se sull’adesione dei “centristi” manca ancora l’ufficializzazione, attesa nelle prossime ore.

Comitato di liberazione nazionale o armata Brancaleone, come dice il pessimo Fabrizio Chicchitto? Pessimo è una valutazione mia, e generale, perchè sul tema specifico il generalissimo berlusconiano ha certamente ragione da vendere. Santa alleanza (nazionale e locale) per sconfiggere il centro destra, minoranza al governo del Paese grazie alle alchimie del maggioritario. Ok, ma poi cosa succederà? Magari ad Arquata, che è un paesone, la “quadra” si trova anche. A Roma però è assai più complicato, considerata anche la situazione economica generale.

Diversa la realtà di Gavi. Lì c’è davvero un leader assoluto e carismatico, che è l’attuale sindaco Nicoletta Albano. Non è corretto dire che la Albano è stata democristiana, leghista, Pdl, Udc. Sono questi partiti che si sono alleati con lei, per ottenere consenso nel suo feudo. Dove è davvero amata e popolare (i suoi avversari dicono anche temuta, naturalmente), e dove scalzarla sarà, per eventuali altri candidati che si stanno profilando all’orizzonte, davvero arduo.

Ma alle urne andremo solo per le comunali? Io non credo, però ognuno dica la sua…e vedremo chi ha ragione.

E. G.

Categorie:Politica

Asl: nomine in alto mare, e intanto…

30 gennaio 2011 6 commenti

Torniamo a parlare di sanità alessandrina. A quanto pare, dopo le nostre indiscrezioni dello scorso 21 gennaio (riprese da La Stampa del 23) sulle due signore destinate ai ruoli di direttore sanitario e direttore amministrativo della Asl AL, tutto è tornato in alto mare.

Le nomine di Bruna e Cosimi erano pare già lì belle e pronte, ma dentro al Pdl Marco Botta (segretario provinciale, consigliere regionale e soprattutto casalese) pare abbia proprio perso la pazienza, puntando i piedi. L’amministratore straordinario Mario Pasino è di Novi (e cavalleriano), acquese/alessandrina (e cavalleriana) Laura Bruna, moglie del dirigente comunale alessandrino e ex assessore Zaccone. Novese anche la Cosimi.

Insomma, con una triade così Casale si sentirebbe proprio un’altra provincia, e un altro pianeta. Quindi tutto da rifare, e ritorno in auge in particolare, per il ruolo di direttore sanitario, di Corrado Rendo. Casalese, e anche a quanto si dice dotato di forte competenze nell’ambito della medicina di territorio.

In che tempi Pasino deciderà? E soprattutto, deciderà Pasino o il manuale Cencelli all’interno del centro destra? Ognuno può intuire da sè la risposta. Senz’altro abile strategicamente l’atteggiamento della Lega, che sta riuscendo a far sembrare il tutto una lotta di poltrone fra le diverse anime del Pdl. O forse è davvero cosi?

Poi ci sono i sindaci del territorio, che con il “nuovo” direttore generale hanno una ruggine antica (e trasversale), e con i quali sarebbe forse opportuno confrontarsi, anzichè ignorarli.

Ma soprattutto a noi, che in fondo siamo poco appassionati a come saranno riempite le caselle del puzzle manageriale, interesserebbe invece capire se ci sono speranze che la nostra sanità si mantenga su livelli di decenza, e magari faccia pure qualche passetto in avanti.

Nelle scorse settimane sia Rifondazione comunista (incontro alessandrino con l’ex assessore regionale Artesio), sia il Pd (incontro novese con Muliere e altri esponenti torinesi) hanno affrontato i grandi temi della riforma di Cota. Ovviamente criticandola fortemente, il che è legittimo e ci sta anche.

La realtà, però, è che si fa finta di non sapere che le grandi riforme organizzative sono destinate a restare sulla carta, e comunque cambiano poco e nulla, se non le sorti di alcuni addetti ai lavori.

Mentre le questioni vere, che riguardano l’erogazione delle prestazioni sanitarie e la pelle dei cittadini, pochi sembrano viverle come emergenza. Eppure si dice che in diversi presidi ospedalieri della provincia la situazione sia di stallo, e di pre collasso.
Soprattutto le sale operatorie, sia sul piano dell’organizzazione che delle risorse umane, siamo certi che garantiscano pienamente la qualità e la sicurezza degli interventi? Ma non solo quelle naturalmente.

La tecnica di incrociare le dita quando si entra in ospedale è rispettabilissima, ma non ci basta. Noi pazienti vorremmo tornare ad essere la priorità della sanità pubblica e del suo management, poco importa se di destra o di sinistra.

E. G. 

Categorie:In primo piano

Il superstite (46)

29 gennaio 2011 2 commenti

di Danilo Arona

Mi si chiede qualche volta perché Alessandria nei miei scritti debba cambiare il suo nome, bello o brutto, in “Bassavilla”. E perché proprio “Bassavilla”? Posso cominciare col rispondere al secondo quesito.

“Bassavilla” nacque, per scherzo una sera a cena con Remo Guerrini e Rudi Bargioni. Un bel po’ di anni fa. Remo aveva appena dato alle stampe, per Mondadori, “L’estate nera”, un ottimo gotico rurale che lui ambientava in un paese chiamato Altavilla. Ora, Altavilla Monferrato esiste alla grande e ci fanno una celeberrima grappa, quindi non si trattava affatto di un luogo immaginario. Però il diabolico Remo aveva usato la vicinissima Vignale come modello per la location del romanzo, e a questa aveva appositamente affibbiato un nome “sbagliato”. Remo garantiva che tanto bastava per “spaesare” il lettore, magari infilandoci un supplemento di due o tre particolari inesistenti, onde suggerirgli che la vicenda si svolgeva in un “non luogo” letterario, una sorta di paesaggio della mente il cui nome di battesimo significava una zona geografica, un climax, un modo di essere più che il luogo specifico al quale il nome in questione era stato rubato.

Complici i buoni vini del Monferrato, a un certo punto Altavilla partorì il suo alter ego in negativo, Bassavilla, sull’onda del traballante ragionamento che un’ulteriore alterazione del nome (al ribasso) avrebbe accentuato, nei confronti di una “piemontesità” da indagare, la nozione del “non luogo”. Quando iniziai ad ambientare alcune delle mie storie in Alessandria, era mio desiderio di usare la mia città natale come una Castle Rock kinghiana, ovvero una “fictional town” da trasfigurare a mio piacimento, non alterandone però le caratteristiche di immediata riconoscibilità. Con un paragone illecito, la Macondo di Marquez ispirata ad Aracataca, e allo scopo il nome “Bassavilla” funzionava benissimo.

Peraltro il nome si porta dentro il riferimento alla città di “bassa pianura”, quale Alessandria in effetti è, nonché una sorta di metaforica tendenza a frequentare il Male, il che non è affatto vero (ma lo è nei territori del mio immaginario). A tutto questo innocuo travaglio letterario gli alessandrini sembrano essere abbastanza estranei, ma non me ne faccio un cruccio, perché la mia operazione OGM piace molto all’esterno, e più ti allontani da Alessandria, più la “causa” di Bassavilla trova proseliti.

Basti pensare che il primo “Cronache di Bassavilla” è stato editato e sostenuto con convinzione da una casa editrice a me molto cara (Dario Flaccovio Editore) che ha la sua sede a Palermo. Ma non dovrei dimenticarmi di Daniele Bonfanti, Alan Altieri e Claudia Salvatori, fra i tanti fan della Città Fantasma. Per tutti può risuonare la voce della bravissima Marilù Oliva, scrittrice e saggista di rara finezza, quando attesta che “Bassavilla è un non-luogo, appunto, ed è i propri dintorni, le cronache, le ombre, gli spiriti che fanno spallucce alle tecnologie e alle miscredenze; Bassavilla sa far scomparire le certezze così come lei stessa è riuscita ad apparire dal nulla, tra le paludi, il primo giorno della sua genesi, grazie a una sinergia magnetica…”. Agli alessandrini non facciamolo sapere. Però i “bassavillesi” (si dirà così?) varrebbe la pena di tenerseli buoni…

Categorie:Editoriali

La nomenklatura alessandrina “snobba” Fini

28 gennaio 2011 14 commenti

Stefano Leonangeli, Nicola Perrotta, Tora Demuru, Luciano Artana, Giancarlo Pozzi, Francesco Mongioi e Daniele Cebrelli. Chi sono costoro? Ve lo dico io: il nucleo costituente di Futuro e Libertà ad Alessandria.

Tecnicamente, fanno parte del coordinamento provinciale di 19 persone che lunedì prossimo alli due Buoi Rossi del capoluogo si presenterà ufficialmente ai cittadini elettori. Non conosco nessuno di loro (ho solo qualche dubbio su Pozzi: che sia “il nostro” Giancarlo, uno dei più assidui commentatori del blog? Nel caso ce lo dirà lui credo..) e mi pare che non ci siano nomi noti della politica. Il che, direte voi, non può che essere un bene. Certamente è un fatto: il Pdl alessandrino sembra rimanere compatto, e non si registrano al momento adesioni al partito di Fini (nella foto) all’interno della nomenklatura locale, neanche fra gli ex di An. Con mia sorpresa, francamente, perchè qualche volto perbene da quelle parti a me pare ci sia, e francamente quel che penso di Berlusconi e del Pdl a sua immagine e somiglianza non mi pare neppure il caso di ribadirlo. Il nostro piccolo archivio mi inchioda (serenamente, vi assicuro) alle mie opinioni di sempre.

Mentre in altre parti della provincia a Futuro e Libertà hanno aderito figure con un percorso politico di rilievo. Cito a Novi il senatore Chessa, ma anche l’on. Broglia, che ricordo su posizioni finiane già in un’intervista che gli feci intorno a giugno, e ho ragione di credere stia per ufficializzare la sua adesione al nuovo partito. Non so invece che intenzioni abbia Maria Rosa Porta, presidente del consiglio comunale sempre a Novi, altra figura che potrebbe non essere lontana da Fini. A Tortona spunta Marina Cattaneo, altro volto non sconosciuto. E il coordinatore provinciale è quel Daniele Ristorto, acquese, già assessore della città termale e candidato alla presidenza della Provincia a capo di una lista civica. Non conosco i nomi casalesi, e credo manchino ancora referenti su Valenza e Ovada.

Ma è il capoluogo che, almeno per ora, snobba Fini. Almeno a livello di nomenklatura, perchè ovviamente i conti veri ad Alessandria si faranno alle comunali del 2012. Sempre che il disgustoso scenario nazionale non ci porti ad elezioni politiche anticipate, a questo punto direi assolutamente auspicabili….

E. G.

Categorie:Politica

Le istituzioni nel fango

27 gennaio 2011 36 commenti

“Mi saluti il Presidente”. Così pare che il prefetto di Milano (da registrazioni telefoniche riportate dai giornali) si congedasse dalla bella Marysthell (nella foto). Che spettacolo ragazzi!

Ora saltano fuori pure i pacchi di cocaina, che peraltro a Milano gira in gran parte dei salotti borghesi, quindi vi pare che potesse mancare in un simile entourage? A me, scusate, la rilevanza penale di tutto questo troiaio non importa nulla. Ci pensino i giudici, che è il loro mestiere. E mandino anche tutti assolti, che tanto è lo stesso. Certo, se pensiamo che l’altro giorno un giornalista del Secolo d’Italia è stato arrestato perchè sospettato di aver lasciato parcheggiare ad un amico nel suo garage un motorino che è risultato rubato, e che pare dovesse servire per una rapina…beh, abbiamo chiaro che nel meccanismo della giustizia qualcosa si è inceppato da tempo.

Ma il punto politico sono le istituzioni dello Stato nel fango. Una melma disgustosa, dal punto di vista civico oltre che etico. Nessuno vuol fare il moralista. L’Italia e il mondo sono pieni di vecchi miliardari puttanieri, che nelle loro ville cercano di esorcizzare l’ombra di Thanatos con carne freschissima. Tutta gente che gira attorno a loro per scelta peraltro, e a me personalmente che queste prostitute abbiano 17 o 19 anni non fa nessuna differenza. Roba da magistratura, nel caso.

Ma quanti di questi miliardari stanno alla guida di un Paese occidentale? E fino a qualche mese fa questo qui aveva anche concretissime possibilità di chiudere la carriera come presidente della Repubblica, vi rammento. Ma, con o senza moralismi, ognuno di noi si guardi anche allo specchio: sono tanti anni che vado ripetendo la mia opinione su Berlusconi (che non è mutata negli ultimi tempi: non poteva peggiorare), e altrettanti che mi sento rispondere con ammiccamenti e battutine. Tanti italiani sono sempre stati (e sono tuttora) orgogliosi di lui: è la loro compiaciuta gigantografia.

E. G.

Categorie:In primo piano

Teatro all’amianto e culi di pietra

26 gennaio 2011 1 commento

Per fortuna c’è chi non si rassegna alla chiusura “sine die” del teatro comunale di Alessandria. Giovedì alle 16 sarà presentato, davanti all’edificio chiuso dai primi di ottobre (capisco il simbolismo ragazzi, ma siamo sotto zero….siate rapidi) il comitato “Ridateci il teatro!”.

Il sito come vedete è ancora in fase di allestimento, ma i promotori dell’iniziativa (supportata con forza dal Pd alessandrino: riconosciamo al Partito democratico locale anche qualche merito, quando c’è e si muove al fianco dei cittadini) promettono di mettercela tutta per cercare di “smuovere le acque”, con l’obiettivo di arrivare prima possibile alla piena riapertura del teatro e dell’attività cinematografica.

I dubbi e le perplessità al riguardo però non sono poche.

In ballo c’è salvaguardia dei posti di lavoro dei dipendenti dell’A.T.A. (16 a tempo indeterminato e 8 precari, se ben ricordo) e delle cooperative esterne, che passa per forza di cose attraverso la ri/messa a punto di un progetto culturale ampio e credibile. Quel che di buono fu fatto in passato è stato “falciato” dall’increbidile dilettantismo emerso in tutta la vicenda amianto.

Ma c’è anche, tutt’altro che secondaria, la questione salute: dei sopra citati dipendenti prima di tutto, e di 3/4 mila alessandrini che hanno frequentato le sale del teatro nelle settimane “incriminate”.

Infine vanno individuate con chiarezza le responsabilità. Chi pagherà i costi della bonifica errata, e i mancati incassi della stagione in corso, ormai compromessa?

E ancora: possibile che nessuno, ma proprio nessuno, abbia sentito fin qui la necessità di fare mezzo passo indietro, e che tutti si sentano assolutamente a posto con la coscienza, e siano davvero convinti di aver ragione? Anche se amiamo Bertolt Brecht, vorremmo evitare, almeno per stavolta, di sederci noi dalla parte del torto. Ci sono in questo caso culi certo più meritevoli dei nostri. Magari di pietra, ma ci sono.

E. G.

Categorie:In primo piano

Salviamo il soldato Ulandi

26 gennaio 2011 6 commenti

Ve lo ricordate lo strano proclama del sindaco di Alessandria, qualche settimana fa? In sostanza con un comunicato stampa ufficiale diceva: “bravo Alemanno, un bel rimpasto è quel che ci vuole”, e in tanti abbiamo creduto che parlasse di Roma, ma pensasse a Palazzo Rosso.

E, tra almeno tre o quattro assessori di manifesta incapacità da tre anni parcheggiati in giunta (“chi non fa non falla”, naturalmente, ma insomma…), il dubbio che il sindaco pensasse invece a Manuela Ulandi (nella foto) mi venne. Invece, nel senso che la Ulandi a me incapace non è mai sembrata, anche se naturalmente il suo assessorato (commercio, fiere, pari opportunità e, tenete bene a mente, welfare animale) è di quelli costantemente “caldi”, e soggetti a molte critiche, soprattutto in tempi di crisi come questo.

Ora a chiedere esplicitamente le dimissioni dell’assessore Ulandi, definita “integralista”, è il consigliere comunale del Pdl Mario Bocchio, uomo sanguigno e a me personalmente simpatico, anche se non sono praticamente mai d’accordo con lui. Però ha il pregio di assumere spesso posizioni e difendere punti di vista sgradevoli, senza girarci intorno. Come quando, ogni tanto, torna alla carica per chiedere di sgomberare la palazzina della Provincia regolarmente occupata (e assai ravvivata sul piano dei dibattiti e delle iniziative culturali) dai ragazzi di Alessandria in Movimento. Piccolo angolo di vivacità non omologata che speriamo invece la città possa conservarsi a lungo.

Ma torno alla Ulandi. E al welfare animale, che è a quanto pare l’oggetto della richiesta di dimissioni. “Cara Ulandi, ora è troppo! Non abbiamo bisogno di assessori integralisti! Se non è in grado di essere laica si faccia da parte o la mettano da parte!”, dice Bocchio. E ancora: “Pur nella stima personale che nutro nei suoi confronti, ora dico basta alle continue interpretazioni che l’assessore Manuela Ulandi dà sul coinvolgimento dell’Amministrazione Comunale nei confronti della Lac, la Lega per l’abolizione della caccia!”

Segue articolata spiegazione, e “pippone” pro cacciatori. Ma insomma la sostanza è che la Ulandi sarebbe ormai più verde che leghista, un po’ troppo ecologista, e in fin dei conti alla deriva sinistrorsa. E’ vero? Bocchio fa da apripista e lancia un segnale, o è come nella sua natura un battitore libero?

Sicuramente da almeno un anno Manuela Ulandi, dopo una partenza “sprint” (anche perchè insieme a Bonadeo e Giordano rappresenta l’ala quarantenne di una giunta di mediamente poco arzilli nonnetti, con dovute eccezioni naturalmente), si è offuscata. C’è chi parla di dissapori con il suo partito e con la maggioranza, ma non ho elementi di prima mano. Certamente è anomalo che un assessore caratterialmente brillante scelga un profilo così basso, dedicandosi più che altro alla tutela degli animali in difficoltà. Per poi alla fine scoprire, peraltro, che anche così all’interno della maggioranza c’è chi ha da ridire…

E. G.

Categorie:Politica
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