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Ma Francesca lo sa?

5 giugno 2011

Peccato davvero, Francesca Schiavone (nella foto) non ce l’ha fatta. La nostra tennista è arrivata ad un passo dal ri/vincere, un anno dopo, gli internazionali di Francia di tennis, il mitico Roland Garros. Oltretutto è crollata psicologicamente su un errore arbitrale, senza il quale la partita poteva anche “girare”.

Ma quel che mi ha incuriosito è l’attacco che oggi il quotidiano La Stampa riserva alla sua avversaria, Na Li: “La cinese vince a Parigi ma non sa cos’è Tienanmem”. Dove poi peraltro leggendo il pezzo di commento si capisce che non è che non lo sappia, è che preferisce occuparsi di tennis e della sua carriera miliardaria. Soprattutto, essendo in patria una sorta di eroina, Na Li si identifica pienamente nel corso di “capitalismo mascherato” della nuova Cina, e poco le importa di farsi strumentalizzare dai media occidentali che vorrebbero scavare tra le fondamenta non certo edificanti dell’attuale locomotiva economica del mondo.

Perchè è evidente: parlare in una simile occasione di Tienanmen in prima pagina, e ricordare che si tratta del primo torneo del Grande Slam tennistico vinto da una cinese solo nell’occhiello di pag 41 è una scelta di campo. Come quella della cinesina di fare marameo, e non lasciarsi tirare per i capelli in dibattiti enormi, proprio nel momento in cui poteva legittimamente gustarsi il proprio trionfo sportivo.

Insomma, l’impegno civile e civico dei campioni sportivi è sempre auspicabile e apprezzato, ma deve scattare come molla personale, e magari in rappresentanza di movimenti popolari. Non essere sollecitati da “pelosissime” esortazioni della controparte, nella fattispecie i giornali dell’Occidente.

E naturalmente possiamo anche coltivare il dubbio (certezza?) su quanti misfatti di regime italiani, dal dopoguerra ad oggi, siano ignorati dalla Schiavone, o comunque dalla media dei nostri sportivi di successo, calciatori in primis.

Invece vorrei chiudere con una riflessione numericamente significativa, citando sempre La Stampa: in Cina ci sono 14 milioni di tennisti (di cui 400 mila in maniera agonistica), 30 mila campi da gioco, 4 mila accademie. Insomma anche qui i cinesi fanno sistema, e il successo dei loro atleti diventa conseguenza naturale.

E. G.

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  1. rod laver
    5 giugno 2011 alle 14:55

    ah ah, la stampa? quel giornale che non ha mai rimproverato alla fiat di fare affari con la cina, ne’ con l’unione sovietica ai bei tempi? lo stesso dove direzioni e posti di comando sono distribuiti per vincoli aziendali, o per lombi politici e familiari? quel giornale che si vanta dei soldi prontamente restituiti da fiat al governo americano per la chrysler, ma non dice ne’ chiede quando marchionne restituirà ai cittadini italiani decenni di regali di denaro pubblico sottoforma di cassa integrazione e incentivi auto?

  2. Ettore
    5 giugno 2011 alle 15:01

    Sì, credo sia quel giornale lì…di cui peraltro sono affezionato lettore da una vita. Ma i limiti quando vanno sui grandi temi sono quelli che tu ben evidenzi. Proprietari diciamo..

    E. G.

  3. Stefano Summa
    8 giugno 2011 alle 18:18

    Hai perfettamente raccontato ciò che ho pensato quando sono andato a leggere tale articolo. Tra l’altro, senza togliere nulla alla storicità dell’evento, era una notizia tale da meritare lo spazio centrale della prima pagina di un giornale nazionale italiano con tanto di foto? Per la carità, originale è originale, però…

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