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Archive for agosto 2011

Il Quizzone/28

31 agosto 2011 10 commenti

Siamo finalmente giunti alla VENTOTTESIMA puntata del Quizzone, e la buttiamo subito in politica. Su Google c’è, ma non è difficile individuare il personaggio.

“L’Ecopass è una misura inefficace, una tassa iniqua, per contrastare la crescita dello smog. Bisogna quindi pensare ad una politica diversa per migliorare la qualità dell’aria della città di Milano”.

Chi può averlo scritto, secondo voi?

A. A.

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Categorie:Cultura

[BlogLettera] A cosa servono le Regioni?

31 agosto 2011 5 commenti

Cara Redazione,

Nessuno finora è intervenuto per spiegare a cosa servono le Regioni, oggi, in una Italia che si deve adeguare al contesto normativo-istituzionale imposto dall’Unione Europea. Probabilmente queste sparate demagogiche sull’abolizione delle Province o sulla riduzione del “numero” dei parlamentari servono solo a distogliere l’attenzione dal vero unico problema risolutore: l’attuazione di una imposta patrimoniale per redistribuire il reddito dall’alto verso il basso, colpendo almeno gli eccessi di lusso e di ricchezza che ancora vengono ostentati per umiliare ed offendere le vittime di queste cicliche crisi del capitalismo finanziario, causate dal servilismo degli stati borghesi verso i banchieri, veri proprietari dei debiti pubblici. In Francia, come in altri Stati, non esistono le regioni ma solo enti territoriali intermedi tra lo Stato centrale e i Comuni. Ad esempio i Dipartimenti francesi sono analoghi alle nostre vituperate Province. Così a 150 anni dall’unità d’Italia si preferisce mantenere la più costosa ripartizione territoriale etnico-culturale delle Regioni, con i loro consiglieri che arrivano a costare quanto i parlamentari nazionali (e anche oltre, visto il caso “particolare” dell’ultra autonomia siciliana) e con i più assurdi privilegi fiscali per le autonomie speciali, questi sì causanti un gravissimo ed iniquo carico per l’intera comunità nazionale. Allora anziché abrogare le Province, proviamo ad abrogare almeno l’autonomia, ormai anacronistica, delle cinque Regioni a statuto speciale (Sicilia, Sardegna, Friuli Ven. Giulia, Trentino Alto Adige, Valle d’Aosta): il risparmio economico qui supererebbe di certo il costo di tutte le Province e di tutti i parlamentari, oltre a ristabilire il principio di uguaglianza sostanziale dei cittadini di tutte le Regioni della Repubblica (federalismo docet ….). Ed infine chissà perché tutti i politici insistono nel proporre la riduzione del solo numero dei parlamentari, ma non le loro indennità e prebende varie, per le quali deteniamo il “primato” mondiale.  Una giusta riforma democratica potrebbe essere quella invece di retribuire gli “eletti” con un compenso corrispondente alla retribuzione media di un lavoratore dipendente. Io proporrei almeno di “dimezzare” i loro compensi e di aumentare contestualmente la rappresentanza popolare nelle istituzioni, per garantire meglio l’elettorato attivo e passivo, poiché solo con l’aumento della partecipazione popolare tramite più eletti dal basso nelle Istituzioni si può garantire lo sviluppo dell’ordinamento democratico.

Claudio Ferro
Alessandria

Categorie:BLettere

[BlogLettera] “Ignorato l’esito dei referendum: ripartiamo subito!”

31 agosto 2011 1 commento

Siamo fermi. Dobbiamo ripartire. Come movimenti, dobbiamo farci un’autocritica se il governo, con la complicità delle opposizioni e dei sindacati, si sta facendo beffe dell’esito referendario tramite la riproposizione tale e quale della messa in gara dei servizi pubblici locali (rifiuti, trasporti, energia, eccezione apparente l’acqua), e svendendo il nostro patrimonio collettivo –i beni pubblici sociali (Mattei)- che la sovrana volontà popolare, con 27 milioni di voti, ha invece sancito debba essere governato in termini ecologici, sociali e sostenibili, nell’interesse comune, e non espropriato. Ferme le responsabilità bipartisan di inaudita gravità politica giuridica e costituzionale, che vanno denunciate in tutte le forme di lotta possibili, i movimenti dei beni comuni dovrebbero però interrogarsi sui propri limiti che hanno favorito in pochi mesi il tentativo di svuotamento dell’esito epocale dei referendum. E porvi rimedio. Tramite due strumenti: organizzazione e programma.

Già all’indomani del voto c’è stato chi, fra noi, ha posto l’esigenza di una organizzazione stabile di tutti i movimenti. Sulla base di un “MANIFESTO DEI BENI COMUNI” (Lucarelli). Petrella ne ha perfino coniato la denominazione: “STATI GENERALI DEL GOVERNO DEI BENI COMUNI” . Però l’organizzazione è sempre stata il tallone d’Achille dei movimenti. Non è che ne siamo incapaci. Anzi. A novembre, ad esempio, abbiamo organizzato, improvvisando via internet, una vivacissima giornata contro il nucleare in un centinaio di località italiane, auto convocazione che ha posto le basi per la mobilitazione referendaria. Oppure pensiamo alla trionfale organizzazione del popolo dell’acqua: strutturata a livello nazionale e articolata localmente. E all’eroica resistenza dei No Tav, e non solo in Valsusa, e ai No Dal Molin e ai tantissimi altri esempi consolidati negli anni.

Esiste infatti un immenso ma disperso patrimonio di “democrazia partecipata” composto da mille vertenze sul territorio che si stanno scontrando  con i poteri economico e politico, un patrimonio di movimenti ambientalisti, civici, non violenti, pacifisti, che però non hanno spiccato il salto di qualità. Sono sì innervati in una serie di formidabili reti nazionali (acqua pubblica, rifiuti, inceneritori, ogm, elettrosmog, nucleare, tav, grandi opere, pace, grillo, amianto, sanità ecc.) tutte, di fatto, convergenti su un comune alternativo modello di sviluppo e di politica che, di fatto, è un vero e proprio programma nazionale, però sono da sempre senza una esplicita piattaforma comune, senza la spina dorsale di un coordinamento,  senza mezzi di comunicazione unitari,  con interne difficoltà e resistenze al collegamento e all’unità, dunque sempre sull’orlo della sconfitta epocale. Insomma: una forza politica straordinaria e inespressa. Si è finalmente espressa con i referendum. Poi si è di nuovo fermata.

Eppure, dopo il referendum, nessuno, nessun partito o sindacato, se non il movimento dei movimenti sarebbe in grado credibilmente di opporre alla “manovra” di macelleria sociale (M. Bersani) una contromanovra di alternativa economica e democratica: tasse sui patrimoni e le rendite, tagli alle spese militari, alle grandi opere e Tav, sviluppo della green economy, energie rinnovabili, riciclo rifiuti, mobilità sostenibile, agricoltura biologica, lotta al precariato, sostegno alle pensioni più basse, recupero del fiscal drag, reddito di cittadinanza, diritto alla salute ecc. (Sbilanciamoci).

Dunque è dimostrato che a livelli settoriale e locale esiste, enorme,  una potenzialità auto organizzativa pari a quella propositiva , però che ci sono dentro i movimenti prudenze esagerate, paure,  anche resistenze culturali a capire la valenza strategica di darsi una organizzazione stabile a livello nazionale, addirittura resistenze miopi impastate di autosufficienza  e separatezza, oltre alle ostilità ideologiche. Si è perfino stentato ad ammettere che ciascun quesito referendario sarebbe stato perdente se scollegato dagli altri.

L’affermazione a giugno dei referendum ha illuso molti di noi che fosse finalmente giunto il momento di costruire una organizzazione nazionale stabile, sapendo che nessun partito è in grado di rappresentare le istanze del movimento o solo di contrastare i prevedibili stravolgimenti post referendari. “Usciamo subito da Roma,” fu proposto “ facciamo della Valsusa la sede ufficiale dei comitati dei beni comuni, per un modello alternativo di sviluppo e democrazia”. A qualche mese di distanza, lo spirito di quell’appello rimane valido. Restano valide le affermazioni fatte: “Con lo straordinario avvenimento politico del referendum ha trionfato un nuovo modello di fare politica… la fine di un ciclo politico e culturale… è nato un nuovo laboratorio politico… il conflitto,  la partecipazione e i beni comuni sono le nuove categorie per la nascita di nuove soggettività politiche fuori e oltre il sistema dei partiti”. Resta dunque valida l’opportunità allora avvertita di impegnarci per un” MANIFESTO DEI BENI COMUNI”. Resta valido l’obbiettivo che gli “STATI GENERALI DEL GOVERNO DEI BENI COMUNI”, o come altrimenti si vuole chiamarli, “siano il primo e rapido atto costituente  del popolo dei beni comuni”. Ebbene, convochiamo questi Stati generali, autoconvochiamoci!  Di lì, in piena autonomia,  tenteremo di costruire  una “ALLEANZA PER I BENI COMUNI”  (Giustini) cercando di coalizzare in un patto forze sociali, sindacali e politiche, centri sociali, circoli culturali, associazioni civiche, studentesche, reti, imprese sociali ecc. (Viale) .

Autoconvochiamoci. Chi è d’accordo alzi la mano (via internet). Ci siamo già riusciti, ripeteremo il miracolo.

Abbiamo i programmi alternativi e gli uomini e le donne, ci manca l’organizzazione. Con l’organizzazione poniamo le basi per la creazione dal basso di una nuova classe dirigente che faccia fuori l’insopportabile occupazione del potere a tutti i livelli amministrativi e statali. Non siamo velleitari: proponiamoci solo di porre le basi. Nessuno vorrebbe abolire i partiti. Rivoltarli come un calzino, sì.

Pensare globalmente e agire localmente: abbiamo  sempre detto, però più che mai è tempo che la dimensione locale diventi quella nazionale. Come indirizza l’esito dei referendum. Se invece continuiamo a ragionare per compartimenti stagni, ognuno curando il proprio “bene comune”, non faremo molta strada, né globalmente né localmente. Saremo perdenti se non difendiamo, conquistiamo tutti  i “beni comuni”. “Beni comuni” sono l’acqua, i servizi pubblici, l’aria, le energie, zero rifiuti, ma anche la salute, la sanità pubblica, i saperi, l’istruzione, ma anche il territorio, le fonti non rinnovabili, la vita del pianeta, gli ecosistemi, la biodiversità, ma anche il lavoro, la casa, il cibo, la sociodiversità, le relazioni sociali. Gli strumenti di conquista sono, dal basso, la partecipazione e la democrazia. Complessivamente, la difesa e la conquista , la riappropriazione e la messa in comune di questi “beni comuni” significano la conquista e la costruzione di un modello alternativo di politica e di sviluppo, alternativo all’espropriazione-privatizzazione capitalistica  dei beni e dei luoghi comuni materiali e immateriali che si avvale (la “manovra”) della stessa provocata crisi  economica e sociale  per accrescere precarietà,  povertà e profitti. Se tale è il progetto che ereditiamo dai referendum, non dobbiamo perdere tempo in compartimenti stagni, a lavorare separatamente chi per l’acqua, chi per le fonti rinnovabili, chi per i rifiuti ecc. Organizziamo la partecipazione, la democrazia. Organizziamoci, senza fonderci, conservando la propria specificità. Ma organizziamoci.

Lino Balza
Medicina democratica Movimento di lotta per la salute

Categorie:BLettere

La truffa delle pensioni

31 agosto 2011 7 commenti

Alcuni mesi fa ho chiesto informazioni riguardo ai costi del riscatto degli anni della laurea e del militare al mio ente previdenziale di riferimento.
Mi è andata bene: l’addetta, in un rigurgito di onestà (forse le ho suscitato simpatia, forse quel giorno le girava così) mi ha detto candidamente: “guardi, l’anno di militare è a riscatto gratuito. Ma per l’università, mi dia retta, lasci stare: costa un botto e sono soldi buttati. Tanto voi quarantenni mica la prenderete, la pensione….Se ha un po’ di risparmi se li tenga, e faccia conto solo su quelli”. Poichè in cuor mio sostenevo e sostengo da tempo la stessa tesi (ossia che i quarantenni di oggi, dipendenti o meno, avranno dallo Stato al massimo un obolo, e non prima dei settant’anni) me ne sono tornato a casa quasi sorridente, e sicuramente con l’impressione di aver risparmiato un po’ di soldini.

La situazione, però, è assai poco seria. Perchè la situazione non viene per nulla presentata per quello che è, ma siamo in questi anni di fronte ad una vera e propria truffa di Stato, di cui tutti gli addetti ai lavori sono evidentemente a conoscenza, ma che viene taciuta per rimandare di un po’ l’implosione del sistema previdenziale.

La realtà è, appunto, che la generazione dei quarantenni è praticamente in mezzo al guado: paga per chi è oggi in pensione, ben sapendo che non avrà indietro che la minima parte di ciò che sta versando. Parlo naturalmente di coloro che hanno un contratto da dipendenti, ossia i garantiti, che paradossalmente sono coloro che subiranno la truffa più forte, poichè da molti nonostante tutto inaspettata.

Eppure guardate che è così: chi oggi versa 100 e andrà in pensione tra 20 o 30 anni riceverà non più di 30-35, ragionando naturalmente in termini di età media. Ossia le pensioni saranno assai più basse delle attuali, e saranno erogate mediamente per non più una decina decina d’anni, diciamo dai 70 agli 80. Peccato però che a ricevere l’obolo saranno lavoratori con 40 anni di versamenti, e assai onerosi, come sa qualsiasi dipendente abbia minima dimestichezza con la propria busta paga: all’11-12 per cento del lordo va infatti aggiunto un altro 22-24% che l’azienda versa alla previdenza extralordo, ma che alla fin fine, sia chiaro, sono sempre denari frutto del lavoro del povero dipendente (va beh, in alcuni casi anche “imboscato” naturalmente, come in tutte le categorie).

Ora, poi, a restare mazziati da questa ulteriore nuova versione della manovra (ma mica sarà l’ultima: tranquilli, manca ancora il passaggio in Parlamento..) sono i pensionandi se capisco bene, ossia coloro che avevano già versato il riscatto della laurea, e a cui viene fatto marameo. D’accordo: gli anni verranno comunque conteggiati alla fine, quando l’agognata pensione sarà erogata. Ma è comunque una truffa: perchè se io ho riscattato a caro prezzo i 4 anni della laurea è stato proprio per andare in pensione prima, e beneficiare di 4 anni di anni di rendita in più, a fronte di un anticipo di denaro. Insomma, giratela come volete ma secondo me ci sono gli estremi per una class action, e magari ci sarà pure.

Il punto, signori miei, è che siamo in mano non solo a manigoldi, ma a manigoldi incompetenti, che è ben peggio, e assai più rischioso. Ogni 20 giorni tirano fuori dal cilindro nuovi escamotage, senza minimamente valutare controindicazioni e rischi. Ma che cavolo di tecnici sono questi?

Va beh, sapete cosa li salva? Buona parte degli italiani sembra più interessata al regolare svolgimento del prossimo campionato di calcio che al futuro proprio, e a quello dei loro figli. E allora speriamo che almeno la serie A parta regolare, così avremo qualcosa di serio a cui dedicarci davvero.

E. G.

Categorie:In primo piano

Gli Yo Yo Mundi sabato sera ad Acqui Terme festeggiano Munfrâ

30 agosto 2011 Commenti disabilitati

Di solito non segnaliamo concerti e iniziative, ma gli Yo Yo Mundi valgono l’eccezione. Munfrâ  è un gran bel cd, ascoltatelo….ma soprattutto andate ad ascoltare gli Yo Yo MUndi dal vivo,  e gratis, nel cuore della loro città…in piazza della Bollente ad Acqui Terme, sabato sera alle 21.

Sarà una vera e propria festa, con la musica e le canzoni della band, che – in occasione del decimo album ufficiale – ha compiuto un viaggio di esplorazione tra le terre di Monferrato, scoprendo suoni e storie  senza tempo, in un mix di allegria e tradizione.

Uscito il 21 marzo scorso per l’etichetta Felmay e distribuito da Egea, “Munfrâ” è stato accolto con entusiasmo dalla critica, dal pubblico e da Paolo Conte, che nella prefazione del cd scrive: «Sto ascoltando dal mio Monferrato questo magnifico disco degli Yo Yo Mundi dedicato a queste terre».

In questo lavoro alla canzone d’autore e al folk si fondono i suoni del mondo e le atmosfere sospese della musica popolare e il di sabto sera concerto intitolato – Canzoni d’amore e di festa, Musica Selvatica, Racconti di Monferrato – rispecchia pienamente queste caratteristiche.

Oltre a numerosi brani del cd, la scaletta si arricchirà di pezzi tratti dal repertorio della band, riarrangiati per l’occasione.

In diversi brani il gruppo di Acqui Terme affronta – per la prima volta – il canto in dialetto, una lingua antica che diventa suono, fino a perdere una precisa connotazione geografica e temporale, «Siete riusciti in alcuni momenti a toccare l’antico che è come toccare il futuro», afferma Paolo Conte in una lettera al gruppo.

Lo testimonia anche il successo che il lavoro sta riscuotendo, ad esempio, in Francia, dove è uscito di recente ottenendo subito ottime recensioni,”Munfrâ”, infatti, pur restando fedele alla tradizione e agli idiomi locali, è apprezzato dal pubblico di ogni latitudine, anche straniero.

Sono tanti gli artisti che hanno offerto un contributo di unicità ed eccellenza, portando con sé una sarabanda di strumenti – ricordiamo Hevia, Eugenio Finardi, Steve Wickham e la Banda Osiris -, alcuni di questi straordinari musicisti saranno presenti sul palco di Piazza della Bollente: Betti Elisabetta Gagliardi – voce -, Alex Leonte – violino – e Diego Pangolino – percussioni -.

Ma non mancheranno altri ospiti come Mariateresa Lonetti – voce – e Edmondo Eddy Romano – fiati, flauti e cornamusa – e, chissà, qualche sorpresa dell’ultima ora.
Il concerto è organizzato dall’Amministrazione Comunale di Acqui Terme insieme all’Amministrazione Provinciale di Alessandria.

Categorie:In primo piano

[BlogLettera] “Ridiamo vitalità al centro storico alessandrino”

30 agosto 2011 1 commento

Ultimamente il problema legato al recupero e valorizzazione dei centri storici sembra aver scalzato la solita annosa questione relativa alle periferie.
In effetti riferendosi alla nostra realtà si evince facilmente l’urgenza di una risoluzione.
L’alternarsi delle decisioni politiche relative alla chiusura/apertura al traffico veicolare nel centro città, ha di fatto solo portato ad uno stallo della vitalità dello stesso.

In termini concreti legati anche alle normative che impongono ai comuni di circoscrivere aree chiuse al traffico, la delimitazione del centro storico come zona pedonale ha un suo perchè.
Certo è che rivoluzioni urbanistiche di questa portata non possono essere attivate dal giorno alla notte senza un piano socio-urbanistico ben definito che ne consenta la corretta fattibilità.
Il centro chiuso al traffico veicolare deve costituire una risorsa per il cittadino che intende vivere la propria città che, a sua volta, per attirare i suoi abitanti deve rispolverare e portare a nuova luce i propri punti di interesse.

Per permettere al cittadino di approvare un piano di sviluppo di questo genere, è necessario in primo luogo invogliarlo ad abbandonare il suo mezzo di trasporto a quattro ruote realizzando comodi e poco costosi parcheggi in zone strategiche limitrofe al centro.

In secondo luogo rivitalizzare quelle vie centrali che di fatto fino ad oggi costituivano dei percorsi viari e che da domani dovranno essere messi a disposizione delle capacità imprenditoriali dei commercianti, ospitando punti di ristori con annessi dehors, negozi di ogni genere e sorta, spazi dedicati alla cultura e qualsiasi altra valida inziativa che implementi la rivitalizzazione del nostro centro.

Un’amministrazione attenta ascolta i bisogni dei propri cittadini e rielabora nel tempo una città su misura in cui ognuno attraverso il proprio contributo ne amplifichi attrattive e potenzialità.
Investire nella propria città per renderla più bella e consona alle proprie esigenze aiuta a vivere meglio in un clima di maggior benessere e ricchezza.

Aiutaci a riprogettare Alessandria con le tue idee ed i tuoi consigli e per una volta proviamo a credere che quello che abbiamo può essere meglio di quello che cerchiamo.

Direttivo API Alleanza per l’Italia
Alessandria

Categorie:BLettere

Marubbi: “non sono Renzi, ma il Pd deve cambiare”

30 agosto 2011 Commenti disabilitati

Un rinnovamento profondo, di progetti e di persone, all’interno del Pd è essenziale per trasformare l’intero Paese. Lo sostiene su AlessandriaNews Germano Marubbi (nella foto), assessore al Bilancio del Comune di Novi Ligure, senza rinunciare allo scontro, anche generazionale, con i vertici del suo partito. “Alle primarie alessandrine starei con Buzzi”. Buona lettura!

E. G.

Categorie:Politica
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