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Teatro all’amianto: fu pura fatalità?

19 dicembre 2011

Torniamo brevemente su una vicenda, quella del teatro Comunale di Alessandria chiuso ormai da 16 mesi, che non smette di stupirci.
Nei giorni scorsi la giustizia alessandrina ha stabilito che non ci sono gli elementi per mettere sotto processo i rappresentanti del cda della Fondazione TRA. Ne prendiamo atto, e siamo felici per loro.

Ma come cittadini e come (ex, al momento) frequentatori del teatro Comunale, e annesse salette cinematografiche, continuiamo a chiederci:

1) se la struttura è chiusa da 16 mesi, e che vada bene per altri 3 (quando riaprirà lo vedremo. Intanto si parla di stagione estiva in teato anzichè in Cittadella…mah…), è per pura sfiga, o esistono responsabilità, e di chi sono?
Sento circolare battutacce in città: del tipo che, essendo quella teatrale un’attività in perdita, in realtà in questo anno e mezzo si sono risparmiati dei soldi pubblici. Peccato che nessuno ricordi che siamo passati, in tre anni, dal progetto di secondo Teatro Stabile del Piemonte ad una stagione ‘di fortuna’, con spettacoli talora da parrocchietta, come quello di un ormai ‘frollato’ Bruno Gambarotta di qualche settimana fa a Valenza. Quanti anni ci vorranno e quanti soldi si dovranno investire per tornare nella serie A, o quanto meno in una dignitosa serie B, dei teatri italiani?

2) I 3 o 4 mila alessandrini che, come il sottoscritto, hanno frequentato il teatro nel mese di settembre 2010 possono stare tranquilli o no? Nessuno, neanche a livello di Asl, si è mai pronunciato. Dobbiamo per caso prepararci a ricevere pure noi, post mortem, l’obolo del diavolo, come quei poveretti casalesi?

Domande semplici, in fondo. Rispondere è così difficile? Eppure il teatro interessa a migliaia di alessandrini: possibile che valga la pena mobilitarsi solo per i 1.500 (quando vincono: ora anche meno) tifosi dei Grigi?

E. G.

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Categorie:In primo piano
  1. Enrica Bocchio
    19 dicembre 2011 alle 22:26

    … “spettacoli talora da parrocchietta, come quello di un ormai ‘frollato’ Bruno Gambarotta di qualche settimana fa a Valenza.”

    Posso dire che in parrocchietta ho visto spettacoli anche migliori?
    E posso dire che per giunta era sovvenzionato dalla regione? E dire che sono andata apposta a Casale, per non perderlo!
    E già che ci siamo, posso dire che il massimo è stata l’idea di far commemorare l’Unità d’Italia ad un gruppo rock gotico italo-inglese, con la compiacenza di comune, provincia, prefettura?
    No, forse non posso dirlo: potrei passare da “rosicante”…
    Meglio una dignitosa e consapevole solitudine…

  2. 19 dicembre 2011 alle 23:12

    No no Enrica, dica pure, dica tutto. Lo spettacolo di Gambarotta e delle due “attrici” (le virgolette sono d’obbligo, stavolta) che lo accompagnavano leggendo il copione in scena e farfugliando era talmente penoso da essere involontariamente divertente. Sembrava davvero la recita di Natale della casa di riposo…

    E. G.

  3. 20 dicembre 2011 alle 09:00

    tra prefettura, comune e provincia, non si dimentichi MAI la fondazione, madre di tutti gli sprechi politici

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