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Archive for marzo 2012

[BlogLettera] Re Giorgio come Maria Antonietta?

31 marzo 2012 10 commenti

Spett.le Redazione,

Napolitano come Maria Antonietta di Francia. Il nostro Presidente vive una realtà economica totalmente diversa dal popolo che non si rende conto della situazione che sta degenerando a discapito di tutte quelle famiglie e pensionati che tassa dopo tassa, iva su accise, aumenti sopra aumenti, fra un po’ non sapranno più a che santo votarsi.

Quando dice la frase: “Ho molta fiducia sulla capacità di comprensione degli italiani sulla necessità di affrontare i cambiamenti e sulle strade nuove che questi cambiamenti prevedono” e aggiunge: “Non vedo esasperazioni cieche”   ricorda il comportamento che sembra abbia avuto la regina Maria Antonietta quando invitava il popolo affamato e senza pane a mangiare brioches e di lì la sanguinosa rivoluzione che cancellò la monarchia corrotta e affamapopolo. Al Presidente Napolitano chiederei: “ha idea quanto si pagano le spese di casa al mese? E il riscaldamento, acqua, luce,telefono?  Conosce quanto costa la tassa rifiuti? E la sanità, l’auto e il carburante? Le spese sanitarie e scolastiche? La benzina? Il cibo? Una settimana di vacanza per cambiare aria ai polmoni? Dopo sette anni al Quirinale con la famiglia, forse si è perso costi e aumenti e per questo non si rende conto anche se, quando tornerà alla vita comune non soffrirà comunque, per noi con poco più di mille euro al mese di quella “nuova strada” che cita, ne facciamo ben poca. La mia non è irriverenza ma sono ragionamenti  che si fa il popolino.
Stanno cercando di sanare conti, debiti, scelte scellerate che hanno fatto loro e non certo noi, il nostro unico errore è stato di dare la fiducia con il voto, noi gli abbiamo messo nelle mani il paese e se lo sono pappato  pensando solo al proprio tornaconto. Vivono con due o tre pensioni d’oro  al mese  con aggiunte di compensi,  per incarichi che ricoprono fino alla morte perché nessuno di loro molla l’osso a succhiare fino l’ultima goccia del nostro sangue.

Il premier Monti (progetto riuscito di Napolitano causa fallimento della politica) dichiara: “Italiani vogliono riforma” e aggiunge : “Ho l’impressione che la maggioranza degli italiani percepisca questa riforma del lavoro come un passo necessario nell’interesse dei lavoratori”. Impressione errata caro Presidente del Consiglio “posticcio”.

Se Tremonti nel Governo politico  che giace in panchina era riuscito ad eguagliare Quintino Sella  arrivando a imporre la “tassa sul macinato”, il premier Monti&Napolitano ha superato Sella e Tremonti di gran lunga e certamente passeranno alla storia  ma in negativo perché non si risana un paese dove per anni chi l’ha governato in opposizione e maggioranze, gli eletti si sono preoccupati in gran lunga solo per i propri interessi, per i propri partiti  e delle lobby di potere; cronache di  scandali e corruzione di ogni giorno ne testano quanto scritto.

Graziella Zaccone Languzzi    

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Il Superstite (82)

31 marzo 2012 3 commenti

di Danilo Arona

La nostra città, occorre ricordarlo con orgoglio, vanta un gran numero di ottimi musicisti. Restringendo il campo a quelli in attività e/o rampanti, mi toccherebbe partire con un lungo elenco a favore di un altrettanto ipertrofico articolo, dal quale rischierei causa rinco ormai dilagante di lasciar fuori qualcuno. Allora, ripetendomi (ma repetita iuvant), eccomi qua a dichiarare il mio affetto di musicista e di uomo all’amico Dado Bargioni, con il quale di tanto in tanto capita di incrociare le note. Con mia somma gioia, va sottolineato, perché calcare un palco con lui, e magari lo zio Rudi, è gratificante e istruttivo: cibo per l’anima e “cioccolata per le orecchie” (ma questa è già una battuta, sin troppo comoda, per ricordare il titolo dell’album in uscita di Dado).

Al di là della mia indiscussa parzialità, non sono il solo a sostenere che la musica di Dado è unica (già lo ha attestato da par suo su “Il Giornale” un’altra nostra eccellenza giornalistica, Paolo Giordano) e che non assomiglia a quella di nessun altro. Frutto di un’accorta, intelligente miscelazione di influenze formative o effetto di una rigorosa e preziosa poetica dell’autore è discussione che lascia il tempo che trova. I pezzi di Dado sono magici, profondi, con percorsi sul pentagramma che lasciano l’ascoltatore stupefatto per il loro ardire e per il loro apparire “facili” e di immediato consumo anche quando non lo sono: e qui sta il talento, vena che ci auguriamo inesauribile, di un musicista alessandrino che parla una lingua internazionale.

All’uopo fatevi un giro sul bel sito del Song Circle (ex New York Songwriters Circle), società di musicisti della Grande Mela (ci sono passati Norah Jones, Kate Voegle e Chris Barron), perché Dado è pure il direttore artistico della sezione italiana che aprirà i battenti nell’autunno di quest’anno a Milano. Infine, per chi vuole rinfrescare la memoria o scoprire qualcosa di bello che per pura distrazione non ha ancora “assaggiato”, ricordo il concerto di Dado & Band il 19 aprile al QBA di Alessandria. Per i vecchi superstiti alla stregua del sottoscritto, per raggiungere il QBA basta andare ai Ferrovieri sul Cavalcavia Brigata Ravenna. In gergo nostalgico, “ai Feroci”.

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[BlogLettera] Gravissimo che l’archivio Ferrero sia finito in discarica

30 marzo 2012 3 commenti

Ho appreso con sgomento e profonda indignazione la notizia che buona parte del Fondo Ferrero è finito in discarica, insieme ad alcune locandine storiche del teatro Comunale di Alessandria. Il patrimonio di volumi lasciato in eredità al Teatro dalla famiglia di Adelio Ferrero, critico cinematografico di fama nazionale e primo presidente dell’Ata, è stato contaminato dall’amianto come il resto della struttura comunale, ma invece di essere  risanato è stato distrutto.

Per stessa ammissione della presidente del Teatro Elvira Mancuso questa decisione è stata presa per non rallentare i lavori, dunque altre strade sarebbero state percorribili e avrebbero permesso di salvaguardare la memoria teatrale e culturale della nostra città.
Un patrimonio tra l’altro pubblico, che si è consapevolmente scelto di sacrificare, mi chiedo a quale prezzo.
E quale significato possiamo dare alle parole della presidente Mancuso che ha definito i  volumi di Ferrero ‘vecchi libri in un armadio’, paragonandone il valore a quello di un tappeto di sua proprietà gettato via perchè contaminato dall’amianto?

La necessità di mettere in sicurezza il teatro è comprensibile, ma non lo è la rapidità con cui la presidente Mancuso e il sindaco Fabbio hanno deciso di procedere, senza informare la città a partire dal Consiglio Comunale o cercare soluzioni alternative, pur trattandosi di un bene della collettività.
Porre l’attenzione sui tempi di bonifica con così tanta foga, in questa fase, mi sembra pura demagogia elettorale: presidente e sindaco sono stati tanto superficiali allora nell’affidare i lavori alla stessa ditta che ha provocato i danni, quanto adesso nel trattare come carta straccia un patrimonio che apparteneva alla comunità e il cui valore è fuori discussione.

In queste ore, tra l’altro, cresce la preoccupazione anche per le sorti del Fondo Guazzotti, uno dei creatori dell’Azienda teatrale alessandrina. Pare che pubblicazioni di interesse storico e culturale donate dalla sua famiglia al Teatro siano andate perse, materiale che tra l’altro non fu mai fruibile in città per carenza di spazi adeguati e che avrebbe dovuto trovare una collocazione al Piccolo Teatro di Milano.

Senza storia non c’è memoria, ma chi sta operando nel nostro teatro non sembra curarsene.

Rita Rossa

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Il mondo delle favole

30 marzo 2012 Commenti disabilitati

di Bruno Soro
www.cittafutura.al.it

“La tecnica con cui la fiaba è costruita si vale insieme del rispetto di convenzioni e della libertà inventiva. Dato il tema, esistono un certo numero di passaggi obbligati per arrivare alla soluzione, i «motivi» che si scambiano da un «tipo» all’altro (…); sta al narratore organizzarli, tenerli su uno sopra l’altro come i mattoni d’un muro, sbrigandosela con rapidità nei punti morti (…), e usando per cemento la piccola o grande arte sua, quel che ci mette lui che racconta, il calore dei suoi luoghi, delle sue fatiche e speranze, il suo «contenuto».

Italo Calvino, Sulla fiaba, Einaudi, Torino, 1988

L’espressione “mercato del lavoro” occupa da qualche tempo le prime pagine dei quotidiani e trova ampio spazio anche nei commenti di qualificati esperti, dai quali ci si attenderebbe una maggiore attenzione al significato dei termini, alla loro valenza ideologica spesso spacciata per una implacabile “legge economica”. In periodi di depressione economica come quello che l’economia italiana sta attraversando, il mondo del lavoro è interessato da processi di ristrutturazione delle aziende che colpiscono particolarmente sia i diritti che i redditi dei lavoratori dipendenti compromettendo, talvolta in maniera estremamente pesante, il tenore di vita delle loro famiglie. C’è voluto il monito della Chiesa per richiamare l’attenzione sul fatto che il lavoro non è una merce e che dietro situazioni etichettate come “esodati” oppure “esuberi” c’è spesso il dramma di persone che dispongono unicamente del reddito guadagnato con il lavoro per mantenere i figli, farli studiare e cercare di assicurare loro un futuro migliore rispetto a quello dei loro genitori. [Per leggere l’articolo completo clicca qui]

Categorie:Editoriali

Formagnana: “a volte mi chiedo: serve ancora la Lega?”

30 marzo 2012 3 commenti

Alessandrino da oltre vent’anni, e da febbraio consigliere regionale. Michele Formagnana (nella foto), ex militante del Carroccio oggi nel gruppo misto di Palazzo Lascaris, racconta il percorso politico che lo ha condotto a Torino. Leggete la sua verità su AlessandriaNews!

E. G.

Categorie:Politica

#13: Piercarlo FA… Una solida alleanza

30 marzo 2012 Commenti disabilitati

Tredicesima puntata di Piercarlo FA.

Categorie:Politica

Un’Alessandria diversa è possibile?

30 marzo 2012 4 commenti

E’ di ieri una piccola notizia di cronaca, che può e deve aprire spazi di riflessione più ampia.
Non per speculare sulle sorti di un singolo funzionario pubblico condannato per peculato, di cui nulla so né voglio sapere. Ma per lanciare, invece, uno spazio di discussione su trasparenza e qualità come possibili leve per creare sviluppo sul territorio. Non un territorio qualunque, naturalmente: quello alessandrino.

Del tema si parlerà lunedì sera in un dibattito pubblico
a cui parteciperò come moderatore, organizzato dal candidato sindaco (e amico di questo blog) Corrado Parise, e mi pare che appunto, come mostra la notizia di cronaca di cui sopra, la questione sia di forte attualità e non una roba astratta o accademica.

Naturalmente lunedì sera non sarò presente per fare campagna elettorale pro Corrado (che sa farsela da solo), ma per porre domande molto concrete e pragmatiche ai relatori. Ci saranno un magistrato torinese, Paolo Lotti, che è consigliere di Stato e docente universitario di Diritto Amministrativo; Franco Osenga, presidente del Collegio Costruttori di Alessandria e delle Casse Edili a livello nazionale; la giornalista del quotidiano La Stampa (alessandrina, anche se lavora a Torino) Antonella Mariotti.

Vorrei farmi spiegare da questi signori se la crisi di Alessandria (come città, comunità civile e territorio) è irreversibile oppure no. E, partendo dal presupposto ottimistico che non lo sia (altrimenti potremmo starcene tutti a casa a guardare il calcio in tv fino alla fine dei nostri giorni), spero emergano idee e proposte concrete sul cosa fare, e sul come fare.

Che Alessandria dagli anni Settanta ad oggi ha imboccato un lento e progressivo declino ce lo raccontiamo spesso. Che le menti migliori, una volta specializzate o iper specializzate, si trovano a scegliere tra l’emigrazione e la sotto occupazione pure. Per vent’anni (ossia dai mitici anni Ottanta fino all’altro ieri) la terza via è stata rappresentata dall’elemosina chiesta a qualche politico mediocre, per ottenere un posto (non un lavoro) altrettanto mediocre con il quale morire dentro (interiormente intendo) assai prima che fuori. Oggi se ancora qualcuno ci prova a prometterlo (siamo sotto elezioni, la tentazione può esserci) ridetegli pure in faccia, perché oltre ad essere una strada umiliante, trattasi di millantato credito.

Quindi? Quindi cercheremo di capire come, a partire da nuove regole di trasparenza dell’ente Comune, dei suoi atti e delle sue attività, si può immaginare un’Alessandria normale (dentro un’Italia altrettanto normale, è chiaro), in cui:

1) le persone vivono di diritti, e non di favori e “conoscenze” personali e famigliari;

2) ognuno, in base alle proprie competenze e qualifiche personali, può cercare di costruirsi un percorso professionale (che sia da dipendente, libero professionista, lavoratore autonomo ecc…) in maniera trasparente e senza ostacoli burocratici o discriminazioni di sorta;

3) un commerciante o titolare di qualsiasi attività può ridurre al minimo i costi (in termini di tempo e denaro) della burocrazia, e dedicarsi pienamente alla propria attività, magari ricevendo dalla mano pubblica non sussidi, ma un aiuto in termini di miglioramento e ottimizzazione delle condizioni di lavoro, anziché continui ostacoli.
Per non dire poi dei tempi di pagamento dei fornitori da parte degli enti pubblici, e del
livello illegale segnalato dalla notizia di ieri, che mi dicono essere assai più diffuso di quanto io credessi.

Insomma, proverò a chiedere a Lotti, Osenga, Mariotti e Parise come la pensano e cosa propongono, ma anche a stimolare interventi e contributi del pubblico presente. Non sarà (almeno non da parte mia, ma credo neanche degli altri) una serata “vota Antonio, vota Antonio”, ma il tentativo di capire se Alessandria ha qualche possibilità di uscire dalle sabbie mobili delle lamentele e dell’assistenzialismo (che non funziona più, oltre a deprimere “la meglio gioventù” a favore dei mediocri e delle clientele). Non è che ci si possa riuscire con un dibattito, o su un blog. Ma proviamo a fare la nostra parte.

E. G.

Categorie:In primo piano
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