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Archive for aprile 2012

[BlogLettera] Alessandria, i fatti dimostrati

30 aprile 2012 6 commenti

La storia ci ha insegnato che da sempre i proverbi sono la saggezza dei popoli e quindi nessuno dovrebbe mai dimenticarli. Ma a quanto pare molti, per convenienza o perchè non possono fare diversamente, volutamente li ignorano.

In tal senso desidero citare un proverbio che recita quanto segue: “Tra il dire e il fare, c’è di mezzo il mare”, cioè fra dire che si fanno i fatti, (come dicono tutti in questa campagna elettorale,) e dimostrarlo, ce ne passa.
Noi della lista civica “I cittadini prima di tutto”, crediamo di essere fra i pochi a poterlo concretamente dimostrare e a tale proposito, alleghiamo il seguente link: http://icittadiniprimaditutto.wordpress.com/disclaimer/, nel quale sono riportate 146 lettere effettuate dal 28 settembre 2010, ad oggi, in merito ai problemi piccoli, medi e grandi della città e quindi di riflesso dei cittadini, tra l’altro: la situazione economico finanziaria del Comune, l’ambiente, la viabilità, la sicurezza, la famiglia, la scuola, gli asili, la necessità di ridefinire i compiti della Polizia Municipale, ecc., prima dal sottoscritto, come cittadino attivo e poi negli ultimi nove mesi con la collaborazione dei candidati della lista civica “ I cittadini prima di tutto”.

Una parte dei problemi evidenziati, supportati come gli altri, costantemente dalla preziosa e indispensabile collaborazione dei media, che hanno dimostrato un encomiabile indipendenza della loro linea editoriale e grazie in particolare ad alcuni solerti ed efficienti funzionari del Comune, sono stati successivamente risolti, altri non ancora, ma confidiamo, se avremo la fiducia degli elettori alle imminenti elezioni Comunali, di potere dare il nostro contributo per risolverli in seguito.
Buona lettura… e fateci sapere il vostro pensiero.

I cittadini prima di tutto
Pier Carlo Lava

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Categorie:BLettere

IMU: chi la paga, chi no

30 aprile 2012 8 commenti

A grandi passi avanza l’IMU, il vero babau del 2012, forse solo perché balzello più strumentalizzato rispetto all’Iva, o alle tasse sulla benzina.

Comunque, ad Alessandria si guardano bene, tutti quanti, da affrontare il tema, per non demotivare l’elettorato fino al ballottaggio. Poi, saranno tutti affari nostri e scopriremo di che morte dovremo morire.

Tra aggiornamento dei valori castali, e innalzamento dei parametri su prime, e soprattutto seconde case e atttività commerciali (e agricole) rischiamo davvero di dover fronteggiare un salasso di dimensioni significative. Ma attenzione, con apprezzabili differenze.

Eh sì, perché l’IMU deve ancora partire, ma è già a quanto pare l’ennesimo specchio del Paese delle lobby e dei privilegi. Con caste che hanno la pretesa di risanare le finanze pubbliche tosando masse di poveracci imbelli, a tutto vantaggio della solita compagnia di giro: banche, politica, Chiesa cattolica.

Sembra incredibile ma è così: la tassa colpirà (per fare un esempio tra i più iniqui) gli anziani in possesso anche solo di quattro mura, ma ricoverati in casa di riposo: in quel caso Monti considera la loro abitazione come seconda casa a quanto pare. Un genio.

Lo stesso Monti, ça va sans dire, a quanto pare esenta dal pagamento del’Imu le fondazioni bancarie e quelle dei partiti (praticamente tutti gli immobili degli stessi sono quindi in salvo), e il patrimonio della Chiesa cattolica in cui ci sia anche attività di culto. E qui si apre la grande querelle tra chi dice che basterà una piccola cappelletta votiva per esentare fior di strutture commerciali, e chi invece sostiene che la Chiesa le tasse le paga da sempre. Ipotesi, quest’ultima, francamente un po’ azzardata.

Ma l’altra osservazione interessante riguarda il mercato immobiliare. L’IMU porterà nelle casse dello Stato, nel 2012, un fiume di denaro: 47 miliardi di euro, si stima.

Ma, al contempo, sarebbe in arrivo un deprezzamento del valore degli immobili sul mercato tra il 20 e il 50%, a seconda delle previsioni. Insomma, una perdita secca, per tutti noi, tra gli 800 e i 2.000 miliardi di euro. Altro che “casa bene rifugio”, e altro che professoroni e super esperti al governo. Ad aumentare l’Iva, e a iper tassare immobili e benzina poteva riuscirci anche uno qualsiasi di quei circa mille bebosciati parcheggiati in Parlamento. E se non altro avremmo un senatore a vita in meno da mantenere.

E. G.

Categorie:In primo piano

Morando: “Dico no a questo Terzo Valico”

30 aprile 2012 9 commenti

Oltre 400 associazioni di volontariato, una serie di nuovi progetti a sostegno delle donne, e un “nodo” contro le discriminazioni di prossima apertura a Palazzo Guasco. Ma con l’assessore provinciale Maria Grazia Morando (nella foto), arquatese, parliamo anche della “grande opera” più attesa e discussa del nostro territorio. Buona lettura su AlessandriaNews!

E. G.

Categorie:Politica

[BlogLettera] Chi ha paura del referendum contro la caccia?

29 aprile 2012 Commenti disabilitati

Mentre in Provincia non trovano di meglio da fare che premiare il “valoroso” cacciatore che ha ucciso il terzo daino per grandezza sul territorio italiano, il cui palco di corna risulta un trofeo maestoso e degno di essere appeso quale risultato di una stagione piena di fatiche ed insidie, in Regione si è in lotta contro il tempo per evitare il referendum che, dopo ben 25 anni di battaglie da parte del Comitato Promotore che all’epoca raccolse più di 60.000 firme degli allora cittadini contrari alla caccia. E tutto questo alla faccia della democrazia!

Basti pensare che i cacciatori piemontesi rappresentano lo 0,6% della popolazione in Regione, ad una prima analisi della situazione, parrebbe scontato lo stupore di come mai le istituzioni si prendono tanto a cuore una minoranza di persone così risicata. Sarà forse che i politici tengono alla difesa delle minoranze per difendere i loro diritti? No signori. Sarà allora che chi ci governa è veramente convinto che i cacciatori siano i protettori dell’ambiente? Ancora no. E allora, perché un manipolo di baldi ormai anziani “sportivi” armati di fucile, la cui età media è ben al di sopra dei 70 anni, è così protetta, garantita e tutelata? E come si spiega che siamo il primo Paese (ogni tanto anche noi, ma in negativo) ad avere sanzioni altissime dalla U.E. per violazione delle leggi sulla caccia, che i cittadini italiani pagano regolarmente di tasca propria a loro insaputa? Anche se non riusciamo a comprendere tutto ciò, una risposta c’è eccome!

Esiste una economia dietro le doppiette che nessuno può immaginare.

Avere sempre disponibili animali per il tiro al bersaglio, è conseguenza dell’esistenza di un indotto di aziende che li producono, li immettono nei terreni, li catturano, per un giro di affari di milioni e milioni di euro. Per non parlare poi dell’abbigliamento, delle fabbriche che costruiscono le armi, e di tutto ciò che ruota intorno a queste quattro anime anziane che, ormai tutto l’anno per un motivo o per l’altro, vanno in giro a mietere vittime, alla faccia dei divieti.

A parole, siamo tutti in grado si smontare il significato anacronistico della caccia ai giorni nostri.

Ad esempio, tornando alla premiazione per il terzo daino più grosso d’Italia, viene spontanea fare una considerazione:

se la tanto difesa caccia di “selezione” prevede che vengano abbattuti i capi più deboli, quelli ammalati  che non potrebbero garantire la continuazione della specie (che per inciso potrebbero essere preda di volpi e lupi contribuendo veramente alla selezione, ma quella naturale) perché allora il valoroso cacciatore viene premiato perché ha ucciso un daino che senz’altro sarebbe stato un valido esemplare in  grado, con la sua maestosa stazza, di superare le avversità e di generare animali forti come lui? Bè, questa sarebbe la vera legge della natura, mentre per i cacciatori non è così. Siamo di fronte alla dimostrazione semplicissima di come questi individui se ne infischino altamente dell’ambiente, di salvaguardare le specie e di inquinare i terreni con il piombo dei loro fucili.

Ciò che conta, in termini di voti, di consensi, sono gli affari economici che si fanno, alla faccia dell’ecosistema! Questi signori non ci pensano neppure a trovare soluzioni possibili alternative alla caccia, perché sarebbe molto faticoso convertire le zone di ripopolamento in parchi dove si potrebbe far girare ugualmente una economia pulita per davvero. Ormai le cose vanno così, e allora diamo sovvenzioni e contributi economici a ciò che per ora esiste, anziché pensare al futuro che, per fortuna di noi tutti, sarà presto senza cacciatori per loro naturale estinzione.

Come LAV siamo stati più volte in Provincia dall’Assessore Rava a proporre soluzioni alternative all’”invasione” dei cinghiali. Se la Provincia non permettesse l’allevamento dei cinghiali (che ormai non sono più animali autoctoni ma addirittura incrociati con grossi esemplari importati dall’est) e la loro ulteriore immissione in natura, se provassimo a sterilizzare sia i cinghiali che le volpi – con studi ormai sperimentati positivamente – il loro numero si limiterebbe drasticamente.

I cinghiali sono chiamati “i nocivi” e allora Assessore, se sono nocivi, cioè dannosi per l’agricoltura e per gli automobilisti, perché consentiamo tappandoci occhi ed orecchi che questi animali vengano prelevati dagli allevamenti ed immessi là dove poi entrano in gioco le doppiette? Addirittura per fare altre regalie consentiamo agli agricoltori in possesso di fucile di sparare a vista agli animali, senza limiti di alcun tipo. Sono anni che nessuno risponde, ma noi sappiamo bene il perché!

LAV Alessandria

Categorie:BLettere

Censimento 2011: scomparsi quasi 6 mila alessandrini

29 aprile 2012 9 commenti

Alessandria come la provincia cinese, o indiana. Ossia con un numero di residenti che fluttua allegramente tra gli 89 e i 95 mila, a seconda dei rilevamenti. Ma non siamo nell’epoca dei controlli elettronici incrociati? Se ogni nostro singolo movimento è tracciato e controllabile, vi pare possibile che la stessa residenza, e forse esistenza, di tanta gente possa essere in dubbio?

Eppure secondo l’Istat, in base ai risultati del censimento 2011, siamo 89.490, per l’anagrafe del Comune molti di più: 95.192 a fine 2010. E, con le elezioni amministrative alle porte, nei prossimi giorni avremo senz’altro qualche altro dato significativo.

Ma questo “giallo” dei quasi 6 mila alessandrini fantasma è emblematico del fallimento di questo Paese. Perché non si scappa: o l’anagrafe di Palazzo Rosso non sa fare il proprio mestiere. Oppure la manifesta incapacità è del censimento, delle sue metodologie e del personale che se ne occupa. Francamente sono più propenso a questa seconda ipotesi, considerata anche la tecnica “volontaria” utilizzata: in sostanza un’autodichiarazione, con minaccia di ammende “a babbo morto”.

Ebbene, sapete quanto è costato un censimento del genere, a livello nazionale? 590 milioni di euro, evidentemente assai mal spesi. Rimango dell’opinione che la strada per salvare il Paese (oltre naturalmente a far piazza pulita di nomenklature corrotte) non sia tagliare servizi e diritti, salassando gli italiani onesti, come sta facendo Monti con la complicità di Pdl, Pd e Udc.

Si devono invece dimezzare i costi di una spesa pubblica folle, satura di progetti e iniziative “da parata” o da falsa statistica, completamente inutili e finalizzate solo alla conservazione dell’apparato.

Chiunque riesca a farlo avrà il plauso della totalità del popolo italiano. E dico totalità per segnalare tutti i rischi correlati.

E. G.

Categorie:In primo piano

Il Superstite (85)

28 aprile 2012 Commenti disabilitati

di Danilo Arona

L’Italia non è (più) un paese normale.
Non c’è giorno che si resti allibiti di fronte alle notizie che ci giungono da fronti altrettanto deprimenti quali la cronaca e la politica. Accanto alle prodezze di una banda larga di furbacchioni di ogni colore che ha massacrato (e continua a farlo) la nazione con furberie, furti, liquefazione del pubblico danaro in centinaia di cattedrali nel deserto, corruzione e prese per i fondelli, si snoda da tempo una lunga serie di notizie che sono il termometro, fuori misura, di una follia sociale dai tratti spesso incomprensibili.

Di tale patologia le donne – di ogni età e colore – sono il bersaglio maggiore. Sono ben 54 quelle uccise per mano, ignota o ben conosciuta, dall’inizio dell’anno. A queste occorre aggiungere le “scomparse”, quelle di cui non si trovano più tracce: un fenomeno quest’ultimo in crescita da molti anni e di cui ignoro il numero a rendiconto finale. Giustamente si parla di “femminicidio”, vocabolo adoperato lustri addietro per le mattanze di Ciudad Juarez, ai confini tra Messico e Texas, uno dei posti più disumani del mondo, dove polizie e organizzazioni planetarie non riescono a intervenire tanto è il potere, ormai dilagato nei palazzi del comando, delle narcomafie.

Quella realtà orribile l’abbiamo sempre percepita in Europa, “filtrata” dai media e dalla società dello spettacolo alla Debord, che su un tema del genere riesce persino a produrre un film con Banderas e Jennifer Lopez (Bordertown), ammirevole per l’intento forse ma fallimentare sul piano del reale coinvolgimento. Adesso, di fronte a una situazione sociale sempre più esplosiva (checché ne dicano quelli che sostengono non esserci problema),  Ciudad Juarez – con i suoi disgustosi epigoni – è sempre più vicina. Soprattutto nell’assuefazione (con depressione e rassegnazione) da parte un po’ di tutti a notizie quotidiane di stupri, omicidi e stragi di donne.

Non so indicare ricette e non so francamente chi lo possa fare. Ma in giro c’è una malattia sociale che richiede condivisione e mobilitazione. E tale malattia viene quotidianamente alimentata da ingiustizia, squilibrio e crisi economica. I predatori aumentano quando le condizioni di vita peggiorano. Chi non riesce a vedere il futuro può approfittare solo del presente per cercare una ragione al proprio vivere. Spesso la percezione si distorce. Le droghe, spinte nel tessuto sociale dalle mafie, contribuiscono a fomentare tensioni e a incuneare incubi e miraggi nel mondo reale. Anche questa è Apocalisse: strisciante, subdola, “mascherata”. E il modello della povera Ciudad Juarez, che è pure città in un paese bellissimo, sta crescendo sotto i nostri occhi.

Categorie:Editoriali

Barah, il viaggio della speranza

28 aprile 2012 1 commento

Una bambina palestinese di pochi mesi, idrocefala e cieca dalla nascita, sarà trasferita nei prossimi giorni da Betlemme all’ospedale Gaslini di Genova grazie all’interessamento dell’associazione alessandrina di volontariato L’Ulivo e il Libro. Buona lettura su AlessandriaNews!

E. G.

Categorie:In primo piano
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