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[BlogLettera] Dal Pd piena fiducia al Sindaco di Ovada

12 aprile 2012

E’ nostro costume politico rispettare sempre il lavoro e le sentenze della magistratura, Lo faremo, perciò, anche in questo caso. Ciò non ci esime, tuttavia, dall’esprimere al sindaco di Ovada tutta la nostra solidarietà e tutto il nostro sostegno, nella convinzione che dai successivi gradi di giudizio potrà emergere la sua totale innocenza.

Analoga vicinanza la esprimiamo ai familiari dei due giovani che in quel tragico incidente hanno lasciato la vita, rispettando il loro diritto a chiedere che la giustizia faccia il suo corso nell’accertamento delle responsabilità.

Tutto questo premesso, non possiamo non vedere come la vicenda che oggi carica sulle spalle di un nostro onesto e capace amministratore un peso abnorme e, a nostro parere, ingiusto, evochi più in generale una questione cruciale e sempre più attuale: quella del crescente e intollerabile divario tra le “responsabilità”, effettive o presunte, di un sindaco e i mezzi di cui egli dispone per esercitarle.

Al di là del singolo episodio, sul quale come ha asserito la difesa ancora molta luce resta da fare, anche volendone recepire i presupposti giuridici, la sentenza aprirebbe infatti più di un inquietante interrogativo.

Tutti i nostri Comuni combattono ormai da anni con una drammatica carenza di risorse e con vincoli sempre più stringenti che ne limitano la possibilità di assumere. Molti di essi, oltre alle difficoltà nel garantire i servizi essenziali alle persone, esercitano le loro funzioni su aree territoriali vastissime, che richiederebbero, per essere adeguatamente presidiate, ben più robuste dotazioni di uomini e mezzi.

Ora, come si concilia questa realtà, con un’impostazione della finanza pubblica che da lunga data individua costantemente, ed erroneamente, nei Comuni una fonte di spreco e una vacca da mungere per riequilibrare il debito dello Stato?
Nessuno lo auspica, ma la vicenda che oggi coinvolge il sindaco di Ovada, potrebbe domani coinvolgere altri amministratori. Cosicché una buona parte di loro, posti al bivio tra l’accettare una responsabilità di fatto inesercitabile e dedicarsi ad altro, potrebbero optare per la seconda scelta.

E’ davvero questo che si vuole? Siamo sicuri che l’Italia possa tornare a crescere dalla mortificazione di quel suo primo nucleo di classe dirigente, fatto dal “popolo” degli amministratori locali.  Un nucleo in larghissima parten parte sano, animato da disinteresse, buona volontà e spirito di servizio: gli ingredienti necessari a quel rinnovamento della politica da più parti auspicato. Di quel nucleo, nella nostra provincia, Andrea Oddone è uno dei migliori rappresentanti.

Daniele Borioli
Segretario Provinciale PD

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Categorie:BLettere
  1. Graziella (gzl)
    13 aprile 2012 alle 02:12

    DOTT: BORIOLI,
    la sua frase nella virgolettatura estrapolata dal testo della sua lettera :

    “Nessuno lo auspica, ma la vicenda che oggi coinvolge il sindaco di Ovada, potrebbe domani coinvolgere altri amministratori. Cosicché una buona parte di loro, posti al bivio tra l’accettare una responsabilità di fatto inesercitabile e dedicarsi ad altro, potrebbero optare per la seconda scelta”

    stamane leggendo la notizia su “LA STAMPA” mi ha portato a fare una considerazione: questa sentenza di condanna, che sia corretta o meno, potrebbe stabilire una figura che è quella del sindaco di un territorio, unico responsabile della sicurezza idrogeologica. Faccio un ragionamento:
    1) quel guado era conosciuto da tutti tant’è che veniva utilizzato in tempo di magra per velocizzare il passaggio da una sponda all’altra.
    2) lo conoscevano anche le amministrazioni locali – provinciali – regionali – DEMANIO- AIPO e ogni responsabile politico,istituzionale burocratico per la gestione corsi d’acqua.
    3) per quel che ne so erano anni che veniva richiesto un ponte per l’attraversamento, un’opera sicuramente costosa ma non eccessiva al punto da rischiare vite umane, dare la possibilità alle popolazioni della zona di non dover fare il giro dell’oca per attraversare pochi metri di sponde (anche il popolino ha il costo prezioso del tempo e il pubblico deve rispettarlo e tenerlo in conto)

    Ma come sempre MANCANO I FONDI per la messa in sicurezza, come sempre si rimpalla da un Ente all’altro perdendo tempo prezioso, (sembra un gioco perverso per non aprire i cordoni della borsa )come è successo qui da noi in Alessandria che dal 2002 al 2007 la messa in sicurezza è entrata in stanby…..abbiamo semmai nel 2005 “minimizzato” e i risultati si sono visti il 29 aprile 2009 e il 06 novembre 2011… e non c’è scappato il morto per fortuna . Poi finalmente dal 2008 siamo ripartiti nel modo corretto come stabilito da ADBPO….. ma quante critiche da emeriti ignoranti e boccaloni da bar, anche a Casale Monferrato si attende…si attende…si sollecita…si sollecita, ma cade tutto nel vuoto come sempre.

    Ritornando nel tema principale questa sentenza colpisce pesantemente un sindaco perchè è il responsabile totale del suo territorio,ma la croce la porta da solo e gli altri responsabili? quelli che sapevano (non potevano far finta che lì esisteva un guado su territorio demaniale non delimitato e utilizzato come fosse Corso Roma)…..DOVEVA SCAPPARE IL MORTO …anzi DUE per far capire che chi ha responsabilità amministrative politiche e burocratiche di ogni livello non può più fingere ogni situazione di messa in sicurezza idrologica.

    Noi Comitati Alluvionati staremo col fiato sul collo a chi ha responsabilità in toto su ritardi in territori a rischio, quindi : Regione/Demanio – AIPO – Provincia-Comune credo sia tempo di mettere le mani su ciò che deve essere fatto diversamente si può essere colpiti da sentenze di condanna come questa.

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