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Il Superstite (83)

14 aprile 2012

di Danilo Arona

E’ certo gratificante per il sottoscritto che da anni ci combatte e ci sbatte il muso il constatare che si sta consolidando, tra molte difficoltà e ancor più “omissioni”, una narrativa che potremmo definire gotico-piemontese, ovvero un solido filone di storie di paura ambientate nel nostro paesaggio quasi sempre rurale con puntate che non disdegnano di attraversare anche città, grandi e piccole, e paesi tanto immaginati quanto “contraffatti”.

Dopo due coraggiose e preziose antologie degli anni passati (Tutto il nero del Piemonte, Noubs, 2007, e Nero Piemonte e Valle d’Aosta, Giulio Perrone, 2011), la compagine degli arditi (e delle ardite) si arricchisce a vista d’occhio, a dimostrazione che le suggestioni “alla Bassavilla” – la mia versione di Alessandria in quanto “Dark City”, molto reale e poco inventata, – sono condivise se non apparentate per motivazioni che non risiedono tanto nell’individuale sensibilità artistica quanto in una scomoda e impegnativa antropologia territoriale.

Largo quindi a Maurizio Cometto e al suo straordinario romanzo a racconti Cambio di stagione (Il Foglio, 2011), straniante apologo di sopravvivenza in una Torino aliena che non dispiacerebbe a David Lynch; a Fabrizio Borgio e al suo Masche (Frilli, 2011), avatiana discesa negli inferni stregoneschi tra Langhe e Monferrato; a Cristiana Astori e al genialissimo Tutto quel nero (Mondadori, 2001), surreale caccia a un film maledetto ancora a Torino tra Dario Argento e Jess Franco; a Luigi Musolino e al suo prossimo Bialere – Storie da Idrasca (XII), rabbrividente antologia tra streghe e fantasmi di un villaggio, neppure troppo immaginario, a pochi chilometri da Pinerolo; e, per finire in bellezza, Madreferro (Perdisa) di Laura Liberale, in uscita a giugno e nel quale leggeremo di una giovane studiosa che torna al suo paese d’origine nelle nostre campagne, scoprendo che il posto in cui è cresciuta nasconde qualcosa d’impensabile, come in effetti spesso può capitare nel “Texas” del basso Piemonte.

Naturalmente gli scrittori di horror e thriller sono anche tanti altri che qui non vengono citati (amici fraterni come Marenzana, Soumarè, Bona, Defilippi, Lanza, Citi, Treves, Gatti, Mana, etc, etc, etc…)  e a tutti dedico un fulminante incipit di un’amica bravissima, e prossima all’esordio, che si chiama Sara Piccolo che racconta a suo efficacissimo modo molte cose di questo nostro, sconosciuto Piemonte noir:
«Esiste un lembo di terra nel Basso Monferrato. Esiste un limbo di terra al crocevia di quattro province. Se vi state transitando sicuramente il vostro cellulare non ha segnale e la stazione radio, su cui siete sintonizzati da ore, si è messa a gracchiare. Non c’è Internet. Non c’è una stazione. Non c’è un negozio. Non c’è scampo. Esiste un posto cosi, silenzioso tra i campi. Io ci vivo.»

Nulla d’inventato. Solo paura e solitudine, a pochi chilometri da qui. Io conosco il seguito. Io so, grazie a Sara. Presto lo saprete anche voi.

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Categorie:Editoriali
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