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Elettori o vittime impotenti?

23 aprile 2012

Non c’è solo la vicenda Svial-Valorial, che credo abbiate seguito come me nelle cronache sui media, a tener banco in questi giorni.

C’è anche, e soprattutto, una bozza di bilancio consuntivo 2011 del Comune di Alessandria da far drizzare i capelli in testa anche ad un calvo. Ma non era tutta una manovra di “anime nere” dell’opposizione, mentre con la Corte dei Conti tutto sembrava in via di chiarificazione?

Eh, pare proprio di no signori miei. Pare che dal documento approvato dall’esecutivo di Palazzo Rosso (o almeno di quel che resta dell’esecutivo, ormai costantemente dimezzato in termini di presenze), i debiti dichiarati dagli stessi ammnistratori di Palazzo Rosso (in attesa di ulteriori pronunciamenti della Corte dei Conti) siano di oltre 60 milioni di euro. Riferisce La Stampa dell’altro giorno: “si parla esplicitamente di 26 milioni e rotti di debiti fuori bilancio e di un disavanzo di oltre 19 milioni. Il tutto da aggiungere ai 6 milioni di deficit 2009 e ai 10 milioni del 2010, accertati dalla Corte dei conti. Totale, appunto, sui 62 milioni”. Epperò. Risaltano fuori persino i debiti con il Cissaca, e quelli con il TRA (che non è stato affossato solo dalle polveri d’amianto, ma da una gestione finanziaria assolutamente deficitaria). Per non dire delle altre società partecipate.

Ma non basta mica. Nel frattempo arriva infatti da Roma la quantificazione dei “tagli” statali ai comuni: ad Alessandria quest’anno arriveranno soltanto 11 milioni, e non più 22. E, se serve come consolazione, la situazione è sostanzialmente simile per gli altri centi zona della provincia: con il dramma di Valenza che passa addirittura da 4,1 milioni a 570 mila euro di trasferimenti statali.

Una Walterloo annunciata, ma che analizzata numeri alla mano fa ancora più impressione.

A questo punto cosa possono aspettarsi gli alessandrini per i prossimi cinque anni, se non lacrime, sangue e sacrifici? Cosa deciderà (si immagina dopo l’eventuale ballottaggio del 20-21 maggio, ormai) la Corte dei Conti rispetto all’ipotesi di dissesto dell’Ente? E con quali conseguenze in termini di tagli dei servizi sociali, innalzamento delle tariffe e delle tasse comunali, posti di lavoro a rischio?

La risposta risuona, sinistra, nella testa degli elettori. Che mai, credo, si sono sentiti così impotenti.

E. G.

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  1. 23 aprile 2012 alle 11:52

    Fabbio-NON-fa lascia in eredità alla Città, al suo sistema economico e sociale, ai suoi cittadini un handicap che durerà a lungo: tutto il periodo che ci vorrà per ripianare il dissesto finanziario del Comune che sarà dichiarato. Non è questione di ragioneria, né di interpretazione. E’ la legge che impone al nuovo Consiglio di dichiararlo. E non ci sono tabelle o tabelline con i punti
    vedi qui: http://www.ipsoa.it/cnf/documenti/1068068.asp?linkparam=1
    e qui: http://www.ilsole24ore.com/art/norme-e-tributi/2011-08-08/casi-dissesto-ultima-parola-064552.shtml?uuid=Aayz6guD
    L’handicap ne è la conseguenza. Con il dissesto il Comune non potrà avere nessun aiuto dallo Stato (non succederà come a Catania o a Roma con un Governo che elargisce: dovremo fare tutto da soli) e avrà grandi vincoli sulla possibilità di contrarre mutui.
    Con il dissesto viene nominato un organismo straordinario di liquidazione che dovrà calcolare tutti i debiti del Comune. I crediti dei fornitori non matureranno interessi per tutta la durata del dissesto, in creditori non potranno faree ingiunzioni di pagamento e l’organismo di liquidazione potrà definire i debiti offrendo in pagamento una somma variabile tra il 40 ed il 60%.
    Con il dissesto si dovranno ridurre le spese correnti, e siccome la legge impone di mantenere un preciso rapporto tra la spesa corrente e quella del personale, (compreso quello delle partecipate), ci potrebbe essere un riflesso anche sulla tenuta dell’occupazione.
    Infine, il dissesto porta con se una stangata sulle imposte, sulle tasse e sulle tariffe, che si aggiunge a quella di Monti:
    addizionale irpef comunale al massimo livello, aumento della TIA a copertura del 100% del costo (oggi siamo sull’ordine dell’83%, quindi un aumento medio del 20% della tariffa), aumento delle tariffe per i servizi a domanda individuale (nidi, mense scolastiche, impianti sportivi, scuolabus, ecc.) e, dulcis in fundo, IMU al massimo livello (0,6% sulla prima casa, 10,6% sulla seconda e su negozi, uffici, capannoni). Abbiamo fatto due conti:
    http://www.alessandriabenecomune.it/index.php/blog2/112-i-come-imu

  2. anonimo (luigi rossi?)
    23 aprile 2012 alle 12:32

    L’Islanda. O il termidoro.
    Due esempi concreti, di soluzione possibile.
    Avremo la certezza che la crisi sta finendo solo quando anzichè gli imprenditori cominceranno a suicidarsi i politicanti.

  3. 23 aprile 2012 alle 14:07

    Aspetta e spera Anonimo. I politicanti sono una specie con fortissima tendenza all’autoconservazione.

    E. G.

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