Home > In primo piano > Grigi: acque di nuovo agitate?

Grigi: acque di nuovo agitate?

25 aprile 2012

L’argomento non appassiona gran che gli amici di questo blog, ma tra i tifosi Grigi pare serpeggi di nuovo un po’ di malcontento, e qualcuno parla già di prossima contestazione alla nuova dirigenza, anche se magari son parole più grosse dei fatti. Di certo c’è che i risultati sul campo quest’anno scarseggiano, e che il piano di austerity preannunciato dalla nuova proprietà (le quote di maggioranza sono in mano al costruttore Gianluigi Capra) da un lato è improntato ad un sano realismo, dall’altro certamente non suscita entusiasmo.

Ma è vero che i tifosi si apprestano a contestare rumorosamente il presidente, rag. Maurizio Pavignano, di professione commmercialista? E che lo stesso sarebbe ormai fonte di qualche imbarazzo tra la proprietà e la (ormai ex, si dice) sponda politica a Palazzo Ghilini?

Lo vedremo. Certamente l’ipotesi di un ritorno ad Alessandria di Stefano Braghin, attuale direttore sportivo del Bassano Virtus (dove non ha ottenuti grandi risultati, peraltro) aveva creato nei giorni scorsi notevoli aspettative, raffreddate dalle dichiarazioni dello stesso Braghin.

Mentre la decisione di Fabio Artico (e della ormai ex presidente Paola Debernardi) di scendere in campo alle prossime elezioni amministrative ha fatto storcere il naso a più di un tifoso. Si sa, la politica è quel che è ormai, ma il calcio è sacro: e certe mescolanze sono sempre potenzialmente rischiose. Nella prossima stagione il mitito bomber sarà assessore a Palazzo Rosso, direttore sportivo dei Grigi o entrambe le cose?

E. G.

About these ads
Categorie: In primo piano
  1. mandrogno
    25 aprile 2012 alle 09:03 | #1

    ennesimo caso di manifesta incapacità a tutto campo di certi politicanti, autentici re mida alla rovescia.
    Io trovo i soldi per il tuo stipendio se tu ti candidi per me…
    E voi li volete sindaci?

  2. Pelle Grigia
    25 aprile 2012 alle 09:26 | #2

    Ricordo per l’ennesima volta che a quest’ora saremmo nei campionati regionali!!! Questa dirigenza ha appianato TUTTI I DEBITI, se vanno via,secondo voi,che vi piace sempre contestare e basta, c’è la coda x acquistare l’Alessandria? A voi le risposte…….

  3. 25 aprile 2012 alle 09:35 | #3

    Verissimo pelle grigia, l’Alessandria calcio non è un business, e questa dirigenza ha permesso alla società e alla squadra di non tornare per direttissima tra i dilettanti. Mica lo neghiamo, anzi. Però questo mica può impedirci di riflettere sul presente, o sul futuro, con trasparenza e senza omertà, no? Almeno a noi qui piace così….

    E. G.

  4. mandrogno
    25 aprile 2012 alle 10:38 | #4

    ai tifosi di calcio ricordo che se il livello regionale è quello che una città può permettersi, lì dovrebbe stare la squadra.
    Che senso ha indebitare tutti i cittadini per fare una categoria in più o in meno?
    Con una società che oltretutto non dà spazio da decenni a calciatori radicati in città e cresciuti nelle sue giovanili?
    Preferisco un comune senza debiti e ben gestito in modo onesto e trasparente, ad una “prestigiosa” partita contro il pergocrema.

  5. 25 aprile 2012 alle 19:38 | #5

    Io, personalmente, al contrario di Josif e Laurentij, non sono mai stato appassionato di calcio. Non so perché, ma ho sempre preferito il rugby. Ricordo ancora gli interminabili racconti di Ernesto, le volte che riuscivamo a parlarci, quando veniva in visita da Cuba. Lui era un appassionato giocatore ed essendo asmatico, per via del carattere tenace e particolare, aveva vinto il suo handicap dedicandosi con tutta l’anima allo sport. Ricordo che mi disse, a quel tempo, di avere scritto al padre : “Mi piace il rugby e continuero` a giocarlo a tutti i costi.” Un’ altro con cui si condivideva questa grande passione era Jurij, il primo uomo nello spazio, la parte più bella e più pulita del sogno sovietico, che fu proiettato nel firmamento fra le stelle. Non è vero che fu il primo presidente della Federazione Sovietica di Rugby, ma è come se lo fosse stato. Tornando al calcio, proprio con il calcio, ho avuto la prova che sport e politica, nella nostra Madre Patria, non andavano d’accordo; da noi, non molto andva d’accordo con la politica negli anni bui, ma tant’è. Voglio raccontarvi la storia di quattro fratelli, di un sogno nato dalla passione e dalle capacità non comuni di alcuni uomini che seppero, con la loro determinazione ed abnegazione, entusiasmare, e sul serio, il dittatore ad uno sport. E, con lui, tutti i popoli dell’Unione, uscendo dai confini della Madre Russia, per propagare, come un fuoco nella steppa, la passione in tutte le repubbliche della Federazione. Aleksandr, Andrej, Pëtr e Nikolaj Starostin erano nati tra il 1902 e il 1909 ed erano figli di un cacciatore delle tenute dell’imperatore. La loro vita si sarebbe strettamente intrecciata con le due rivoluzioni e con lo sviluppo e il consolidamento dell’URRS. Bisogna considerare che la prima partita di calcio era stata giocata nel 1898, in Russia, e subito, come era successo in Europa, l’onda di passione calcistica si era propagata in tutta l’unione. A tutti piaceva calciare un pallone, bambini e non. I ragazzi del loro quartiere, come in una sorta di “Via Pal ( magari c’era un Nemescek anche tra loro)”, d’inverno, ingaggiavano delle battaglie con quelli dei quartieri vicini sulla Volga gelata; l’unica alternativa era giocare a calcio. Ed ecco che, per opera degli Starostin, dopo gli anni delle privazioni, nacque il primo campo di calcio nel quartiere e la prima squadra che si chiamò Krasnaia Presnia. Nello sport ci fu un’evoluzione, dato che durante la rivoluzione il campionato, nato nel 1910, si era fermato, e alla ripresa la squadra divenne famosa in tutta Mosca. Addirittura il poeta Majakovskij le dedicò alcuni versi: «In Russia anche a crepare squadra migliore della Krasnaja Presnja non puoi trovare». Alcuni dicono che fu per opera di Nikolaj, altri che fu Ivan Artem’ev, fatto sta che nel 1935 nacque, dalla Krasnaja, una polipsportiva che prese il nome di Spartak Mosca. Il nome fu, di sicuro, merito di Nikolaj che ebbe ispirazione dallo schiavo ribelle Spartaco, dopo avere letto uno scritto di Raffaello Giovagnoli. Come il gladiatore Spartaco era il simbolo delle guerre servili, della spinta rivoluzionaria dal basso, così lo Spartak nasceva; non era espressione di Armi dell’esercito, ministeri o servizi, ma il sogno nato dalla passione di alcuni giovani del Komsomol, la gioventù comunista. Ma per capire chi erano questi giovani, e quali erano i loro ideali, voglio citare le parole del maresciallo Ciujkov che, pensando alla generazione successiva del Komsomol, quella che combattè duramente nella battaglia di Stalingrado, scriveva: “[…]significa scrivere di una gioventù che in epoca di pericolo mortale ha fatto scudo con il proprio petto al Volga e alla Madrepatria,[…]significa scrivere del carattere di una intera generazione fiera e dotata di una volontà incrollabile, significa scrivere della sua grandezza d’animo[…]”. Tutto questo misero nello sport, tutto questo trasmisero, fino a travalicare i confini della Russia ed essere amati in tutto l’URSS. Arrivarono, mietendo successi, a esibirsi sulla Piazza Rossa, al cospetto di Stalin e Berija. Io, quando ebbi occasione di parlare loro, li avvisai, dissi che non dovevano fidarsi di nessun burocrate, dissi di sospettare delle promesse e dei sorrisi dei politici e degli apparatchik, ma non vollero credermi. Josif, inaspettatamente, divenne un ultrà della squadra, ma da subito si scatenò l’invidia della bestia nera del regime. Lavrentij Pavlovič Berija, un vero govn’uk, un bastardo direste voi, mediocre uomo, mediocre capo dell’NKVD, era stato anche mediocre calciatore e, allora, presiedeva la Dinamo, in virtù della politica e non certo per le capacità. Si mise in moto e, come uno schiacciasassi, fece cadere in disgrazia i Sorostin che vennero imprigionati e torturati. Nikolaj addirittura fu accusato di complottare contro Josif, ma non furono mai in grado di provarlo. Fatto è che quegli ideali di fierezza, quella volontà incrollabile, nella vita come nello sport, permisero loro di non cedere alle torture e sopportare valorosamente dieci anni di Gulag. Sopravvissero e Nikolaj si occupò dello Spartak ancora a lungo, quella squadra che era diventata un mito per tutti gli operai dell’Unione, che aveva permesso loro, regalando momenti di pura e disinteressata gioia, di sopportare periodi di una crudeltà inenarrabile. Quando lo rividi, provato lui, caduto in disgrazia io, mi venne in mente un vecchio proverbio della Georgia, la cara patria di Josif:
    “Se tuo figlio scrive poesie, strappagliele.
    Se tuo figlio scrive ancora poesie, picchialo e deridilo.
    Se tuo figlio scrive ancora, diseredalo e caccialo di casa.
    Se scrive ancora poesie, fagli i complimenti ed aiutalo con tutte le tue ricchezze perchè ha saputo affrontare tutti i gradi di crescita per perseguire il suo Scopo.”
    Ecco, a mio modesto parere, i Sorostin (come i molti altri giovani leggendari) la loro poesia l’hanno scritta; i politici gliela hanno strappata, gli apparatchiki li hanno picchiati e derisi, sono cresciuti e hanno pagato con il loro sangue, ma hanno fatto un grandissimo dono a tutti gli sportivi del mondo ed’è giusto che ripensiamo, grati, a loro e alle loro
    gesta e speriamo che, dove si trovano ora, abbiano una meritata ricompensa.

I commenti sono chiusi.
Iscriviti

Ricevi al tuo indirizzo email tutti i nuovi post del sito.

Unisciti agli altri 28 follower

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: