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Censimento 2011: scomparsi quasi 6 mila alessandrini

29 aprile 2012

Alessandria come la provincia cinese, o indiana. Ossia con un numero di residenti che fluttua allegramente tra gli 89 e i 95 mila, a seconda dei rilevamenti. Ma non siamo nell’epoca dei controlli elettronici incrociati? Se ogni nostro singolo movimento è tracciato e controllabile, vi pare possibile che la stessa residenza, e forse esistenza, di tanta gente possa essere in dubbio?

Eppure secondo l’Istat, in base ai risultati del censimento 2011, siamo 89.490, per l’anagrafe del Comune molti di più: 95.192 a fine 2010. E, con le elezioni amministrative alle porte, nei prossimi giorni avremo senz’altro qualche altro dato significativo.

Ma questo “giallo” dei quasi 6 mila alessandrini fantasma è emblematico del fallimento di questo Paese. Perché non si scappa: o l’anagrafe di Palazzo Rosso non sa fare il proprio mestiere. Oppure la manifesta incapacità è del censimento, delle sue metodologie e del personale che se ne occupa. Francamente sono più propenso a questa seconda ipotesi, considerata anche la tecnica “volontaria” utilizzata: in sostanza un’autodichiarazione, con minaccia di ammende “a babbo morto”.

Ebbene, sapete quanto è costato un censimento del genere, a livello nazionale? 590 milioni di euro, evidentemente assai mal spesi. Rimango dell’opinione che la strada per salvare il Paese (oltre naturalmente a far piazza pulita di nomenklature corrotte) non sia tagliare servizi e diritti, salassando gli italiani onesti, come sta facendo Monti con la complicità di Pdl, Pd e Udc.

Si devono invece dimezzare i costi di una spesa pubblica folle, satura di progetti e iniziative “da parata” o da falsa statistica, completamente inutili e finalizzate solo alla conservazione dell’apparato.

Chiunque riesca a farlo avrà il plauso della totalità del popolo italiano. E dico totalità per segnalare tutti i rischi correlati.

E. G.

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Categorie:In primo piano
  1. 29 aprile 2012 alle 17:57

    Reblogged this on rovesciomedaglia.

  2. il Principe
    30 aprile 2012 alle 09:07

    attenzione: i 6.000 alessandrini dispersi sono stati avvistati: erano tutti in corso Roma, sotto i gazebi

  3. 30 aprile 2012 alle 09:31

    Il popolo della politica? Questa è la loro settimana topica, lasciamoli scatenare…

    E. G.

  4. jack
    30 aprile 2012 alle 10:37

    Faccio un intervento da pseudo-addetto ai lavori: all’anagrafe risultano, per esempio, lavoratori-trici stranieri che al momento del censimento non si trovavano nell’abitazione in cui hanno chiesto la residenza (perchè si sono trasferiti e non l’hanno comunicato, perchè temporaneamente nel paese di origine, ecc.). Risultano persone senza fissa dimora (e in questo periodo non immaginate quanti…) che per il censimento sono difficili da intercettare. Risultano persone con la residenza (fittizia) al mare o in montagna. E poi alcuni a cui fa comodo non farsi trovare, nè dall’Istat, nè dagli uffici imposte, ecc.
    Non scarichiamo sempre tutto sulla PA.
    Sulla questione, Ettore, potresti intervistare qualche responsabile di Palazzo Rosso…

    • il Principe
      30 aprile 2012 alle 11:52

      Eh no, mi faccia il piacere.. qui il comico sono io.
      Ma devo dire che la battuta sui “responsabili” a palazzo rosso è irresistibile.. lo sanno tutti che là sono tutti irresponsabili, e l’unico vero “responsabile” si chiama grassano.

      • 30 aprile 2012 alle 12:43

        l’on. omonimo però…non io.

        E. G.

  5. 30 aprile 2012 alle 10:59

    Ma il censimento così impostato caro Jack, paro paro a quello del 1991 per dire (anzi allora era più serio, perché se non altro mandavano in giro gli studenti universitari casa per casa a far compilare e ritirare i modelli: fui tra questi), non ha oggi più alcun senso. E’ solo spreco di denaro pubblico: e probabilmente anche danno. Proprio perché ci sono già le anagrafe comunali, e la possibilità ormai di incrociare dati fiscali, sanitari e quant’altro per ognuno di noi.
    Tu pensa se, sulla base di dati così farlocchi (se lo sono quelli anagrafici, ancor più lo saranno le informazioni di dettaglio), questi vanno avanti a ricamarci studi e analisi sul trend e le esigenze del Paese per i prossimi anni. Un castello di teorie inutili, perché basate su dati di partenza sbagliati.

    E. G.

  6. jack
    30 aprile 2012 alle 14:51

    Bene, Ettore, vedo che siamo stati colleghi… Anch’io nel lontano 91 da studente universitario ho partecipato al Censimento…
    L’unica notizia positiva è che quest’anno una parte considerevole dei cittadini ha risposto on-line (33 percento); questo significa che c’è una certa predisposizione ad utilizzare le tecnologie, e le Pubbliche Amministrazioni dovrebbero tenerne conto.

    Sulla fallacità dei dati: siamo sicuri che sono errati quelli del censimento, e non gli altri? E sulla base di quali considerazioni?
    Ripeto: quanti alessandrini risiedono fittiziamente in Liguria o Valle d’Aosta, per pagare l’ICI prima casa??

  7. 30 aprile 2012 alle 15:31

    Ma pensa, vent’anni dopo che bell’amarcord…
    Beh, se fosse l’anagrafe del Comune ad essere così “sballata” sarebbe ancora più grave. Ma possibile che, con gli strumenti informatici oggi a disposizione, non si possano avere dati unici e certi? A me sembra una follia.

    E. G.

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