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Primo maggio di festa?

1 maggio 2012

Disoccupazione da record, e precariato sempre più diffuso. I dati della nostra provincia lasciano poco spazio all’ottimismo, e impongono forse un ripensamento su strumenti e strategie da mettere in campo per dar voce, dal 2 maggio, allo sterminato esercito dei “non garantiti”. Su AlessandriaNews una riflessione, e uno Speciale ricco di testimonianze di chi non si arrende. Buona lettura!

E. G.

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Categorie:In primo piano
  1. cittadino
    1 maggio 2012 alle 10:20

    ma quale festa del lavoro.
    siamo disoccupati e depressi.
    i politici ci hanno portato alla miseria.
    prossima tappa, la fame

  2. Graziella (gzl)
    1 maggio 2012 alle 13:59

    ascoltato Camusso, Bonanni, Angeletti, dopo Napolitano trasmesi in TV, mi sono chiesta a cosa serve ancora strillare sulle piazze di fronte ad una platea di sindacalisti, ovvietà ormai senza senso da rasentare il ridicolo e a cosa bisogna festeggiare al punto che siamo.

  3. 1 maggio 2012 alle 14:42

    Ho alcuni bei ricordi del 1° maggio, soprattutto con Il’ič, quando avevamo appena preso il potere; risuonavano ancora nelle nostre orecchie le urla dei compagni che morivano per la libertà e i diritti di tutti. Pensavamo con riconoscenza all’America, lo so è strano, ma le lotte degli operai americani, gli scioperi e la repressione di Chigago (una città che io amo, al di la di questo, anche per avere dato i natali a John Belushi), erano stati un monito ed un esempio per tutti i sindacati mondiali, anche i vostri. Lo erano stati al punto da dedicargli una festa internazionalmente riconosciuta, quella di oggi. Allora sentire Lenin parlare alle folle sapeva di Vero, ricordatevelo nelle immagini di repertorio, fiero, pulito, onesto arringare la folla dopo un viaggio massacrante in un vagone blindato, attraverso la Germania; pensare alle celebrazioni degli ultimi anni, sulla Piazza Rossa, con Chruščёv e Brežnev, mi fa venire la pelle d’oca. Loro e i loro accoliti, nomenklatura all’ennesima potenza, partiti da un poetico sogno di rivalsa e uguaglianza, finiti male, trascinando nel fango i nostri ideali. C’è la stessa differenza tra guardare filmati o foto di repertorio dei tempi di Di Vittorio o, piu recentemente, di Lama e poi assistere ai patetici siparietti della triplice (persa) dignità sindacale di oggi. La vera battaglia, non è tra garantiti e non, anche perchè di veramente garantiti ce ne sono pochi, ma estendere i diritti, che i vostri padri e i vostri nonni hanno guadagnato, a suon di bastonate dagli sgherri di Scelba, a chi ancora non ce l’ha. I menscevichi, dopo il 1905 noi li abbiamo sparati in orbita, dato che volevano, con i socialisti rivoluzionari, fare in modo che noi portassimo a termine la lotta, per poi affidare il potere alla borghesia, ora è il vostro momento….

    “Compagni operai! Si avvicina il giorno del Primo Maggio, nel quale gli operai di tutti i paesi celebrano il loro risveglio alla vita cosciente, celebrano la loro unione nella lotta contro ogni sorta di violenza e di oppressione dell’uomo sull’uomo, nella lotta per la liberazione di milioni di lavoratori dalla fame, dalla miseria e dall’umiliazione. Due mondi sono l’uno contro l’altro in questa grande lotta: il mondo del capitale e il mondo del lavoro, il mondo dello sfruttamento e della schiavitù e il mondo della fratellanza e della libertà.
    Da una parte, un pugno di ricchi parassiti. Essi si sono impadroniti della fabbriche e delle officine, degli strumenti di lavoro e delle macchine. Essi hanno convertito in loro proprietà privata milioni e milioni di desiatine di terra e montagne di denaro. Hanno costretto il governo e l’esercito ad essere i loro servi, ad essere i fedeli guardiani della ricchezza accumulata.
    Dall’altra parte, milioni e milioni di diseredati. Essi debbono mendicare dai ricchi il permesso di lavorare per loro. Con il proprio lavoro creano tutte le ricchezze, ma devono battersi tutta la vita per un tozzo di pane, mendicare il lavoro come un’elemosina, estenuarsi e rovinarsi la salute in un lavoro superiore alle loro forze, soffrire la fame nei tuguri delle campagne, negli scantinati e nelle soffitte delle grandi città!
    Ma questi diseredati e lavoratori hanno dichiarato guerra ai ricchi e agli sfruttatori. Gli operai di tutti i paesi lottano per l’emancipazione del lavoro dalla schiavitù salariata, dalla miseria e dal bisogno. Lottano per un’organizzazione della società nella quale le ricchezze create col lavoro comune tornino a beneficio di tutti i lavoratori, e non di un pugno di ricchi. Si battono per rendere le terre, le fabbriche, le officine, le macchine proprietà comune di tutti i lavoratori. Vogliono che non ci siano ricchi e poveri, che i frutti del lavoro vadano a chi lavora, che tutte le conquiste dell’intelligenza umana, tutti i miglioramenti nel lavoro rendano migliore la vita di chi lavora, e non servano per opprimere il lavoratore.
    La grande lotta del lavoro contro il capitale è costata innumerevoli vittime agli operai di tutti i paesi. Essi hanno versato molto sangue, difendendo il proprio diritto ad una vita migliore e alla vera libertà. Non hanno numero le persecuzioni cui i governi hanno sottoposto i combattenti per la causa operaia. Ma l’unione degli operai di tutto il mondo si sviluppa e si consolida, nonostante tutte le persecuzioni […].
    Vladimir Il’ič Ul’janov- “Il Primo Maggio” – aprile 1904

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