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Beppe a caccia di zombie

2 maggio 2012

Siamo al rush finale. Rocco Buttiglione mercoledì, Bersani e Dilberto giovedì sera (alleati nel sostegno alla candidata del centro sinistra Rita Rossa, ma in parallelo in luoghi diversi) sono gli ultimi professionisti della politica di serie A in arrivo ad Alessandria. Se fate il conto, in poche settimane sono passati quasi tutti.

Poi venerdì sera (dopo l’arrivo pomeridiano del governatore del Piemonte Cota) la chiusura della campagna elettorale toccherà, in piazza Marconi, a Beppe Grillo (nella foto), unica vera star dello scenario politico italiano di questo disastrato 2012.

Da quel che sento dire in giro, sarà quello l’unico momento in cui gli alessandrini senza tessera alzeranno il sopracciglio e probabilmente anche il resto del corpo, per scomodarsi e (sempre se non piove) godersi lo spettacolo.

Perchè Grillo indubbiamente, anche per chi non ha ancora deciso di votarlo, rappresenta in queste settimane l’unica voce nazionale dissonante, rispetto ad un regime di zombie della politica che a tutti noi (a prescindere da chi voteremo, o se voteremo) appare sempre più distante dalla realtà che ci riguarda, fatta di precarietà e sacrifici.

Di questa gente (che pure non ha nessuna intenzione di togliere educatamente il disturbo, se non altro in molti casi per sopraggiunti limiti di età, oltre che di decenza) non ne possiamo davvero più. Non è questione di equilibrio, di partigianeria, di destra o di sinistra, di sopra o di sotto. La percezione che accomuna un numero ormai maggioritario di italiani è che, se è vero che la seconda Repubblica (che è poi stata il proseguimento della prima, con la promozione delle seconde file) ha portato il Paese nel baratro, è altrettanto vero che i responsabili della malagestione della “cosa pubblica” non intendono farsi da parte e, quel che è peggio, i partiti sono assolutamente incapaci, almeno per ora, di autorigenerarsi dall’interno.

Brutto e tragico momento, ma tale è, e farsi ancora coglionare da Monti che ci spaccia burocrati 70/80 anni miliardari (divenuti tali con soldi nostri, ça va sans dire) come i risanatori del sistema è davvero troppo: questi rischiano di far ringhiare ed “esplodere” anche il gregge di pecore che gli italiani, in fondo, sono sempre stati.

Non per niente Giorgio Napolitano, con encomiabile faccia di bronzo, cerca di spendere la credibilità (largamente posticcia) costruita con sapienza dai media amici attorno alla sua figura per lanciare moniti, in fin dei conti, contro il Grillo “mammasantissima” (ora pure amico della mafia: lui, non loro…ah ah..), e contro chiunque altro, dal basso, cerchi di cavalcare lo scontento popolare, e di mettere in discussione le fondamenta del giochino che, tutti quanti assieme, hanno costruito con tanta sagacia nel corso dei decenni.

Cosa c’entra tutto ciò con le elezioni amministrative di una città devastata e in semi crollo, come Alessandria?

C’entra eccome: non ci sarebbero 16 candidati sindaco, contro i 3 del 2007, se il sistema non fosse al capolinea, e la credibilità dei partiti tradizionali pure. Dopo di che, come sapete io non credo che i cambiamenti radicali possano partire dal nostro territorio: per tanti ragioni storico culturali siamo sempre andati a rimorchio, più che anticipare il nuovo. Gli alessandrini sono conformisti anche nelle svolte, e quando ci arrivano, lo fanno in massa, e a seguito di “cambi di marcia” sanciti altrove. Pensate ad Alessandria patria del Psi che divenne, di botto, nel 1993 capitale leghista.

La stessa cosa avverrà nel passaggio dalla seconda alla terza repubblica. Anche se è difficile capire in che tempi, perché il sistema di poteri che tutto controlla è assai ben strutturato, e il popolo (per fortuna, sia chiaro) non ancora alla fame. Le amministrative di Palazzo Rosso, dunque, pur nello scarsissimo entusiasmo popolare che le caratterizza, sono figlie di questi mesi di passaggio ed incertezza: vedremo cosa ci porteranno in dono di significativo.

Intanto, venerdì sera, godiamoci lo spettacolo di Grillo in piazza Marconi. Come dice un mio amico, sintetizzando il pensiero cittadino, “tanto è gratis”.

E. G.

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Categorie:Politica
  1. Giancarlo
    2 maggio 2012 alle 06:56

    Etttore, ma sei veramente convinto che ad Alessandria ci siano tanti pretendenti perchè il sistema ed i partiti in generale sono al capolinea???
    Io abito nella “periferia della periferia”, tuttavia non ho ancora visto un candidato alla poltrona girare per il paese, una volta avevano quantomeno la decenza di fare la c.d. presenza davanti ai supermercati.
    E’ vero per carità, sarà anche colpa dell’abolizione delle circoscrizioni che distoglie l’attenzione dai problemi quotidiani di second’ordine, tuttavia nei programmi elettorali qualcosa di dettagliato sul mio sobborgo io non sono riuscito a trovarlo, eppure mi pare che domenica e lunedi si voti anche da queste parti.
    Suvvia, rispondimi sinceramente…………………

  2. 2 maggio 2012 alle 08:14

    Le pietre miliari del cammino dell’umanità sulla via del progresso sociale sono le rivoluzioni. La rivoluzione non può essere un “colpo di palazzo” e neanche opera di un gruppo ristretto di persone, ma avviene quando gli “strati superiori” della società non possono più vivere e governare come un tempo e gli “strati inferiori” non vogliono più vivere come in passato e rassegnarsi alla miseria e all’umiliazione morale e politica. I docili storici di corte, definirono “grande” la riforma zarista che aboliva la servitù della gleba (e allora non c’erano i talk show e i tanti sicofanti di regime, ma la propaganda funzionava benissimo); peccato che, lungi dal migliorare le condizioni dei contadini, la riforma, favoriva in maniera vergognosa i latifondisti. Una grande truffa, i contadini persero circa un quinto delle terre; in alcune regioni i ricchi proprietari si fregarono il 40% dei possedimenti. E, badate bene, non a caso si trattava delle zone più fertili: i terreni migliori, gli abbeveratoi, i pascoli, i boschi e i prati; gli, appena affrancati, servi della gleba, che fino a quel momento erano stati venduti con le terre, si beccarono dei “gran pacchi”, (eufemismo usato dai nostri giovinastri, nei locali del lungoVolga). A loro solo sabbioni e paludi, circondati dal latifondo, di modo che era impossibile muoversi e lavorare. Oltretutto i “ritagli di terra”, così si chiamavano, erano oberati di balzelli, non bastavano a mantenere la famiglia; un personaggio di Tolstoj, nel dramma “i frutti dell’istruzione” osserva rassegnato :” La terra è poca, non c’è dove far sgambettare non dico una bestia, ma neppure un pollo”. Poi bisognava pagare il riscatto per le terre assegnate, a fronte di un valore di mercato di 544 milioni di rubli, ne dovettero rifondere 867. In confronto a tutto ciò l’imu pare roba da principianti. Abbeverare le bestie o farle pascolare, ore e ore di aratura gratuita delle terre del padrone, mi verrebbe da aggiungere “per il resto c’è mastercard”, ma non c’è da scherzare. Sommiamo tutto ciò con le pietose condizioni del proletariato urbano, costretto a “mendicare” lavori massacranti da fame, e allora le prime battaglie erano per le otto ore lavorative (bertinotti e le sorelle fendi con le “feste proletarie” ai parioli dovevano ancora nascere) e otteniamo una miscela esplosiva. Io, come Ettore, non ho questa grande fiducia nella capacità di discernimento del popolo, ma la misura è colma; gli strati inferiori, lievitati a dismisura in seguito alle politiche scellerate di questi politici, non riescono più a sfamare le proprie famiglie con i loro “ritagli di terra”. Sommando a questo la limitazione dei diritti, nei fatti, subdolamente perpetrata riducendo le possibilità economiche delle persone, l’istruzione e la sanità in primis, l’umiliazione di perdere o non trovare lavoro, e capiamo come questi govn’uk stiano portando questo vostro bellissimo paese nel baratro. E’ ora di cambiare, civilmente e democraticamente, E’ ora di cominciare a farlo da domenica, nell’urna. Non fatevi fregare dall’ennesima “riforma agraria” del regime zarista…..
    Ricordo, come fosse ora, il mio incontro con Aung San Suu Kyi, era giovane, e io, in passato, avevo promesso a suo padre, generale comunista, ucciso dopo avere negoziato l’indipendenza di Myanmar dal Regno Unito, di tenerla d’occhio. Già allora, ripensandoci, traspariva in lei quella forza spirituale che la portò ad essere un modello di coraggio nella lotta incessante per liberare, con la non violenza, il suo martoriato popolo.
    Lei diceva parole di una semplicità disarmante e di una difficoltà estrema:

    ” L’autentica rivoluzione è quella dello spirito, nata dalla convinzione intellettuale della necessità di cambiamento degli atteggiamenti mentali e dei valori che modellano il corso dello sviluppo di una nazione. Una rivoluzione finalizzata semplicemente a trasformare le politiche e le istituzioni ufficiali per migliorare le condizioni materiali ha poche probabilità di successo”.
    Questo, a mio parere, va tenuto, incessantemente, a mente, qualsiasi azione si decida di intraprendere.

  3. CorriereAl
    2 maggio 2012 alle 08:25

    Giancarlo, posso dirti che a San Giuliano a stringere mani sono passati in diversi. Così mi è stato riferito. Sono anche convinto che le speranze di un sobborgo sono legate esclusivamente all’interessamente diretto di un consigliere o assessore che abita in zona, e se ne fa carico. Così funziona. Fabbio, già lo scrissi, è stato ed è il sindaco della Piazzetta: per sua forma mentis Alessandria finisce con il ponte della Bormida, quindi questi cinque anni per la Fraschetta sono stati duri. Però una grande verità la disse, in quel video con le Iene in cui si fece scappare la verità sul polo chimico. Sono di corsa, ma secondo me su youtube lo trovate. E il tema inquinamento da cromo e non solo vorrei riprenderlo presto: fateci caso, in campagna elettorale è stato taciuto da tutti. Cancro e leucemia intanto decollano…altro che lo spread. Buona giornata, vi rileggo stasera.

    E. G.

  4. anonimo
    2 maggio 2012 alle 12:12

    Il grande bluff dei partiti che hanno violato la Costituzione asservendo lo Stato ai loro interessi privati e personali non regge più.
    Ecco come il “democratico” bersani è stato accolto ieri a Portella Delle Ginestre, luogo simbolo delle violenze del potere contro il popolo.

  5. ettoregrassano
    2 maggio 2012 alle 12:28

    Triste ed emblematico: chi semina vento (e parole a vanvera per troppo tempo) inevitabilmente raccoglie tempesta, prima o poi. Segnalo che giovedì sera Bersani è ad Alessandria, nella stessa piazza Marconi che la sera successiva ospiterà Grillo. Un raffronto tra i due appuntamenti sarà comunque interessante.

    E. G.

  6. cittadino
    2 maggio 2012 alle 12:44

    Politicanti: “Chi si dà alla politica senza sufficiente preparazione o per trarne vantaggi
    personali”.

  7. Maciknight
    2 maggio 2012 alle 12:52

    il “tanto è gratis” è assai significativo ed esprime il motivo per cui siamo ridotti in questo stato. Non esistono pasti gratis, averlo creduto e avendo partecipato in larga massa al banchetto pensando che fosse qualcun altro a pagare, ha consentito ai complici del sistema di arricchirsi coi soldi pubblici ed alla povera gente di vivere di favole (media, sport, quiz, reality, ecc..) e di elemosine. Seppur cialtroni insipienti e politicanti della peggior specie e “cortigiani vil razza marrana”, hanno appreso l’arte della mistificazione ed applicato il millenario romano Panem et Circenses e Divide et Impera, con la supervisione planetaria dei banchieri, i peggiori parassiti del pianeta, e sono riusciti a rapinare tutto il possibile, sostituendo elegantemente quello he una volta si chiamava saccheggio, ma sempre e solo a carico della povera gente e della classe media, ormai estinta …

  8. 2 maggio 2012 alle 14:20

    Però il “tanto è gratis” è pienamente alessandrino, siamo onesti. Ricordo benissimo, tre o quattro anni, la gente in fila per ritirare (perché era gratis, appunto) una bottiglia di vetro omaggio, mi pare per il latte.

    E. G.

  9. 2 maggio 2012 alle 23:25

    Ricordo che Vladimir il’ic pronunciò una volta la parola gratis, anzi, in realtà, la scrisse Nadežda. Lei e Lenin erano, a più riprese, rimasti colpiti dal sistema delle biblioteche svizzere, dove avevano vissuto, esuli indigenti, per molto tempo come ospiti. Annotò, infatti: “Nell’estate del 1915 abitavamo in montagna ai piedi del Rothorn in un paesino sperduto, e ricevevamo i libri dalla biblioteca, inviati gratis per posta. I libri erano spediti in un pacco ben confezionato, sul quale era incollato un tagliando con una scritta: da un lato era riportato l’indirizzo del destinatario del volume, dall’altro l’indirizzo della biblioteca. All’atto della restituzione del libro, bastava attaccare al contrario il tagliando già compilato e portarlo alla posta.Vladimir Il’ič non mancava mai di elogiare la cultura svizzera e di sognare come avrebbe potuto essere organizzato il sistema bibliotecario in Russia dopo la rivoluzione”. Comico e surreale, pensare ad uno dei più grandi rivoluzionari della storia che prepara, nelle austere stanze di una biblioteca svizzera, con testi forniti da uno stato conservatore, la strategia delle barricate. Questo per dire che, in quel frangente, ciò che veniva fornito “gratis et amore dei” era sostanza e non forma. Mi sembra, invece, che oggi, di gratis ci sia solo la forma, ti danno la bottiglia, mica il latte; se non ce la fai a comprarlo al tuo bambino in fasce, lo puoi sempre rubare (e credetemi, cio accade). Questo riguarda il popolo, talmente abituato ai privilegi delle nomenklature, che pur di ricevere le briciole dalla mensa dei potenti, si umilia , basta che siano in regalo. Purtroppo, le cose gratuite, nella maggior parte dei casi, risultano essere le più dispendiose, e non solo a livello materiale. Sopratutto quando ti convincono di ricevere un regalo, mentre, in realtà ti offrono una cosa che ti spetta di diritto. Ecco, quindi, che una qualsiasi cosa prevista per legge o regolamento, in alcuni casi, addirittura, un semplice documento, diventa una regalia del parente o dell’amico dell’amico del politico di turno. Quando si comincia ad accettare questo stato di cose, anche involontariamente, quando non ci si scandalizza più, si è raggiunto il primo livello perchè attecchisca una sorta di malapianta mafiosa. Poi la strada è in discesa, accettata una porcheria più piccola, ne giustifichiamo una più grossa, come nel solito gioco delle matrioske. Allora, io, vecchio rivoluzionario marxista, se devo scegliere tra la forma (vuota e pure molto costosa) dell’ogburo politico italiano, e la sostanza, non sempre condivisibile, ma “gratis et amore dei”, di Grillo (con tutte le riserve che mi genera, non essendo “grillino”), non ho di certo dubbi…….

  10. 3 maggio 2012 alle 08:12

    @ Vjačeslav Michajlovič Skrjabin (Molotov)

    accidenti, ma davvero pensi che chi lavora abbia il tempo di leggerti? Quando avrai un lavoro vedrai che quanto hai scritto si può scrivere così:
    La rivoluzione violenta è inutile, serve a sostituire un potere con un altro potere assolutamente identico. Essa è destinata a durare poco e ad essere cacciata da un’altra rivoluzione. La vera rivoluzione deve poggiare sul rinnovamento di un modfello culturale, unica garanzia di soluzione duratura….punto! (che nel nostro caso sia l’instaurazione della demo-diretta è superfluo aggiungerlo)
    Eccheccavolo! 😀

    PS: Complimenti, bellissimo l’articolo di apertura!

  11. 3 maggio 2012 alle 11:42

    Lascia, compagno Franco, ad un sognatore la possibilità di sognare. Niente è più bello di potere esprimere le proprie opinioni, nella maniera più consona alla propria natura, alla propria estrazione, alla somma delle proprie esperienze. Avendo una formazione classico-marxista che viene da lontano, avendo assistito a più di un secolo di nefandezze perpetrate nel nome di un bene superiore, da ogni parte, con risvolti, talvolta, esilaranti, non posso esimermi dal fare paragoni e similitudini. Del resto non voglio tediare nessuno, come diceva un vostro cantautore: “vendere o no, non passa tra i miei rischi”; io lavoro, da tempo, come tutti, e passo il mio tempo libero a leggere, imparare e quando posso, scrivo. Non esiste una via più facile per fare le cose, pensa che in patria, nella Grande Madre Russia, ero considerato un tipo conciso, anche nella scrittura. Prova a leggerti qualche “mattone” di Malenkov e poi dimmi se riesci ad arrivare alla fine. Lo so anch’io che potrei ridurre il tutto e di molto, ma non ce la faccio. Ognuno di noi ha una scintilla nel suo animo, qualcosa che gli permette di andare avanti, nonostante quello che succede; l’ironia e l’autoironia sono una forza potentissima, del resto se ne stiamo parlando, qualche motivo ci sarà. Se in passato, come al giorno d’oggi, ci si fosse resi conto che gli uomini e le nomenklature , non erano e non sono sacri, non erano e non sono divinità, e quindi possono essere stigmatizzati, anche con la risata, i loro difetti, forse non saremmo a questo punto. Perciò penso che i veri comici siano loro, non Grillo; il problema non sono le istituzioni, ma le persone che ci sono dentro, e il seguito compiaciuto di lacchè e sicofanti che li attorniano. Sono loro che le disonorano come le disonoravano i vari Brežnev russi. Beppe ha il grande pregio di portare allo scoperto, con l’arma dell’ironia, tutte le loro magagne; se pensiamo che per l’apparatchick medio è gia difficile ridere delle cose inventate, pensa quando gli si presenta la verità… Del resto, il caro Michail Aleksandrovič Bakunin, le cui idee osteggiavo un tempo, al quale però mi sto idealmente riavvicinando, diceva: “la fantasia distruggerà il potere e una risata vi seppellirà”……..

  12. 3 maggio 2012 alle 14:39

    Il mio appunto era riferito alla lungaggine, non certo ai contenuti che condivido in toto.Diciamo allora che ti autocostringi ad una elite di privilegiati che hanno il tempo, la voglia e la capacità di leggerti sino in fondo, temo non siano tanti e dato che, per come scrivi, me ne dispiace, cerca almeno di fare un compromesso tra la sintesi e la logorroicità, credo ne gioveremmo tutti.
    Anche sul “compagno” non ho nulla da eccepire, lo sono stato per tanti anni , lo ammetto, in maniera estremamente superficiale, e provengo da una famiglia che mi ha allevato praticamente nella SOMS del Cristo eleggendola a seconda casa. Poi sono entrato in Lega, e fu così che mi appiopparono l’infamia di essere di destra, di tutte le accuse che mi hanno mosso e che probabilmente merito, quella è stata la più cocente e che sento più ingiusta perchè non cercata ne immaginata.
    Una macchia ormai sbiadita e non trovo detergente capace di eliminarla totalmente, forse c’entra la coscienza… 🙂
    Con stima.,

  13. 3 maggio 2012 alle 16:16

    🙂 😛 :mrgreen:

  14. andrea cammalleri
    3 maggio 2012 alle 16:50

    Concordo con Franco, è davvero un piacere leggerti!

  15. 3 maggio 2012 alle 17:01

    Una coscienza può essere macchiata soltanto quando le azioni e i pensieri di una persona siano, volontariamente, rivolti contro i propri principi, per un utile personale. Ma quando un uomo si accorge, in buona fede, di avere errato nell’interpretare un idea, o peggio ancora che quell’idea, ancorchè giusta, viene tradita dal gruppo cui lui appartiene, per fini poco nobili, non vedo cosa ci sia da rimproverarsi e sopratutto non vedo come la cosa possa anche minimamente interessare gli altri. Il percorso di crescita individuale porta ad una obbligatoria evoluzione del pensiero; io ho il massimo rispetto per chi, con un viaggio, sofferto e travagliato, evolve le sue convinzioni e le sue posizioni politiche, sbagliando, è vero, a volte. Questo, però, lo deve giudicare lui stesso; io ad esempio sono partito da sinistra e dopo più di trent’anni mi ritrovo ancora più radicale nelle mie posizioni.Quello che non tollero, e penso neanche tu lo faccia, è il lurido trasformismo di chi muta idea ad ogni stormir di fronde. Ma chi è alla ricerca dell’entusiasmo, dell’anelito al miglioramento, vero, della società, chi non si siede sul conformismo imperante, chi non ha rinunciato a fare delle domande, insomma per dirlo gramscianamente, chi non è indifferente, ma anzi partigiano, lo reputo mio eguale e “compagno”; gli altri sono solo apparatchiki, servitori, talvolta ” a loro insaputa”, del potere vero, e oggi ce ne sono molti all’opera. Del resto, “nostra patria è il mondo intero” …….

    • 3 maggio 2012 alle 18:01

      Si , il soggetto è intrigante … c’è persino una coincidenza “inquitetante” : il gruppetto di cervelli pensanti, i miei cranietti personali, che sfrutto costantemente nel tentativo di continuare a non leggere libri attingendo dal loro sapere, ha, tra i suoi fondamenti, l’assunto “la mia patria è il mio comune, fuori di esso c’è tutta l’umanità”.
      Spero quindi che un gorno questo Molotov si materializzi, è pur sempre imbarazzante chiacchierare con l’aldilà, oltre ai fedeli religiosi, i pazzi visionari e gli imbroglioni, non lo fa nessuno e , almeno lo spero, non voglio essere compreso in queste categorie 😀
      Nel merito non entro più, diventerebbe un dialogo a due e non è il caso, ma le tue consderazioni meriterebbero altri approfondimenti che ci porterebbero lontano, confido di trovare la sede opportuna per averne il piacere.

  16. Pista Libera
    3 maggio 2012 alle 18:37

    inquesti giorni le tv sono piene di vecchia partitocrazia, la vera “antipolitica” contro lo Stato e i cittadini.
    Le piazze di costoro sono desolatamente vuote, o al più riempite da forze dell’0rdine in assetto antisommossa, scorte armate, autoblu e “truppe cammellate” di fedelissimi prezzolati portati coi camion da ogni dove per cercare di fingere un consenso che non c’è.
    Succederà anche oggi in piazzetta Marconi, col bersani alleato di berlusconi e casini neilla macelleria sociale.
    Le uniche piazze piene sono quelle dei cittadini.
    E la stessa piazzetta sarà impietosa, domani sera. Meditate, elettori

  17. CorriereAl
    3 maggio 2012 alle 23:17

    Torno ora da piazza Marconi caro Pista Libera, comizio di Bersani. Confermo la tua percezione: poca gente, praticamente coincidente con i numerosi candidati delle diverse liste, e famigliari. Ma, fatta eccezione direi per Vendola (che pure ebbe la sfiga di una serata infame dal punto di vista climatico), direi che tutti i leader nazionali sfilati in queste settimane ad Alessandria hanno dato l’impressione di essere stanchi orchestrali che suonano la stessa musica da troppo tempo. Ai loro concerti non ci si emoziona più. Venerdì sera arriva Grillo: vedremo cosa ci racconta.

    E. G.

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