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Fenomenologia di una sconfitta

9 maggio 2012

Il primo sicuro vincitore delle elezioni comunali alessandrine è il Movimento 5 Stelle, di cui torneremo a parlare certamente nei prossimi giorni. Il secondo vincitore (o, assai più probabilmente, vincitrice) emergerà dalle urne nel pomeriggio del 21 maggio, e speriamo davvero in uno spoglio più celere di quello di lunedì scorso. In ogni caso, si tratterà di una vittoria ricca di spine, e anche di questo riparleremo presto, e spesso.

Fermiamoci un attimo, oggi, a parlare di chi queste elezioni le ha perse. Sia perché in fondo non abbiamo, in questo blog, la vocazione a saltare sul carro del vincitore, e anzi ci diverte assai di più “fare le pulci” ai forti, e continueremo così. Con buona pazienza, speriamo, di chi non gradisce. Sia perché a volte c’è più da imparare dalle sconfitte che dalle vittorie.

Allora: a perdere sono stati, in primis, tutti quei consiglieri che, ripresentandosi alle urne dopo cinque anni, hanno pressoché dimezzato i propri consensi personali.

Attenzione: è vero che c’è stato un crollo della partecipazione, e che quindi perdere voti era più facile che guadagnarne. Ma non sono mancati alcuni casi in controtendenza, che hanno comunque fatto passi in avanti, o comunque tenuto la posizione.

Esempio significativo è quello di Emanuele Locci, consigliere comunale confermato in ogni caso, e amico di questo blog, che ha sostanzialmente riconfermato i voti del 2007, ma così facendo è balzato in testa alle preferenze del Pdl. Su AlessandriaNews, tra l’altro, Locci rilascia dichiarazioni tutt’altro che scontate sullo scenario politico, e sul Movimento 5 Stelle in particolare.

Oppure quello di Gianni Ivaldi, grande trionfatore in casa Pd, dove pure non hanno ritenuto di candidarlo come capolista (di solito con il capogruppo uscente succede).

Sconfitto seccamente, almeno rispetto alle aspettative dichiarate, mi pare invece possa essere considerato Corrado Parise. Non che davvero io mi aspettassi che la sua lista civica potesse arrivare al ballottaggio, ma francamente un risultato almeno intorno al 4-5%, con conseguente ingresso in consiglio, mi pareva credibile. Al di là delle analisi che Parise stesso fa su AlessandriaNews (astensione, boom dei 5 Stelle, ecc), a mio avviso è evidente che il suo è stato un caso di sopravvalutazione del web come circuito che tende ad autoalimentarsi, mentre la vita vera, soprattutto in una città anziana e lenta come Alessandria, scorre ancora altrove.

Si possono o meno condividere, naturalmente, le considerazioni di Parise sulla “padella e la brace” rappresentate da Pdl e Pd. Ma è un fatto che l’avversione di gran parte della popolazione nei confronti dei partiti tradizionali si è concretizzata in astensione e in voto ai 5 Stelle, lasciando Le Nuvole al palo. Vedremo se Parise continuerà a fare politica (io credo di sì), se approderà su lidi montezemoliani o finirà altrove. Certo il suo caso (come del resto quello di Mara Scagni, e di Gianni Vignuolo) insegna che, anche se il Pd non è più “il Partitone” di Botteghe Oscure, mollarlo per fargli concorrenza senza avere spalle abbastanza larghe è sempre dura.

Personalmente credo che Parise in consiglio comunale un po’ di vivacità e “vigilanza” in più l’avrebbe portata. Così come mi spiace che non ci entrino Mara Scagni e Paolo Bellotti (che ha scelto di non candidarsi). Ma, a proposito: ecco le due ipotesi di composizione della nuova assemblea di Palazzo Rosso, in caso di vittoria di Rossa o di Fabbio.

I commenti stavolta li lascio a voi.

Ma il panel degli sconfitti non è completo, se non volgiamo lo sguardo anche a loro: Sel e Federazione della Sinistra, a forza di guardarsi in cagnesco tra loro, han finito per non accorgersi che delle loro beghe interne non importa una pippa a nessuno.

D’accordo che, se il sindaco sarà Rossa, i capolista Lombardi e Barberis entreranno comunque in consiglio. Ma il 2% di Sel, e il 2,24% della Federazione della Sinistra, a fronte ad esempio dell’ottimo 6,55% dei Moderati (all’interno della stessa coalizione) mostrano in maniera netta il fallimento dell’offerta politica della sinistra alessandrina.

I motivi sono probabilmente diversi, tra cui certamente anche l’incapacità di proporre un proprio candidato alle primarie di fine 2011, con sostanziale “appiattimento”, almeno percepito, sulle posizioni di Rita Rossa e del Pd, rispetto a tanti temi essenziali. Ma più ancora alla base del modesto risultato elettorale di Sel e Federazione della Sinistra c’è il fatto che le idee e le proposte camminano sulle gambe degli uomini. Provino allora, gli intellettuali della nostra sinistra (ma anche Corrado Parise) a confrontarsi senza spocchia con Cesare Miraglia, per capire, semplicemente, come si mette in piedi un movimento popolare che, senza pretese intellettualistiche, raccoglie voti veri tra la gente. Io almeno, se avessi ambizioni politiche, partirei da un piccolo caso di successo, per imparare come si fa.

E. G.

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Categorie:Politica
  1. mandrogno
    9 maggio 2012 alle 08:47

    i cesaroni esempio di buona politica?
    ipotesi ardita, a me sembra solo un esempio di abile gestione della clientela finalizzato al finanziamento pubblico.
    Ma se mi ricorderete almeno due o tre contributi sostanziali dati da questo partito al miglioramento di Alessandria e del Piemonte nei dieci anni dacchè attingono ai nostri fondi, giuro che cambio idea…
    In caso contrario, continuerò a pensare a qualcosa di inodore e di insapore.

  2. CorriereAl
    9 maggio 2012 alle 08:57

    Non volevo fare uno spot pro Moderati, ma evidenziare come da dieci anni si tende a snobbarli, forse perché sul piano dell’elaborazione politica non occupano la scena. Epperò in politica i voti si contano alla fine, e loro li hanno. Non dubito che percepiscano una quota di finanziamento pubblico (che certamente rimane in gran parte a Torino), ma questo vale per tutti, in primis e ben più per Pdl e Pd, che sono autentiche voragini. E mi sa che Cesarone (Miraglia), di cui confesso di essere amico e che non può che star simpatico anche a te caro Mandrogno, di soldi nella politica ce ne mette da anni di tasca sua. Naturalmente con questo non entro nei contenuti della proposta politica: mi chiedo se non sarebbe il caso di capire meglio, invece, e senza spocchia, come fanno a convincere tanta gente (parlo della nostra città e provincia, naturalmente) essendo partiti anni fa da un marchio debole, che stanno contribuendo a far crescere sui territori. Magari semplicemente più di altri stanno tra la gente, parlandone lo stesso linguaggio e partendo da problemi di tutti i giorni.

    E. G.

  3. 9 maggio 2012 alle 09:12

    Anche il compagno Iosif Vissarionovich Dzhugashvili tenne dei discorsi elettorali, genuini e sinceri; ne ricordo uno del 1937, pronunciato su invito di Crushev (che dopo la morte fece finta di non averci mai avuto a che fare), quando era candidato al Soviet Supremo dell’Urss, nella sua circoscrizione elettorale (circoscr. Stalin, ma guarda un po’). Ma ci pensate?, uno degli uomini più potenti del mondo che si metteva in gioco, sottoponendosi al giudizio degli elettori, durante elezioni “libere e democratiche”, come libera e democratica era l’Unione, anche allora. Per alcuni anni ancora, da noi a quel tempo, i cittadini non furono in grado di dire la loro, vuoi perché sicuramente le ripercussioni erano terribili, se alzavi la testa te la schiacciavano, vuoi per l’endemico fatalismo russo. Nonostante il bolscevismo, lo stalinismo e il leninismo di cui, nel 1937, eravamo fortemente pervasi, mi sembra che a 70 anni di distanza, anche in altri contesti, gli argomenti siano rimasti immutati. Allora, addirittura, Josif aveva già preconizzato una legge anti ribaltone, e con un partito unico al potere, è quasi un capolavoro elettorale….E le frasi usate da “Soso” mi suggeriscono dei parallelismi e delle considerazioni su quelle che ho sentito negli ultimi mesi e negli ultimi anni anche qui da voi, a livello locale e nazionale.
    “E’ stata portata la mia candidatura a deputato e la commissione elettorale della circoscrizione “Stalin” della capitale sovietica l’ha registrata. E’ una prova di grande fiducia, compagni. Permettetemi di esprimervi la mia profonda riconoscenza di bolscevico per la fiducia che avete dimostrato verso il partito bolscevico del quale sono membro e verso di me, come rappresentante di questo partito.” (Applausi). [trad.:Non volevo candidarmi, ma me lo hanno chiesto gli amici e la famiglia. “Perché non lo fai, hai molto da dare alla città”.]
    “Io so che vuol dire fiducia. Essa mi impone naturalmente nuovi obblighi, obblighi maggiori e, evidentemente, una nuova responsabilità, una responsabilità maggiore. Ma noi, bolscevichi, non abbiamo l’abitudine di rifuggire dalla responsabilità. Io l’accetto volentieri. (Applausi fragorosi).
    Per parte mia voglio assicurarvi, compagni, che voi potete affidarvi con piena fiducia al compagno Stalin”. (Ovazione della folla, fragorosa e prolungata). [trad.:Lo so è un impegno gravoso, ma per il bene della citta, ascoltando le istanze legittime di tutti i cittadini, mi assumerò questa terribile responsabilità(mix di varie dichiarazioni)].
    “Le elezioni generali si fanno e hanno luogo anche in alcuni paesi capitalisti cosiddetti democratici. [..]. Tali elezioni, anche se sono generali, eguali, a scrutinio segreto e dirette, non si possono chiamare completamente libere e completamente democratiche.
    […] Da noi le elezioni avvengono in un ambiente di collaborazione fra operai, contadini, intellettuali; in un ambiente di fiducia reciproca; in un ambiente, direi, di amicizia reciproca, perché da noi non vi sono capitalisti, non vi sono proprietari fondiari, non vi è sfruttamento, e non vi è nessuno insomma che possa far pressione sul popolo per travisare la sua volontà”. (applausi)[E qui caro Josif ti sbagliavi, anche in Italia, tra i partiti tradizionali, l’amicizia e la collaborazione sono salde, aldilà delle apparenze].
    “……… un consiglio di candidato a deputato ai suoi elettori. Se prendiamo i paesi capitalisti, esistono laggiù fra i deputati e gli elettori delle relazioni originali, direi persino alquanto strane. Finché dura la campagna elettorale i deputati civettano con gli elettori, strisciano davanti ad essi, giurano loro fedeltà, promettono mari e monti. Si direbbe che vi è dipendenza assoluta dei deputati dagli elettori. Appena finite le elezioni e i candidati diventati deputati, le relazioni cambiano radicalmente. Invece della dipendenza dei deputati dagli elettori si ha la loro indipendenza completa. […..]. (il politico) Può passare da un campo all’altro, può deviare dal giusto cammino nel cammino falso, può persino impegolarsi in macchinazioni poco pulite, può far capriole a piacimento: egli è indipendente.
    Si possono ritenere normali tali relazioni? Assolutamente no, compagni” (applausi fragorosi)[E come dargli torto?].
    “La nostra Costituzione ha tenuto conto di questa circostanza; essa contiene una legge in forza della quale gli elettori hanno il diritto di richiamare prima del termine i loro deputati se questi incominciano a barcamenarsi, se deviano dal giusto cammino, se dimenticano la loro dipendenza dal popolo, dagli elettori.
    […] egli è il servitore del popolo, il suo delegato al Soviet Supremo e che deve seguire la linea che il popolo, col suo mandato, gli ha tracciato.”[Indovinate un po’ chi controllava i deputati, il segretario (capolavoro anti ribaltone con un solo partito). Chi li controlla oggi da voi?, il segretario].
    Alla luce di ciò, ritengo che, come ho scritto sopra, nonostante siano passati molti decenni, oggi non si sia inventato niente; ho visto dittature e democrazie alternarsi, ma gli slogan e l’azione politica sono rimasti pressoché uguali. Sta succedendo quello che capitava da noi, i primi a non volere il cambiamento nella realtà dei fatti, sono i cittadini, almeno una gran parte, che non hanno il coraggio di osare, per conformismo o interesse, con quel guizzo di orgoglio, voglia di cambiare e, perche nò,anche incoscienza che, alcune volte, fanno fare dei balzi in avanti all’umanità. Preferiscono affidarsi alla pseudo-sicurezza dello status quo del presente, anche sapendo che non sarà sostenibile nel futuro. Non sempre hanno importanza le batoste elettorali, e vale per ogni lista o movimento, veramente, animata da spirito di cambiamento, volontà di lottare per mettere a posto le cose, o almeno provarci. Prima o poi la storia darà, spero, ragione a chi veramente ce l’ha; dico spero, perché il più delle volte, accade l’esatto contrario. Del resto capisco anche chi, o perché si è arreso alla inevitabilità dei fatti, o perché protesta astenendosi, non partecipa alle decisioni, ma questo avrebbe un senso, se un segnale forte arrivasse dalla maggioranza dei cittadini. Arrivati a questo punto bisogna che come è avvenuto da noi, con esiti non sempre certi, la gente pertecipi e lotti per ritornare in possesso del proprio futuro. Parafrasando un noto compositore e cantante americano (in Russia conosciamo anche loro) posso concludere che:”non è detto che noi si abbia torto, solo perché qualche milione di persone non la pensa allo stesso modo”……

  4. Giorgio
    9 maggio 2012 alle 09:51

    Compagno Molotov, in Russia non ti hanno insegnato la sintesi?
    Sei l’unico che fa commenti più lunghi degli stessi articoli…

  5. CorriereAl
    9 maggio 2012 alle 10:06

    No dai Giorgio, a Molotov non si possono imporre limiti di spazio. La sua è davvero arte: ci porta continuamente avanti e indietro tra la vecchia madre Russia e Alessandria, con livelli di lettura diversi che ognuno può divertirsi a cogliere. Non mettiamogli le briglie: spazio alla sua creatività, per il nostro piacere!

    E. G.

  6. Giorgio
    9 maggio 2012 alle 10:17

    Allora dategli uno spazio a parte. 🙂
    Chiamatelo “l’angolo russo di Molotov”.

  7. CorriereAl
    9 maggio 2012 alle 10:36

    Ma se leggi bene è più alessandrino che russo…e poi, dai: a me come padrone di casa tocca leggere tutto quel che viene pubblicato, ma tu puoi anche saltare dei pezzi o dei commenti..

    E. G.

  8. Rael
    9 maggio 2012 alle 10:48

    La presenza del compagno Molotov non ha prezzo. Ovviamente non decido io su questo blog, ma non posso non dire che il limitarla sarebbe folle.
    P.S.
    Non è per partito preso, questo diritto Molotov se lo sta guadagnando giorno per giorno con la sua cultura e soprattutto con la sua arte narrativa. Questa è meritocrazia!

  9. 9 maggio 2012 alle 10:58

    voto senza se e senza ma per il mantenimento del compagno Molotov nell’ambito dei commentatori a cui si può (anzi si deve) perdonare la prolissità. D’altra parte anche il compagno Fidel non ha il dono della sintesi

  10. cittadino
    9 maggio 2012 alle 11:09

    mi preoccupa e mi danneggia molto di più la prolissità delle carriere di certi politicanti, da andreotti in giù… fino a certi sindaci

  11. 9 maggio 2012 alle 11:16

    Vedi Giorgio, noi veniamo da lontano, da un’epoca in cui, anche in occidente, tenere discorsi lunghi era sintomo di grande forza politica. Ora, invece, si prediligono discorsi più brevi, per gli stessi motivi utilitaristici. Il potere della parola sulle masse, parlata più che scritta, affonda le sue radici nella antica Grecia, fino ad un certo Cleone il demagogo. Pericle tenne uno dei più famosi discorsi della storia, al funerale pubblico dei caduti della I guerra del pelopponeso, durante l’orazione funebre, e riuscì a elogiare, non solo i morti, ma Atene stessa, anche in un contesto molto tragico. In URSS, l’aggravante, per la lunghezza dei discorsi, era data dal fatto che gli ascoltatori non potevano sottrarsi, in nessun modo, a lettura, studio o ascolto degli stessi.Nel libro Arcipelago Gulag, Aleksandr Solzhenitsyn racconta come un compagno di prigionia, nei campi di lavoro gli avesse raccontato il motivo per cui era stato arrestato. In una conferenza locale del partito, durante un discorso di Stalin, alla radio, ad un certo punto era partito un applauso fragoroso, trasformatosi in un ovazione. Anche se il grande capo era assente, l’applauso continuava e continuava tanto che i palmi delle mani cominciavano a fare male e le braccia sollevate a lungo dolevano in una maniera pazzesca……ma chi avrebbe osato essere il primo a fermarsi?
    Poi, dopo undici minuti, il direttore della fabbrica di carta ( il compagno di Solzhenitsyn) ha assunto un espressione come per dire:”basta, è ora di passare ad altro!”, e si è seduto.
    Durante la notte è stato arrestato, sparato direttamente nel gulag. Una volta addirittura è stato pubblicato un discorso di Stalin su vinile, ma il bello del disco era il lato B, interamente fatto di applausi e ovazioni. Oggi per fortuna puoi sempre evitare di leggere o ascoltare quello che non ti aggrada e io ho la possibilità di esprimere il mio pensiero (grazie a CorriereAL); preoccupati se un giorno qualcuno ti obbligherà ad applaudirlo 11 minuti.Comunque lo ammetto un po’ di logorroicità c’è, però, come critica non mi da assolutamente fastidio, in altro modo purtroppo non so fare, perchè come diceva Ettore, sono un vecchio rivoluzionario sospeso tra due secoli e due mondi diversi……:mrgreen:

  12. 9 maggio 2012 alle 11:23

    Chiaramente, finchè Ettore e Andrea, di cui mi ritengo riconoscente ospite, apprezzeranno la mia presenza…..

  13. Giorgio
    9 maggio 2012 alle 11:48

    Caro Molotov,
    per me puoi restare. Non mi permetto di dire chi può scrivere o meno su questo blog anche perché io, come te, sono ospite e non ho potere alcuno. Le mie considerazioni erano riferite solo alla lunghezza dei tuoi discorsi e non al senso e alla libera opinione che puoi esprimere.
    Quindi fai pure. Io prediligo un’interazione diversa con i commentatori del blog, più veloce e d’impulso perché molte volte vengono a galla le reali personalità di ognuno e i pensieri prendono vita d’impulso, senza che la razionalità di certi ragionamenti l’assopisca.
    Ovviamente auspico che il dialogo sia sempre dinamico e libero, senza insulti o provocazioni.
    Tutto qui. Detto questo mi ha fatto piacere conoscerti.

  14. 9 maggio 2012 alle 12:02

    Anche a me, molto. Questo è veloce, guarda che impulso ha dato alla stagnante politica sovietica, l’incontro e l’amicizia tra Silvio e Vladimir. Questa è una pubblicità elettorale per le politiche 2011, del partito Russia Unita di Putin, tolta dalle tv dopo le proteste della Chiesa Ortodossa. Si intitola “Facciamolo Insieme”; pensa alla faccia di Giovanardi se la trasmettesse Rai 1…..

  15. Giorgio
    9 maggio 2012 alle 12:06

    GENIALE!! 🙂

  16. blackbeard
    9 maggio 2012 alle 22:40

    Mi permetto di segnalare al compagno Molotov questo autentico pezzo di modernariato

    anche se probabilmente quando è stato scritto lui era già ambasciatore in Mongolia o direttore di qualche centrale idroelettrica in Siberia.
    E’ un antesignano dei moderni videoclip, anche se un pò tristanzuolo, sono tutti uomini.

  17. 9 maggio 2012 alle 23:10

    Spettacolo, la nostra più grande canzone, è stata scritta qualche decina di anni prima della mia nascita, grazie davvero….e poi l’armata rossa, eccezionale

  18. goblin
    9 maggio 2012 alle 23:51

    Gent.mo
    Mauro Buzzi, mi farebbe piacere avere una Sua opinione riguardo l’articolo pubblicato in questo sito da “Associazione Arcipelago” riguardo i tagli da effettuare in Comune e riguardo l’esubero del personale. Questo anche alla luce del fatto che Lei faceva parte della CGIL.
    La ringrazio anticipatamente.

  19. 10 maggio 2012 alle 09:42

    Rispondo volentieri (confesso di non aver seguito il dibattito successivo alla lettera dell’associazione Arcipelago) e mi scuso se – con molta meno immaginazione – sfido Molotov sul terreno della lunghezza.
    Me la potrei cavare, senza timore di smentite, ripetendo semplicemente quanto lì affermava Fata Morgana: i dipendenti del Comune sono diminuiti in questi anni, non sono in esubero né rispetto alle attività che il Comune svolge né rispetto ai parametri dettati dalla legge (rapporto dipendenti/popolazione). I dirigenti a tempo indeterminato che rimarranno dopo i prossimi pensionamenti (otto/nove) sono più che sufficienti per “dirigere” uffici e servizi. Anche se con i prossimi pensionamenti verrà meno la figura del Comandante della Polizia Municipale a cui bisognerà pur dare una soluzione. Poi si può discutere sulla loro produttività (di dipendenti e dirigenti), sulla efficienza e sulla efficacia, in una parola sulla organizzazione della macchina comunale che qua e là ha senz’altro delle lacune. Tutti i dirigenti che rimarranno, come dicevo sono a tempo indeterminato e sono stati assunti con regolare concorso, ci possono essere più o meno simpatici, possono essersi legati a questo o a quel carro ma non ce n’è nessuno che sia stato “promosso” sul campo, né da Calvo, né da Scagni, né da Fabbio.
    Vorrei però invitarla/vi ad alcune riflessioni più complesse su due argomenti: le scelte e le regole di bilancio e del patto di stabilità.
    1.Le scelte: il numero dei dipendenti è (e deve essere) funzionale ai servizi che il comune pensa di dover gestire direttamente, fatte salve le funzioni che la legge assegna obbligatoriamente al Comune e che questo non può delegare ad altri (stato civile ed elettorale, ad esempio). Se si vuole aprire una spiaggia comunale sul Bormida (qualcuno forse ricorda le colonie estive dell’immediato dopoguerra), ci si deve dotare di bagnini. In linea teorica niente impedisce al Comune di gestire direttamente i servizi, tutti i servizi, così come niente impedisce di farli gestire da terzi: aziende pubbliche (le aziende speciali), forme consortili, deleghe di funzioni, fondazioni, società di diritto privato a totale o parziale capitale pubblico, società private, cooperative. Anche se un discorso a parte andrebbe fatto per i servizi cosiddetti a rilevanza economica, per i quali la legge impone principi di concorrenza. Ognuna di queste forme ha pregi e difetti che si misurano con il significato che la Giunta vuole dare al servizio e con le risorse a disposizione (il bilancio). Attenzione, però, il bilancio non è un semplice conto ragionieristico di costi e ricavi: è, come dice giustamente Marubbi, un atto eminentemente politico. E’ la Giunta che decide dove destinare le risorse . E come, in relazione al perché.
    2.Regole di bilancio e del patto di stabilità: impongono tetti alle spese del personale, e le impongono non solo per l’azienda Comune, ma per il complesso delle aziende del sistema-Comune. Quindi il costo del personale ai fini del raggiungimento del tetto previsto dalla legge è da compiere sommando anche quello delle varie aziende in cui partecipa il Comune (SVIAL, AMAG, ATM, …) e in cui le politiche di assunzione sono state, diciamo così, più lasche. Ma ora ci si presenta il conto, e salato. Ammetto di non avere LA soluzione in tasca (posto che non sono io a doverla avere), ma siccome ne va del futuro di servizi (direttamente “comunali” e non) che riguardano i cittadini e del destino di persone e famiglie in carne ed ossa io ci andrei molto cauto a pensare che la soluzione passi semplicemente attraverso la consultazione di esperti. Mai come ora è necessario il coinvolgimento delle forze sociali e l’adozione di un modello partecipativo vero che coinvolga coloro che in definitiva sono i fruitori dei servizi.

  20. Dario Gemma
    10 maggio 2012 alle 09:58

    E’ singolare che il giornalista Grassano riesca a fare un’analisi del voto ad Alessandria e che da questa emergano che gli unici sconfitti, pure vincitori, siano i partiti a sinistra del PD.
    E’ singolare ad esempio che non si accorga che il primo dato del voto è certamente l’astensionismo, mai così elevato nella nostra città.
    Ma è altresì singolare non soffermarsi sulla debacle del PDL e quella storica della Lega che viene ridimensionata drasticamente.
    No i veri sconfitti delle elezioni alessandrine sono per lui, i Comunisti della Federazione della Sinistra e gli antagonisti di Sel, perché guardandosi in cagnesco tra loro avrebbero dilapidato i propri consensi.
    Ed ecco i veri vincitori: i Moderati, i David del momento che sono riusciti intorno al simpatico Miraglia ottenere un importantissimo risultato! (che non va oltre il 7%!).
    Suvvia Signor Ettore: quanto provincialismo nella sua analisi!
    Ha mai guardato le televisioni della nostra provincia in questi 8 o 9 mesi di campagna elettorale?
    Ha mai provato a navigare sui siti alessandrini (oltre a controllare il numero di presenze propagandistiche sul sito dove lei scrive)?
    Ha mai provato a collegarsi su qualche radio della nostra città durante questa lunga campagna elettorale?
    E per ultimo, ha mai dato un’occhiata ai cartelloni pubblicitari o ai giornali alessandrini?
    Le do solo 1 dato che sarebbe stato utile far a tutti conoscere e questo dato lo può moltiplicare per le diverse testate giornalistiche e spot pubblicitari radiofonici e televisivi: un quarto di pagina sul Piccolo costa 1200 euro, un ottavo 650: ha fatto un conto con quante pagine i Moderati si sono pubblicizzati la campagna?
    E quante la FDS?
    Quante immagini ha visto per le strade dei candidati comunisti?
    Alla fine faccia la somma e più che spocchia la nostra, risulta il tentativo di fare un altro discorso elettorale.
    Che a sinistra del PD vi sia bisogno di unità è certamente vero!
    Ma l’ultima cosa che ci viene in mente è prendere lezioni dai Moderati, poiché la loro e la nostra visione del mondo sono diverse, possono coesistere in una alleanza elettorale ma non identificarsi politicamente; forse dai moderati poteva prendere lezione Barosini anche lui dimenticato in questa sua prima analisi.
    A noi preme ricordare che se in consiglio comunale, dopo la certa vittoria di Rita Rossa siederanno 2 consiglieri comunali sicuramente di sinistra, è perché c’è ancora chi come noi (ed i nostri elettori) è convintamente antiliberista.

  21. anonimo (luigi rossi?)
    10 maggio 2012 alle 10:50

    sel e rifondazione ad alessandria hanno vinto perchè si sono schierati col partito del TAV.
    Altro che i loro compagni sfigati che altrove si sono messi contro.
    In questo si sono dimostrati abili cercatori di cadreghe, anche se magari un po’ poco coerenti
    Un po’ meno bravi in matematica: se il 6% dei (sedicenti) moderati si spiega coi milioni del finanziamento illecito ai partiti, diventa poco spiegabile il 12% dei grillini con soli 2000 € di budget elettorale.

  22. 10 maggio 2012 alle 11:20

    Diciamo, caro Gemma, che ho ritenuto intellettualmente onesto dedicare un post all’area politica (a sinistra del Pd, più Parise per la sua capacità di criticare l’omogeneità estrema tra Pd e Pdl: poi lui si collochi come crede, e valuteremo le sue scelte future) in cui più mi sono sempre riconosciuto, per cercare di capire perché è così mal messa. Ieri mi hanno scritto praticamente tutti, ma in privato: e
    quindi la ringrazio (personalmente non ci siamo mai incontrati, ma capiterà) per averlo fatto qui in pubblico.

    Posto quindi che dei disastri di Fabbio, del Pdl e della Lega da anni qui parliamo abbondantemente, e continueremo a farlo, rimango su quanto lei afferma. Pochissime risorse, in sostanza, mentre Miraglia e i Moderati sfondano perché navigano nell’oro. Mah…a me questa tesi convince pochissimo. Secondo me invece voi della sinistra antiliberista non sapete più, da quando Bertinotti si è ritirato a fare l’osservatore, parlare un linguaggio che arrivi agli elettori. Quel che sembra premervi maggiormente è sempre rimarcare le differenze tra Federazione della Sinistra e Sel, o ancor più quelle interne alla Federazione tra Rifondaroli e Comunisti Italiani. Ma vi rendete conto che l’elettore medio ancora indica come “comunisti” i tipi del Pd (e sappiamo entrambi, credo, quanto questa
    definizione faccia sorridere). Insomma, se non fate un triplo sforzo di semplificazione del linguaggio e dei messaggi, mi spiace dirlo, siete politicamente nell’angolo. Un circolino di testimonianza, in cui personalmente posso anche trovare elementi di interesse: ma io non ambisco a rappresentare nessuno, che diamine, voi si!

    In tutta l’area di sinistra Nichi Vendola è il solo che (sia pur con un certo compiacimento letterario: un mio amico intelligente mi dice sempre che metterlo alla guida del Paese sarebbe come metterci Pasolini. E su questo ci accapigliamo) abbia sinora mostrato di saper arrivare la sua visione della società, “altra” rispetto a quella dei partiti (Pdl, Pd, Udc) che sostengono il governo del destrorso liberale Monti. Ovviamente non sto qui a fare un sunto del Vendola pensiero. Ne riparleremo senz’altro, e cercheremo soprattutto di capire come intende collocarsi e muoversi nei prossimi mesi.

    Per chiudere con Alessandria: la scelta alessandrina della vostra area di appoggiare Rita Rossa da subito, al punto da non provare neppure a battere alle primarie una strada alternativa, sarà anche premiante sul piano tattico (abbiamo due consiglieri, quindi ancora esistiamo), ma i numeri del consenso assoluto li vede anche lei, non mi faccia infierire. Sul fronte poi delle scelte di contenuto, non vi invidio: se come è lecito supporre tra dieci giorni farete parte della maggioranza di Palazzo Rosso dovrete partecipare al massacro sociale di tagli, riduzione di servizi, ristrutturazioni pesanti. Non entro naturalmente qui in questioni extra comunali, dal terzo valico alla Tav in Val Susa. Ne parliamo altrove. Ben lieto, per ora, che abbia reagito alle mie osservazioni. Ogni suo prossimo intervento sarà graditissimo: ci tengo davvero a capire la vostra posizione sui temi locali, e non solo.
    Poi qui abbiamo un fiore all’occhiello, avrà notato, che è il compagno Molotov, comunista pure lui: ci fa spaziare di continuo, e in maniera impagabile, tra la Grande Madre Russia e le piccole miserie di casa nostra.

    E. G.

  23. 10 maggio 2012 alle 12:46

    Ricordo che durante le elezioni amministrative in Russia, nell’ottobre 2010, mi trovavo ad Alexandrovsk nell’Oblast di Sachalin. i Comunisti del KPRF di Zjuganov avevano condotto una campagna elettorale morigerata, per la municipalità , mentre i moderati di Russia Unita avevano attuato una sovrapposizione mediatica impressionante, su tutti i media. Poi, in verità, io non ho mai capito cosa voglia dire moderato, ma forse è un problema mio; uno come fa a essere moderatamente di un’opinione?, pensate se Il’ic fosse stato “moderatamente” rivoluzionario, mah!… Comunque di altro mi preme parlare, in termini materiali, quando scorrendo i bilanci preventivi riguardanti le spese elettorali, io e Gennadij, ci siamo accorti che il KPRF aveva dichiarato qualche centinaio di rubli in più della loro lista, ci siamo chiesti: “ma come è possibile?”. Vero è anche che erano dati solo parziali, infatti, visto che dopo le elezioni nessuno chiede più niente, sopratutto ai vincitori, dopo due anni non abbiamo ancora capito come è stato possibile. Noi bolscevichi, ad esempio i grandi manifesti ce li dipingevamo a mano, come fanno in India, a Bolliwood, con le pubblicità dei films…… e poi ci davamo dentro di ciclostilo, ma forse non eravamo i soli.

  24. Dario Gemma
    10 maggio 2012 alle 17:16

    La ringrazio per la sua attenzione e mi scuso per il ritardo nel risponderle ma non sono politico di professione ma per passione e durante il giorno mi tocca il lavoro: allora mi sforzo di darle un primo giudizio sul voto facendo due riflessioni sul cosiddetto nuovo che avanza perché preoccupato ed infine “sulla situazione in casa mia”.

    Per la cronaca… cosa riportata da pochissimi organi di informazione e sottovalutata dai più, vorrei ricordare che ad esempio: Manuela Botteghi candidato sindaco del M5S a Gorizia, era candidata del PSI alla Camera nel 1992 e ha fatto parte della segreteria di Bettino Craxi….. Che a Bolzano Forza Nuova ha invitato esplicitamente votare M5S, che Casa Pound di Genova ha fatto altrettanto e che Grillo ha raccolto a valanga nei paesi già leghisti sparando a zero sui rom con i toni degni di Adolf Hitler.
    Le cito cosa scriveva Antonio Gramsci, su L’Ordine Nuovo, nel 1921.
    “Il fascismo si è presentato come l’antipartito, ha aperto le porte a tutti i candidati, ha dato modo a una moltitudine incomposta di coprire con una vernice di idealità politiche vaghe e nebulose lo straripare selvaggio delle passioni, degli odii, dei desideri. Il fascismo è divenuto così un fatto di costume, si è identificato con la psicologia antisociale di alcuni strati del popolo italiano, non modificati ancora da una tradizione nuova, dalla scuola, dalla convivenza in uno Stato bene ordinato e amministrato”.
    Per definire Grillo, che tanto affascina in provincia, questa osservazione di Gramsci calza a pennello.

    Per la campagna elettorale ….Non è una scusante quella della mancanza di soldi, ma mi creda, per essere incisivi e capiti, bisogna avere la possibilità di mezzi mediatici, dai quali da alcuni anni a questa parte siamo stati messi completamente fuori.
    Esempio banalissimo la manifestazione con Diliberto andata in contemporanea con Bersani, peraltro non per colpa nostra. Di Diliberto se ne sono accorti gli addetti ai lavori (forse), di Bersani se ne è fatto l’argomento del giorno.

    Per quanto riguarda “la diaspora” che si consuma a sinistra, vorrei fare queste semplici riflessioni.
    Di fronte al risultato elettorale, anche se parziale come valore complessivo ed inadeguati come giustamente segnala lei per noi comunisti, a mio avviso dovremmo continuare a lavorare per l’ unità dei comunisti, cercando di rafforzare quegli elementi di unità che hanno caratterizzato la FDS, e nel contempo elaborare ipotesi di coalizioni più ampie e di costruzione di alleanze, (ad esempio SEL e IDV, ma perché no ad Alessandria con alcuni eletti delle liste civiche).
    Se si facesse questa operazione (la costruzione di un polo di sinistra tra le forze e i movimenti che si oppongono al Governo Monti a livello nazionale e che si propongono di creare un’alternativa credibile di politica di sinistra ad Alessandria), allora vedremmo che i risultati conseguiti in Francia, Spagna e Grecia diventerebbero possibili anche da noi.
    Sono sicuro che riprenderebbe quell’entusiasmo nell’impegno politico della “nostra gente” oggi delusa e amareggiata anche per le scelte sbagliate – di gruppi dirigenti probabilmente inadeguati – che hanno compiuto negli anni passati e che hanno prodotto le continue divisioni tra noi.
    Un primo appuntamento per crearne le basi c’è già: sabato 12 maggio e si svolgerà a Roma la prima manifestazione della sinistra contro il Governo Monti.
    E’ stata promossa come Federazione della Sinistra, ma è una manifestazione unitaria e aperta a tutti.
    Sono stati invitati Vendola e Di Pietro e li vorremmo in piazza con noi: tutti insieme per dire al governo che “L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro”, che l’articolo 18 non va smantellato, che la crisi non può più essere pagata dai soliti noti e che bisogna puntare sulla crescita e sull’equità per rilanciare il nostro Paese.
    Sarebbe un segnale di grande forza se Sinistra e Libertà, Federazione della Sinistra e Italia dei Valori si trovassero insieme in piazza appunto il 12 maggio. Non è solo un appello a manifestare contro il Governo Monti, contro le politiche recessive dell’UE e della BCE, ma è per difendere la democrazia, i diritti dei lavoratori e l’Europa sociale.
    Credo che su questi contenuti, possa essere possibile ricostruire un’unità a sinistra.

  25. il principe
    10 maggio 2012 alle 20:53

    ronf

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