Home > Politica > I 5 Stelle e la sedia vuota

I 5 Stelle e la sedia vuota

10 maggio 2012

Indubbiamente l’atteggiamento di classe politica e media nei confronti di Grillo e Movimento 5 Stelle è mutato drasticamente nel giro di poche settimane, se non giorni. A lungo snobbati e derisi, ora che hanno fatto “il botto” alle amministrative, conquistando il loro primo sindaco, ma soprattutto mostrando di essere una realtà di persone vere e partecipanti (che non solo votano, ma vanno in piazza, dove gli altri riescono a portare soltanto più sparute truppe cammellate, o addirittura prezzolate), beh ora cambia tutto.

Così i giornali ci raccontano che un conto sono le sguiataggini di Grillo (ma chi lo avrebbe ascoltato se avesse usato un linguaggio diverso?), un conto la “prima linea” del movimento, fatta di persone pacate, riflessive e preparate. In realtà è partita la fase due del contrattacco: “lisciare il pelo” ai Grillini, per chiamarli allo scoperto. Farli partecipare al grande circo barnum della politica televisiva, per dimostrare che sono esattamente come gli altri, e magari peggio perché ancora devono imparare le regole basilari della buona convivenza.

Se il Movimento 5 Stelle abbocca, in pochi mesi è “bollito”.

La strategia della sedia vuota, dei Grillini che non ci sono, o meglio che comunicano soltanto in maniera diretta, sul web e tramite il loro “scafato” e incazzato front man, in realtà è ciò che agli occhi dell’elettorato li ha resi diversi, e che può continuare a farli crescere.

Mettere il “grillino” di turno a Ballarò, Otto e mezzo o anche da Santoro, tra un Fassino e una Santanché, equivale a “smitizzare” la diversità del Movimento, a mostrarlo simile al resto del panorama politico, e quindi egualmente inaffidabile.

Accanto a questo problema di immagine, i 5 Stelle dovranno fare i conti, nei prossimi mesi, con altri temi mica da ridere:

1) entrare nei consigli comunali, e imparare in fretta come muoversi fra delibere, determine, regolamenti non è come dirlo. Molto dipenderà dall’intelligenza di chi è stato eletto, dalla capacità di muoversi senza piegarsi a compromessi, ma anche senza rigidità antipatica: un consigliere comunale neofita, che si rende inviso non solo ai colleghi, ma soprattutto al personale che gestisce l’ente, è praticamente morto. Un pesce senz’acqua.

2) La selezione del personale politico. Che significa naturalmente i candidati per le Politiche nazionali, ma anche un minimo di struttura e di competenze, senza le quali la vedo dura reggere su tutti i fronti. Magari sono figlio di logiche vecchie, ma insomma che tutto possa viaggiare tramite web e volontariato, e che ogni decisione sia oggetto di dibattiti e confronti infiniti, la vedo dura.

Per fare qualche esempio: leggo su facebook e dintorni di spaccature del Movimento e dei simpatizzanti sul fronte genovese. Sento altri che mettono in discussione i consulenti di Grillo (Casaleggio in primis, che conobbi giovane manager del mondo IT più o meno quindici anni fa a Milano, anomalo fin da quella sua enorme testa di capelli in un mondo di gente noiosamente standardizzata), o che già additano i potenziali Scilipoti.

Insomma, l’avventura dei 5 Stelle comincia ora, e le insidie per loro davvero non mancheranno. A me sono simpatici, perché trovo che stiano obbligando tutto il sistema partitico, assolutamente decotto e “scollato” dal Paese reale, a fare i conti con la realtà. Sono interessato soprattutto a capire come reagiranno Vendola, Di Pietro, e la sinistra un tempo antagonista e rifondarola, oggi semplicemente quasi scomparsa. Guarderanno l’elettorato (che non è “il loro”, attenzione: non è di nessuno) migrare verso Grillo, e accamperanno i loro stendardi ai piedi del Pd, in cambio di qualche incarico di sottogoverno locale e nazionale, o rilanceranno con un progetto di società diversa? E nel centro destra, cosa si inventeranno per recuperare l’elettorato oggi astenutosi in massa? Ma di questo parliamo al prossimo giro…

E. G.

Annunci
Categorie:Politica
  1. 10 maggio 2012 alle 08:54

    leggo due minuti dopo che vi ho inviato una lettera le mie considerazioni,(per quello che valgono), là ci sono alcune risposte, non le replico qui per evitare doppioni, spero mi pubblichiate.

  2. mauriziofava
    10 maggio 2012 alle 09:12

    La situazione è paradossale: Grillo fu ESPULSO da tutte le tv del regno perchè disse in TV che i politici rubavano, e tutti quei grandi giornalisti e anchor men “imparziali e indipendenti” da premio pulitzer per 25 anni si sono ben guardati dall’invitarlo nei loro programmini patinati e sponsorizzati dal regime.
    Ora starnazzano tutti come zitelle (o checche) inacidite perchè l’ex espulso rifiuta le comparsate ai loro “importantissimi” programmi, sempre patinati e sempre sponsorizzati dai medesimi.
    Divertente, nevvéro?

    P.S. “nevvéro” era l’intercalare preferito di Sandro Pertini, un galantuomo tradito.

  3. 10 maggio 2012 alle 09:46

    Nel 1970, in risposta alla situazione disperata in cui si trovava il paese, una crescita lentissima,una pessimo utilizzo delle entrate, la “solita” concentrazione dei poteri economici e il fatto che la maggioranza della popolazione cilena era stata portata quasi alla fame, in condizioni terribili, dalla incapacità, dalla protervia e dalla supponenza delle classi dominanti, venne democraticamente eletto Salvator Allende ( tra molte polemiche). Intraprese subito quella che fu definita la “via cilena al socialismo”, il sogno di andare verso un regime democratico di uguaglianza sociale, dove ognuno valesse e avesse un posto, dignitoso, in una società di uguali. Ma si sa, i sogni a volte si infrangono, il rifiuto dei potentati, la redistribuzione di una parte delle terre, la nazionalizzazione delle fabbriche del rame, addirittura la distribuzione di latte gratis ai bambini, insomma il tentativo (tra mille problemi e difficoltà) di mettere a posto le cose nel suo travagliato paese, lo resero inviso ai poteri forti, che, naturalmente non intendevano mollare l’osso. Questo vale per tutti, anche oggi, il tentativo di raggiungere uno stato sociale giusto, di riformare, veramente una repubblica, esauriti i tentativi di cooptazione, può portare a colpi di coda imprevedibili; lasciare il potere è sempre cosa terribile, per chi, oltretutto, non sa fare altro che vivere come fa un fungo saprofita. Noi Sovietici fummo abbastanza tiepidi con Allende, e me ne dolgo, ma gli americani che, nel 1973, ebbero una grandissima parte nella fine di un sogno, di un governo giusto, espressione della volontà di un’esausta popolazione, per bocca di Kissinger (“sincero” democratico, canonizzato da voi occidentali) dettero forma ad un pensiero terribile, che potrebbe valere anche oggi: « Non vedo perché dovremmo restare con le mani in mano a guardare mentre un Paese diventa comunista a causa dell’irresponsabilità del suo popolo. La questione è troppo importante perché gli elettori cileni possano essere lasciati a decidere da soli »…… Ah!, quando qualcuno smette di blandire gli elettori, non li definisce più “sovrani”, ma “irresponsabili”, perchè rifiutano di “stringersi a coorte”, io comincio a preoccuparmi….

  4. blackbeard
    10 maggio 2012 alle 22:10

    caro compagno Molotov, il camerata generale Pinochet sarà pure stato brutto e cattivo (e lo è stato veramente, sia chiaro) però quando se ne è andato ha lascito un paese in ordine, sviluppato e in crescita economica molto sana.
    Ed oltretutto se ne andato più o meno spontaneamente, dopo aver perso le elezioni. Non oso azzardare paragoni tra Augusto e Iosif Vassilirievic (che è paragonabile solo ad Hitler o Mao), però il generale batte 4 a zero un arrogantello come il compagno Fidel.
    Quanto ad Allende, secondo me era un “brav fanciot” ma i “brav fanciot” non dovrebbero mai diventare presidenti.

  5. 11 maggio 2012 alle 07:06

    In un mondo in cui la propaganda reaganiana assurgesse al rango di verità, Pinochet verrebbe santificato, sicuramente; peccato che, come dicevo prima, i sogni si infrangono sugli scogli di una amara realtà. Sembra una bellissima favola, come quella raccontata, nel 1970,durante il debutto di Liliana Cosi, nella ‘prima’ dello Schiaccianoci con Nureyev. Nel sogno della giovane protagonista, lo Schiaccianoci Augusto, divenuto un bellissimo principe, insieme alla sua giovane dittatura cilena, novella Maria, sulle ali della musica di Ciaikowskij, sconfigge il cattivo Re Topo socialista, e, in un viaggio incantato, tra balocchi e dolciumi, nel meraviglioso mondo dei desideri americani, viaggiando in una navicella incantata, ricolma di amore per il popolo e voglia di fare, raggiungono il castello magico della fata Confetto. Peccato che al risveglio, la giovane Maria, quasi tornata repubblica, si ritrova tra le mani, soltanto, un un soldatino di legno; di balocchi e dolciumi neanche l’ombra. Pinochet prese il potere nel ’73 e dopo un decennio di applicazione delle teorie dei Chicago boys, seguaci di Friedman, durante il quale fu abolito il salario minimo, si privatizzò e deregolamentò selvaggiamente, si tento un espansione libera da ostacoli di natura sindacale, rimossi nel sangue dei sindacalisti (quelli sì, veri), avvenne il “primo miracolo cileno”; la disoccupazione, dal 4,3% del ’73, passò al 22% nell ’83, i salari diminuirono del 40%. Nel 1970, inoltre, il 20 % dei cileni viveva in povertà e nel 1990, il numero degli indigenti si era abbassato al 40%; oops!, ho detto “abbassato”, scusate…Ma non diamo tutto il merito a Pinochet, in un decennio, le più brillanti menti universitarie americane, conosciute come “Chicago boys” (una sorta di “governo dei professori” ante-litteram), attuarono una vera rivoluzione. Soggiogando lo Schiaccianoci Augusto con oscuri riti ed incantesimi, fecero in modo che il Generalissimo (forse quello era Franco) eliminasse lo stipendio minimo, distruggesse i sindacati dei lavoratori, abolendo di fatto, violentemente, tutti i diritti e privatizzasse il sistema pensionistico. E poi, guarda guarda, furono abolite le tasse sui grandi potentati e sulle rendite da grandi ricchezze, furono introdotti tagli indiscriminati sul pubblico impiego ( come direbbe qualcuno: “dopo un’attenta analisi dei centri di costo”…..) e, dulcis in fundo, furono privatizzate quasi 70 banche e più di 200 industrie statali (magari avesse avuto a sua disposizione i “bocconiani”). Sembrava quasi di assistere al “grande balzo in avanti” di Mao, il PIL (“tanto caro mi fu, quell’ermo pil”), precipitò di quasi il 20%, ma dico il 20%!, meno male che non si parlava ancora di SPREAD. Comunque cosa fecero i fenomenologisti del ministero dell’interno americano, pubblicarono un rapporto sui mirabolanti successi della “buona amministrazione cilena” e Milton Friedman (Milton, MILTON!, ma che cosa mi hai combinato?) coniò il termine ” il miracolo del Cile”. Successe anche, in quegli anni travagliati, che portarono a manifestazioni e rivolte, sedate dagli spari e dagli eccidi dell’esercito, che le banche furono regalate a due gruppi privati, al 40% in meno del loro valore; questi, con i capitali stranieri, si impadronirono delle risorse produttive del paese, con una operazione degna degli advisors di Goldman Sachs (che conosciamo bene). Ognuno, scusate l’espressione idiomatica russa, ottenne la sua “fettina di posteriore statale”; non temete, il capitalismo d’accatto andava già di moda anche allora…
    Poi, le banche, come in un sistema di matrioske, ma questa volta vuote, si riempirono di inutili garanzie e il sistema crollò. I primi esseri viventi nello spazio non furono Laika e Gagarin, ma gli economisti di Chicago, sparati in orbita da Pinochet. Iniziò, da subito, un programma di nazionalizzazioni di banche e industrie, con epropri a fronte di risarcimenti irrisori, che Il povero, comunista, Allende non avrebbe neanche osato immaginare; il nostro programma di collettivizzazione, secondo me gli avrebbe fatto, addirittura, una pippa. Tornò in auge il salario minimo con le contrattazioni sindacali e iniziò un’ambizioso programma per creare mezzo milione di posti di lavoro (e scusate, ma qui balza alla mente il 1.000.000.di posti di lavoro, di berlusconiana memoria), che a quanto pare funzionò. Il motore dell’esportazione rimase il rame, arrivò a rappresentare fino al 70% del ricavato dalle vendite all’estero; il paradosso è sicuramente dato dal fatto che si parlò di “miracolosi risultati della libera impresa”, quando l’industria del rame fu sempre in mano allo stato, e fu una delle due basi dello sviluppo del Cile. E qui, caro BlackBeard, la prima vera obiezione, Allende era sì un “brav fanciot”, ma fu lui che nazionalizzò l’industria del rame, nella sua totalità, togliendola, guarda caso alle multinazionali americane” e fece, quindi, un grandissimo e generosissimo regalo postumo al suo popolo (e lo dicono eminenti professori universitari). L’altra stampella del “miracolo cileno” è l’industria agroalimentare, e qui caro BlackBeard, indovina un po’ chi fu a rompere l’egemonia del grande latifondo effettuando una riforma agraria?, chi gettò le basi per quel florido sistema di aziende produttive e cooperative che, oggi, in quanto ad incassi, se la giocano con gli enormi proventi del rame?, ma quel “brav fanciot” di Salvador Allende, naturalmente!. Questo risulta dagli studi di un autorevole professore dell’Università di Georgetown, Washington DC (e non di Mosca), che, in ultimo lo porta a dire che: “Per avere un miracolo economico, forse avete bisogno di un governo socialista prima di intraprendere una riforma agraria”. Quindi, in ultima analisi, il Cile, non ha vissuto la Fiaba dello “schiaccianoci”, nessun sogno americano di Friedman o Reagan, nessun tatcherismo, ma è stato salvato dal marxismo postumo di Allende e da una sana dose di teoria e pratica del new deal, quasi keynesiano. Poco importa se nella mitologia, selvaggia, dei liberisti di tutto il mondo, sono stati creati una Asgard e un Valhalla cileno, nel quale accadevano i miracoli, ma questa volta non hanno avuto ragione i “soliti dei” del capiatale, che tanto ammirate in occidente; voi pensate siano “i buoni”, ma sono i “cattivi giganti di fuoco”, che lungi dal causare l’apocalisse, “il Ragnarök”, lo hanno scongiurato, tenendo sempre alta la fiaccola incandescente del marxismo!.

    P.s. Scusate se ho parlato di Keynes, lo so che da voi ad Alessandria non ha portato bene….
    Con simpatia(e dopo Kalinka non potrebbe essere altrimenti),
    Molotov.

  6. 11 maggio 2012 alle 07:11

    capitale e non capiatale, oops!

  7. CorriereAl
    11 maggio 2012 alle 08:37

    In effetti, caro Molotov, da noi le politiiche anticicliche di tipo keynesiano non sono state capite pienamente…

    E. G.

  8. mandrogno
    11 maggio 2012 alle 10:05

    senza l’abilità documentale del buon Molotov, penso anch’io che a dire certe scemate colossali sui “trionfi” del sanguinario pinochet e del suo regime ci voglia una bella dose di malafede, o di ignoranza.
    Roba che nemmeno gli acefali neonazistelli odierni potrebbero accettare.
    Viva i bravi fanciot, abbasso gli assassini stupratori di popoli.

  9. 11 maggio 2012 alle 11:04

    Ettore e Andrea sono “due brav fanciot”.
    Le loro mamme ne sono straconvinte!

    A. A.

  10. CorriereAl
    11 maggio 2012 alle 11:24

    Ah ah…ma le mamme non contano Andrea, si sa!

    E. G.

  11. 11 maggio 2012 alle 11:36

    anhe perchè ogni scarrafone… :-))))

  12. 11 maggio 2012 alle 11:38

    A naso mi viene in mente Richard Sorge, giornalista e agente segreto dell’NKVD, attivo in Giappone, prima e dopo la II guerra mondiale. Permise a Stalin di venire a conoscenza, in anticipo, di parte dei piani d’invasione tedesca; fu molto attivo nel contrastare il nazifascismo, fino ad essere impiccato dagli imperialisti, che lo scoprirono, e, almeno lui, non ebbe parte nei crimini dello stalinismo. Sorge ebbe un’altissima onorificenza, su mia proposta, per i grandissimi meriti verso il popolo dell’Urss. Proporrò Andrea ed Ettore per la stessa grande onorificenza, “Eroe dell’Unione Sovietica”; sarà un po’ difficile la traduzione in russo della motivazione ufficiale: “I son prope dui brov fanciot” ……
    😉 :mrgreen: 😈

  13. 11 maggio 2012 alle 11:43

    Cosa non si fa e si dice per tenersi buona certa stampa..:-D
    Pensate ai quelli del cartaceo che adesso dovranno passare ad indorare la parte sino a ieri avversa …

  14. 11 maggio 2012 alle 11:56

    Franco, non si sa mai…sono stato politico anch’io. Di cartaceo leggo la Pravda, e li ai bei tempi si usava oro zecchino per le dorature, ma anche da voi non si scherza. Sono alcuni giorni che, senza motivo, cerco di tradurre “busorda” in dialetto russo, ma non riesco, mah!…
    :mrgreen:

  15. blackbeard
    11 maggio 2012 alle 23:26

    Caro Mandrogno, guarda che mio nonno ha fatto il partigiano e voto il PD (però ala liberista, Morando per intenderci), suvvia non prendermi alla lettera, non siamo mica sempre seri. Sono contro le dittature senza se e senza ma, contro Pinochet ma anche contro Castro. Anche se il sistema sanitario cubano è notevole ciò non assolve il Fidel dall’aver tenuto in dittatura un popolo per quasi cinquant’anni. Però mi pare che la gente sia scappata di più da Cuba che dal Cile……
    Quanto al compagno Vjaçeslav, beh consoliamoci con una bella katiusha, la mia versione preferita :

  16. mandrogno
    12 maggio 2012 alle 09:59

    caro barbaNERA, ma tuo nonno partigiano lo sa che voti per il PD, ala binaschiana? chissà come è (o sarebbe, ma spero di no) contento.
    Comunque ti ammiro per il coraggio.
    Non è da tutti fare un outing così.
    Credo che siano almeno 15 anni che nessuno ha più votato per Morando, nemmeno nel PD. Sempre e solo nominato dai suoi amici forti.
    Però, scusa, se hai votato in Veneto sei anche tu un transfuga della politica?

    Perchè qui l’enrico “liberale post-comunista” teorico del taglio delle pensioni degli altri (lui che non ha mai lavorato nella vita ma si cucca tanti begli euri pubblici) e che tanto piace a confindustria non si fa vedere da tanto tempo, salvo in certe sedi di aziende ben note.
    Pare che in Camera del Lavoro per sapere che faccia abbia adesso hanno interpellato un esperto di identikit, lo stesso che aveva ricostruito la faccia invecchiata di Binnu Provenzano partendo da una foto giovanile.
    Ma Binnu era più fotogenico…

  17. blackbeard
    12 maggio 2012 alle 19:21

    Ti posso assicurare, Morando l’ho visto di persona scendere in ciabatte e buttarsi la spazzatura nella pattumiera. L’ho visto anche fare al spesa al supermercato, da solo con la moglie, senza auto blu e scorte. E’ uno dei migliori politici in circolazione, serio e preparato. Naturalmente non voto in Veneto, la mia è una appartenenza ideale.
    Quanto a blackbeard non sono affatto nero sotto, è semplicemente un gioco di parole con il mio cognome.
    E poi, scusa, se uno è di famiglia partigiana (dimenticavo, anche un pro zio alla Benedicta) deve per forza votare a sinistra estrema o magari si può anche votare PD, Udc o Pdl ?
    Saluti.

  18. CorriereAl
    12 maggio 2012 alle 19:58

    Sul resto non mi pronuncio Blackbeard: ma sui parenti partigiani non ho dubbi. Possiamo votare (o non votare) per chi ci pare, 67 anni dopo. Ovviamente è legittimo chiederci se hanno combattuto e sono morti per un modello di Paese e società come la nostra. Io credo di no, e credo anche che i loro sforzi non siano stati traditi oggi, ma nell’immediato dopo guerra, o giù di lì. Ma questi sono naturalmente discorsi da storici, oramai. I conti con l’Italia contemporanea tocca a noi farli.

    E. G.

  19. mandrogno
    12 maggio 2012 alle 20:57

    per ora (anche se la vostra nomina di de gennaro al governo mi fa temere che potrebbero esserci presto cambiamenti) siamo ancora liberi di votare come ci pare.
    Indipendentemente dagli avi.Ma non possiamo nemmeno nasconderci dietro di loro, o strumentalizzarli per giustificare nostri comportamenti.
    Penso alle zie suore di certi puttanieri che hanno massacrato non solo le leggi dello stato ma anche i Dieci Comandamenti… ops, scusa, non volevo offendere gli alleati odierni del PD.
    Sono tanto contento che hai visto Morando in ciabatte e al supermercato, ma vedo che nemmeno tu lo hai mai visto alla Camera del Lavoro, però.
    Del resto, nemmeno il lavoro ha mai visto lui 🙂

  20. 12 maggio 2012 alle 23:28

    Fidel era molto amico di Allende, anche se, a tratti, li divideva la pratica rivoluzionaria. Allende aveva molto rispetto per Castro, lui gli americani li aveva cacciati da Cuba, il loro bordello a cielo aperto. Salvador, del resto, non dimentichiamocelo, era stato eletto democraticamente, e furono gli yankee a destituirlo in un bagno di sangue.
    La «Commissione prigione politica e tortura», su incarico del governo Cileno, il 28 Novembre 2004, ha cominciato a fare un po’ di chiarezza, tra depistaggi e insabbiamenti delle forze armate, sugli accadimenti della “favolosa dittatura a misura d’uomo” praticata nel centro benessere economico “Chez Augusto”, che tanto piace e diverte. Fatto salvo l’assunto che Allende si era suicidato, pensate un po’ che esagerato, con un AK 47 regalatogli da Fidel, che Pablo Neruda era morto di morte naturale, 8 giorni dopo il golpe “gentile” di Pinochet, che allo stadio di Santiago non era accaduto nulla, anzi una bella rimpatriata di sbudellatori ss, qualcosina nella favolistica ricostruzione degli storici ” ed nui oter” non torna. Il rapporto della commissione, tragica testimonianza degli arresti illegali e delle torture selvagge, praticati dagli agenti del regime militare, durante i diciassette anni di dittatura (1973-1990), conferma la responsabilità del generale Pinochet in 3.000 casi di omicidi e scomparse ed anche in 35.000 casi di torture; i nomi autenticati di 28.000 vittime sono stati pubblicati da tutti i giornali cileni. Inoltre, sono stati repertoriati oltre 800 centri di detenzione e tortura e più di 3.600 torturatori. Questa l’ufficialità, e secondo il network di associazioni no profit, che si occupa dell’argomento, il numero degli esiliati politici assomma a decine e decine di migliaia. Visto che ho conosciuto personalmente partigiani cileni, fuggiti, per il rotto della cuffia,dallo stadio di Santiago, riparati in Argentina, valicando la Cordigliera a dorso di Lama e quindi i racconti di “sangue e merda” erano reali e di prima mano, non sono così sicuro che espatriare fosse così facile. Di contro, una mia amica cilena, negli anni dell’adolescenza, mai stata nella sua patria di origine, mi diceva ( fonte: i suoi genitori) che la situazione era idilliaca, tutte menzogne propagandistiche; addirittura la sua famiglia viveva a Santiago “in front of the stadium”, e lì non era accaduto niente. L’ho ritrovata in rete qualche tempo fa, finalmente trasferitasi in Cile, patria ancestrale, le sue prime parole, dopo l’ovvia felicità nel ritrovarsi, sono state:”avevi ragione tu!”.
    Il testo del rapporto, agghiacciante e terribile divide in tre periodi la pratica della tortura : il primo si concentra nel 1973, il secondo illustra l’attività della temibile polizia politica Dina (1974-1978) e il terzo si occupa dell’organismo che di quella prese il posto, la Cni.
    Il quotidiano conservatore cileno El Mercurio lo ha esaminato ed ha confermato che violenze sessuali, stupri con animali, false fucilazioni, ustioni e affogamenti erano i metodi quotidiani utilizzati dai torturatori nei centri predisposti a questo fine su tutto il territorio nazionale. Un capitolo particolarmente agghiacciante riguarda lo stupro sistematico a cui venivano sottoposte le donne arrestate da parte degli ufficiali della Dina, la potente polizia politica di Pinochet. L’avvocatessa Carmen Hertz ha dichiarato che «erano metodi barbari che gli agenti della Dina apprendevano nella famigerata Scuola delle Americhe statunitense a Panama. Erano metodi di tortura – ha concluso – paragonabili solo con la Germania nazista, ma che furono usati anche in Argentina». E, per inciso, l’ex presidente panamense, Jorge Illueca, affermò che la Scuola delle Americhe era “la più potente base per la destabilizzazione nell’America Latina”. La SOA, molto spesso soprannominata la “Scuola degli Assassini” ha lasciato una scia di sangue e sofferenze in ogni paese in cui i suoi “diplomati” hanno fatto ritorno. Nei suoi 56 anni di vita, la SOA ha addestrato più di 60.000 soldati latinoamericani, insegnandogli tecniche di repressione, di guerra d’assalto e psicologica, di spionaggio militare e tattiche per gli interrogatori. Questi “diplomati” hanno spesso utilizzato le loro abilità per intraprendere una guerra contro la loro stessa gente. Tra i bersagli della SOA ci sono educatori, organizzatori di sindacati, lavoratori religiosi, rappresentanti studenteschi ed tutti coloro che si impegnano per i diritti dei più poveri. Centinaia di migliaia di latinoamericani sono stati torturati, stuprati, assassinati, “fatti sparire”, massacrati e obbligati a fuggire ad opera dei “diplomati” presso la Scuola degli Assassini ( che oggi è a Fort Benning, in Georgia…ma gli anti-democratici per eccellenza eravamo noi). Quanti, allora come oggi, si tapparono naso, occhi, bocca e orecchie….Oltretutto il filantropo Augusto, si ritrovò, naturalmente “a sua insaputa”, un considerevole numero di depositi bancari; pensate, sembra che ammontassero ad oltre 13 milioni di dollari depositati su conti e investimenti finanziari (28 presso la banca Riggs e 97 in altre banche americane). La giusta mercede per il “miracolo cileno”. A proposito di ignavia e minimizzazioni, vorrei parlarvi di una delle firme più note del grande quotidiano cileno El Mercurio, Maria Angelica de Luigi, una delle più fiere e tenaci oppositrici del governo di Allende.
    Ad un certo punto, qualche anno fa, ha scritto un articolo in cui andava molto oltre il semplice chiedere scusa: «Sognavo cose semplici: tenerezza, un po’ di erotismo, una casetta, un buon collegio per mio figlio… I miei desideri: scrivere bene, fare domande intelligenti, mettere in imbarazzo i miei interlocutori… Qualcuno, dentro El Mercurio, ha forse pensato di fare un reportage nei centri di tortura della Dina? Nessuno, nemmeno io. Non posso accusare nessuno. Non sono mai stata censurata: Ero un cane fedele. E durante quel periodo c’erano cilene a cui veniva sfondata la vagina con animali, bottiglie, elettricità, pugni; e venivano ammazzati bambini e genitori. Nello stesso momento, io leggevo le favole a mio figlio, avevo una relazione, andavo in spiaggia con i miei amici giornalisti. Chiedere perdono a tutti, a nessuno? Preferisco personificare: io chiedo perdono a te Olivia Mora, alla giornalista che portava la bandiera di Allende, a te, la donna di sinistra che si è giocata la vita per la causa senza cadere nei settarismi. Tu non hai mai pensato di uccidere qualcuno, ma volevi realizzare la giustizia sociale… Olivia, perdonami, perché non ho fatto niente per rompere quella catena di orrore che ha portato via uno dei tuoi figli».
    A me pare che persone che leggono le favole ai figli ce ne siano tantissime; non vorrei che mentre tanti si attardano a mettere a letto i pargoli, quel poco che rimane della vostra vituperata democrazia, franasse totalmente. Non è attribuendosi il monopolio dell’antifascismo, vivendo di rendita su cose meravigliose fatte da altri, durante la lotta di liberazione, che si può continuare a pensare di obbligare intere popolazioni a sottostare a provvedimenti ed iniziative inique e deleterie, a qualsiasi livello .Io, personalmente, non avendo mai abiurato il mio marxismo, di sinistra in Italia non ne vedo, tantomeno estrema, parlando di fatti e non di proclami o di sogni. Non ci si può avventurare in patti e coalizioni improbabili, mettere in allarme le persone, paventando chissà quali pericoli per la democrazia o attribuendo responsabilità ad altri, per eventuali catastrofi elettorali. Le elezioni si perdono o si vincono con la pratica politica quotidiana, con la concretezza e la coerenza che si dimostrano; la responsabilità di quello che accade non si può attribuire a chicchessia, mai!; è comico e deleterio….

  21. 13 maggio 2012 alle 00:09

  22. mandrogno
    13 maggio 2012 alle 10:51

    vietato raccontare balle, cari simpatizzanti di morando, de gennaro e pinochet: Molotov non perdona, e fornisce date e numeri…
    Comunque il regime di Fidel avrà certo grosse colpe, ma sicuramente i milioni di fuoriusciti cubani di cui molti son diventati miliardari in dollari con traffici strani e si permettono pure di eleggere “grandi” presidenti come george dabliu bush (vincitore coi brogli in florida, infatti) testimoniano che il sistema repressivo e di controllo cubano, come minimo, non era poi così efficiente…

  23. mauriziofava
    13 maggio 2012 alle 16:57

    alla vergogna del neo-nazional-liberismo e dell’accozzaglia antipopolare che sostiene il governo monti, forse sarebbe il caso di ricordare questo discorso premonitore di Salvador Allende.
    Allende e il golpe fascista vigliacco e assassino che annientò la democrazia legittimamente eletta in Cile dovrebbero essere un monito fragoroso per il mondo e l’Italia di oggi, massacrata dai nuovi satrapi…
    Pablo Neruda allora scrisse di “Nixon, Frei e Pinochet…”, forse oggi parlerebbe di Merkel, Dalema, Monti e dei nuovi “liberali” alla morando.

  24. 13 maggio 2012 alle 19:36

    Niente poteva essere più adatto delle parole ispirate di Allende, una delle tante inascoltate cassandre dell’america iberica, ignorato in patria ed all’estero. Mi premeva sottolineare ancora un aspetto, in questa nostra piacevole discussione, per fare, per quanto possibile, un po’ di chiarezza su di un’altra questione sollevata. Io, dopo avere partecipato alla rivoluzione bolscevica, all’instaurazione di un nuovo tipo di governo, al tentativo (riuscito solo in parte) di realizzare un socialismo compiuto, per migliorare le condizioni di vita del nostro Popolo, in nome di un principio universale di uguaglianza, ho fatto un percorso personale, travagliato e sofferto, che mi ha portato a ragionamenti e conclusioni, per me nuovi. Alla luce di decine e decine di anni di dittatura, mi sono convinto che, senza abiurare una virgola del mio marxismo-molotovismo, nulla possa giustificare la soppressione dei diritti, elementari ed inalienabili, dell’uomo. Quindi, tenendo presente ciò, vorrei fare notare che rivoluzioni e colpi di stato sono agli antipodi; lo sono per via delle condizioni che li originano, per via del tipo di partecipazione alle azioni o all’azione, per via degli obiettivi da conseguire. In genere, almeno in epoca moderna, i golpe, i colpi di stato, sono l’azione liberticida di una cerchia ristretta di funzionari statali, generalmente militari, già facenti parte di gruppi organici al potere, che vogliono rovesciare un governo democratico, regolarmente eletto, in nome di celati e innominabili interessi economico-politici ( gli USA hanno rovesciato governi sovrani, per evitare che una multinazionale pagasse un’aumento di pochi centesimi, sul prezzo delle banane). Al limite, con un golpe, si può tentare di sostituire un’oligarchia con un altra. La Rivoluzione, invece, è un altro paio di maniche; generalmente è l’azione di un gruppo, esterno al potere, rappresentante le istanze di una larga, larghissima, fascia della popolazione, vessata, schiacciata e vituperata in ogni modo, anche violento, dagli oligarchi che governano una nazione ( a volte, senza essere stati eletti). Rappresenta l’anelito primigenio verso la libertà, dell’essere umano; essere rivoluzionario, vuol dire mettere a disposizione tutto il proprio essere, finanche la vita, per il conseguimento e la realizzazione degli ideali (non sono mai mutati) di “libertà, uguaglianza e fratellanza”. Ernesto, il “Che”, che prediligevo, e di molto, a Fidel, sosteneva che il rivoluzionario è la più alta espressione dell’essere umano. Quindi, fatte salve queste premesse, si può capire che l’esperienza cubana e il “miracolo cileno” sono due cose totalmente diverse. Fidel, Raul ed Ernesto, con i pochi amici scampati al disastroso sbarco del Granma, una quindicina appena, si ritirarono sulla sierra; in capo a due anni, da quello sparuto gruppo di “barbudos”, derisi dal dittatore e dagli emissari Usa, si sviluppò una forza popolare potente, che piegò Batista e i camerati americani, e li cacciò per sempre dall’isola. Attenti, anche al giorno d’oggi, a cercare di ridicolizzare gli avversari politici, magari estranei ai giochi di potere, dato che non si sa cosa il futuro può serbare nelle pieghe del destino. Le condizioni ante-rivoluzione erano le stesse (pur con diverse sfumature) presenti in tutti gli stati che dettero origine a sommovimenti rivoluzionari nel secolo scorso. Fame, povertà, analfabetismo, repressione; il dittatore Batista faceva gli interessi delle multinazionali straniere, sopratutto riguardo la canna da zucchero, la corruzione era norma come i suoi rapporti con la mafia. Cuba negli anni ’50 era un unico grande postribolo, uno dei cortili di casa degli Estados Unidos. Dopo la presa del potere, Fidel iniziò una campagna di alfabetizzazione in grande stile (l’analfabetismo è quasi scomparso), varò un ambizioso programma economico, fece un tentativo, non sempre riuscito di migliorare le condizioni di vita della popolazione, la sanità raggiunse vette di eccellenza rispetto all’intero continente americano. Vuoi, però, perchè la concentrazione del potere in poche mani genera, politicamente, dei mostri, vuoi perchè Cuba è stata schiacciata, al sogno cubano sono state tarpate le ali, mediante un embargo economico lunghissimo, utilizzando mezzi infami, come l’ Helms–Burton Act, la sacrosanta spinta rivoluzionaria iniziale ha esaurito il suo scopo, anche se ci potrebbe essere qualche margine di recupero. Quindi, in ragione, anche, di ciò che è stato detto ed appurato sull’Augusto regime, io parallelismi non ne vedo; cose terribili sono sicuramente accadute a Cuba e nessuno, seriamente, può volere fare delle classifiche. Una cosa in comune c’è, pensandoci bene, ed è la subdola, continua, presenza degli yankee, laddove, nell’ America Iberica, ci siano state guerre e colpi di stato, privazione dei diritti per la popolazione e sudditanza economica. Quindi, la forza propulsiva delle rivoluzioni che, perchè no, possono essere anche pacifiche, come quella attuata da Ghandi, è l’incondizionato e totale appoggio popolare. Pensate che la atipica “rivoluzione dei garofani”, portoghese, prese questo nome in virtù di un leggendario episodio passato alla storia. I militari di sinistra che rovesciarono il potere dittatoriale militare, di destra, per ripristinare la democrazia, ebbero, fin dall’inizio, l’appoggio della popolazione; il termine Revolução dos Cravos è dovuto al gesto di una fioraia, che in una piazza di Lisbona offrì garofani ai soldati. I fiori furono infilati nelle canne dei fucili, divenendo simbolo della rivoluzione e insieme segnale alle truppe governative perché non opponessero resistenza……

  1. No trackbacks yet.
I commenti sono chiusi.
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: