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Astensione, scelta politica?

12 maggio 2012

L’altro giorno mi sono ritrovato a discutere, con un amico, della percentuale di astensione al primo turno del voto alessandrino, che ha sfiorato il 40%. E dell’ipotesi tutt’altro che irrealistica che al ballottaggio alle urne ci vada meno della metà degli aventi diritto.

Il mio interlocutore mi ha rammentato che non ci sarebbe nulla di scandaloso: chi va sceglie per tutti, e il voto è valido e legittimo. La stessa cosa vale a livello romano, poiché nell’ordinamento italiano non è previsto alcun quorum strutturale per le elezioni nazionali generali. Quindi, se la prossima primavera (o anche prima: voci autorevoli danno per certa la conclusione dell’esperienza Monti per l’autunno. Funere mersit acerbo) la maggioranza degli italiani deciderà di andarsene in massa al mare il giorno delle elezioni, nessuna conseguenza?

Non proprio: un Paese che ribolle socialmente, e in cui al contempo una parte molto significativa oggi (e magari addirittura maggioritaria domani) dei potenziali elettori non si identifica più nelle dinamiche di rappresentanza, e quindi negli eletti, è una comunità al capolinea.

Da rifondare? Certo che sì, ma da rifondare davvero, restituendo al popolo potere decisionale e di controllo, oltre che naturalmente la responsabilità di fare ognuno la propria parte.

Lo sappiamo bene: se vent’anni fa, alla fine della prima Repubblica, comunque poteva esserci chi si alzava impettito a ricordarci che “lo Stato siamo noi”, e in qualche modo in tanti eravamo ancora disposti a dargli ragione, oggi chiunque ci provasse, a dire una trita banalità di questo genere, farebbe una figura meschina.
Per cui, davvero, lo Stato va restituito al popolo italiano dalle tante cricche che se ne sono spartite risorse e vitalità, riducendolo nelle condizioni attuali.

Rimando ancora una volta alla lucida, anche se certo non ottimistica (ma di ottimismo che diventa presa in giro facciamo ormai a meno, grazie) analisi del politologo Marco Revelli.
“Siamo in presenza di una tendenziale rottura dei tradizionali recipienti politici elettorali, una sorta di liquefazione”, dice Revelli, e ancora “abbiamo sperato a lungo nella capacità di autoriforma del sistema, e i partiti hanno ormai dimostrato l’assoluta incapacità di riuscirci”.

Quindi che succederà? Eh, saperlo: per ora la dinamica è quella solita, preannunciatami settimane indietro da un osservatore di livello. Sono ricominciate le gambizzazioni, e incrociamo le dita che ci si fermi lì, perché il prossimo passo sono le bombe, e la conseguente solidarietà nazionale.

C’è poco da fare: siamo un Paese che vive di tragiche repliche, più che di slanci innovatori.

E. G.

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Categorie:In primo piano
  1. Graziella (gzl)
    12 maggio 2012 alle 14:53

    ……intanto se nessuno se nè ancora accorto è tornato il terrorismo, e non importa di che sigla sia, con il gambizzato di Genova si riapre un periodo spaventoso. E di chi è la colpa? Della politica, dei partiti , delle istituzioni, dei parrucconi della giustizia, delle lobby di potere che hanno perso il senso della realtà , della ragione, del buonsenso, della legalità! Quando si tira troppo la corda , si spezza, se poi si continua lacerare i lembi spezzati si crea il mostro che in questo secolo non avremmo più dovuto conoscere……ma tanto non ci credono fino a che non gli tocca. ….

  2. cittadino
    12 maggio 2012 alle 15:19

    non ci sarà credibilità della politica finchè non avremo sgombrato il campo da tutti i politicanti corrotti e collusi che ci hanno umiliato e derubato per decenni.
    E per questo compatisco i poverini che continuano in buona fede a votare per QUESTA O QUELLA faccia della stessa medaglia sporca di fango, che forse fango non è.
    Dedico invece questo superbo pezzo a coloro che, avanguardia illuminata e degna di essere ringraziata per quanto sta facendo, ha capito da tempo i giochini faulli della “destra” e della “sinistra” inciuciste.

    La versione è quella di Carreras, tenore di gran qualità sempre messo in ombra dalle gigionerie e dalle “amicizie potenti” di altri dal timbro e dalla voce assai meno meritevoli… Anche nel melodramma, il dramma del merito rubato.

  3. TM
    12 maggio 2012 alle 23:49

    mah. a dire il vero il bel josé ha avuto la carriera stroncata dalla malattia e dalla ricciarelli e si è garantito la vecchiaia con i concertoni anni ’90 😉

  4. maria
    13 maggio 2012 alle 09:28

    Certo l’astensione è una scelta politica. Quella di questi nel video:

  5. CorriereAl
    13 maggio 2012 alle 10:33

    Bah….e cosa dimostra? Direi solo l’assoluta inutilità/stupidità di questi talk show. Con il saccente panzone Adinolfi che ironizza, dall’alto del suo background (ma quale?), e pure il povero Formigli, di solito dignitoso, che si fa prendere la mano e alla fine canzona il ragazzo dei 5 Stelle dicendo “vi prenderemo anche come registi”. E poi signora, guardi che i 5 Stelle si può votarli o meno, ma sono l’esatto opposto dell’astensione. L’astensione è quella del popolino alessandrino di centro destra, per dirle, che non va a votare Fabbio ma resta di centro destra, e aspetta un nuovo volto credibile ai suoi occhi.

    Le persone intervistate in questo video non sanno utilizzare gli stilemi della politica, e parlano come al circolo o al bar. E allora? Succede la stessa cosa se si va a intervistare dei militanti leghisti, o del Pd e Pdl (quei pochi che ci sono, esclusi i noiosi, stucchevoli professional). Sul fatto che i 5 Stelle debbano selezionare con attenzione, via via, il personale politico che fanno entrare nei consigli comunali, regionali e in Parlamento dubbi non ce ne sono. Ma lei, signora, ha mai ascoltato qualche consiglio comunale di Palazzo Rosso, in questi anni? Le assicuro che metà dei consiglieri non arriva al livello espositivo e di elaborazione dei grillini qui ripresi. E infatti hanno votato documenti e bilanci “sulla fiducia”. No, no: se la strada è screditare chi si affaccia sulla scena ridicolizzandolo, non ci sto. Perché chi ha occupato lo spazio politico in questi anni lo ha fatto in maniera oscena, pornografica. Per cui nuove opzioni sono assolutamente necessarie. I 5 Stelle sono una di queste. Altre ne dovranno venire. Nel momento in cui si presentano alle elezioni accettandone le regole democratiche (si fa per dire, considerati tutti i trucchetti delle varie leggi elettorali autoconservative del ceto politico esistente) sono peraltro loro stessi nuovi partiti, comunque preferiscano chiamarsi. E del resto i partiti sono scatole, in sè asettiche: ciò che li rende apprezzabili o banditeschi sono le facce che ci sono dentro. Chi crede alla “recuperabilità” dei partiti esistenti, cerchi di cambiarli davvero dall’interno. Chi non ci crede, però, ha sacrosanto diritto di battere democraticamente altre strade direi, senza essere ridicolizzato o additato come anti qualcosa.

    E. G.

  6. anonimo (luigi rossi?)
    13 maggio 2012 alle 11:24

    ma avete mai visto una trasmissione tv invadere in diretta una riunione di un circolo pdl, o di una sede locale legista, o di una cellula PD ?
    una di quelle migliaia di belle riunioni, piene di gente davvero “colta e impegnata”, che fa politica con la P (di puttana) maiuscola?
    Riunioni in cui ci si spartisce quotidianamente i porti negli enti, nei cda delle partecipate e delle municipalizzate, le assunzioni di figli parenti e amici nelle aziende medesime, le promozioni a dirigente, i passaggi di livello dagli operai precari ai funzionari, gli appalti, gli incarichi professionali, i “contributi” del palazzinaro locale?
    Speriamo che questi “guru” da talk show, amici degli amici, la prossima settimana ce ne facciano vedere una. Che so, mentre nella sezione PD si parla di terzo valico e di 6,5 MILIARDI di euro che devono essere collocati. Oppure si brinda alla promozione di de gennaro a sottosegretario, con pieni poteri su ordine pubblico e servizi segreti: in pratica, beria+scelba…

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