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Il Superstite (87)

12 maggio 2012

di Danilo Arona

Devo averlo già scritto. Come molti italiani guardo spesso la trasmissione di RAI3 “Chi l’ha visto?”, perché offre uno squarcio intenso quanto sciaguratamente inedito di questa nazione. E in maniera più strumentale perché è zeppa pure di spunti narrativi e investigativi che sono un po’ il pane e il companatico del mio lavoro letterario e giornalistico. Al di là di questo non esiste puntata dalla quale non si esce basiti, per non dire di peggio.

Se  il nostro benemerito Presidente della Repubblica dichiarava con enfasi pochi giorni fa che non dovremmo brancolare nel buio di un’Italia dei misteri, forse gli si potrebbe consigliare di farsi un giro nell’archivio della trasmissione, giusto per autosmentirsi. Perché l’Italia è sul serio la nazione dei misteri irrisolti. E, se ancora attendiamo di saperne una- che non sapremo mai dato l’intreccio tra servizi deviati e terrorismo  – da Piazza Fontana alla strage di Brescia, i buchi neri sul versante criminale e sulle missing persons dello stivale fanno a gara per unirsi in un unico, mastodontico black hole che tutto si è ingoiato, dalla verità alla logica, dai troppi silenzi colpevoli e alle evidenti connivenze.

Ci sono casi – sono decine – in cui le indagini sono andate chissà per quale verso o proprio non sono state fatte. In altri tutti, nella zona in cui sono avvenute le “sparizioni” (in realtà omicidi senza cadavere) sembrano sapere chi sono i colpevoli, ma per qualche strambo malinteso del diritto, mettiamola così, questi non stanno dove dovrebbero stare in un mondo normale, leggi in galera.

In una duplice scomparsa di zia e nipote (si chiamavano Paola e Rosalia e le vediamo in foto) da Burano c’è chi addirittura dichiara di sapere dove sono sepolti i corpi, oltre che conoscere le modalità delle morti e i nomi dei colpevoli. Se questo fosse un film, il responsabile lo individueremmo al volo sin dalle prime battute della rievocazione giornalistica.

Certo, la realtà non è un film. E se è vero il principio che “è meglio un colpevole fuori che un innocente in galera”, fa bene la giustizia a seguire la  via dubitativa in mancanza di reali riscontri. Quel che sconcerta è che, fatti due conti della serva, i colpevoli là fuori sono un mare, un numero enorme di stalker, assassini, psicopatici e altri galantuomini che non hanno mai pagato i loro conti perché hanno nascosto bene le loro povere vittime.

Guardiamo allora queste due foto. Due sfortunate ragazze uscite per andare al cinema in una domenica d’inverno e mai più tornate a casa perché qualcuno, tra le calli veneziane, ne voleva una tutta per sé, piuttosto morta che non sua. Uomini che odiano le donne, e non è solo il titolo di un libro. Serve una rivoluzione culturale di respiro epocale, sperando che non sia il sogno di un sognatore superstite.

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Categorie:Editoriali
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