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[BlogLettera] Un presidio per non dimenticare la strage di Capaci

22 maggio 2012

Care democratiche e cari democratici,

alle ore 17 di mercoledì 23 maggio davanti alla Prefettura, in occasione dell’anniversario della strage di Capaci, nella quale furono massacrati il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli uomini della scorta, CGIL CISL e UIL hanno organizzato una manifestazione presidio, non solo per ricordare a tutti i cittadini quell’attentato, ma anche per tenere desta l’attenzione dell’opinione pubblica democratica sui valori della legalità e della convivenza civile, in questo momento assai delicato per la vita del Paese.

Mi permetto di sollecitare tutti voi che riceverete questo messaggio, perché partecipiate a questa importante iniziativa unitaria e vi facciate promotori di ulteriori partecipazioni. Il tempo non è molto, ma confido che farete tutto quanto sta nelle vostre possibilità.

E’ molto importante, infatti, che di fronte a episodi criminali, come il vile atto con il quale, a Brindisi, è stata assassinata una giovane studentessa o all’inquietante ferimento, a Genova, di un dirigente di Finmeccanica, come dirigenti e militanti del Partito Democratico, noi ci si senta impegnati in prima persona a difendere i valori fondamentali e universali che trovano traduzione nel nome stesso del nostro Partito.

I valori della legalità, della solidarietà, della convivenza pacifica e della non violenza, contro i disvalori delle mafie, del terrorismo, della corruzione, di tutto ciò, insomma, che nega la democrazia. La bella vittoria ottenuta proprio ieri nel nostro capoluogo, deve essere ulteriore stimolo per noi tutti, a farci protagonisti di una nuova stagione di legalità democratica, a cominciare dal nostro territorio.

Spero, pertanto, di incontrarvi numerosi domani.

Daniele Borioli
Segretario Provinciale PD

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Categorie:BLettere
  1. 22 maggio 2012 alle 23:00

    Quando Iosif mi obbligò a divorziare da mia moglie Polina, a chiudere gli occhi mentre me la deportavano in un gulag, io, rischiando di brutto, ricominciai a leggere la bibbia di nascosto; non so perchè ma, vuoi i problemi dell’Unione, vuoi il pensiero di mia moglie mi ritrovai sprofondato in un periodo catastrofico, in cui trovavo conforto solo consultando, segretamente, l’Apocalisse di S.Giovanni. Prima e dopo quel periodo, invero, non sentii mai più il bisogno di fare letture religiose. Negli anni ’70, dopo l’esilio mongolo e la cacciata dal PCUS, su di una bancarella nel quartiere di Arbat, mercato all’aperto di artisti, trovai un libro italiano. Allora non frequentavo ancora il vostro paese e, sfogliandolo, trovai una parola, un titolo, “Patmos”, e mi si risvegliarono alcuni ricordi; rammentai che, secondo la leggenda, San Giovanni Evangelista elesse come ultimo rifugio l’isola di Patmos, in Grecia. San Giovanni, Apocalisse, mmmh…continuai a leggere, o meglio, mi feci tradurre il capitolo da un mio amico, rifugiato Italiano. Scoprii che si trattava di un bellissimo componimento di un vostro sfortunato uomo di cultura, una grandissima persona, Pier Paolo Pasolini, scritto sull’onda dell’indignazione per un barbaro attentato, perpetrato in Piazza Fontana nel 1969.
    Mi colpi, da subito, il fatto che lui preconizzava, forse perchè uso ad assistere a simili consuetudini, il cordoglio a comando dei doppiopetti del potere , cosa a cui io, nel corso degli anni, avevo partecipato innumerevoli volte. Comunque la poesia era questa, io allora mi augurai servisse davvero per ricordare le vittime di stato, di tutti i tempi, aldilà di qualsiasi manierismo e consuetudine.

    Sono sotto choc
    è giunto fino a Patmos sentore
    di ciò che annusano i cappellani
    i morti erano tutti dai cinquanta ai settanta
    la mia età fra pochi anni, rivelazione di Gesù Cristo
    che Dio, per istruire i suoi servi
    – sulle cose che devono ben presto accadere –
    ha fatto conoscere per mezzo del suo Angelo
    al proprio servo Giovanni.
    Ci sono là marcite; e molti pioppi. Venendo da là
    vestivano di grigio e marrone; la roba pesante,
    che fuma nelle osterie con le latrine all’aperto.
    Poca creanza, farsi ritrovare così,
    da parte di quei galantuomini non ancora del tutto romanizzati,
    e sì che tutti i barocci erano spariti da un pezzo!
    Ma gli usati corpi, non di monaci,
    perché cattolici erano cattolici, ma s’erano sposati, fornicando
    la loro parte; insomma, giusto perché dei nipotini oggi piangessero.
    Solo un suicidio porterà sulle tracce del responsabile di tal pianto. (1)
    Lombardi al Governo! Tra voi e il paese c’è un abisso.
    È la vostra banalità che lo scava (le «e» strette
    son niente confronto al lessico; che umile dialetto non è;
    lo fosse!)
    E chi è sotto choc ride con gli occhi di Antonioni
    Il quale attesta come parola di Dio e testimonianza di Gesù Cristo
    e anche Pasolini ride,
    tutto quello che ha veduto,
    mentre Moravia è distratto, beato chi legge,
    e beati coloro che ascoltano le parole di questa profezia.
    Che ne piangano le loro famiglie; io ne parlo da letterato.
    Oppongo al cordoglio un certo manierismo.
    Di tradizioni recenti son piene le Sette Chiesuole.
    Canoni e tropi a disposizione rimpiazzano le commozioni;
    e basta deciderlo, l’umore necessario è pronto
    con tutti i suoi caratteri
    (di difesa dietro il lessico, esso, eslege, desueto)
    chi è al potere altresì ha le sue figure
    entro cui comodamente sostituire al logos il nulla;
    dietro una cattedra, un tavolo da lavoro,
    col doppiopetto: perché il tempo è lontano.
    Così si consola la morte, e chi ha la cattiva creanza
    di farsi piangere; ridotto a tronconi: cosa inammissibile
    in un uomo serio, che si occupa di agricoltura!
    Come poi se fossimo nel ’44.
    Io sono l’Alfa e l’Omega, colui che è, che era e che viene; l’Onnipotente;
    fidando su ciò, l’onorevole Rumor, Pocopotente
    ma Potente, comunque,
    si dissocia dai telespettatori dei bar
    e parla ai piccoli borghesi in famiglia che si saziano
    di indignazione del tutto lessicalmente estranea al popolo.
    Attilio Valè: presente!
    52 anni, abitava a Mairano di Noviglio.
    Era separato da otto anni dalla moglie;
    era un bell’uomo alto circa un metro e ottanta:
    commerciava in bestiame
    Io, Giovanni, vostro fratello,
    che partecipa con voi alla stessa tribolazione
    al regno e alla perseveranza di Gesù,
    mi trovai relegato nell’isola chiamata Patmos
    a causa del Vangelo di Dio e delle testimonianze che rendevo a Gesù.
    L’Autorità dello Stato moderato non contempla la realtà dei sensali.
    Pietro Dendena (presente!) 45 anni,
    abitava a Lodi in un nuovo edificio di Via Italia 11
    con la moglie Luisa Corbellini, la figlia Franca, 17 anni,
    che frequenta il corso di segretariato d’azienda,
    e il figlio Paolo, 10 anni, alunno di quinta elementare.
    Di professione mediatore,
    frequentava regolarmente il mercato di Piazza Fontana
    non mi meraviglierei da letterato schizoide
    che comparisse tale e quale in un olio del Prado
    né che avesse un debole per l’Inter;
    ci son portichetti a Lodi, tetramente settentrionali –
    contro un cielo buio, con nuvole basse –
    micragna dei tempi degli Antenati, odor di vacche!
    L’è il dì di mort (tutti presenti).
    Quanto a Paolo Gerli, 77 anni (presente)
    ci son portichetti a Lodi a sesto acuto,
    e le piccole osterie micragnose sanno di vestiti bagnati
    riscaldati dalla stufa
    abitava con la moglie in un bellissimo palazzo di Via Savaré, 1,
    dove si era trasferito nel 1954
    possidente di non pochi terreni agricoli,
    curava in proprio il commercio dei prodotti della sua terra.
    I vicini di casa, loro,
    lo ricordano come un signore gioviale e esuberante.
    Usava regolarmente la bicicletta.
    Aveva avuto dal matrimonio tre figlie tutte sposate.
    Or, ecco, fui rapito in estasi, nel giorno del Signore
    e udii dietro a me una voce potente, come di tromba
    Eugenio Corsini, 55 anni, presente!
    abitava dall’epoca delle nozze in Via Procopio 8,
    padre di due figli ormai sposati,
    commerciava in olii lubrificanti per macchine agricole.
    La moglie non aveva smesso di lavorare.
    Non si cantarono serenate in quel 1940;
    dal 1940 si era lavorato giudiziosamente, a casa a far la calza.
    Si erano frequentate scuole in vista di futuri risparmi;
    niente grilli per la testa, che nessuno avesse niente da ridire;
    la Morale come una cosa passata di donna in donna;
    poco riso negli occhi, e gran risate al momento giusto: a Natale.
    Io mi voltai per vedere la voce che parlava
    e appena voltato vidi sette candelabri d’oro
    Carlo Luigi Perego, 74 anni, risiedeva a Usmate Velate
    e in mezzo ai candelabri Uno che assomigliava al Figlio dell’Uomo
    in Via Stazione 21
    vestito di una lunga veste
    lascia la moglie e due figli sposati
    che hanno proseguito la sua attività di assicuratore
    e cinto d’una fascia d’oro sul petto
    Era venuto a Milano per rivedere i vecchi amici
    e per sbrigare alcune faccende relative all’attività dei figli
    Il suo capo e i suoi capelli erano bianchi come lana
    i suoi piedi erano simili a rame ardente arroventato in una fornace
    (così disse chi li raccolse sotto il bancone)
    Aveva presieduto, in qualità di coraggioso combattente del ’15-18
    la locale sezione dell’associazione dei combattenti. Presente!
    Carlo Garavaglia, 67 anni, presente!
    Alla morte della moglie era andato a abitare con la figlia sposata
    la sua voce era come il rumore delle grandi acque
    a Corsico in Via XX Settembre 19.
    Nella destra teneva sette stelle.
    Era stato macellaio
    dalla sua bocca usciva un’acuta spada a due tagli
    percepiva attualmente una pensione di 18 mila lire.
    La sua faccia era come il sole.
    Tentava di realizzare qualche guadagno extra facendo il mediatore.
    Carlo Gaiani, presente, 57 anni,
    abitava con la moglie alla cascina Salesiana
    Era perito agrario
    ed aveva condotto con successo l’azienda agricola
    che conduceva come affittuario, fino ad alcuni anni addietro.
    Ora l’azienda era in decadenza.
    Lavorava personalmente la terra con un solo lavorante.
    Si era recato alla Banca dell’Agricoltura
    per concludere la vendita delle ultime 14 vacche.
    Saragat taccio, ma ne parla l’«Observer». (2)
    Oreste Sangalli, 49 anni: «Presente!»
    affittuario della cascina Ronchetto in via Merula 13 a Milano
    mettiamo la sordina alla tromba di quell’Uno
    lascia la moglie e due ragazzi, Franco di 13 e Claudio di 11
    fare d’ogni erba un fascio degli estremisti
    si era recato al mercato di Piazza Fontana
    va bene per i giornali indipendenti (dalla Verità)
    come tutti i venerdì in compagnia di Luigi Meloni
    ma un presidente della Repubblica!
    Si erano momentaneamente lasciati a Porta Ticinese
    Non si può predicare moderazione
    e si erano dati appuntamento a Piazza Fontana
    in un paese dove è appunto la moderazione che va male
    Hanno trovato entrambi la morte
    e dove non si può essere moderati senza essere banali
    poco dopo essersi ritrovati.
    Luigi Meloni, 57 anni presente:
    commerciante di bestiame abitava a Corsico in Via Cavour
    con la moglie e il figlio Mario, studente di 18 anni.
    Possiede qualche piccola proprietà immobiliare.
    Era venuto a Milano con la vettura del Sangalli.
    E quando l’ebbi veduto io caddi ai suoi piedi come morto.
    Ma egli pose sopra di me la sua destra e disse:
    Non temere, io sono il Primo e l’Ultimo.
    Io sono il Medio, parvero dire Rumor e i suoi colleghi.
    Non si può essere medi, qui, senza essere privi d’immaginazione.
    Io sono il Primo e l’Ultimo, il Vivente.
    Giulio China, 57 anni, presente!!
    Era uno dei più importanti commercianti di bestiame di Novara,
    ove possedeva due cascine. Lascia la moglie e due figlie sposate.
    Ho subìto la morte, ma ecco, ora vivo nei secoli dei secoli
    (a differenza di Giulio China)
    e tengo le chiavi della morte e dell’inferno.
    Mario Pasi, cinquant’anni: presente,
    abitava con la moglie in un bell’appartamento di Via Mercalli 16.
    Ah antichi portichetti a sesto acuto, grigi, scrostati,
    sotto cui l’ombra è così fredda che par di essere in Germania
    e i negozietti di mercerie stringono il cuore, e ancor più
    se vi si vendono anche caramelle, in scatole di cartone
    Ma ci son anche palazzi di metallo e vetro
    che danno sui parchi
    Non aveva figli. Geometra,
    si era dedicato all’amministrazione di fondi e stabili.
    Era stato ufficiale di cavalleria.
    Scrivi dunque le cose che hai vedute,
    e le presenti e quelle che verranno dopo di esse:
    l’Italia è in crisi, e la stessa crisi che soffro io
    (inadattabilità alle nuove operazioni bancarie)
    la soffrono alla loro bestial maniera i fascisti:
    le ultime 14 vacche! Le ultime 14 vacche!
    Ecco il senso misterioso delle sette stelle;
    ché se sette erano magre, le altre sette erano ancor grassottelle.
    Carlo Silva, 71 anni, abitava in Corso Lodi 108,
    con la moglie e un figlio, impiegato alla «Dubied».
    Aveva un secondo figlio sposato.
    Aveva fatto il mediatore per tutta la vita
    ma una lieve forma di paralisi lo aveva costretto
    a muoversi con l’ausilio di un bastone.
    Percepiva una esigua pensione, ma non aveva rinunciato
    a recarsi ogni venerdì al settimanale convegno coi vecchi colleghi.
    Bisogna andare da loro, stupidi come vipere, e dir loro:
    Siamo fratelli: possediamo le ultime quattordici vacche:
    la nostra azienda è in rovina,
    lavoriamo con le nostre mani la terra
    aiutati da un solo lavorante.
    Non siamo più in grado di abitare in questo Paese
    che se ne va per le strade nuove della storia
    che hai veduto nella mia destra
    e dei sette candelabri d’oro;
    Gerolamo Papetti, 79 anni,
    abitava alla cascina Ghisolfa di Rho
    di cui era proprietario.
    Aveva perso la moglie alcuni anni addietro.
    Lascia tre figli, uno dei quali, Giocondo,
    lo aveva accompagnato a Milano
    ed è rimasto ferito in seguito allo scoppio.
    Le sette stelle sono i sette Angeli delle sette Chiese
    e i sette candelabri sono le sette Chiese.
    Beh, non ho intenzione di scrivere l’intero Apocalisse:
    ormai basta solo progettarlo;
    e così le idee, basta enunciarle: realizzarle è superfluo.
    In piena epoca industriale,
    coltiviamo dunque la terra con le nostre mani, e un solo lavorante.
    Andremo dunque presto a vendere le nostre ultime 14 vacche
    ai Vicini nel 1970 avanti Cristo.
    No, davvero non si può,
    l’ecolalie neanche notarili
    vomitate su noi dai nostri coetanei al Governo
    sono intollerabili. Caro Moravia, caro Antonioni,
    andiamo di là.
    Poi venni a casa.
    La porta che dava sul corridoio della camera di mia madre
    era aperta: da ciò arguii la sua inquietudine.
    Essa ha ottant’anni, l’età di Gerolamo Papetti:
    e penso a ciò che deve ancora soffrire.
    Da letterato che fa della letteratura
    dichiaro la mia solidarietà a «Potere Operaio»
    e a tutti gli altri groupuscules di estrema sinistra,
    Saragat non doveva fare un fascio di quell’erba:
    e dunque sugli scudi Tolin.
    Le sette Chiese sono su di noi, le zozze.
    Scende la notte dello choc: il Naviglio va sottoterra
    Tu ti suiciderai
    se avevi tutto da guadagnare e nulla da perdere (3)
    e quindi non sei un fascista di sinistra, che, poverino,
    coi suoi ideali estremistici ora così tragicamente frustrati,
    è divenuto mio caro fratello, e vorrei abbracciarlo forte;
    tu ti ucciderai, fascista pazzo,
    e il tuo suicidio non servirà ad altro
    che a dare una disgraziata traccia alla Polizia.
    In attesa di essere vendute, queste nostre ultime 14 vacche
    pascolano crepuscolari a Patmos
    dove ci si limita a scrivere, dell’Apocalisse, il solo prologo.
    Ma approfondiamo
    (che altro non si fa a Patmos,
    senza giungere mai a conclusioni diverse da quelle previste,
    il deprimente disprezzo per la borghesia, ivi compresi
    i morti di cui sopra, tutti onorabilmente vissuti infino alla fine)
    proseguendo, proseguendo eroicamente,
    dopo aver steso un velo sulla sconfitta dei giovani
    A Efeso a Pergamo a Smirne a Tiatira a Sardi a Filadelfia e a Laodicea
    vivono i lettori che disprezzano i buoni sentimenti
    e sanno, sanno bene del binomio Autorità-Banalità,
    ma ciò non esclude che anche tra loro
    i buoni sentimenti siano poi del tutto screditati, anzi, anzi!
    Ma le conclusioni di ogni approfondimento sono prevedibili, ripeto.
    L’ultimo odor di stalla e di farina
    e la stoffa che fuma nelle osterie con la latrina all’aperto
    dove va gente che se la intende sull’onorabilità
    e vi fa del razzismo romanico
    unisce intellettuali di sinistra e fascisti a un unico culto
    in via di estinzione: allontanando nel cosmo il punto di vista (4)
    essi appaiono tutti raccolti a imprecare allo stesso tabernacolo;
    la porta della storia è una Porta Stretta
    infilarsi dentro costa una spaventosa fatica
    c’è chi rinuncia e dà in giro il culo
    e chi non ci rinuncia, ma male, e tiri fuori il cric dal portabagagli,
    e chi vuole entrarci a tutti i costi, a gomitate ma con dignità;
    ma son tutti là, davanti a quella Porta.

  2. Graziella (gzl)
    23 maggio 2012 alle 06:48

    ……” care democratiche, cari democratici, ” ……..

    ossignur e chi sono codesti a cui viene indirizzato tale invito?

    non era meglio ad es.:

    ….” un invito alla popolazione alessandrina a partecipare all’importante presidio ecc.ecc….”

    mah!

  3. TM
    23 maggio 2012 alle 12:16

    ove si discorre di dita e di luna.

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