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Palazzo Rosso: Zaccone torna ragioniere capo

23 maggio 2012

Su AlessandriaNews i primi tasselli del nuovo organigramma dirigenziale di Palazzo Rosso. Che ne pensate?

E. G.

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Categorie:Politica
  1. 23 maggio 2012 alle 15:08

    Che si fosse obbligati a fare il fuoco con la legna che c’é lo avevamo segnalato diverse volte e in diverse occasioni. il mancato rispetto del patto di stabilità impedisce qualunque operazione sul personale. A fronte dei dirigenti dipendenti l’unico che aveva le caratteristiche professionali, la preparazione e l’esperienza necessarie per coprire il ruolo di ragioniere capo non poteva che essere Zaccone.
    Non dimentichiamo poi che il predecessore di Ravazzano rassegnò le proprie dimissioni proprio in occasione della presentazione dei bilanci sotto osservazione da parte della Corte dei conti, volendo prendere le distanze da quelle spericolate operazioni di ingegneria contabile che hanno provato a nascondere ai cittadini la reale situazione del bilancio dell’ente. Se è pur vero che Zaccone è stato da più parti accreditato come uomo di area centro-destra, ad un dirigente si deve chiedere una direzione capace ed efficace, in grado di consentire l’applicazione del programma di mandato, non l’adesione alle proprie idee. Se la prima urgenza è avere contezza della reale situazione di bilancio, ancor prima di quanto potrà dire la corte dei conti, la scelta di nominare immediatamente il ragioniere capo è quanto mai oppotuna.

  2. CorriereAl
    23 maggio 2012 alle 15:17

    Secondo te Mauro il dissesto sarà dichiarato? Immagino sia quello lo snodo vero: e in caso di dissesto, zero tempi determinato, e zero consulenti o dirigenti a contratto di qualsiasi tipo, dico bene?

    E. G.

  3. 23 maggio 2012 alle 15:36

    paradossalmente anche con il dissesto ci possono essere spazi per assunzioni e/o consulenze. invece con il mancato rispetto del patto no. e ciò si riverbera anche sul 2013.

  4. anonimo (luigi rossi?)
    23 maggio 2012 alle 16:53

    esemplare.
    Un bell’esempio della trasversalità delle responsabilità, e del perchè il futuro è preoccupante.

  5. 23 maggio 2012 alle 23:02

    Chissà perchè Fang si presenta sempre a orari impossibili, e poi con quel vinaccio cinese incredibile, e pensare che ce ne sono di buoni, ma ieri sera era Huang jiu, terribile, di riso; meglio il latte di cavalla, mongolo, fermentato. Non so perchè, ma dopo qualche bicchiere siamo finiti a parlare di Teng Hsiao-ping, uno che di andate se ne intendeva, ma mai come di “ritorni”. Fu esautorato la prima volta da Mao nel ’66, mandato in provincia a fare l’impiegato, nel mentre gli distrussero la famiglia, poi nel 1973 fu reintegrato su intercessione di Zhou Enlai; nel 76 lo trombarono di nuovo, ma lui in pochi anni risorse, come l’araba fenice, e dette l’impulso a quel pateracchio economico-politico che generò l’onda lunga cinese, che tanto ci preoccupa oggi. Dopo la rivoluzione culturale, mi ricordo che Hua, oltre a far tornare Deng, prima di tutto, morto Mao, insieme agli altri della banda, fece arrestare la vedova Jian Qing; le mogli degli imperatori e dei mandarini, a volte, potevano essere veramente imbarazzanti per i consorti, che più di una volta , comunque, furono riabilitati, anche dagli oppositori. Stalin odiava le nostre mogli, troppo presenti; mi fece addirittura divorziare dalla mia Polina, e io che l’avevo, addirittura, fatta nominare commissario.
    Poi, negli anni successivi, tutti a fare dietrologia sui motivi dei dissidi al vertice cinese, durante i vari avvicendamenti, ma era molto semplice:
    Mao propugnava un comunismo di tipo collettivistico sovietico, Deng voleva aprire ad un’economia di mercato americanizzante e Hu Yaobang addirittura viaggiava su di un pensiero quasi keynesiano (che anche a lui non portò fortuna). Sta di fatto che il piccolo Deng venne considerato un gigante da voi in occidente, nonostante di porcate ne avesse fatte diverse, non ultima quella tragica di Piazza Tienanmen, terribile (se si pensa, oltretutto, alle false aperture ai manifestantii); si sa, di fronte all’impianto di qualche fabbrichetta (si fa per dire) della Coca Cola, anche i diritti umani perdono colore, ma in un regime è imperativo fare con il materiale umano che si ha a disposizione, ci sono dei patti da rispettare. Comunque se Mao Zedong è stato l’ultimo imperatore, di sicuro Deng è stato l’ultimo, vero, mandarino di Cina. Non so, in realtà, se oggi si siano sviluppate delle altre stirpi di mandarini, ma se così fosse, penso che sarebbe meglio questi arrivassero, da soli, alla conclusione che siamo alla fine dei tempi e non è più possibile ritenere che lo stato sia nato per essere governato da loro, quasi per diritto divino. Ricordo che Gramsci, di loro, su Ordine Nuovo, scriveva: “Il mandarinato è una istituzione burocratico-militare cinese, che, su per giú, corrisponde alle prefetture italiane. I mandarini appartengono tutti a una casta particolare, sono indipendenti da ogni controllo popolare, e sono persuasi che il buono e misericordioso dio dei cinesi abbia creato apposta la Cina e il popolo cinese perché fosse dominato dai mandarini”. Quanta verità nascosta in queste parole!…..Comunque, alla fine delle nostre elucubrazioni, Fang Zhimin sta russando e io, visto che lui non mi vede, mi faccio uno svaden di Pepperskaja, ah! che buona…..
    Mi assopisco anch’io, Deng mi si ripresenta in sogno, e non ho mangiato interiora di nessun tipo, e mi dice con quel modo sgradevole che aveva lui di parlare: “Non importa se un gatto è bianco o nero, finché cattura i topi”…..

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