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La buia notte del centro destra

24 maggio 2012

Ma cosa potrà mai estrarre dal cilindro il centro destra, per cercare di lanciare un segnale di esistenza in vita, e di speranza al suo vasto elettorato potenziale, oggi amareggiato e allo sbando?
Se lo stanno chiedendo un po’ tutti i commentatori, gli analisti, e magari in modo diverso anche la gente comune.

Che, nella crisi complessiva di consenso da parte di tutte le forze politiche tradizionali, al centro destra sia andata assai peggio che al “resistente” centro sinistra è evidente a tutti.

E si tratta in fondo della logica conseguenza delle scelte, “spalmate” nel tempo, di un blocco politico elettorale che ha puntato tutto, e oltre ogni ragionevole limite di buon gusto, su due figure carismatiche (Berlusconi e Bossi) che impresentabili lo erano già da parecchio, ma che per tante ragioni sono state utilizzate come “bandiere” fino all’altro giorno, praticamente. Senza dietro un progetto comune e condiviso, e con una classe dirigente spesso imbarazzante.

Il risultato è stato (alle amministrative, e nei sondaggi) un tracollo di consenso tale, da far pensare all’esigenza di uno o più nuovi soggetti politici, capaci di una proposta assolutamente diversa. Con un’avvertenza: oggi l’elettorato di centro destra c’entra ormai poco con il vecchio aggettivo “moderato”, in grado forse al più di identificare un profilo di elettore cattolico-centrista. I sostenitori di Casini diciamo, ma dalle nostre parti, in fondo, anche quelli, appunto, dei Moderati, che pure sono, almeno per ora, una costola e una stampella del Pd.

Basta confrontarsi, in strada, con i berlusconiani o leghisti delusi, per rendersi conto che l’etichetta di moderazione non appartiene al loro attuale bagaglio (e forse neppure a quello passato): sono persone incazzate, deluse dallo Stato e anche dal ceto politico che hanno comunque sostenuto dal 1994 ad oggi, e che nei fatti ha portato il Paese nel baratro, negando la crisi fino all’insostenibile, poi attribuendola a ragioni internazionali e al destino cinico e baro, e infine ai “crucchi” e alla finanza internazionale colpevole di aver “decapitato” Berlusconi. In questo c’è anche del vero, è chiaro: il punto è però, in verità, che il Cavaliere non sapeva più che pesci prendere, e in fondo uscire di scena non gli è dispiaciuto poi tanto. Aveva fatto il suo tempo, senza peraltro porsi mai seriamente la questione della successione.

Quando sento Alfano o Cicchitto promettere clamorose novità, mi sembra di ascoltare comprimari stanchi e “fuori parte”, e intuisco il rumore delle unghie che scivolano sui vetri.

Qui (non diversamente, e forse ancor più, che sul fronte del centro sinistra) vale la solita ricetta: non è questione di inventarsi nuovi contenitori, ma di iniettare nelle vene del sistema politico linfa davvero nuova. L’ennesimo restyling oggi sarebbe inutile, e patetico addirittura “aggrapparsi” ad un ritorno del Cavaliere.

Chi è in politica da 40, 30, 20 anni deve passare la mano. Punto. Non ci sono altre soluzioni. Certo, Montezemolo. Di lui torneremo a parlare se e quando ufficializzerà i termini del suo impegno diretto. E verificheremo, soprattutto, chi ci sarà nella sua squadra, e con quali propositi. Ma che Montezemolo, per età (intorno ai 65, ben ritoccati) e per ruolo (razza padrona da sempre, figlio o figlioccio dell’avvocato, e con il curriculum professionale che tutti conosciamo, scivoloni compresi) possa essere colui che galvanizza, rincuora e restituisce entusiasmo all’elettorato italiano di centro destra ho francamente qualche dubbio.

Trovo poi irresistibile il vecchio squalo Romiti quando parla di Lcdm: lo ama proprio come un figlio. Immagino riamatissimo.

Insomma, questo centro destra è proprio a pezzi, e mi riesce difficile immaginare un solo contenitore in grado di coagulare il suo elettorato potenziale, che oggi oscilla tra l’astensione (maggioritaria) e una certa attenzione dei più giovani (e meno ideologici) per il Movimento 5 Stelle.

La Lega, poi meriterebbe un discorso a parte. E’ evidente che è stata “impallinata” (e, se non distrutta, certamente molto indebolita) nel momento in cui non serviva più come stampella del berlusconismo. Ma il punto vero rimane la qualità morale della sua classe dirigente, e non altro. Esempi evidenti ne abbiamo avuti anche in provincia, e si è sempre parlato di mele marce. Ma a quanto pare il marcio era assai ramificato e diffuso, tanto da mettere a rischio la vita dell’intero albero. Le rifondazioni sono sempre possibili, per carità: ma sono percorsi lunghi, e a volte storicamente fuori tempo. Ne riparleremo.

E. G.

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Categorie:Politica
  1. 24 maggio 2012 alle 08:50

    Avevo letto anche io quell’articolo de Linkiesta e trovo che racconti molto bene lo stato d’animo dell’elettore pidiellino o leghista.
    Come giustamente dici, in Italia si cambia la carta regalo, ma il pacco resta lo stesso.
    E via al valzer delle ipocrisie: Casini ha messo in soffitta il Terzo Polo per creare il Partito della Nazione, Berlusconi tenta un ultimo assist al suo defunto partito parlando di Federazioni.
    Il tutto con le solite facce e la domanda nasce spontanea: ma se gli elettori non vi hanno votato prima, perchè dovrebbero farlo oggi?
    Ti invito a leggere anche questo articolo http://www.internazionale.it/?p=96794
    L’ho trovato illuminante heehhe
    Ecco che poi mi fanno ridere quando si parla del Movimento 5 Stelle: avete occupato tutte le cadreghe ed avete ammazzato ogni possibilità di meritocrazia, davvero vi meravigliate se un giovane preferisce il Movimento?

  2. Agatone
    24 maggio 2012 alle 11:17

    Io nell’era preberlusconiana ero rimasto al fatto che la destra liberale avesse come ideale uno stato snello, amministratore ma non giocatore nell’economia italiana, con l’intenzione di procedere verso una sburocratizzazione dell’amministrazione e di prendere anche a muso duro decisioni diffcili. Che fosse per la meritocrazia in contrapposizione all’egualitarismo di sinistra. Una destra montanelliana. Con le sue pecche e i suoi conservatorismi, ma di cui ci sarebbe bisogno anche oggi. Invece il berlusconismo e la lega hanno distrutto queste idee, usandole come paravento ma non facendo nulla in quella direzione. Oltre a varie ruberie e comportamenti inaccettabili.
    Possono mettersi il nome che vogliono ma non cambia nulla.

  3. 24 maggio 2012 alle 15:28

    Ricordo che il Fratello Numero 1, Pol Pot, in quell’ occasione in cui ci vedemmo, segretamente, in una stamberga galleggiante di Kompong Luong, vicino al lago di Tonle Sap in Cambogia, mentre mangiavamo grilli fritti bevendo “teuk tnaot”, ricavato dalla pianta del sughero fermentata, mi parlò per la prima volta di Hun Sen. Io all’epoca volevo convincere Saloth ad accettare il nostro “appoggio”, ma lui non ne volle sapere; “sanguinario sì, stupido no”, sembrava mi dicesse tra le pieghe della conversazione. Pol non si fidava di Hun Sen, anche se questi aveva perso un occhio combattendo con lui, nella battaglia contro l’esercito di Lon Nol. E aveva ragione!, di fatto Hun Sen, che è al potere dal 1985, ininterrottamente, è stato khmer rosso con i khmer rossi, ministro degli invasori vietnamiti, golpista per non dividere il potere e teorico, infine, della nascita dell’odierno stato, di orientamento buddista; basti pensare che nel 2012 ha vietato ai ristoratori di arrostire le mucche davanti ai ristoranti, dato che alcuni monaci erano stati urtati dallo spettacolo. Sfruttare le vacche, in politica, per ingraziarsi la popolazione e il clero, un genio!. Ma quale trasformismo!, questa è arte!……. da massacratore rosso ad animo tenero animalista. Là, nell’antico Regno Khmer, dal cilindro, signori e signore, si tirano fuori solo conigli bianchi, mica i conigli neri che stanno estraendo i partiti della trimurti italiana ABC; berlusconi e montezemolo?, sembrerebbe di stare, veramente, alla sagra del bollito….. In Cambogia siamo sicuramente su di un’altro pianeta, nella realtà si sta tornando sempre di più verso il partito unico, ma dal 93, vuoi per volontà dell’Onu, vuoi per il volere degli americani, sulla nazione sono piovuti due miliardi di dollari di aiuti. La gente continua ad essere poverissima, mentre le nomenklature politiche, i ruffiani, i grassatori e i delinquenti si pascono della manna internazionale e i dissidenti fuggono all’estero. Come si potrebbe pensare di eguagliare una longevità politica del genere?, dall’anno 85 sulla breccia, ma vi rendete conto?, ci andrebbe, ad esempio, almeno uno stato con una classe politica in sella dagli anni 50, ma non credo questo sia possibile, neppure in Russia….Comunque se in Italia pensate di essere messi male, vi do solo alcuni dati sulla fantascientifica macchina governativa di Hun: più di 330 fra ministri, segretari di stato e sottosegretari (e un settimanale francese stimava in 100.000 dollari il compenso di un sottosegretario); c’è veramente da imparare, tanto di cappello. La Cambogia, infine, è, a tutt’oggi, considerata, uno degli stati con il maggior tasso di corruzione, seconda solo al Bangladesh. Nonostante tutto ciò, a quanto pare, i gentili abitanti non hanno ancora perso il sorriso, cosa che, invece in Italia, sta succedendo in maniera esponenziale ai provvedimenti presi dai “bolliti” e dai loro accoliti. Comunque, come vedete, non siete messi così male. Se qualcuno in futuro vi canzonerà, perchè, ad esempio casini, che come bersani ha “non vinto”, invece di andare a casa, vuole andare in un eremo per meditare su come rinnovare la politica, potrete sempre invitarlo a passare un periodo di vacanza in Cambogia…..

    (a scanso equivoci, è un brano contro la guerra, attacca totalitarismi orientali e auto-compiacimenti occidentali)

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