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Luca e Beppe: i nuovi salvatori?

28 maggio 2012

Siamo davvero alla fine della seconda, deludente repubblica nata dalla restaurazione post tangentopoli (e che ha applicato gli stessi metodi della prima, in maniera forse ancor più sistemica)?
I partiti tradizionali (in primis Pdl e Pd, ma anche Udc, Lega e gli altri) avranno la capacità/volontà di rinnovarsi davvero, e in profondità, oppure si affideranno a vecchie tecniche di sopravvivenza, e cercheranno di vender cara la pelle, o addirittura di far passare la tempesta, convinti di farcela ancora una volta? E magari hanno pure ragione, sia chiaro…..

In questi giorni ho letto un po’ di cose qua e là. L’analisi di Luca Ricolfi su La Stampa ad esempio, che parla di incapacità di ricambio di leader senza dire nulla di straordinariamente innovativo, ma ben riassumendo alcuni concetti chiave.

Poi, o forse prima, ho apprezzato le riflessioni di Germano Marubbi, assessore al Bilancio del Comune di Novi, che nel suo blog, partendo certamente dalla posizione di uno che sta, sia pur criticamente, dentro il PD,  dice alcune cose credo condivisibili, se non altro sul fronte della necessità/incapacità del suo partito (e di altri, analogamente) di rinnovarsi davvero.

Infine, ma non ultima per importanza, mi sono fatto una chiacchierata telefonica con un’amica che, da Roma, mi ha raccontato alcuni gustosi siparietti su un convegno politico che stava seguendo per lavoro, in cui una pletora di cariatidi di buon nome discettavano, suppongo con gran serietà, sul futuro del Paese, facendolo naturalmente coincidere con il proprio. Ad un certo punto pare sia arrivato un loro compagno di militanza, 45 enne, e che sia stato giovialmente (ma senza, ahimé, nessuna ironia) accolto con un “ecco le nuove generazioni”.

Risultato del mio mix di letture e contatti?  La classe politica che ci ha condotti al baratro non ha nessuna intenzione di sbaraccare, o anche solo di passare gradatamente la mano, se non a propri figli o figliocci, e in maniera lenta e “blindata”.

Non si rendono conto che siamo di fronte ad un crollo di sistema, dopo il quale nulla sarà più come prima? Ma sì che lo sanno, ma hanno anche ben presente che questo è il Paese del Gattopardo,  e che “resistere, resistere, resistere” è un motto sempre molto glamour.

Ma attenzione: agli occhi di elettori un po’ distratti il mondo politico italiano sembra sempre immutabile non solo nei metodi, ma anche nei volti, eppure qualche spostamento di forze (sia pur interno all’universo degli addetti ai lavori, e assolutamente autoreferenziale) in fondo c’è.

Ricordate che, solo un anno fa, le speranze di innovazione venivano riposte, su un fronte e sull’altro, soprattutto in Gianfranco Fini e Nichi Vendola?
Ebbene, in soli 12 mesi i due (potenza delle polpette avvelenate, e forse anche di altri strumenti di persuasione, chissà…) sembrano completamente rientrati nei ranghi dei comprimari, non più percepiti oggi come leader capaci di guidare, e men che meno trasformare, i rispettivi schieramenti.

Allora, tornando al punto di partenza: dobbiamo rassegnarci ad un Paese immutabile, e sperare che si riesca semplicemente a mettere qualche “pezza” al sistema, per evitare il suo crollo? Oppure all’orizzonte ci sono davvero segnali di rivoluzione, nei metodi e anche nell’anagrafe del Paese che conta?

Mah….sicuramente oggi i nomi che girano alla voce “innovatori”, ossia Luca Cordero di Montezemolo e Beppe Grillo, sono entrambi 65 enni famosi e miliardari (in vecchie lire, naturalmente), il che pare un elemento di continuità con il modello di politica berlusconiana. E’ anche vero che però entrambi dichiarano di non voler fare i leader, ma solo i “papà buoni” (rubo l’espressione ad un altro amico, che mi perdonerà), che tanto hanno avuto dalla vita e dal Paese e ora sono pronti a fare la loro parte, mettendosi al servizio di progetti innovativi, che dovranno essere condotti da altri e camminare sulle loro gambe.

Non mettiamoci qui a discutere delle mille differenze tra Italia Futura e Movimento 5 Stelle, ci sarà modo. Segnalo soltanto, per ora, lo stupore che genera il fatto che a Parma i “grillini” stiano studiando per prepararsi ad entrare in consiglio comunale. Beh, in effetti pensando a certe nostre esperienze locali sembra fantascienza.

E. G.

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Categorie:Politica
  1. Graziella (gzl)
    28 maggio 2012 alle 07:58

    Nonostante il paese è ridotto come sappiamo;

    Nonostante la corruzzione politica/lobbistica venuta a galla pubblicamente per alcuni ma il marcio è totale;

    Nonostante la riconosciuta ormai incapacità di governare, amministrare la cosa pubblica da parte di tutti loro;

    Nonostante l’incazzatura totale della popolazione italiana contro la malpolitica, contro vecchi, putridi e stantii personaggi che hanno ridotto il paese allo stato riconosciuto e che stanno sempre in sella incollati alle poltrone e che anche quando vengono scalzati, non se ne vanno fuori dai coglioni ma entrano nelle autority, negli enti a continuare il percorso distruttivo;

    NONOSTANTE TUTTO, non sta cambiando nulla!

    Sono sempre lì pari a puttane della peggior specie a cercare accordi per fare gruppo e farsi le forche l’un con l’altro per cercare di sconfiggere l’eventuale per loro indigeribile nuovo che avanza.

    SONO VERAMENTE fuori cranio, vivono veramente fuori dal tempo. NON STANNO FACENDO NULLA di concreto per frenare la frenesia di Monti/Napolitano di portare il popolo italiano al tempo del feudalesimo, dei popoli dell’est e asiatici fino poco tempo fa, ….senza voce, senza diritti, democrazia,…. Bersani, Vendola, Di Pietro a giocare per una nuova Vasto, progettano nuovi Stati Generali litigando ovviamente fra loro, Alfano, Casini e altri allo sbando, i leghisti, i rutelliani, i finiani ormai fuori gioco. Le lobby e i lobbisty di mestiere che hanno casa nei palazzi parlamentari che studiano le temperature per nuove strategie.

    NONOSTANTE TUTTO…stanno continuando come sempre, come il solito, fregandosi di tutto, giocando a fare gli inetti e imbecilli continuando a fare danni. NONOSTANTE TUTTO noi siamo incazzati ed impotenti ….non esiste una via d’uscita.

    • 28 maggio 2012 alle 08:09

      beh! Graziella, sino a che c’è gente che, a fine mandato e nonostante i disastri, li ringrazia pure, le cose non cambieranno di sicuro.Se avessimo una Magirstratura degna di questo nome e non figlia e/o complice del sistema, le cose sarebbero cambiate da un pezzo, a qualsiasi livello.

      • Graziella (gzl)
        28 maggio 2012 alle 08:27

        “maestro”…non ci provare. vorrei pensare che avrai compreso le motivazioni che sono molto meno ma molto meno di cattivi pensieri dei soliti malpensanti…..o forse non hai compreso? Se no te lo vengo a spiegare. COMUNQUE: il mio commento va oltre il locale perchè è là che i danni maggiori provengono….ed è da là che bisogna iniziare a partire dalla eliminazione dell’istituto della presidenza della repubblica, il risparmio è notevole e la tutela da parte di quella istituzione mi pare che sia cessata dal dopo Pertini…..sempre disponibile al dialogo .

      • 28 maggio 2012 alle 09:14

        A me sta storia del Pertini ultimo dei nobili mi lascia sempre perplesso. Stò leggendo un libercolo sui fondamenti dell’anarchismo, e così, inconsapevolmente, mi sono accorto di esserlo nel più profondo. Sai che scrivo da tantissimo tempo che lo Stato è il peggior nemico del cittadino, ed è bellissimo sapere che è uno dei pilastri portanti di quella ideologia, mi convince di essere nel giusto.E sai anche cosa mi piace da impazzire? Lo scoprire che la Democrazia Diretta non è figlia bensì madre di questa affascinante ideologia.

      • mandrogno
        28 maggio 2012 alle 09:32

        mi sembra un commento puntuale ed esatto…
        l’ipocrisia del predicare bene anche se in modo prolisso e il razzolare male è una piaga diffusa e inaltarabile.
        Almeno queste elezioni una cosa dovrebbero averla detta in modo definitivo: fabbio e i suoi seguaci-tifosi sono responsabili di un disastro immane, e sono OUT.

  2. 28 maggio 2012 alle 08:04

    Accidenti! ma ci vuole una bella faccia di bronzo per accomunare nel rinnovamento un Beppe e un Luca…mi sembra una forzatura di quelle tipiche dell’Unità :-D. IL primo segnale l’ho avuto quando si sono accostati Vendola e Fini come elemeni “innovatori”, se il buon giorno si vede dal mattino avremo una pessima giornata editoriale 😀

    • Graziella (gzl)
      28 maggio 2012 alle 08:33

      …”maestro”, vedi che ho ragione? non cambia nulla anzi….se pulizia viene fatta là, inizia a scendere un cambio nelle varie gradinate di potere….ma non succederà in questa vita mia e tua…..e forse oltre perchè se non hai ancora fatto ricerca, i loro “virgulti consaguinei” sono già pronti a sostituirli e saranno peggio dei padri, nonni, zii e sai perchè? Ricchi, ambiziosi ed annoiati lontano dai ceti normali. Tutto torna come nella moda: medioevo, feudatari e plebe.

      • 28 maggio 2012 alle 09:00

        Insomma, debbo prendere atto che, nonostante i miei ripetuti “stimoli” non recepite il cambiamento. Premesso che un mio collega, certo Einstein, asseriva che non si risolono i problemi con la logica che li ha generati, il web sostituisce il voto, l’opinione e la reazione. Tutto avverrà lì, dalla provocazione alla reazione, il 5 stelle è solo un’avanguardia.
        La fisicità servirà solo per materializzare i rapporti umani al fine di evitare una deviazione e/o manipolazione del mezzo. Il web ci dirà quanto ridicole siano le testi di un ex sindaco o quento pericolosi siano i rapporti con i suoi mandanti di un neo-rivoluzionario alla Montezemolo. Cara Graziella, le cose cambiano, abbi fede, cambiano davvero, è solo che siamo agli inizi, ti auguro di esserci, io, per me, la vedo dura, ma i nostri nipoti godranno di questi benefici…abbi fede, senza mai, ovviamente, tralasciare i dubbi 😀

  3. CorriereAl
    28 maggio 2012 alle 08:31

    Ah ah….è per stimolarvi Franco. So bene che Grillo e Montezemolo sono diversissimi tra loro: ma è impensabile che I 5 Stelle possano catalizzare, da soli, il consenso della maggioranza degli italiani. E che altro si intravede all’orizzonte, se non Montezemolo, per ora? Poi su cosa rappresenta, e cosa proporrà (a livello di progetti, e di persone), il dibattito è aperto.

    E. G.

  4. cittadino
    28 maggio 2012 alle 09:45

    se il “nuovo da stimare” è marubbi, pollo di batteria che da 20 anni sta nello sgabuzzino dei bottoni, e alla fine si è fatto pure fregare, c’è davvero nulla da stare allegri.
    Siamo alla frutta, ma è già intaccata dalla botrytis. Roba da compost.
    E come dice Franco, appaiare il gagà figliastro di agnelli, arricchito per nepotismo dai soldi pubblici erogati alla cassa integrazione e da appalti e “affari” di vertice, al comico che denuncia la corruzione, cacciato da tutte le tv del regno per lesa craxianità e “ricco” (di una “villa” a Marina di Bibbona, non ai Caraibi o a st Moritz e di cachet PRIVATI guadagnati con onesto lavoro di guitto) è operazione da “todos caballeros” che ricorda un po’ il maldestro tentativo di bersani per dire “siete anche voi come noi”, cercando di condividere le colpe dopo essersi tenuti ben stretti il bottino.
    Difficile che ci si possa credere, il senso critico degli italiani sta aumentando in modo direttamente proporzionale all’aumento delle tasse e della miseria.

  5. 28 maggio 2012 alle 11:58

    Anche nel mondo comunista abbiamo avuto i nostri “uomini nuovi” come voi avete i vostri
    (e parlo dei politici bolliti e capitalisti d’accatto), che all’improvviso si ergevano a innocenti salvatori della patria, dopo essere stati per decine di anni nelle stanzette dei bottoni. Ricordo distintamente quello che fece Mao, rifiutando di assumersi la responsabilità per quel pacco criminale che fu il “grande balzo in avanti”. Quando Liu Shaoqi attaccò Mao e gli attribuì la piena responsabilità delle carestie e della morte di milioni di persone, il “quattro volte grande” elaborò una sottile strategia per dare l’impressione di cambiare tutto, senza cambiare niente, e, nello stesso tempo, epurare il partito e il governo dai suoi oppositori. Ne fecero le spese Liu e Teng, esiliati in provincia, dimessi dalle cariche, e tutti coloro che non erano fedeli alla “sua” linea, bersagliati e massacrati dalle nuove “Guardie rosse”, fedelissime al capo, come ai tempi della “lunga marcia”. Partì tutto da un giornale murale di una professoressa universitaria, dagli attacchi del leader agli intellettuali e dal primo e più famoso dazibao di Mao: “Bombardiamo il quartier generale” , un invito ad attaccare le fazioni opposte in seno al partito comunista. Tutti in Piazza Tian’anmen (tristemente famosa oggi) per il primo raduno che avvenne il 18 agosto 1966. E via con un florilegio di parate, canti e manifestazioni di lealtà al Presidente Mao, l’incredibile inno “L’Oriente è rosso” e la Danza della lealtà. Decine di migliaia di studenti attesero per tutta la notte l’arrivo di Mao che, come una star pop, apparve all’alba con il sole nascente alle spalle. Una giovane studentessa, immortalata in una istantanea famosissima, applicò la fascia delle Guardie Rosse al braccio di Mao; il Grande Timoniere, siccome il suo nome Song Binbin significava “gentile”, le suggerì di “essere violenta”. Ecco, dopo un periodo terribile, si parla di 400/500.000 morti, nel solo Tibet di 6000 templi ne sono rimasti 50, addirittura, in Cina, sono andate bruciate le tavolette di Confucio con il suo tempio, Mao ritornò saldamente in sella, senza avere cambiato niente. Ma come spesso succede, il maoismo terminò, e la Cina si avviò verso il nuovo millennio, coniugando il peggio del totalitarismo con il peggio del capitalismo; quindi direi di diffidare, sempre, delle mirabolanti “discese in campo” e dagli uomini della previdenza, oops! scusate provvidenza (se no potreste pensare che siano dipendenti o concessionari statali); sopratutto attenti all’aggettivo futuro………..
    Io dopo quasi un secolo, anche se non rinnego il mio bolscevismo viscerale, mi sento molto più vicino alle posizioni dei comunisti libertari, o anarchici che dir si voglia; mai come oggi sentiamo il bisogno di libertà ed uguaglianza, come spesso diceva il povero Cafiero :

    « Il nostro ideale rivoluzionario è molto semplice: si compone, come quello di tutti i nostri predecessori, di questi due termini: libertà ed eguaglianza. Vi è solo una piccola differenza. Ammaestrati dall’esperienza degli inganni commessi dai reazionari di ogni tipo e in ogni tempo per mezzo delle parole libertà ed eguaglianza, abbiamo ritenuto opportuno mettere a fianco di questi due termini l’espressione del loro esatto valore. Queste due monete preziose sono state falsificate tanto sovente che noi vogliamo in via definitiva conoscerne e misurarne esattamente il valore.
    Affianchiamo dunque a questi due termini, libertà ed eguaglianza, due equivalenti, il cui significato preciso non può dar luogo a equivoci e diciamo: “Vogliamo la libertà, cioè l’anarchia, e l’eguaglianza, cioè il comunismo” […]
    Nella società futura, l’anarchia sarà la difesa, la barriera contro la restaurazione di qualsiasi autorità, di qualsiasi potere, di qualsiasi Stato: libertà piena e completa dell’individuo, che liberamente e spinto soltanto dai propri bisogni, gusti e simpatie, si unisce ad altri individui nel gruppo o nell’associazione; libero sviluppo dell’associazione che si federa con altre nel comune o nel quartiere; libero sviluppo dei comuni che si uniscono in federazione nella regione e così via, delle regioni nella nazione, delle nazioni nell’umanità. […]
    Nella società futura il comunismo sarà il godimento di tutta la ricchezza esistente da parte di tutti gli uomini, secondo il principio: da ciascuno secondo le sue facoltà, a ciascuno secondo i suoi bisogni, vale a dire: da ciascuno e a ciascuno secondo la sua volontà».

    • 28 maggio 2012 alle 13:26

      Stò leggendo proprio di quese cose e ne sono profondamente affascinato, ma resta da sciogliere il dilemma della natura umana e di quanto questa possa incidere sul processo senza da un lato inquinarlo con l’avidità ne, dall’altro, penalizzarlo con l’appiattimento.Se già conosci la soluzione la leggerò volentieri, diversamente, aiuami a cercarla.

  6. 28 maggio 2012 alle 19:10

    Io, in realtà non so quanto queste cose, che tu giustamente noti, possano essere di impedimento ad un vero processo egalitario, ma ho sentore che la cosa potrebbe essere preoccupante, proprio per quello che tu dici. Posso dirti che tra il 1918 e il 1920, in Ucraina, cacciati i tedeschi, un vastissimo territorio diventò teatro del più grande esperimento di applicazione, su larga scala, dei principi del comunismo libertario, o anarchico che dir si voglia, conosciuto come Machnovščina. La repubblica, ispirata dalle idee di Nestor Ivanovič Machno e del suo gruppo, si basava sulla centralità della terra. I latifondi furono distribuiti ai braccianti che aderirono in massa alle idee anarchiche, sperimentando per la prima volta l’autogestione.
    I contadini si organizzavano in soviet (non i nostri, ma quello che avrebbero dovuto essere), la terra si coltivava in comune, con un livello paritario mai visto. Le unità produttive regolavano i rapporti con le altre unità, sia a livello provinciale che regionale, con una grandissima libertà delle persone, che mai venne intaccata. Tutto funzionò bene, a quanto pare, ma a noi bolscevichi non andava bene, e l’esperienza fu terminata dall’armata rossa e il valoroso Machno fu esiliato. Lev Trotsky, che era ancora in sella, fu uno dei suoi più feroci detrattori; l’incompatibilità del pensiero bolscevico con quello libertario di Machno avrebbe già dovuto farmi presagire che cosa sarebbe diventata la nostra Santa Madre Rivoluzione.

    Comunque è bellissimo, a distanza di un secolo, leggere i loro scritti; nei territori liberati dell’Ucraina, e stiamo parlando di un periodo di guerra e guerriglia, vissero secondo quella che, spregiativamente, è chiamata utopia, che io invece definirei sogno, due milioni di persone, per tre anni. Io non so come si sarebbe sviluppata in un ambito industriale e cittadino, ma non stiamo parlando di poche famiglie riunite in cooperativa……….

    MANIFESTO

    Esercito Rivoluzionario degli Insorti Ucraini (Makhnovisti)

    1. Chi sono i makhnovisti e per che cosa si battono?

    I Makhnovisti sono operai e contadini che insorsero fin dal 1918 contro la tirannia del potere della borghesia germano-magiara, austriaca e hetmanitain Ucraina.[..].
    I Makhnovisti sono quei lavoratori sulla cui fatica la borghesia in generale, ed ora quella sovietica in particolare, ha costruito il proprio benessere ed è divenuta grassa e potente.

    2. Perché ci chiamiamo Makhnovisti?

    Perché per la prima volta durante i giorni più oscuri della reazione in Ucraina, abbiamo visto tra noi un amico leale, Makhno, la cui voce di protesta contro ogni forma di oppressione dei lavoratori risuonò per tutta l’Ucraina, esortando alla lotta contro tutti i tiranni, i malfattori e i ciarlatani della politica che ci ingannavano, Makhno, che ora marcia deciso al nostro fianco verso la mèta finale, l’emancipazione del proletariato da ogni forma di oppressione.

    3. Che cosa intendiamo per emancipazione?

    Il rovesciamento dei governi monarchici, di coalizione, di repubblicani, socialdemocratici e del partito comunista bolscevico, cui deve sostituirsi un ordine indipendente di soviet dei lavoratori, senza più governanti né leggi arbitrarie. Perché il vero ordine dei soviet non è quello instaurato dal governo socialdemocratico-comunista bolscevico, che ora si definisce potere sovietico, ma una forma più alta di socialismo antiautoritario e antistatale, che si manifesta nell’organizzazione di una struttura libera, felice e indipendente della vita dei lavoratori, nella quale ciascun individuo, così come la società nel suo complesso, possa costruirsi da sé la propria felicità e il proprio benessere secondo i principî di solidarietà, di amicizia e di uguaglianza.

    4. Come consideriamo il sistema dei soviet?

    I lavoratori devono scegliersi da soli i propri soviet, che soddisferanno i desideri dei lavoratori – cioè, soviet amministrativi, non soviet di stato. La terra, le fabbriche, gli stabilimenti, le miniere, le ferrovie e le altre ricchezze popolari devono appartenere a coloro che vi lavorano, ovvero devono essere socializzate.

    5. Attraverso quale via i Makhnovisti potranno realizzare i loro obiettivi?

    Con una rivoluzione senza compromessi e una lotta diretta contro ogni arbitrio, menzogna ed oppressione, da qualunque fonte provengano; una lotta all’ultimo sangue, una lotta per la libertà di parola e per la giusta causa, una lotta con le armi in mano. Solo attraverso l’abolizione di tutti i governanti, distruggendo le fondamenta delle loro menzogne, negli affari di stato come in quelli economici, solo con la distruzione dello stato per mezzo della rivoluzione sociale potremo ottenere un vero ordine di soviet e giungere al socialismo.

    In certi punti sembra persino attuale e, comunque, caro Franco, speriamo di trovare, insieme, tutti noi, una strada valida per il futuro, senza zar, zarine e grandi leader………

    • 29 maggio 2012 alle 09:22

      Resta da trovare l’aggancio alla realtà di tutti i giorni che ormai è ben diversa da quella di allora dove la distinzione classista era netta e distinguibile.Oggi non solo non è più così, ma più che il desiderio di giustizia sociale prevale di desiderio di salire e superare il livello della propria casta per entrare in quella superiore. Perchè a voi bolscevichi non piaceva l’idea di Makhno? Forse perchè inibiva le vostre ambizioni di potere? E non è forse la stessa ragione per cui è così violentemente osteggiata l’anarchia? Non so, è tutto così difficle.Se rivelo agli amici, ai molti amici che condividono con me la Democrazia Diretta, la mia deduzione, ovvero che altro non è che l’apripista all’anarchia, sono certo che molti di loro ne saranno terrorizzati o comunque spaventati e disorientati. Sono portatori sani ed inconsapevoli di questo virus, mi conviene tacere o potrebbero, se non pentirsene, quantomeno fermarsi.Tutto sommato, il mio, è cinismo puro, della serie “il fine giustifica i mezzi”.Questa consapevolezza mi deve far vergognare di me? Non sarebbe così se avessi certezze assolute, se fossi ridotto al fanatismo puro tutto sarebbe più facile…non ci vedo nulla di utopico in quel sogno, e non ci vedo nemmeno un sogno, anzi, ci vedo la soluzione finale, resta la parte più difficile…come realizzarlo.

      • 29 maggio 2012 alle 09:57

        I problemi stanno proprio lì, in occidente sono iniziati quando si è passati alla democrazia rappresentativa, da noi con il comunismo di guerra e la Nep, ma l’idea primigenia è quella giusta. Visto che il bolscevismo quando si è istituzionalizzato ha fallito gli obiettivi, sopratutto per la personalizzazione del potere e, in occidente, la caduta degli dei del capitalismo è in corso, sotto gli occhi di tutti, non ci resta che trovare una terza via tornando a forme di democrazia diretta……e concordo con te sulle difficoltà di realizzazione. Sopratutto non sono in grado di capire se i popoli sono pronti a riappropriarsi del proprio destino perchè in molti casi, e lo vediamo tutti i giorni, è sicuramente possibile esautorare o destituire, resistendo civilmente, una dittatura od un’oligarchia, ma è sicuramente vano, futile, inutile e impossibile impedire ai servi (quelli volontari) di continuare ad esserlo….

      • 29 maggio 2012 alle 10:22

        A scanso equivoci, prima di essere interpretato male, con la parola servi volontari, nella mia risposta, non mi riferisco ad alcuno dei commentatori presenti su questo blog, non mi permetterei mai.

  7. blackbeard
    28 maggio 2012 alle 21:26

    Gentile dott. Grassano, compagno Molotov, compagno Mandrogno, mi viene voglia di andare sul terrazzo e di urlare. Ma vi rendete conto, scegliere tra Luca e Beppe? Roba da matti? L’uomo nuovo? Ma per la carità, dopo i disastri del ventesimo secolo, dopo vent’anni di Berlusconi, dopo il prevedibilissimo collasso leghista aspettiamo ancora l’uomo della provvidenza? Guardate, sarò controcorrente, ma io mi prendo un bel Bersani e non se ne parla più. Monocolore del Partito Democratico : D’Alema agli Esteri (è il più antipatico ma è il più grande), Morando all’Economia, Caselli (il giudice non la cantante) agli Interni, Bindi alla Sanità (ma va bene anche Balduzzi), Letta allo Sviluppo Economico ed Infrastrutture. Non sfigureremmo, credetemi.
    p.s. e poi caro compagno Viaceslav Michailovic, come si fa a gettare alle ortiche il mitico impero austroungarico, centinaia di anni di seria amministrazione, per una ingenua esperienza rivoluzionaria? cacciare gli inventori del catasto tavolare? suvvia…..
    Buona notte!

    • anonimo (luigi rossi?)
      28 maggio 2012 alle 22:13

      il delirio.
      una volta si curava con l’elettrochoc.

      l’orticaria.
      a volte basterebbe una pomata al cortisone, ma quella che viene ai cittadini per bene al solo sentir pronunciare le parole “dalema” e “morando” temo richieda dosi massicce i.v.

    • 29 maggio 2012 alle 14:27

      Possiamo dire che l’Ucraina fu al centro di cambi di potere repentini nel periodo in questione, ma una cosa è certa, la dominazione austriaca e tedesca fu tragica (e parliamo di diversi anni). Il trattato di Brest-Litovsk permise alla Russia bolscevica di uscire dalla I guerra mondiale e aprì le porte dell’Ucraina ai tedeschi. Anche il territorio della repubblica di Machno, nella parte sudorientale della nazione, fu teatro delle sanguinose gesta degli austrotedeschi. La propaganda terroristica dei vertici dell’esercito, che dipingevano gli Ucraini come demoni, scatenò il saccheggio indiscriminato di quelle terre. Sotto l’etmanato fantoccio di Pavlo Skoropadskyi, l’Ucraina fu spolpata di tutte le sue riserve alimentari (grano, bestiame e animali da cortile) e di tutte le materie prime. Ai teutonici non bastavano i mezzi di trasporto, tanto grande era il volume delle derrate razziate, furono inviati in Germania e in Austria decine e decine di migliaia di treni carichi all’inverosimile.
      Se i contadini si opponevano all’esproprio dei loro beni, venivano percossi o fucilati dai civilizzatori austroteutonici. Il regime dello hetman, inoltre, portò alla restaurazione del potere di possidenti terrieri e nobili, cancellando, di fatto, tutte le riforme precedenti.
      A me, comunque, pensando alle parole di Blackbeard, sembra di vedere, tra le nebbie della storia, una idilliaca scena bucolica di questo tipo: in un villaggio ucraino, una accogliente baracca contadina, senza più la porta, perchè sfondata da un soldato austriaco il giorno precedente con i segni di un principio di incendio sulle pareti, una brocca d’acqua sul tavolo, come unico sostentamento per la famiglia che vi abita. La moglie, Olga, si lamenta con il marito, purtroppo il giorno prima i tedeschi le hanno violentato due figlie, hanno massacrato di botte il maggiore dei suoi tre figli maschi, hanno portato via il maiale, le mucche, il grano dalla cascina, tutto il latte e le galline e anche il pane; per fare buon peso hanno pure devastato l’orto. Ma il marito, Pavel, che porta sulla fronte il segno della benevolenza austriaca, sotto forma dell’impronta zigrinata del fondo del calcio del fucile, le risponde orgoglioso :”Taci donna, perchè domani ci accatastano la baracca, con il meraviglioso catasto tavolare austroungarico!…”

      Anche Maroncelli, Gioia e Pellico e poi Oberdan, Filzi, Chiesa, Battisti, Sauro e Toti , in Italia, ebbero parole di stima per il catasto tavolare austroungarico.
      E a proposito di ingenui (quelli veri) voglio rammentare una cosa pazzesca che disse il civilizzatore austriaco Klemens von Metternich:
      “La parola Italia è una espressione geografica, una qualificazione che riguarda la lingua, ma che non ha il valore politico che gli sforzi degli ideologi rivoluzionari tendono ad imprimerle”…

  8. CorriereAl
    28 maggio 2012 alle 21:36

    Ognuno ha qui diritto di coltivare le proprie piccole perversioni caro Black…e un monocolore Pd non è poi neppure così piccola, a pensarci bene. Per quanto mi riguarda, comunque, non ho parlato di scelte: ho cercato di dire che siamo in un corridoio di transito, in questi mesi. Sospesi tra vecchi partiti che non sanno rinnovarsi (e forse non vogliono: e poi c’è legittimamente chi, come lei, se li terrebbe anche così), e il nuovo che, al momento, mi pare manifestarsi in quelle due forme, il Luca e il Beppe. E’ uno scenario, in evoluzione non so verso dove, ma è uno scenario. Personalmente faccio il tifo per un cambiamento forte, radicale, che passi anche attraverso le scatole di oggi, ma con volti e logiche davvero diverse. E naturalmente vorrei un’offerta plurima, nessun monocolore, e nessun finto governo tecnico.

    E. G.

  9. blackbeard
    28 maggio 2012 alle 22:42

    Gentile Grassano.,
    vorrei precisare : non è che son un fan incondizionato degli attuali partiti, stanno facendo di tutto per perdere ogni barlume di dignità. Tuttavia, in tutto lo scenario politico italiano, il meno peggio è forse il PD, sia per un barlume di classe politica che conosce di cosa sta parlando, sia per una struttura partitica ancora tale, anche se sideralmente lontana dalla vecchia DC o dal defunto PCI.
    Per dirla in soldoni, a mio parere, la rovina dei partiti sono le formazioni politiche leaderistiche, come il PDL o la Lega o come pare essere il movimento di Grillo. Il PD è l’ultimo pallido superstite di un mondo politico dove ci sono i leader ma non sono monarchi assoluti, dove conta una struttura politica oltre al capo, dove il capo non è il monarca assoluto, bensì un sovrano più o meno costituzionale.
    Poi speriamo che i partiti attuali si redimano e attuino un radicale rinnovamento, come giustamente suggerisce lei, ma io preferisco l’usato sicuro al nuovo (?) che avanza.
    Grazie sempre per la cordiale ospitalità!

    • mandrogno
      29 maggio 2012 alle 08:50

      a me invece pare che il PD sia stato il PRIMO partito soggiogato da un leader…
      La differenza che barbanera non coglie è solo una: il leader del PD non si appalesa, e li comanda a bacchetta dall’esterno.
      Si chiama CAPITALE.
      tradotto in mandrogno, si dice gruppo gavio, qui da noi.

  10. CorriereAl
    28 maggio 2012 alle 22:58

    Io del meno peggio mi sono stufato però, caro Black. E forse anche tanti altri italiani. E’ la favoletta che ci hanno raccontato dal 1994 in poi, per fermare Berlusconi. E c’era naturalmente anche del vero. Ma adesso basta: abbiamo diritto ad esigere il meglio suvvia, non il meno peggio. Che si rinnovino davvero, o che periscano. Pdl e Pd sono solo strumenti in fondo: e hanno funzionato assai poco, a giudicare dalle condizioni in cui il Paese è ridotto. Naturalmente hanno diritto di provare a convincerci del contrario. Ma non sarei così prevenuto nei confronti del nuovo che avanza. Sono forme di vitalità, in un contesto di mummie che fanno paura, e scambiano il salotto buono di casa loro per l’interesse collettivo.

    E. G.

  11. 28 maggio 2012 alle 23:48

    Visto che pensavo di riuscire a farmi capire, nonostante l’età vetusta e l’appartenenza a movimenti e ideologie obsoleti (secondo alcuni di voi), sconfortato dagli odierni accadimenti ho pensato di citare il solito Fang Zhimin, ma nel suo periodo più rivoluzionario-taoista-ermetico: “Vi sono cose che vivono e cose che producono la vita; vi sono cose che hanno forma e cose che la rendono tale. Ciò per cui la forma è forma, è la realtà; ciò che rende tale la forma non si è mai manifestato; ciò per cui il suono è suono, è l’udito; ciò che rende suono il suono non si è mai manifestato; ciò per cui il colore è colore, è la vita; ciò che rende colore il colore, non si è mai manifestato”.
    Io aggiungerei che “ciò che si è manifestato, ha esulato da forma, suono e colore, ma sopratutto dalla vita e dalla produzione della vita, è avvenuto e basta, ma non si è manifestato, infatti avete “non vinto”……

  12. 29 maggio 2012 alle 09:29

    blackberad è solo l’emblema di un gregge duro a morire, egli ci dice che la strada verso laliberazione da questo sistema e da questi banditi è ancora llunga e tortuosa, non facciamogliene una colpa, è figlio di cent’anni di questa malapianta duira a srdadicarsi.Ci vuole pazienza e persuasione, se proprio non è tonto prima o poi finirà col capire.

  13. 30 maggio 2012 alle 18:59

    blackbeard :

    Guardate, sarò controcorrente, ma io mi prendo un bel Bersani e non se ne parla più. Monocolore del Partito Democratico : D’Alema agli Esteri (è il più antipatico ma è il più grande), Morando all’Economia, Caselli (il giudice non la cantante) agli Interni, Bindi alla Sanità (ma va bene anche Balduzzi), Letta allo Sviluppo Economico ed Infrastrutture. Non sfigureremmo, credetemi.

    Scusate, leggo solo ora l’elenco del “dream team” anti-crisi targato Pd, redatto dal prode Barbanera.

    Manca un nome pesante, però: quello di Uòlter Veltroni.
    A lui che ministero diamo?

    A. A.

  14. CorriereAl
    30 maggio 2012 alle 21:00

    Direi la cooperazione internazionale: la smargiassata del “vado in Africa” bisogna rinfacciargliela finché vive. Quel che è giusto è giusto. Così come aspetto sempre che Berlusconi cominci a costruire ospedali per bambini poveri: promise anche questo.

    E. G.

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