Home > Politica > Palazzo Rosso verso austerity e tagli?

Palazzo Rosso verso austerity e tagli?

29 maggio 2012

Sono roba da far tremare i polsi, i conti di Palazzo Rosso. Si legge su Il Piccolo di ieri che “sui debiti pregressi per evitare favoritismi la decisione «salomonica» è stata di procedere cronologicamente: prima il 2008 (1,8 milioni), poi il 2009 (9,9 milioni), il 2010 (11,1 milioni) e il 2011 (26,4 milioni)”. Poi ci sarebbero anche fatture degli ultimi mesi di gestione della giunta Fabbio, per 600 mila euro. Mica bruscolini, e qualcuno dovrà pagare pure quelli.

Ma la vera voragine sono le partecipate: il sindaco ha fatto i salti mortali (mettendo in campo anche relazioni privilegiate con la Provincia) per tamponare gli stipendi di maggio, ma è evidente che lo squilibrio è strutturale. Insomma, non è questione di un mese o due, ma di capire in che direzione si vuole, e può, evolvere.

Basterà l’Imu a salvare la baracca? Attendiamo naturalmente di conoscere i numeri della “stangata” in arrivo (e che altro potremmo aspettarci?), ma ne dubito.

E poi è chiaro che, con un’economia in costante contrazione e redditi già “appesantiti” da balzelli nazionali di ogni tipo (a partire dalla benzina), è impensabile che, nei prossimi mesi e anni, gli alessandrini debbano pagare alla galassia di Palazzo Rosso un pedaggio oltre decenza.

Insomma, siamo al dunque, che è sempre quello: attività che fanno fatica a stare in piedi, con personale molto abbondante, imbarcato nel tempo (e non solo negli ultimi cinque anni, in realtà) in base a logiche intuibili.

Il precedente governo cittadino, teoricamente di centro destra berlusconiana, avrebbe dovuto avere un approccio liberal efficientista. Nei fatti sappiamo che è andata un po’ diversamente.

Ora Rita Rossa e il centro sinistra, dopo aver in campagna elettorale esaltato l’importanza dei pubblici servizi e la centralità del ruolo del Comune, avranno la forza (ma soprattutto le risorse) per scongiurare una politica di ulteriori dismissioni?
E, nel caso, cosa ancora si può vendere? “Il gas probabilmente, non certo il teatro, o il trasporto pubblico: e chi se li piglia? E poi ci sono naturalmente i servizi sociali, che vanno garantiti”, mi ha detto l’altro giorno un politico di area Pd.

E in ogni caso, anche ammesso di riuscire a risanare parzialmente i conti vendendo gli ultimi gioielli di famiglia, ciò non potrebbe (più) avvenire mantenendo al contempo costose sacche di inefficienza strutturale.

Da questo punto di vista, il dissesto è forse politicamente auspicabile. Nel senso che imporrebbe per legge una serie di limitazioni e scelte obbligate, che in caso contrario un’amministrazione di centro sinistra avrebbe qualche difficoltà a giustificare, almeno con una parte del proprio elettorato. E che però, in una situazione disperata come quella alessandrina, non si vede come possano essere comunque evitate.

E in ogni caso, gira voce che, all’idea che nei prossimi 12 mesi si debba procedere comunque con politiche di austerity e tagli, qualche potenziale assessore abbia scelto di fare un passo indietro, non volendo indossare la maglietta del rigore. Sarà vero, o è la solita storia di chi, caduto da cavallo, sostiene che comunque voleva scendere?

E. G.

Annunci
Categorie:Politica
  1. anonimo (luigi rossi?)
    29 maggio 2012 alle 08:22

    Di tutta la tua drammatica relazione, la cosa meno credibile è il passaggio in cui citi un “politico” di area pd…
    Avessi detto politicante, ci avrei quasi creduto.
    Ieri all’assemblea degli azionisti di Banca Intesa San Paolo, il prof Massimo Zucchetti del Politecnico di Torino è intervenuto, segnalando il gravissimo rischio economico che l’istituto bancario correrebbe se finanziasse il progetto TAV, evidenziandone puntualmente i bluff anche finanziari che ricadranno sugli azionisti e sui conti della Banca, oltre che sui cittadini.
    L’AD Cucchiaini, successore di passera, gli ha risposto garantendo che si finanzierà l’opera solo se garantirà UTILI all’istituto, e non ci saranno rischi per il capitale investito.
    Poichè tutto è a verbale, è chiaro che non si potrà sottrarsi a responsabilità future.
    E poichè i conti non torneranno MAI, la vedo dura dimostrare il contrario.
    Ma nella sua risposta, l’amministratore delegato di una BANCA ha dimostrato di essere molto più disposto al dialogo, molto più oculato, e molto meno “di destra” di tutti gli esponenti del PD.
    Il che è tutto dire.

    http://www.asca.it/news-Intesa_Sanpaolo__Cucchiani__credito_alla_Tav_su_criteri_economici-1159498-ECO.html

    • Carletto
      29 maggio 2012 alle 21:18

      E chi sarà mai questo Cucchiaini, un parente di forchette e coltelli?
      O forse quel poveraccio che si è messo in berta 66.000 euro per una settimana di “lavoro” (??!!)

      • anonimo (luigi rossi?)
        29 maggio 2012 alle 21:54

        è un banchiere ladrone.
        eppure perfino lui riesce ad essere più a sinistra e più oculato dei politicanti pidiini. Roba da matti.

  2. CorriereAl
    29 maggio 2012 alle 18:51
  3. 29 maggio 2012 alle 22:35

    Succede come successe a Berlino Est nel 53, anche molti berlinesi non capivano la grandezza dei loro governanti e noi intervenimmo con i carri armati per illustrargliela. Secondo me, anche qui il problema è lo stesso, la gran parte dei cittadini italiani non capisce la grandezza dei politici del pd, però una soluzione ci sarebbe:

    Dopo la rivolta del 17 giugno
    il segretario dellUnione degli Scrittori
    fece distribuire nella Stalinallee dei volantini
    sui quali si poteva leggere che il popolo
    si era giocata la fiducia del governo
    e la poteva riconquistare soltanto
    raddoppiando il ritmo del lavoro.. Non sarebbe
    più semplice, allora, che il governo
    sciogliesse il popolo e
    ne votasse un altro?

    (da Elegie di Buckow di BRECHT, Poesie 1933-1956, -Trad. F. Fortini / R. Laiser)

  1. No trackbacks yet.
I commenti sono chiusi.
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: