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Come si vive ad Alessandria?

5 giugno 2012

Come si vive ad Alessandria? Lo hanno chiesto nel weekend a me e Andrea alcuni conoscenti durante una cena di lavoro in riviera. E la tentazione di partire con il cahier de doleance, il dissesto del Comune, la città di anziani, i laureati che emigrano ecc ecc ci è pure venuta. Salvo poi scoprire che tutta l’Italia è paese,e che in Liguria (eravamo in provincia di Savona) non stanno poi messi tanto meglio di noi. Anche se il mare e certi borghi medievali per chi sta in fondo alla campagna sono già sinonimo di vacanza e benessere, a prescindere.

Ieri, poi, ho letto un articolo su come è cambiata Alessandria nell’ultimo decennio, e ne ho ricavato parecchie perplessità. Non sto naturalmente a mettere in discussione l’affidabilità dei diversi indicatori utilizzati per misurare la qualità della vita in città o in provincia (e sono due cose abbastanza diverse, a ben pensarci), ma credo di poter affermare che dalle nostre parti, in dieci anni, è certamente diminuita la qualità percepita.
Oggi insomma sono davvero pochi gli ottimisti ad oltranza, disposti a dire che nel nostro territorio si vive bene, e soprattutto che ci sono ragioni per confidare in miglioramenti futuri.

E questo, badate bene, per quanto oggettivamente sia impossibile affermare che viviamo in una zona particolarmente pericolosa, o ricca di stress, o in cui mancano oasi naturali apprezzabili.

Certo, l’inquinamento c’è, anche se ho l’impressione che le sue forme più gravi (legate ad attività industriali estremamente nocive e storicamente “trascurate”: e non penso solo all’Eternit di Casale Monferrato) siano spesso sottovalutate. E naturalmente mancano le opportunità per le persone a più elevata qualifica professionale, tanto che sempre più per i giovani laureati l’emigrazione (di lungo periodo) diventa opzione necessaria.

Ma ciò che oggi ci spinge a dire, se ci troviamo altrove, “amo Alessandria, ma è una città oggettivamente brutta e senza prospettive” è soprattutto la percezione di una città, e di un territorio, a cui manca lo scatto di entusiasmo, il balzo in avanti, l’idea di un futuro migliore.

Di chi è la colpa? Di tutti, naturalmente. Non è che possiamo sempre “tirarci fuori”, e scaricare ogni responsabilità su una classe dirigente, pubblica e privata, raramente adeguata. Adeguata a cosa, chiediamoci semmai. E se non ci piace, via via sostituiamola. Ma convinciamoci che il futuro non è mai scritto in anticipo, e può davvero essere modificato “in meglio”, se ci crediamo davvero. Altrimenti non resterebbe che migrare, o ciondolare ignavi da mattina a sera. E ci meritiamo di più.

E. G.

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Categorie:In primo piano
  1. Agatone
    5 giugno 2012 alle 11:03

    E’ una cosa che mi gira in testa in questi giorni, anche riguardo a relazioni personali: si può raccontare la propria vita ottimisticamente o pessimisticamente. In fondo dipende da noi ed è sempre la stessa vita. Così anche per Alessandria. Certo è una città di poche opportunità, per vecchi, con un futuro grigio come le sue giornate invernali e l’aria malsana e anche puzzolente quando da Castelceriolo giungono i fragori della discarica. E si può andare avanti così.
    Però è anche una città in cui si può esistenzialmente trovare una qualità di vita buona, con ritmi non esasperati, in cui la tranquillità se si cerca la si trova e da cui si raggiungono Milano Torino Genova facilmente. E’ apparentemente una zona non sismica, un po’ defilata e per questo meno intasata delle città a ridosso delle metropoli, con intorno colline stupende, il verde delle campagne. In cui basterebbe una scatto d’ottimismo in più per vivere meglio. Oppure andarsene, perché no, se si vive male.
    Secondo me per vedere le cose in modo ottimistico bisogna aver l’abitudine a farlo e non so perché ma qui non ci siamo abituati, all’ottimismo

  2. CorriereAl
    5 giugno 2012 alle 11:08

    Concordo Agatone….ok alle critiche e alla segnalazione di quel che non funziona, ma bisogna anche saper cogliere gli aspetti positivi dell’esistenza, e del nostro territorio in questo caso.

    E. G.

  3. blackbeard
    5 giugno 2012 alle 21:07

    Io sono contento di vivere ad Alessandria. Quando talvolta vado a Milano per lavoro e vedo le gente infilarsi come sardine nella metropolitana, io, che vado in ufficio in bicicletta, mi sento l’Aga Khan. E poi le nostre campagne sono bellissime, siamo vicini alle grandi città ma sufficientemente lontani. No, a Busto Arsizio non ci voglio andare!

  4. CorriereAl
    5 giugno 2012 alle 21:21

    Ah beh, vedi Milano e poi scappa, ne so qualcosa. Però in giro per la nostra provincia c’è di molto meglio di Alessandria e piana circostante, ad essere onesti. Per non dire di certi borghi medievali liguri.

    E. G.

  5. anonimo (luigi rossi?)
    6 giugno 2012 alle 20:00

    le campagne sono bellissime finchè non arrivano gavio e il pd con le loro cementificazioni e asfaltature… poi diventano un po’ meno bellissime.
    Ma qualcuno diventa un po’ più ricchissimo.

  6. paola
    21 ottobre 2013 alle 13:27

    Salve,vorrei saprere se è vero che l’affitto delle case non è particolarmente alto ????.Chiederei anche un consiglio per una eventuale apertura di attività artigianale e commerciale…dellla serie,la crisi non risparmia nessuno ma in Ancona è un appiattimento da tutti i punti di vista….per cortesia datemi un parere .Grazie. Paola

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