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Province: un bluff fra i tanti?

6 giugno 2012

Torna d’attualità l’accorpamento della Provincia di Asti con quella di Alessandria?

Ieri La Stampa scriveva: “Si è sparsa la voce nei giorni scorsi che esisterebbe una lista di 17 province (con relative questure e comandi dei vigili del fuoco) da chiudere, o meglio accorpare alla provincia limitrofa. Ovviamente si parla delle realtà più piccole, sotto i 200 mila abitanti, e più recenti”.

E via con la “Schindler’s list dei diciassette”, utilizzando tra l’altro un’immagine francamente esagerata. Ragazzi, qui si tratta di dire basta ad un po’ di strutture tutt’altro che indispensabili, che gravano sul groppone e sul portafoglio di tutti, in fondo. Mica di deportare nessuno, dai…

Vedrete, il tira e molla sulle Province finirà in una bolla di sapone, così come tutte le chiacchiere sui tagli alla pubblica amministrazione, a partire naturalmente dal numero dei parlamentari e consiglieri regionali e relative prebende. Tutte decisioni che si potrebbero prendere in poche settimane, è evidente.

Mentre l’immobilismo ipocrita del governo Monti e del Parlamento porterà inevitabilmente la popolazione a sostenere sempre più il Movimento 5 Stelle, o chiunque altro in maniera credibile proponga l’eliminazione di queste sacche di privilegio che in tempi di crescita complessiva sono state tollerate a lungo, ma davvero oggi, a fronte di un ridimensionamento dello stile di vita e delle aspettative di decine di milioni di persone, appaiono indecenza insopportabile.

Hanno un bel dibattere, i partiti, di semi presidenzialismo alla francese o di doppio turno alla tedesca. Ma chissenefrega, diciamocelo forte e chiaro. Agli italiani basterebbe un sano, semplice sistema elettorale proporzionale, con cui poter eleggere (o non eleggere) chi vogliono, guardandolo in faccia. E vorrebbero poter vivere in un Paese in cui studiare, lavorare, metter su famiglia e provare a realizzare i propri sogni senza portarsi sul groppone il peso di un sistema inefficiente e disonesto, in cui i privilegi di pochi pesano sulle spalle di tutti gli altri. Se non si parte da qui, e non si agisce di conseguenza, si perde solo tempo. Rischiando la crescente e cieca irritazione popolare, questo sì: altro che Schindler’s list.

E. G. 

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Categorie:In primo piano
  1. 6 giugno 2012 alle 09:13

    come ho già avuto modo di scrivere, personalmente ritengo gli accorpamenti solo un modo per spendere di più.
    Si taglieranno sicuramente le cadreghe elettive, ma tutto il resto del carrozzone rimane, perchè è impossibile immaginare che da domani la sede di Asti chiuda e tutti gli astigiani vengano mandati ad Alessandria.
    Questure e Vigili del Fuoco magari si, ma la pubblica amministrazione è difficile.
    Pertanto nessun risparmio sulla vendita della sede astigiana, nessun risparmio sul personale, ne tanto meno sulle “auto blu”.
    Perchè per chi verrà spostato di sede ad Alessandria è facile pensare a qualche incentivo per “sede disagiata”, specialmente per i dirigenti, che grazie a qualche politico “amico” non solo non verranno licenziati, ma avranno rimborsi e magari anche l’auto di servizio.
    E chissà che non spuntino dirigenti che servano per coordinare le due sedi…
    Mi domando: davvero ha senso accorpare le province?
    O ha più senso abolirle come hanno fatto in Sardegna?

  2. Maciknight
    6 giugno 2012 alle 12:14

    Qaulcuno di Voi ha mai sentito nel corso della sua esperienza che un PARASSITA o gruppo di PARASSITI abbia, in primo luogo, ammesso di esserlo? In secondo luogo abbia agito per limitare il suo parassitismo? in terzo luogo si sia eliminato da sè per non nuocere agli altri? Quindi sapendo che la classe politica italiana è PARASSITARIA, le conclusioni si possono facilmente desumere …

  3. Il Principe
    6 giugno 2012 alle 19:51

    intanto, in provincia comaschi ha sostituito la rossa al fianco di filippi.
    Resta da definire chi dorme dalla parte sinistra.

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