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Dissesto o no, i cocci sono nostri

13 giugno 2012

Ancora poche ore e, a quanto pare, il dilemma del dissesto del comune di Alessandria sarà definitivamente sciolto. Stavolta dovremmo davvero essere all’ultimo giro di valzer, o agli ultimi petali della margherita. Difficile cioè immaginare che la Corte dei Conti di Torino possa ancora una volta posticipare la decisione, magari chiedendo l’ennesima integrazione documentale.

Tra gli addetti ai lavori le ipotesi si accavallano, e in pochi, nell’incertezza del rush finale, si sbilanciano in un pronostico ufficiale.
La verità, però, è che all’interno del centro sinistra prevale la sensazione che il dissesto sia inevitabile, e che oltretutto sia uno strumento tecnico che consentirebbe un percorso completamente codificato, che se da un lato “depotenzierà” la politica, dall’altro la alleggerirà da una serie di responsabilità e di decisioni gravose, in ogni caso difficilmente evitabili. Per quanto impopolari.

Il centro destra, dal canto suo, tende a far notare che ci sono realtà con situazioni apparentemente anche più gravi di Alessandria (Parma, tanto per fare un esempio) in cui il dissesto sembra assai meno probabile che da noi. E rimarcano che le conseguenze di un simile provvedimento sarebbero pesantissime. Ma il tutto viene affermato blandamente, e con una certa rassegnazione sull’esito finale della vicenda.
E, in camera caritatis, in pochi anche fra gli esponenti alessandrini del Pdl sono disposti a difendere il percorso gestionale e contabile degli ultimi anni a Palazzo Rosso, attribuito però, almeno a posteriori, esclusivamente alle scelte di Piercarlo Fabbio e di pochi fedelissimi. Ma gli altri dove stavano?

Sicuramente Rita Rossa dice una verità quando afferma che, in un caso o nell’altro, il risanamento dei conti del comune di Alessandria necessita di tempi lunghi. E, aggiungiamo noi, probabilmente di scelte che avranno effetti spiacevoli sulle tasche dei contribuenti, ma anche sul futuro di una parte dei dipendenti della galassia municipale (controllate comprese).

In caso di dissesto, comunque, sarebbe tracciata una linea netta tra il pregresso (fino al 31 dicembre 2011), di competenza di un pool di (tre?) tecnici di nomina ministeriale, individuati con la collaborazione della Prefettura (e non è chiaro se si tratterebbe comunque di alessandrini, o di “stranieri”), e la gestione ordinaria dell’esistente, di competenza della politica. Anche se naturalmente con il freno a mano “tirato”, e risorse ridotte all’osso.

La gestione del dissesto può durare fino a cinque anni, nel corso dei quali si dovrebbero individuare le risorse per pagare i debiti contratti con i fornitori (in una misura in genere tra il 40% e il 60%). Nel frattempo naturalmente zero assunzioni, e aumento dei costi dei servizi, delle rette, delle tasse comunali. Oltre all’eventuale vendita degli ultimi gioielli di famiglia.

Ma non è che, senza dissesto, gli oneri a cui saremo sottoposti noi cittadini saranno gran che diversi, a dire il vero.
Per cui prepariamoci: risanare Alessandria, vada come vada, toccherà a tutti noi.

E. G.

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Categorie:Politica
  1. riki
    13 giugno 2012 alle 17:07

    Eccoci serviti!
    Chi paga è sempre Pantalone.
    Eppure…. ma forse sto sognando.
    Dicevo eppure basterebbe che accadesse per la prima volta in questo assurdo paese una cosa straordinaria: che cane morda cane.
    Basterebbe ad esempio sapere, e questo lo potresti appurare tu Ettore che sei giornalista ed hai più facilità di accesso alle fonti, quale era il debito del Comune alla fine della consigliatura Scagni e quale è quello alla fine della consigliatura Fabbio.
    Fatta l’opportuna differenza si potrebbe chiedere conto agli amministratori quali siano state le ragioni dell’eventuale aumento del debito:
    sono forse state realizzate delle opere pubbliche a beneficio della comunità? A me non sembra, anzi ne avevamo una che ora non c’è più: il ponte Cittadella!
    Sono aumentati i servizi a favore dei cittadini?
    Sono diminuite le tariffe di acqua, gas e dei rifiuti?
    Ecco se le risposte fossero positive allora sarebbe più che giustificato l’aumento del debito.
    Altrimenti sarebbe sacrosanto che chi ci ha amministrato in questi ultimi 5 anni paghi di tasca propria l’aumento del debito comunale.
    E perché ciò accada sarebbe sufficiente applicare gli strumenti giuridici già esistenti.
    Ma questo significherebbe che un’amministrazione pubblica, chiamala se vuoi Corte dei Conti o Giustizia Ordinaria, morda finalmente un’altra amministrazione pubblica.
    Io in tanti anni non l’ho mai visto accadere.
    Spero di sbagliarmi, non tanto per me, ma per i nostri figli.
    Un saluto a tutti gli amici del blog.

  2. CorriereAl
    13 giugno 2012 alle 17:26

    Non vorrei deluderti Riki, ma sui numeri del bilancio e il livello complessivo del debito di Palazzo Rosso si accapigliano, smentiscono e contraddicono da anni. E se la Corte dei Conti cerca di vederci chiaro da 7-8 mesi, e non si è ancora pronunciata definitivamente, difficile che possa riuscire io a fornire dati più precisi. Quel che è certo è che il passivo del Comune 2007 era già rilevante nel 2007, ed è decisamente lievitato negli ultimi cinque. Senza che peraltro siano state realizzate opere pubbliche significative, come tu ben evidenzi. Anzi. Le eventuali responsabilità, erariali e anche penali, sono in corso di accertamento. Anche se è la vox populi da bar è perentoria: “andrà come sempre: nessuno politico tirerà fuori un euro, e Pantalone pagherà il conto complessivo”. Andrà davvero così? E la vicenda dell’onorevole mio omonimo, che fa a pieno titolo parte del calderone di Palazzo Rosso, seguirà lo stesso destino? Imcombono anche qui prescrizioni che suonano come “tana liberi tutti”? Siamo un blog aperto: chi ne sa di più, ci illumini.

    E. G.

  3. onestà
    13 giugno 2012 alle 18:36

    E i mega stipendi/compensi che venivano dati, chiediamo che ridiano tutti i soldi che si sono rubati maledetti!!! noi fatichiamo ad andare avanti e gente che ha lasciato aziende in completo tracollo si è intascato migliaia di euro!!!!

  4. edèvero
    14 giugno 2012 alle 00:07

    Ma per la carità … per la carità ….
    ma lo sapete che il Vice-Presidente dell’A.M.I.U. (fedelissimo di Fabbio) l’anno scorso ha dato le dimissioni per farsi assumere da una società interinale e da questa farsi destinare (su richiesta) all’A.M.I.U. stessa come impiegato di massimo livello, e che poi – non contento – si è fatto dare un super-minimo fisso mensile ? Ma lo sapete che operazioni come questa muovono decine di migliaia di euro all’anno e che le pagheremo con la nostra IMU e con la nostra Tassa Rifiuti ???

  5. CorriereAl
    14 giugno 2012 alle 04:26

    Lei cita un caso specifico (di cui no, noi non sapevamo), e naturalmente auspichiamo sia riferito correttamente. Ovvio che vicende simili hanno sempre almeno due livelli: quello della correttezza procedurale, ma anche quello dell’opportunità politica. Quel che pochi sembrano aver capito è che, sul secondo fronte almeno, sono quasi sempre boomerang sul piano elettorale.

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