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Barberis: “Ripartiamo dalla partecipazione!”

28 giugno 2012

Ascolto della cittadinanza quartiere per quartiere, e reale coinvolgimento di associazioni, intellettuali e artisti nel rilancio della vita culturale alessandrina. Con Giorgio Barberis (nella foto), assessore a Diritti e Beni Comuni del Comune di Alessandria, parliamo anche del futuro del teatro comunale (“massima tutela e valorizzazione delle professionalità interne”) e della biblioteca civica, e della necessità di potenziare Università e Politecnico. Buona lettura su AlessandriaNews!

E. G.

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Categorie:Politica
  1. 28 giugno 2012 alle 09:31

    Andrej Aleksandrovič Ždanov durante lo stalinismo fu, per alcuni anni, arbitro della cultura sovietica, in tutte le sue forme; addirittura il periodo fu denominato “Ždanovščina”, dal 1946 al 1948 repressione di qualsiasi dissenso. .
    Zdanov, “lo zar della cultura sovietica”, come veniva definito, coniando il termine “realismo socialista” esercitò un ferreo controllo, soprattutto sugli scrittori; gli “ingegneri delle anime” secondo una definizione di Iosif, o tenevano i piedi nella realtà, rompendo con il romanticismo classico, descrivendo il suo divenire rivoluzionario, oppure erano dei “formalisti” e descrivevano “ una vita inesistente ed eroi inesistenti”. Solo anni dopo si seppe che fine avevano fatto i dissidenti, altro che censura!. Quindi, e come al solito parlo dell’Urss, quando sento associare la cultura con le istituzioni, normalmente, come posso dire?, penso:“è più facile che uno yak passi per la cruna di un ago……..”. No, scusate, quello è fuori luogo e ricorda una frase del primo marxista della storia. In realtà cultura ed istituzioni stanno tra loro come Stalin e la libertà di stampa, per esempio.
    Tutto questo discorso, comunque, mi ha ricordato una storiella che ho risentito ultimamente durante uno spettacolo di Ovadia, e che la dice lunga……

    A Parigi, a una mostra d’arte, si presenta Pablo Picasso. Ma non ha l’invito, e gli uscieri si
    rifiutano di farlo entrare poiché non ne conoscono le fattezze.
    ” Come facciamo a essere certi che voi siete Picasso?, Dimostratelo!”.
    Picasso prende un taccuino, estrae una matita dalla tasca e con un unico
    gesto disegna la colomba della pace. Gli uscieri si convincono e lo fanno entrare.
    Poco dopo, arriva a visitare la mostra la signora Furceva, ministro della Cultura dell’Unione Sovietica. Anche lei è sprovvista di invito. Allora la bloccano.
    Lei protesta: ” Ma insomma, io sono la compagna Furceva, il ministro della Cultura
    dell’Urss! “,
    ” E come potete dimostrarlo? “,dicono gli uscieri.
    ” Poco fa è arrivato Picasso: anche lui era senza invito, ma ci ha fatto un disegno con un solo gesto ed è stato subito chiaro che lui fosse Picasso”.
    ” E chi è Picasso? “, domanda la signora Furceva.
    E gli uscieri: ” É tutto a posto, signora ministro della Cultura. Potete entrare…”.

  2. anonimo (luigi rossi?)
    28 giugno 2012 alle 09:59

    Le foglie di fico fanno sempre la loro figura.
    e col lattice ci si curano anche le verruche.

  3. 2 agosto 2012 alle 07:19

    12 ottobre 2011

    […]

    Qualcuno in questi giorni ha commentato: “se ha fatto un passo indietro, avrà contrattato con Rita Rossa un assessorato…”
    (sorride, ndr) Qualcuno che certamente non mi conosce, anche vagamente. Perché altrimenti saprebbe che chiunque mi avvicinasse con una proposta simile, susciterebbe in me la reazione contraria a quella sperata. Non è successo comunque, a scanso di equivoci. A me, semmai, piacerebbe che i diversi candidati del centro sinistra mi dicessero: “Giorgio, ma tu che contributo reale di competenze potresti darmi? Ad esempio sul fronte della messa a punto dei nuovi meccanismi partecipativi..”.

    […]

    http://www.alessandrianews.it/interviste/barberis-chi-vuole-mio-voto-dica-e-faccia-qualcosa-sinistra-3585.html

  4. anonimo (luigi rossi?)
    2 agosto 2012 alle 21:33

    Molotov, sei una bomba!

  5. 2 agosto 2012 alle 23:04

    Grazie, sono l’unica bomba cocktail in circolazione :mrgreen:

    Pensare che alla fine del ‘700, su ispirazione del Cardinale Fabrizio Dionigi Ruffo, in difesa della dinastia Borbonica e della tradizione cattolica minacciata dalle idee rivoluzionarie, nacque, quasi in maniera spontanea, l’Esercito della Santa Fede. Il re e i nobili del Regno di Napoli, la nomenklatura dello Stato della Chiesa non si capacitarono della loro fortuna insperata: durante qualsiasi moto di rivolta, come in una vandea italiana, i contadini e la umile plebe insorsero con spontanei movimenti antirivoluzionari.
    Da quei movimenti nacque il termine “sanfedista”, e sanfedisti, oggi, sono tutti coloro che per miopia, ignoranza, convenienza e connivenza mentono persino a se stessi, continuando ad agitare in piazza quelle bandiere rosse, rosse del sangue di centinaia di migliaia di rivoluzionari veri, immolatisi per un ideale superiore, mentre contribuiscono ad alimentare la nuova chiesa universale, quella del dio denaro, i cui sacerdoti officianti sono le trimurti abc (alfano-bersani casini), che come si trovassero sulla piramide Maia di Chichén Itzà, dedicata a Kukulkàn, celebrano ogni giorno sacrifici umani rituali.

    A tutti loro proporrei, corretto per l’occasione, il giuramento dei sanfedisti:
    “« In presenza di Dio onnipotente Padre, Figliuolo e Spirito Santo, di Maria sempre vergine immacolata, di tutta la Corte celeste, io giuro di farmi tagliare la gola, di morire di fame, e fra i più atroci tormenti, e prego il Signore Iddio onnipotente che mi condanni alle pene dell’Inferno piuttosto che tradire o ingannare uno degli onorandi padri e fratelli della Cattolica Apostolica Società, alla quale in questo momento mi iscrivo; o se io non adempissi scrupolosamente le sue leggi o non dessi assistenza ai miei fratelli bisognosi. Giuro nel mantenermi fermo nel difendere la santa causa che ho abbracciato, di non risparmiare nessun individuo appartenente all’infame combriccola de’ liberali, qualunque sia la sua nascita, parentela o fortuna; di non avere pietà né dei pianti de’ bambini, né de’ vecchi; e di versare fino all’ultima goccia di sangue degl’infami liberali, senza riguardo a sesso né a grado. Giuro infine odio implacabile a tutti i nemici della nostra santa Religione cattolica romana, unica e vera ».

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