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Il dissesto “spezza” la solidarietà?

31 luglio 2012 2 commenti

Quando si dice gli effetti del dissesto, in concreto. C’è un bellissimo esempio, al quartiere Cristo, di solidarietà vera e vissuta, non chiacchierata o dichiarata negli slogan.

Si chiama Habital, e a quel che si legge nelle cronache locali l’esperienza potrebbe essere al “passo d’addio”, per il venir meno dei finanziamenti di Palazzo Rosso.

Cos’è mai Habital? Molto semplicemente, un progetto messo in piedi negli anni scorsi dal Cissaca (a proposito: torneremo ad occuparcene presto), con un coinvolgimento di altri soggetti del mondo dell’associazionismo e del volontariato, e con i finanziamenti di Comune e Provincia di Alessandria. Due realtà di cui parliamo spesso, e su cui qui non stiamo ad aggiungere nulla, perché ahimé tutto sapete.

E così il rischio è che Casahabital, la struttura che si trova in via Gandolfi (sì, la ex temutissima via Gandolfi dei decenni scorsi) e che a ragione è stata definita “un rubinetto sociale”, a settembre smetta di erogare acqua fresca, diciamo così.

E’ stata ed è un punto di riferimento, quella sede, per tanta gente che ha bisogno di aiuto, indicazioni, conforto. In termini “ampollosi” si parla di integrazione sociale, di lotta al disagio. Concretamente qui lo fanno (lo facevano?), senza troppe teorie da convegno, e aiutando le persone a trovare soluzioni concrete ai problemi quotidiani. Certo, con il coordinamento immagino di personale retribuito (e francamente quando sosteniamo che i dipendenti pubblici sono troppi non pensiamo davvero a casi come questo), ma anche e soprattutto grazie a tanto volontariato, reciproco aiuto e sostegno, assistenza volontaria verso i bambini, gli anziani, i bisognosi in genere.

Non so quanto costi tenere aperta una struttura simile: so che è un delitto chiuderla. Non si può davvero farci nulla? Chi ne sa di più, ci racconti….

E. G.

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[BlogLettera] A proposito del ponte Meier

30 luglio 2012 5 commenti

Egr. Direttore,

a proposito del Meier il ragionamento che faccio è questo: un politico si sveglia una mattina (o lo svegliano, il che sarebbe ancora peggio) e decide di fare felici dei costruttori di ponti, con la scusa di dover mettere in sicurezza la città. Questo perchè la scusa viaggia indipendente dalla certezza che sia necessario sostituire il vecchio, quella, che se ne dica, non c’è ancora oggi.

Il politico forse pensa che, con l’occasione, oltre ai costruttori, sarà felice anche lui che passerà alla storia per quell’opera esaltante (???) Lancia l’idea, non esita un attimo a spendere un mare di soldi (nostri) per fare un costosissimo studio, senza se e senza ma, (e, di già che c’è, per non farsi mancare nulla,  non lo fa fare in casa nostra che costruiamo ponti da 2000 anni ma lo affida ad uno studio al di là dell’Oceano che, a quanto si dice, di ponti non si sa bene se ne ha mai costruiti), dopo di che decide che la “cosa” piace e diverte  e che, alla faccia di costi, impatti e faraoni, si farà.

Vengono dopo di lui altri partiti di tutti i colori dell’arco costituzionale, e tutti, maledetto destino, decidono che è cosa buona e giusta, non si saprà mai bene se di fare felici i costruttori di ponti o far passare alla storia il politico precedente, ma questo è un dettaglio. Resta il fatto che tutti, indistintamente tutti (parlo delle giunte successive) approvano ed applaudono. L’ultimo politicante di turno, addirittura, decide di eliminare ogni dubbio, anzi  no, elimina  proprio il Ponte storico, che così  ce lo togliamo di torno in via definitiva e con lui, si spera, anche il problema,

Ma, nonostante quest’ultima infelice genialata, sempre fatta in nome di quella sicurezza mai dimostrata scientificamente, il dubbio che questa strana cattedrale debba essere fatta rimane, ed allora cosa ti ricordano, con fare minaccioso, i politicanti, sempre in modo rigorosamente trasversale? Ti ricordano che c’è un contratto e ti calano sulla zucca la spada delle penali e quindi, per conseguenza, ti impongono comunque un’opera che non è affatto detto che i cittadini vogliono.

Se avete notato in tutto questo manca un passaggio per loro (i politicanti) ininfluente: il parere dei cittadini. Ma questa è altra storia, abbiamo già visto che tanto, chiunque vada al potere, il risultato non cambia e quindi l’opera non è a rischio comunque.

La morale è che ci troviamo di fronte ad un ricatto, un odioso ricatto che tutti negano di aver voluto ma tutti hanno continuato ad approvare. Beh! Allora mi chiedo e vi chiedo: quanto pagano i cittadini di penale e quanto risparmiano non facendo il ponte Meier e facendone uno meno demenziale e più a portata di soldi che comunque non hanno? Facciamo due conti? E ancora…se perdiamo i fondi stanziati, i fondi europei e i fondi di non si sa da dove e come…sono forse soldi che ci regalano i marziani? La verità vera è che è una colossale presa per i fondelli e lo spreco, puntualmente enorme, appesantirà ulteriormente ed inutilmente le nostre tasche già vuote di loro.

Ma un’ultima cosa…: siamo certissimi che il progetto non toccherà nemmeno un mattone della Cittadella? Non ne stravolgerà l’insieme già penalizzato dagli insediamenti di via G.Bruno che, metro dopo metro, si stanno rosicchiando il terreno attorno ai bastioni? (anche qui forse un po’ più di attenzione non guasterebbe).
Eppure tutto sarebbe più facile se i cittadini fossero prima informati e poi lasciati arbitri delle scelte che condizionano loro il futuro per decenni.
Ragioneremo di tutto questo, verificheremo il verificabile, lo faremo a trecentosessanta gradi ed assaggeremo le vere volontà che concorrono a lasciare o a impedire che questa sciagurata l’impresa si compia.

Franco Dell’Alba

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[BlogLettera] Fabbio e il comune senso del pudore (da lui perduto)

30 luglio 2012 3 commenti

Cinque anni di inganni e menzogne, sanzionati pesantemente dagli elettori e finiti nel mirino della giustizia, che ha rinviato a giudizio l’ex sindaco, accusato di gravi reati nei confronti della pubblica amministrazione.

Tutto ciò, insieme al devastante dissesto dei conti certificato dalla magistratura contabile, dovrebbe indurre Piercarlo Fabbio almeno al pudore del silenzio, quale segno di rispetto verso gli alessandrini che, per colpa sua, vedono messi seriamente a rischio servizi e posti di lavoro.
Invece niente. Quello che sarà ricordato come il peggior sindaco di Alessandria, e tra i peggiori della storia d’Italia, continua nella sua spudorata corsa alla mistificazione della realtà.

Forse, nell’illusione di mettere la sordina al disastro combinato a Palazzo Rosso, cerca di distrarre l’attenzione dei cittadini dalle sue responsabilità, falsificando la rappresentazione delle condizioni finanziarie della Provincia.

La quale, al contrario, ha mantenuto in questi anni difficili i suoi conti in ordine, nonostante i reiterati tagli dei trasferimenti statali, realizzando nel contempo investimenti decisivi per le infrastrutture e la rete scolastica.
Le difficoltà finanziarie denunciate in questi giorni dal presidente Filippi si riferiscono all’eventualità che i nuovi e pesanti tagli prefigurati dalla “spending review”  facciano saltare gli equilibri raggiunti con il bilancio di previsione.

Nulla di neppure lontanamente paragonabile alla vera e propria “bancarotta” prodotta da Fabbio a danno del Comune, a colpi di rose moldave e soldi sperperati in dissennate iniziative di discutibile stampo.

Stupisce anche constatare come in questa sciagurata scorribanda a contraffare la verità, l’ex sindaco trovi ancora sodali tra coloro che, a causa sua, hanno subito con lui la “Caporetto” elettorale di maggio.

Segreteria Provinciale PD Alessandria

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[BlogLettera] Le risposte che deve dare la Provincia di Alessandria

30 luglio 2012 3 commenti

In questi giorni, nel pieno di una crisi economico-sociale drammatica di cui non si conosce ancora l’evoluzione definitiva, gli enti locali intermedi – in primis le province -, in persona dei loro presidenti si sono distinte per una “difesa corporativa”, che lascia allibiti.

Non poteva ovviamente esimersi il presidente della Provincia di Alessandria, Filippi, che, accusando il governo centrale di tagli draconiani, ha fatto sapere ai suoi amministrati che non ci saranno … “neppure i soldi per togliere la neve dalle strade il prossimo inverno “.
Questi gridi di allarme fanno sorgere nel cittadino onesto, che crede ancora nelle istituzioni e in un decentramento efficace, delle domande semplici e spontanee:
1) nell’ultimo decennio la provincia di Alessandria come ha gestito le risorse economiche che ha avuto a disposizione?
2) quali sono stati gli obiettivi concretamente realizzati ed apprezzabili dai cittadini?
3) che programmazione si è data negli ultimi anni, visto che la crisi non è nata ieri?
4) ha ridotto tutti quei costi “impropri” non funzionali ai suoi scopi  istituzionali? Quante e quali consulenze ha conferito?

Filippi, per essere credibile, dovrebbe partire da queste domande e dare risposte esaurienti; solo così potrebbe convincere della importanza ed utilità della provincia di Alessandria.

Il cittadino un poco informato sa solo che mediamente una Provincia costa € 160 all’anno per ogni italiano, per un importo complessivo di 14 miliardi di euro annui!!!!

Le province si distinguono per entrate autonome solo con addizionali su Rc auto, imposte di trascrizioni e addizionali energetiche; in pratica, balzelli che gravano sugli italiani per oltre 4 miliardi di euro l’anno.

Le loro funzioni principali sono la viabilità, la tutela ambientale (ed i recenti scandali fanno sorgere il dubbio che tale funzione sia stata esercitata efficacemente), l’edilizia scolastica e infine lo sviluppo economico (funzione, questa, sempre rivendicata con orgoglio dal Presidente Filippi).

In concreto cosa, ha fatto per questi temi la Provincia di Alessandria?

Purtroppo, non si  hanno mai risposte concrete e verificabili su questi temi fondamentali.

La cosa è ancora più grave nel momento attuale, in cui la gente è preoccupata e disorientata.
E’ demagogico ritenere  che le Province siano solo volute dalla lobby degli amministratori e dalla cattiva politica, che deve dividersi poltrone e finanziamenti?

Solo con risposte concrete del  Presidente Filippi  alle suddette  questioni, si potrebbe capire se siamo in presenza di una riduzione di servizi e aspettative legittime del cittadini alessandrini o di lacrime da coccodrillo del politico di turno.

Associazione Arcipelago

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[BlogLettera] Riforma legge elettorale, un Provincellum… all’italiana?

30 luglio 2012 Commenti disabilitati

Uno dei temi più caldi sul quale ultimamente si sta concentrando l’interesse dei politici di ogni schieramento è la riforma dell’attuale legge elettorale, definita dallo stesso promotore “ Porcellum”.

Va ricordato che: “La legge n. 270 del 21 dicembre 2005 che ha modificato il sistema elettorale italiano, delineando la disciplina attualmente in vigore. È stata ideata principalmente dal ministro Roberto Calderoli, ma poi definita dallo stesso in un’intervista «una porcata»…

Voluta da Silvio Berlusconi, il 4 ottobre 2005 fu approvata (a pochi mesi dalle elezioni politiche), con i voti della allora maggioranza parlamentare (FI, AN, UDC e  Lega Nord), senza il consenso dell’opposizione (IDV, DS, Margherita e Rifondazione Comunista), che l’ha duramente criticata e contrastata”. (fonte: Wikipedia).

Le caratteristiche principali di questa legge, sono: Il premio di maggioranza per la coalizione vincente alla Camera (che si riscontra all’estero solo in Grecia e a San Marino) e l’impossibilità di indicare le preferenze, con la conseguenza che i parlamentari non possono più essere scelti dai cittadini, ma esclusivamente dalle segreterie dei partiti.

Una pessima legge elettorale, voluta per un preciso calcolo politico, che pur non essendo la sola responsabile, ha causato tanti guasti ampiamente documentati, perciò, allo scopo di evitare che continui a produrne, è indispensabile riformarla prima delle prossime elezioni politiche.
A tale proposito va detto che le prime proposte di riforma sono state avanzate dalla sinistra e in seguito da tutti gli altri schieramenti.

Tutti d’accordo, ma solo a parole, perché nei fatti ognuno pensa per se cercando di imporre una formula diversa, incrementando così l’immagine di un paese con una forte instabilità politica  (che tanto danneggia l’andamento della nostra borsa):
PD: Collegi uninominali e premio alla coalizione.
PDL: Premio di maggioranza al primo partito con preferenze e semipresidenzialismo.
UDC: Proporzionale senza premio di maggioranza e sbarramento al 4-5%.
LEGA: Porcellum bis, proporzionale con preferenze e doppia soglia.
M5S: Teme un complotto ai suoi danni, che da un certo punto di vista è comprensibile dato che i sondaggi lo danno al 18-20% in ulteriore crescita e si augura che rimanga il Porcellum, in quanto a suo dire spazzerebbe via la vecchia casta politica, in merito recentemente ha proposto un referendum.

Le variegate proposte di riforma sul tappeto, prefigurano quindi l’eventualità del solito compromesso tanto caro alla politica nostrana, con un nuovo Provincellum… all’italiana.

La situazione appare agitata e confusa, cosa da un certo di vista comprensibile visto che  è in gioco la sopravvivenza di una certa categoria … ma se sono questi i politici che dovrebbero portare il Paese fuori dal rischio default, citando Totò, verrebbe da dire : “ma mi faccia il piacere !!”….

Per i cittadini non è più tempo di tatticismi, è tempo invece di rinnovare il sistema politico in maniera radicale ed efficace per reagire concretamente alla più grande sfida della nostra epoca, gli stessi chiedono pertanto una modifica giusta ed equilibrata della legge elettorale, che consenta a tutti di essere adeguatamente rappresentati, per una partecipazione democratica alla gestione della cosa pubblica.

Ora basta, per cortesia mettiamoci d’accordo … lo chiedono gli italiani è necessario per fronteggiare gli attacchi della speculazione e per superare la crisi, si faccia quindi quello che serve e non come sempre quello che conviene, i politici devono smetterla di anteporre gli interessi personali a quelli dei cittadini, altrimenti sarà l’ennesima conferma che questa vecchia e deludente classe di politicanti che ha dimostrato di essere totalmente incapace di governare e tanti danni ha fatto al paese, va profondamente rinnovata.
Come già citato da più ben autorevoli fonti:  …  il nostro paese oggi ha bisogno di statisti più che di politici!.

Pier Carlo Lava

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[BlogLettera] Sessanta posti di lavoro a rischio in Provincia

30 luglio 2012 Commenti disabilitati

I precari della Provincia di Alessandria vivono queste ultime settimane  con forte preoccupazione a causa del Decreto Legge cosiddetto “Spending Review”, che se verrà convertito in Legge senza modifiche inciderà pesantemente sul bilancio dell’Ente per cui lavoriamo e a circa 60 lavoratori precari non verranno rinnovati i contratti in scadenza il 31 Dicembre 2012.
Oltre a ciò che leggiamo sui giornali locali e sulle notizie più informali apparse sui social network che creano notevole fibrillazione per il nostro incerto futuro, si è diffusa la voce che i contratti sottoscritti a Luglio potrebbero essere risolti in via anticipata il 30 Settembre.

Non vogliamo neanche prendere in considerazione questa nefasta ipotesi dal momento che ci sono state rassicurazioni pubbliche, ma la forte preoccupazione è supportata dal fatto che i nostri colleghi, il cui contratto è cessato il 15 Luglio, non sono stati rinnovati e la stessa situazione si preannuncia per coloro in scadenza a fine mese.  Pur rendendoci conto delle difficoltà che l’Ente sta affrontando, chiediamo al Presidente della Provincia Paolo Filippi ed all’Assessore al Personale Cesare Miraglia che si adoperino affinchè i nostri colleghi vengano reintegrati, almeno fino a fine anno..

Date le sfavorevoli condizioni esterne auspichiamo che il Direttore Generale e tutta la Dirigenza dell’Ente si prodighino per trovare soluzioni alternative per far quadrare il bilancio incidendo su altre voci che non siano il taglio del costo del personale più debole ed esposto alla grave crisi economica presente nel nostro Paese.
Proponiamo che venga istituito un fondo economico di solidarietà dei Quadri intermedi, dei Dirigenti e  della Giunta politica dell’Ente che possa servire a mantenere in organico i precari, senza buttare a mare anni di lavoro e competenze acquisite; non ci pare una richiesta insostenibile perché se il Presidente del Consiglio Monti dice che è come se fossimo in guerra, bene allora adottiamo misure adeguate ad un’economia di guerra.

Per questo ci auguriamo che, oltre all’attenzione prestata al Museo di Marengo e al contributo all’Università Avogadro da parte della politica locale ci sia particolare attenzione alla nostra situazione ed alle conseguenze che la perdita del lavoro da parte di 60 persone potrà provocare alla vita quotidiana di tutti noi (sostentamento, bollette, mutui, famiglia, ecc..) ed in minima parte all’economia locale.

In conclusione, nella speranza che in collaborazione con l’RSU e con la Dirigenza si arrivi a soluzioni praticabili che vadano oltre il 2012, perlomeno per alcuni di noi, auspichiamo che il nostro Presidente, sensibile al tema dei lavoratori precari, resti a capo dell’Ente fino alla scadenza naturale del proprio mandato per poter affrontare, con una guida politica democraticamente eletta, le difficoltà esistenti e quelle che certamente si presenteranno in futuro.

Lavoratori precari della Provincia di Alessandria

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Ferralasco: “Prima le emergenze, poi la progettualità”

30 luglio 2012 Commenti disabilitati

Il parking sotterraneo di piazza Garibaldi, l’area dell’ex zuccherificio, la Cittadella. Ma anche il ponte Meier e lo sviluppo urbanistico della città. Un colloquio “senza steccati” con Marcello Ferralasco (nella foto), assessore a qualità urbana e sviluppo sostenibile del Comune di Alessandria. Che ricorda: “a Palazzo Rosso fui anche consigliere comunale: ma era davvero un’altra epoca”. Buona lettura su AlessandriaNews!

E. G.
 

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