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[BlogLettera] L’Art. 18 e la politica che licenzia… senza giusta causa

9 luglio 2012

Negli ultimi decenni il mondo del lavoro ha subito molteplici attacchi, con diverse leggi che hanno determinato profonde modifiche e conseguenze negative, come dimostra quanto è successo negli anni successivi e sino ai nostri giorni, a seguito dell’attuazione dei contratti atipici, disoccupazione in aumento e milioni di giovani precari, risultati esattamente opposti rispetto alle motivazioni con cui tali leggi erano state proposte.

L’ultimo attacco in ordine di tempo è stato praticato dall’attuale Governo sull’Art. 18 e c’è chi profetizza che anche in questo caso le conseguenze saranno le stesse.

Il Governo tecnico (resosi purtroppo necessario, visto il fallimento della  politica che dopo decenni di malgoverno a portato il Paese sull’orlo del baratro) invece, sta bene attento a non intervenire più di tanto su quelli che vengono definiti i poteri forti (che invece per primi e di più di altri dovrebbero contribuire a salvare l’Italia), per non correre il rischio che qualcuno nella sua eterogenea maggioranza gli stacchi la spina.
Ma non si era detto che il Governo tecnico, non avendo il problema dei consensi, avrebbe agito nell’interesse del Paese senza guardare in faccia nessuno?
Alla luce degli eventi trascorsi sorge spontanea la domanda, dove si vuole andare a parare… quali sono i limiti?

La politica definisce e sostiene le regole della democrazia, ma al proprio al suo interno come sovente succede è la prima a non rispettarle.
Come ad esempio nel caso recentemente riportato dai giornali, relativo a quanto successo nel PD in provincia di Torino, dove sono stati espulsi tre dissidenti no Tav, l’ex sindaco di Avigliana (e attuale assessore) Carla Mattioli, l’ex vice Arnaldo Reviglio e l’attuale vicesindaco Andrea Archinà.

Va rilevato che Carla Mattioli era stata eletta due volte Sindaco di Avigliana, quindi è presumibile che i cittadini abbiano ritenuto che avesse ben governato, ma questo evidentemente in politica non importa a nessuno e sono altri i fatti che contano.

La motivazione che hanno determinato l’espulsione, secondo le dichiarazioni ufficiali rilasciate alla stampa, dalla segreteria provinciale del Pd e da un deputato pro-Tav sono le seguenti: “Erano anni che Carla Mattioli faceva il contrario di ciò che diceva il partito” – “L’espulsione è la soluzione naturale, anzi c’è voluto troppo tempo”.

Con il paradosso però che la segreteria provinciale in uno dei suoi documenti, poi non approvati in direzione, escludeva la possibilità di liste non coerenti con i valori del centrosinistra, il che avrebbe dovuto impedire l’alleanza con il Pdl che invece ufficialmente il Pd ha perseguito, con il risultato di riscuotere una sonora bocciatura dagli elettori.
Un ulteriore lampante conferma che in Italia le regole si rispettano solo quando conviene a chi le detta.
Questi i primi commenti in proposito:
I democratici contrari alle purghe: “Un partito che espelle e non accoglie non ha futuro”.
Carla Mattioli: “Vivo benissimo la politica affrontando i problemi dei cittadini e dell’ambiente”, “Non sto bene in un Pd fatto di burocrati torinesi”. Qual è la mia colpa?

Ma i nostri politici, non si rendono conto che questi ed altri fatti, portano i cittadini, indipendentemente dalla propria linea di pensiero, a riflettere e a porsi domande, come ad esempio: perchè queste espulsioni, quando un personaggio come Penati con responsabilità ben più gravi rimane nel partito?
Le espulsioni ci sono sempre state, ma per motivi fondati che ne giustificavano ampiamente le decisioni, oppure per contro non venivano decise espulsioni per fatti che invece le avrebbero ampiamente meritate, ma si sa siamo sempre nel terreno oscuro e misterioso della politica…

Evidentemente ai partiti tradizionali, che continuano imperterriti a perseguire i metodi della vecchia politica, la storia non insegna nulla. Salvo poi, quando alle elezioni l’astensione arriva al 50% e il voto di protesta sulle liste civiche e sul Movimento 5 stelle (che però non ha ancora dimostrato con i fatti la diversità che dichiara a parole) continua a crescere, stupirsi e dichiarare che è necessario riflettere e cambiare… .
Il problema è che purtroppo in questa situazione che ormai dura da diversi anni se non decenni, chi ci rimette sono come al solito gli italiani… comunque come sempre auguri Italia.

Pier Carlo Lava

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