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Un territorio in dissesto

16 luglio 2012

Gli alessandrini cominciano a fare i conti con il dissesto del loro comune, e scuotono la testa. Non che la città sia povera, lo abbiamo detto tante volte: c’è un risparmio plurigenerazionale su cui tanti (non tutti, peraltro) possono contare, “tenuta” del sistema bancario permettendo.

Ma Alessandria è città improduttiva, troppo sbilanciata su rendite, pensioni e stipendi pubblici. E dopo anni in cui, colpevolmente, in tanti hanno fatto finta che così non fosse, o che fosse comunque una condizione assolutamente normale, il dissesto di Palazzo Rosso è l’evento “scatentante”, che sta facendo emergere questa consapevolezza un po’ inquietante. Eh sì, perchè le rendite finanziarie saranno sempre più erose da balzelli comunali, provinciali e statali di ogni tipo. E i patrimoni immobiliari improvvisamente non vengono più percepiti come tali, ma come un costo. “Vorrei vendere, ma nessuno compra: e non trovo neppure da affittare a persone minimamente affidabili. Un disastro”. Così migliaia di seconde case, in città e nelle campagne, diventano zavorra, e anche grazie all’Imu (oltre che alla crisi generale) il loro valore decresce rapidamente.

Anche questa, in fondo, è una delle sgradevoli conseguenze del dissesto. E non si venga a dire, naturalmente, che è meglio essere nullatenenti, perché in questi tempi di crisi il disagio vero, quello che mette a rischio la possibilità di offrire un futuro dignitoso ai figli per intenderci, lo affrontano come sempre i più poveri (e chi ha in casa malati cronici, o portatori di handicap): salari deboli e “traballanti”, una serie di servizi pubblici che “esploderanno” verso l’alto sul piano dei costi, vedendo probabilmente saltare anche esenzioni e agevolazioni.

E le grida di dolore non arrivano solo da Palazzo Rosso. E’ di sabato la dichiarazione del presidente della Provincia, Paolo Filippi: «Abbiamo stimato che dovremo fare a meno di circa 5,5 milioni di euro nel 2012, dopo gli 8,5 delle precedenti manovre. Nel 2013, se ancora ci saremo, dovremo affrontare un altro taglio di risorse di 11 milioni. E’ per questo che dico che siamo già morti e sepolti».
Niente mezze misure, e fa bene. Di questi tempi, anche illudere la gente è una colpa. E se per la chiusura del Marengo Museum probabilmente le vesti se le stracceranno in pochi, andate un po’ a spiegare agli alessandrini che, con le casse degli enti in queste condizioni, è a rischio addirittura la spalatura della neve il prossimo inverno, sia sulle strade comunali che provinciali…

Attenzione però: ci apprestiamo a pagare, tutti insieme, i risultati di politiche pubbliche sciagurate di medio lungo periodo. E, senza in qualche modo voler sminuire le responsabilità di chi ha mal gestito il Comune di Alessandria nell’ultimo quinquennio, rendiamoci conto che la questione è assai più ampia. Anche se a noi italiani piace trovare sempre l’eroe da un lato, il capro espiatorio dall’altro.

Quel che Filippi, Rossa e altri politici non possono dire (ma sanno bene, perchè sono tutt’altro che sprovveduti) è che gli enti che si ritrovano ad amministrare (ma anche altri) hanno ormai come mission quasi eclusiva quella di reperire le risorse per pagare gli stipendi dei dipendenti. E d’altra parte mettere in campo drastiche politiche da “tagliatori di teste” va ben oltre le loro prerogative di politici, e avrebbe comunque conseguenze ancora più devastanti per tante famiglie, e per tutto il territorio.

La coperta è sempre più corta signori miei, e vie d’uscita indolori temo proprio che non ce siano.

E. G.

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Categorie:In primo piano
  1. CorriereAl
    16 luglio 2012 alle 09:10

    Filippi scatenato ieri su Facebook, rilanciato oggi da Il Piccolo e La Stampa:

    Da due giorni il quotidiano la stampa, tramite il suo bravissimo giornalista massimo putzu, dedica articoli agli effetti della manovra finanziaria montiana sulle province. In sintesi, 13 milioni di taglio da gennaio ad oggi. Che vuol dire taglio conseguente a tutti i finanziamenti per l’universita, chiusura del museo di Marengo, non rinnovo dei contratti a tempo determinato a vario titolo, blocco totale delle spese variabili, non assunzione di nessun mutuo per investimenti, vendita del (poco) patrimonio immobiliare per pagare la spesa corrente con le plusvalenze degli stessi, probabilmente non poter togliere la neve dai nostri 2200 chilometri di strade il prossimo inverno, blocco delle manutenzioni su strade e scuole secondarie superiori. Nonostante cio’, difficilmente ce la faremo a pareggiare il bilancio, sapendo sin da ora che il prossimo anno si abbatteranno altri ulteriori 11 milioni di tagli gia’ decisi con questa assurda, iniqua e delinquenziale manovra economica del governo dei professori. Agli amici che nei giorni scorsi mi chiedevano come mai parlavo cosi’ male del governo e dei suoi rappresentanti alessandrini, spero basti questa risposta. A quanti l’avevano gia’ capito, sappiano che l’obbligo di licenziare 60 o 70 persone come vogliono i nostri governanti col decreto affossa Italia (monti piu’ fornero) sara’ difficile che avvenga per mano mia. Piuttosto me ne vado prima e lascio l’onore al rappresentante del ministero dell’interno o, per competenza territoriale, della salute. Bella la vita a passare il tempo a concerti ed inaugurazioni. Invece, caro governo e caro ministro, vi tocchera’ anche licenziare, come da decreto da voi approvato. Non pensiate di farlo fare a chi, tra l’altro, a differenza di voi, non sono cooptati ma eletti. Magari scarsi ed ignoranti, ma sempre eletti. Dal popolo bue, ma sovrano. Fino a prova contraria.

  2. Agatone
    16 luglio 2012 alle 09:45

    In questo dissesto comunale e anche nelle difficoltà economiche della Provincia secondo me c’è un motivo in più per infuriarsi. Che Alessandria e vorrei dire anche la Provincia di Alessandria, non è certo stata, negli ultimi vent’anni, un luogo in cui i servizi pubblici per i cittadini sono stati eccezionali o che, come Torino, è stata rivoltata e ha acquisito bellezza e valore. No. Qui sono stati decenni di ordinaria amministrazione in cui, a fronte di un apparato pubblico da elefante, si è partorito dei topolini. E questo è gravissimo e i dirigenti politici locali dovrebbero dare delle risposte invece di lamentarsi adesso dei tagli che, come ha già lasciato intuire Filippi, andaranno a colpire i cittadini.

  3. CorriereAl
    16 luglio 2012 alle 10:18

    E’ così: organici pletorici, risultati qualitativamente modesti per il territorio e cittadini. Per tanto tempo gli enti locali sono stati ammortizzatore sociale, e hanno “imbarcato” di tutto (con il risultato, tra l’altro, che le persone preparate, che ci sono, spesso sono frustrate e “appiattite”). Oggi il crollo del Paese presenta il conto. Ed è anche logico che Filippi, o Rossa, non vogliano passare per i politici tagliateste. Perché si “brucerebbero”, e farebbero il lavoro sporco a vantaggio di altri. Quindi toccherà ai commissari: fra un mese in Comune, dopo le dimissioni di Filippi (entro il 15 ottobre, si dice) in Provincia. Il carrozzone non va più avanti da sé, quindi da qualche parte qualcuno dovrà cominciare.

    E. G.

  4. mandrogno
    16 luglio 2012 alle 11:02

    filippi ora si straccia le vesti.
    ma i milioni buttati via a marengo e a parigi per promuoverlo li hanno buttati nel cesso lui, la rossa e la fondazione di taverna, mica altri.
    questi signori non sono vergini, ne’ mai più lo torneranno.

  5. Rivoluzione culturale o espatrio
    16 luglio 2012 alle 11:55

    Sono uno dei 60/70 precari della Provincia che rischiano seriamente di rimanere a casa senza un lavoro grazie alla spending review, tradotto in italiano lacrime e sangue, di questo Governo. Avendo fiducia in questo Paese e nelle sue possibilità, ho deciso di andare a convivere con la mia ragazza ed accendere un mutuo con la banca per avere una casa dove creare una famiglia. L’attuale situazione lavorativa precaria e la possibile o probabile mancanza di dell’unico reddito familiare mi impedisce anche solo di pensare di avere figli e contribuire nel mio piccolo alla crescita del Paese. Spero che chi dovrà convertire in Legge il Decreto riguardante la spending review abbia ben presente le conseguenze per la vita dei precari nella Pubblica Amministrazione e nell’impossibilità degli Enti Locali di fornire servizi degni di uno Stato moderno. Per questo in Parlamento si eviti di votare, modificando radicalmente il provvedimento che il noto esponente socialista Squinzi ha definito macelleria sociale. In ogni caso se le cose dovessero volgere al peggio, mi sto convincendo sempre più che la scelta migliore sarà quello di trasferirsi in un paese con migliori prospettive per me, la mia famiglia ed i miei futuri figli. Anche se amo profondamente l’Italia, credo che me ne andrò perché non intendo versare un altro euro di contributi o tasse che possano magari servire in futuro a pagare la pensione alla figlia del Ministro del Welfare, con un lavoro a tempo indeterminato presso un’Università pubblica. Non credo sia difficile capire che chi ha avuto di più deve rinunciare a qualcosa, per lasciare le briciole a chi non ha avuto nulla. Forse avere un lavoro non sarà un diritto, ma avere dei sogni sicuramente lo è. Qui o ci si salva tutti o si va tutti a bagno, rivoluzione culturale o meglio abbandonare la nave che affonda, al timone non ci siamo stati noi e non possiamo pagare per colpe delle generazioni precedenti.

    • Graziella (gzl)
      16 luglio 2012 alle 15:33

      Il guaio è che stanno tirando la corda fino all’estremo per poi all’estero andarci …no …scappare di notte come malfattori, loro e le famiglie con il “portafoglio” , gli immobili che si sono creati e depositati in qualche paese fuori dall’europa. Loro a continuare a stare bene e noi qui a languire.

  6. CorriereAl
    16 luglio 2012 alle 12:08

    Una testimonianza davvero significativa, grazie. E’ la realtà di un Paese spezzato in due, in cui la perdita di terreno sul fronte dei diritti e delle garanzie è già realtà quotidiana per tanti. Elitès escluse, è ovvio. Temo in effetti uno scenario di guerra tra poveri, per spartirsi le briciole. Uscirne non sarà indolore, prepariamoci. E facciamoci sentire.

    E. G.

  7. CorriereAl
    16 luglio 2012 alle 18:02

    Palenzona sugli scudi….beh, più o meno. Diciamo che Impregilo ha le sue belle gatte da pelare: http://www.linkiesta.it/impregilo-palenzona

  8. 17 luglio 2012 alle 22:20

    Ah!, meraviglioso il potere, il comando quando gli yak…..pardon!, le vacche sono grasse. Da noi, a Casa nostra, i viscidi politici, i plutocrati vivevano alla grande, come alla grande facevano vivere i loro “clientes”; purtroppo sono vecchie come il mondo la brama, la fame l’appetito dei potenti……e da altrettanti eoni fanno straccio della vita degli uomini. Nell’Unione questi sporchi individui, che da tempo avevano tradito il proletariato, i cittadini e, sopratutto, i bambini della Madre Patria, condannandoli ad anni bui, fatti di fame, disastri e disoccupazione, poco prima di ogni cambio al potere, di ogni disastro economico e sopratutto dell’ultimo dissesto epocale, si eclissavano, si mimetizzavano, fingevano di essere dalla parte di coloro che avevano tradito. Poi come l’araba fenice, ma non proprio, risorgevano, però non dalle loro ceneri, giammai!, dalle ceneri degli altri.
    Per San Venceslao!, mi tornano in mente le concessioni democratiche dell’ultim’ora, di quei quattro cani del governo della DDR, quando “stringevano” come dei matti, poichè il terreno stava franando sotto i loro piedi pseudo-rivoluzionari. Emblematico quello che scatenò (e scusatemi il russismo) quel “minchione”, né primo né ultimo di una stirpe infinita che fa danni anche ai giorni nostri, dell’ultimo ministro dell’informazione della Germania dell’Est, Günter Schabowski. Costui, che era espressione di quella classe politica che aveva ucciso centinaia di tedeschi dell’est, tramite gli spari dei Vopos su chi tentava di scavalcare il Muro di Berlino, fece parte dell’ultima schiera di falsi e ignobili democratizzatori ex comunisti. Ad un certo punto, dopo l’apertura della frontiera ungherese, dopo la creazione di una zona franca tra ovest ed est, il “triangolo Lennè”, dove con gran divertimento di tutti, 200 punk occidentali fuggivano la polizia, accolti e rifocillati dai vopos orientali, la nomenklatura cercò di cavalcare la tigre rivoluzionaria. Comunque, il buon Schabowski, visto che, in un momento cruciale per la Repubblica, si trovava in vacanza, come un Frattini qualsiasi, apprese della imminente autorizzazione dei cittadini a viaggiare da Est ad Ovest pochi minuti prima della conferenza stampa che doveva pubblicizzare l’evento, fece un macello. Non riuscendo a contattare il politburo (già eclissatosi, meno male che facebook non esisteva ancora), non avendo altre notizie, rispose alla domanda di un giornalista, dicendo che il provvedimento avrebbe avuto effetto immediato. Da lì il resto è storia….. il primo giorno decine di migliaia di tedeschi dell’est passarono la frontiera, sotto lo sguardo attonito delle guardie, accolti da migliaia di cittadini dell’ovest festanti. Poi cominciò la sistematica demolizione del muro e per fortuna, almeno allora, nessuno risorse, scomparvero tutti nel nulla, quei gov’nuk.
    Sarebbe troppo facile, augurandovi di abbatterlo davvero quel muro, impedendo alle solite nomenklature, siano palesi o nascoste in associazioni e fondazioni, di risorgere, dedicarvi il concerto di Waters per la caduta del “The Wall”, ma qualcosa di vostro, eseguito nella nostra Madre Patria, mi sembrava più consono, al momento funereo vissuto dalla vostra democrazia…..

    http://www.youtube.com/watch?v=LMV4vHOX1Ng&feature=related .

  9. mandrogno
    18 luglio 2012 alle 00:56

    palenzona kaputt.
    gavio kaputt??
    e ora, si dovrà rinegoziare tutto con l’uomo di goldman sachs? appalti? prebende? e se poi gli impegni non vengono rispettati?
    Vuoi vedere che qualcuno, o troppi, hanno puntato sul super-treno sbagliato?? e adesso, porelli? il dietologo li metterà a dieta? niente torte da spartire per un bel po’??? come fare per le prossime elezioni. Disaster.

  10. 12 luglio 2013 alle 20:59

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