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Outlet Napoleone?

20 luglio 2012

Chissà se, quando Paolo Filippi gli ha affidato la delega dell’assessorato al Turismo, si aspettava che Cesare Miraglia partisse così “in quarta”. Sta di fatto che, a fronte dell’aria “da funerale” dell’ente che tira su Palazzo Ghilini, il segretario provinciale dei Moderati sembra l’unico ad andare in controtendenza, e a crederci ancora.

Nei giorni scorsi Miraglia ha annunciato ai media la sua volontà di non arrendersi, nella convinzione che il turismo sia «l’industria del territorio», e che abbia potenzialità assolutamente inespresse. I dati regionali su quanto spende mediamente un turista nelle diverse province piemontesi sembrano dargli ragione, nel senso che da noi la media è significativamente più bassa di quella regionale, e lontana dai “picchi” di territori non solo come le Langhe (e ci può stare), ma anche come il biellese. E qui la faccenda si complica, perchè la “forza” di Biella e dintorni sembrano essere, udite udite, gli outlet.

Ma come? Il gigante degli outlet non è casa nostra, tra Serravalle e Novi? Eh sì, ma pare che di sinergia con il territorio ce ne sia pochina, e addirittura che gli enti pubblici deputati a farlo non abbiano neppure mai cercato di rifornire gli uffici della “cittadella dello shopping” di adeguato materiale promozionale. Vox populi naturalmente, ma i pettegolezzi spesso ci azzeccano.

Per cui Miraglia potrebbe averci visto giusto, quando parla addirittura di “salvare” la struttura del Museo di Marengo (costato una fucilata: e non si dica che erano soldi europei, come se quelli fossero una vincita al lotto che si può sperperare) a un soggetto privato, magari la stessa McArthurGlen che gestisce l’Outlet di Serravalle Scrivia?

Certamente è una proposta, e un’ipotesi da valutare. Non credo che, da parte dei fans del “pubblico incontaminato” e lontano da qualsiasi forma di business, di questi tempi, possano arrivare grandi resistenze.
E resto personalmente convinto che se il nostro territorio (come il resto del Paese) è così mal messo, anzi dissestato, sia sì colpa della crisi internazionale, ma anche di una gestione delle risorse pubbliche spesso “allegra”, quasi sempre improduttiva.

Il discorso dell’assistenzialismo che facciamo spesso, insomma.

Ergo, se davvero qualcuno (di questi tempi è dura, è evidente) riuscisse ad inventarsi progetti appetibili per investitori privati, credo che avrebbe il plauso di quasi tutti. Se poi ci riuscisse a Marengo, ad uno sputo dal polo chimico, sarebbe un mago, no?

In ogni caso, qualsiasi cosa si riesca a portare avanti, per carità che si punti con decisione anche sull’enogastronomia, meglio se legata al territorio. Gira e rigira, quello rimane un business che regge, ed è pure ecocompatibile. Insomma, dal cilindro di Miraglia uscirà il pollo alla Marengo?

E. G.

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Categorie:In primo piano
  1. 20 luglio 2012 alle 05:01

    Il problema sarà reperire i gamberi di fiume, se li sono già mangiati tutti……magari, però, utilizzando gamberetti cinesi….

  2. Peppino Sbarzeguti
    20 luglio 2012 alle 08:51

    Ma come ? la piramide della Faraona è uno spreco ? oibo! ma come si permette il Cesarone di dire che non si è fatto nulla prima ? ma non era la Rossa Assessore ?

  3. mandrogno
    20 luglio 2012 alle 10:34

    i gamberetti cinesi arriveranno freschissimi.
    col TAV del compagno gavio, anzichè impiegarci 40 giorni da shangai ci metteranno solo 39 giorni, 23 ore e 40 minuti.
    Vuoi mettere? il problema sarà il costo, che dovrà essere ricaricato di 7 miliardi di euro.
    Ma forse interverrà una fondazione. C’è sempre da bere, in quella taverna.

  4. anonimo (luigi rossi?)
    20 luglio 2012 alle 11:57

    provincia? ma non si dovevano abolire?
    e già che ci siamo, ricordiamoci di altri enti inutili, come le camere di commercio.
    Non lasciamo il lavoro a metà. Grazie.

  5. Giorgio
    20 luglio 2012 alle 16:33

    che bello leggere i vostri commenti che non c’entramo mai nulla con il tema. in compenso non credo di essere il solo ad avere questo vizio. mi trovo in allegra compagnia.
    ad ogni modo se vogliamo dire anche due parole a miraglia io mi trovo d’accordo con la sua proposta. marengo è un costo ingente per il pubblico. meglio allora coordinarsi con un privato.
    fosse per me farei anche i matrimonio al marengo museum. sarebbe un business interessante, ma ovviamente è giusto parlare di aria fritta e di crisi esistenziale del pensiero lapponico piuttosto che rimboccarsi le maniche e cercare delle soluzioni concrete…. viva lo spred!! anche oggi la vasellina è finita!

  6. CorriereAl
    20 luglio 2012 alle 16:37

    Infatti Giorgio: io con il post volevo proprio sottolineare che Miraglia è stato al momento l’unico ad avanzare una proposta concreta (discutibile e migliorabile, come sempre) per “mettere a reddito” quella struttura. Unica alternativa, mi pare, dato il contesto finanziario dipanatosi in queste settimane, è chiuderla e lasciarla marcire nel tempo, come il vicino zuccherificio.

    E. G.

  7. Giorgio
    20 luglio 2012 alle 16:49

    unica differenza è che il vicino zuccherifico è privato (è di Zunino se non erro) mentre Marengo è pubblico e quindi la sua manutenzione la pago io, tu e i nostri amici e famigliari.
    Qui si tratta di farsi furbi e di capire che non ci sono più risorse neppure per respirare!! La situazione è grave, grave ma grave! Quindi l’unica soluzione potrebbe essere quella di darla in gestione a un privato per un tot di anni e farsi pagare un canone annuale. Sarebbe pur sempre un’entrata, si salvaguarderebbero dei posti di lavoro e soprattutto quello che è stato speso nel ristrutturare la Villa non andrebbe in malora.

  8. CorriereAl
    20 luglio 2012 alle 20:43

    L’area dell’ex zuccherificio dovrebbe essere ora di proprietà di Coop7 e Esselunga: o comunque sono loro che puntano a sviluppare nuovi insediamenti commerciali lì sopra. Ma torneremo ad occuparcene presto. Su Marengo pienamente d’accordo. Ammesso che il privato interessato lo si trovi, di questi tempi.

    E. G.

  9. 22 luglio 2012 alle 16:16

    Fuori tema ?, a Marzo si parlava in un altro modo del futuro di Marengo….magari allora c’erano ancora gamberi per il pollo alla marengo………li avranno mangiati tutti ai matrimoni, che con il museo sono già stati fatti.

    e dopo un articolo di Alessandria News, del quale vi estrapolo il finale:
    “L’impegno sul Marengo Museum – dice Rita Rossa, Vicepresidente e Assessore alla Cultura della Provincia di Alessandria – è tanto più significativo se si considerano la difficoltà del momento. Ma amministrare e governare significa non dimenticare mai il senso di certe scelte come quella felice che operammo immaginando, dopo anni di progetti e ricerche, il Marengo Museum. Una strada non semplice, un’idea coraggiosa che continuiamo a sostenere e promuovere perché fondamentale per la crescita e lo sviluppo del nostro territorio”.

    http://www.alessandrianews.it/cultura-spettacolo/marengo-museum-nuovi-progetti-2012-8518.html

    • mandrogno
      22 luglio 2012 alle 16:33

      eh si.. scelte davvero felici.
      e ora i famigli cercano già di nascondere le responsabilità sotto il tappeto.
      ma la rete non dimentica, e purtroppo per loro li sputtanerà inesorabilmente.

      • 22 luglio 2012 alle 17:52

        Che vuoi farci io e te, tovarisch, siamo sempre fuori tema, ma loro non hanno capito che rimane tutto on line, e ci siamo noi che rintracciamo…..

  10. 22 luglio 2012 alle 17:54

    Poi lo dice lei mica noi: “Ma amministrare e governare significa non dimenticare mai il senso di certe scelte”, e noi faremo il possibile per ricordarglielo…

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