Home > In primo piano > Se tutto va bene, siamo rovinati

Se tutto va bene, siamo rovinati

21 luglio 2012

Aspettarsi da un convegno o da una tavola rotonda la ricetta per uscire da una crisi epocale come quella che stiamo vivendo sarebbe ingenuo. E tuttavia, dato il panel dei relatori annunciati, qualcosa in più dall’incontro organizzato venerdì mattina alla Camera del Lavoro di Alessandria era certamente lecito attenderselo.

“Se tutto va bene siamo rovinati”, ho sussurato in chiusura di incontro ad un esponente di valore della sinistra alessandrina, che ha allargato le braccia, e condiviso ampiamente.
Sarà anche ora di fare, come recitava il titolo dell’appuntamento, ma cosa e come è certamente poco chiaro, e i punti interrogativi sovrastano nettamente le soluzioni.

Cominciamo col dire che all’appuntamento non si è materializzato (e non è bello, a prescindere da quanto si è importanti) l’ospite più atteso, Fabrizio Palenzona. Come a dire lo snodo di potere bancario  (era preannunciato, tra le sue numerose qualifiche, come vice presidente di Unicredit), industriale, politico. Sempre più simile ad un atto di fede, Palenzona è ancora il nume tutelare del nostro territorio? Oppure i suoi finora numerosissimi apostoli rischiano sempre più di ritrovarsi ad evocarlo, con un po’ di imbarazzo, come “convitato di pietra”, come successo venerdì?

Assente anche il cav. Flavio Repetto (patron della Novi Elah Dufour Novi, e presidente della Fondazione Carige), l’unico vero big che non ha “marcato visita” è stato Guido Ghisolfi, della multinazionale M&G, con sede a Tortona. E da lui, invero, sono arrivati i soli stimoli intellettuali (condivisibili o meno è altro discorso) di una mattinata per il resto da archiviare tra il dejà vu e il “dove si va a pranzo?”

Ghisolfi, con il suo stile diretto e un po’ burbero, ha detto chiaramente come la vede: se siamo ridotti in mutande la colpa non è solo dei politici, ma di una popolazione (italiana, e alessandrina nella fattispecie) che da una ventina d’anni almeno a questa parte ai concetti di lavoro e innovazione industriale preferisce le piste ciclabili e le iniziative culturali, e che giudica i propri pubblici amministratori in base al numero di buche presenti sull’asfalto, e non sulla base della capacità di stimolare investimenti e sviluppo.

Semplifico, naturalmente, e lascio alle cronache gli approfondimenti sui torti e le ragioni in merito al caso specifico dell’impianto per la produzione di bioetanolo realizzato dalla M&G a Crescentino, dopo il “niet” del Comune di Tortona. Nemo propheta in patria, neanche Ghisolfi evidentemente. Che da business man dotato di grande senso pratico ha puntato altrove, e tanti saluti ingrata terra mandrogna. Anche se, va ricordato, qui da noi c’è il cuore e il cervello di un gruppo privato che è fra i pochi a fare ricerca e innovazione sul serio, e a muoversi sul mercato internazionale senza provincialismi, confrontandosi alla pari con i migliori player mondiali del suo comparto.

Ghisolfi ha inviato alla calma, a prendere atto che la crisi è solo all’inizio, e che ci attendono almeno altri tre anni di discesa e sofferenze. Ma anche e soprattutto a renderci conto che il futuro è comunque nelle nostre mani, e nelle scelte personali e collettive che prenderemo.

Oltre al punto di vista dell’imprenditore (che poi se n’è andato, forse dopo essersi reso conto di aver sopravvalutato l’appuntamento), il solito parlarsi addosso di chi, diciamocelo, non sa minimamente che pesci pigliare.

Non che chi scrive, naturalmente, o chi era lì ad ascoltare, abbia la bacchetta magica, o la soluzione vincente nel cassetto. Ma da chi sta ai vertici delle istituzioni del territorio è lecito, in tempi di crisi disperante, attendersi la capacità di andare oltre gli slogan, e le formule di rito. Venerdì mattina, ancora una volta, non è successo. Sarà per la prossima volta?

E. G.

Ps: sul (piuttosto numeroso, in verità) pubblico presente due annotazioni. La prima dello stesso Ghisolfi, che ha detto: “mi sono portato mio figlio, così abbassiamo un po’ l’età media”. La seconda di un mio lucido amico, che vedendo il titolo dell’appuntamento (“E’ ora di fare”) ha commentato: “ma il venerdì mattina chi sa e vuole fare non era certo lì”. Tragicamente vero.

Annunci
Categorie:In primo piano
  1. Natalino Balasso
    21 luglio 2012 alle 09:05

    L’assenza o meglio la latitanza del banchiere, sommata all’incredibile intervento del sig: Taverna sono perfettamente coerenti con la distruzione di ogni banca locale che in vent’anni quel gruppo ( Palenzona ed il predecessore dell’ultimo dei socialisti ancora in sella ) ha portato avanti.
    Parlare di sviluppo del territorio quando tutte le banche locali sono state regalate a grandi gruppi per favorire carriere personali è una beffa che solo la segretaria della CGIL POTEVA AVALLARE.

  2. anonimo (luigi rossi?)
    21 luglio 2012 alle 09:39

    riassumendo: l’ex “sindacato dei lavoratori”, che oggi è allineato sulle posizioni dei padroni salvo la parte resistente che si chiama FIOM,, riesce a non essere credibile nemmeno dai padroni medesimi, che lo snobbano.
    L’imprenditore-editore ghisolfi è ancora offeso perchè non gli è riuscito il giochino di sottomettere il territorio ai suoi “miracolosi” impianti da etanolo (il bio per cortesia lasciamolo alle cose naturali che non sfruttano altre risorse come l’acqua e non inquinano), mentre invece in Brasile può fare ciò che vuole… e come suo solito parla ma non ascolta gli altri.
    palenzona sta ancora leccandosi le ferite della debacle-impregilo, o forse non pensava che fosse stata reperita per l’occasione una cadrega abbastanza larga per i suoi lombi.
    repetto temeva un’imboscata dei tonni.
    Alla fine all’ennesima sagra dell’aria fritta saranno rimasti, mi par di capire, i soliti falliti politicanti, causa dei mali di cui adesso dibattono con convinzione.
    A proposito: lo SPREAD stamattina era sopra i 500 punti.
    Poichè lovelli, morando, e compari del PD PDL UDC a novembre ci hanno tolto la pensione con l’obiettivo di farlo scendere sotto i 200 punti, come la mettiamo ora, vergognosi e inetti partiti-ladroni dei miei stivali?
    Non sarebbe ora di imparare qualcosa dall’Europa, e come Hollande cancellare il furto della fornero e ridare ai cittadini i loro sacrosanti contributi INPS ???

  3. CorriereAl
    21 luglio 2012 alle 10:02

    Il convegno di ieri era aria fritta, come tanti altri.

    Ma visto che tu alzi il tiro: ho davvero l’impressione, caro Anonimo, che nessuno sappia che pesci prendere, a livello locale e nazionale. E che si stia creando ad arte un clima da catastrofe imminente (“in Spagna è peggio che da noi”…”sono ore decisive ecc”) per prepararci non solo ad una serie di ulteriori provvedimenti impopolari, ma ad una sorta di ognun per sè. Una classe dirigente pubblica (non solo politica, ma comunque generata dalla politica: i meccanismi sono noti) come quella italiana credo non abbia eguali in Europa a livello di impreparazione. Salvo forse la Grecia. Mentre i privati tutti fessi non sono, ma si sono fatti sempre i comodi loro, ben lungi dal pensare ad interessi collettivi. Ma il popolo, caro mio, è purtroppo la causa prima di questo andazzo. So bene che ognuno di noi si sente diverso, e alcuni lo sono naturalmente. Ma gli italiani hanno adorato Mussolini, e la partitocrazia corrotta (che bello era poter vantare un’amicizia, o anche solo una conoscenza, con un politico ladro negli anni Ottanta, ricordi?), e Berlusconi quando mistificava la realtà illudendoci che Bengodi non avrebbe avuto fine. Ora siamo nelle mani di tecnocrati al servizio di pochissimi, e messi lì per fare il lavoro sporco. Ma domani che succederà? Io ancora non colgo nelle masse (dai, fammi usare quest’espressione con il sorriso) reattività, consapevolezza, rabbia. E neanche troppa voglia di rimboccarsi le maniche: il che dato l’andazzo è pure comprensibile. Chi si metterebbe a lavorare a testa bassa sul ponte del Titanic? Però il nostro affondamento (che dò per scontato) sarà solo simbolico: mica moriremo tutti. Quindi il problema sarà come ricominciare.

    E. G.

    • Rael
      22 luglio 2012 alle 11:00

      Non sono tanto d’accordo sul fatto che la classe dirigente nostrana sia così diversa rispetto a quella presente nei paesi europei più nordici. Si tratta di uno stereotipo ereditato dal passato. Non voglio dire che noi siamo capaci come gli altri, ma il contrario, che gli altri sono incantati più o meno come noi. E’ il modello generale di sviluppo culturale e socio-economico ad avere fatto crack, e le differenti immagini delle situazioni nazionali proposte sono sostanzialmente una questione di buona o cattiva comunicazione e di posizionamento relativo delle diverse realtà sulle progressive stazioni di un Golgota comune a tutti. E infatti, negli USA è meglio? In Francia, Inghilterra, Belgio, Olanda? In Germania, ad esempio, i dati statistici mostrano un tasso di disoccupazione inferiore. Ma queste statistiche come sono costruite (chi si occupa di statistiche già forse sorride)? Non è che forse vengono considerati come occupati anche quelli che hanno un lavoro chiaramente insufficiente a garantirsi la sola sopravvivenza, del tipo 350 Euro mensili per un lavoro offerto da agenzie sociali e senza che per molti dei destinatari di questo trattamento vi sia di fatto la possibilità di dire no? Bene, diranno magari in molti, almeno c’è quello. E bene diranno anche altri dicendo che così c’è una responsabilizzazione sociale per quei soggetti che non vogliono più fare certi lavori (ma magari non “vogliono” anche perchè non sono in grado di farli per mille ragioni o perchè le condizioni economiche e lavorative sostanzialmente imposte non sono affatto risolutive, ma vanno poi in realtà a costituire un ulteriore problema). Già, forse le cose non sono così facili come appaiono o vengono fatte apparire. Poiché l’esempio appena fatto è solo apparentemente buono, visto che, forse forse, è una soluzione superficiale e non durevole in quanto creatrice di tensione sociale latente i cui effetti di sconquasso a venire sono piuttosto prevedibili. Sono invece più d’accordo con l’analisi quando si sposta l’attenzione sull’agire del popolo. Però non bisognerebbe parlare tanto di popolo, ma di modello culturale. Perchè sennò si colpevolizza un soggetto (il popolo, che è fatto di persone in carne e ossa) che è sì agente creatore di situazioni, ma prima di esserlo è stato bersaglio culturale e agente passivo e alcune categorie possono ora diventare facilmente un capro espiatorio. E’ la cultura sbagliata ad essere la causa. Quello a cui noi ora stiamo assistendo è l’effetto dell’applicazione di un orientamento culturale basato sul consumismo folle, sull’edonismo imposto, sull’individualismo portato all’estremo, sulla privatizzazione acritica, sulla deregolamentazione eccessivamente estesa anche laddove dovrebbe continuare ad esistere per garantire sicurezze a tutti. Tutti fattori scaturiti dalla superficialità, dal senso di fretta, dall’immediatezza, dall’immagine della vita ridotta a due dimensioni, dall’abbandono della certezza delle regole e del ragionamento critico e della programmazione solida. Il tutto alimentato dall’emotività sistemica indotta, che tende a sua volta a far sostenere soluzioni efficaci solo mediaticamente e per poco tempo (su tutti i fronti, compreso quello della solidità economica del sistema produttivo), ma soprattutto a far pensare a queste soluzioni come assolutamente inevitabili. E così il meccanismo diventa patologicamente autoalimentante. E guardate che questo non è un fenomeno italiano e basta, è un poco più esteso e globale.

  4. 22 luglio 2012 alle 17:47

    Sono d’accordo in toto con Rael, bellissimo intervento tovarisch! (e non lo dico perchè penso tu sia marxista come me, se lo sei meglio…. tovarisch per mè è un modo di sottolineare la affinità, che avverto quando leggo particolari interventi di alcuni, sicuramente fuori tema per il solito sicofante censore pidddiddino in agguato).
    Proprio per andare fuori tema, come al solito, voglio parlare di nuovo di Trofim Denisovič Lysenko, ma prima, rivolgo ancora un grato pensiero a coloro che non riescono a liberarsi dal “neoclassicismo dalemiano pd” e non potrànno mai capire gli uomini liberi, che si confrontano, anche duramente, magari facendo dell’ironia, o forse non vogliono farlo, è più comodo, mah!. Grazie a loro mi sento più vivo, capendo che c’è qualcuno che sta peggio di noi….
    Il buon Trofim, comunque, lo “scienziato scalzo” (appellativo dovuto alle sue umili origini),
    l’ agronomo prediletto da Stalin, che lo fece presidente dell’Accademia delle scienze agricole, in virtù del connubio tra disonestà ideologica e miopia scientifica, causò danni incredibili all’agricoltura sovietica. Spacciò delle panzane verosimili per teorie scientifiche, fu un innovatore, e che innovatore!, tutti quelli che sono morti di fame in URSS lo ringraziano dall’alto dei cieli…..Chi non era d’accordo con lui, e si trattava di genetisti insigni, per capirci, fu mandato a morte; avendo bene in mente l’Unione, prima di parlare di innovazioni io starei attento. Il problema di Trofim e di Josif era che consideravano “l’altra scienza”, quella ufficiale, borghese; in quel caso lì devo dire che non mi trovavano d’accordo anche se dovevo abbozzare. Ma in campo energetico, viste le speculazioni odierne sulle “rinnovabili”, ai giorni nostri avrei qualche dubbio. Pensate se un imprenditore, che ha prodotto plastica tutta la vita, tonnellate e tonnellate, all’improvviso scoprisse di avere un anima “bio”, e facesse la morale agli unici cittadini che, magari, si sono posti dei problemi, abitando in una delle città più inquinate d’Italia. Se così fosse gli direi di andare pure ad esportare il suo progresso in altri paesi, dove lisenkoysti ce ne sono a pacchi…..Ma prima, mentre lui sproloquia con spocchia, seduto sul suo mucchio di denari, che naturalmente, come tanti altri, ha fatto senza ricorrere alla politica, gli infilerei una bella sventola in faccia con un tonno di fukushima…….
    Ma io mi chiedo, ma come possono farvi la morale i celentani di questo mondo, ma vi rendete conto che si sono tutti ingrassati, hanno fatto i miliardi sfruttando il sistema marcio e corrotto di questa società, e ADESSO cercano di tirarsene fuori e rifarsi la verginità!.
    Anzi secondo loro la colpa è di chi voleva un ambiente più sano e pulito dove fare vivere i figli…. Non meritano più di avere voce, imprenditori, politici, televisivi, commentatori, giornalisti sicofanti, show men….. adesso basta!, ma che soluzione possono avere per i vostri problemi?
    Paragonare questa gente a Čikatilo, “Il cannibale di Rostov”, è ingeneroso……per Čikatilo, naturalmente, almeno lui rischiava il suo di c…………per dissanguare gli altri.

  1. No trackbacks yet.
I commenti sono chiusi.
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: