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Sos Alessandria: ma l’Italia è messa meglio?

23 luglio 2012

No panic. Questo il messaggio più importante che sarebbe saggio e corretto diffondere in questi giorni ad Alessandria e territorio circostante, perché se ne sentono davvero di tutti i colori.
Non che, naturalmente, la vicenda del dissesto, mixata alla crisi più generale, possa farci immaginare scenari positivi. Ma neppure è sensato (e risolutivo) trasformare la consapevolezza in allarmismo.

Rischiano il posto gli impiegati comunali, provinciali o pubblici in generale? Non direi, anche se certamente sono troppi, e nei prossimi mesi non mi stupirei se su di loro (e sui pensionati) calasse ancor più la scure del governo. Questi tecnici capitanati da Monti sono fenomeni straordinari, pensateci. Messi lì da un asset trasversale di poteri che vanno da Napolitano alle banche, e senza alcun consenso popolare, avrebbero dovuto fare il lavoro sporco: risanare la macchina pubblica e il Paese, senza guardare in faccia a nessuno.

Poiché però l’appetito vien mangiando, e in Italia chi entra in politica non ne esce mai volontariamente, ecco che, anziché decidere direttamente i tagli (anche di personale), Monti e i suoi “riversano” le decisioni impopolari sugli amministratori locali. Togliendo loro risorse, e dicendo “arrangiatevi un po’ voi come preferite”.

Ad Alessandria, poi, il dissesto complica particolarmente le cose, e quando si incontra in strada qualche amico dipendente delle partecipate comunali, o direttamente di Palazzo Rosso, difficile che il discorso non cada proprio lì: sugli stipendi, e sul futuro. E il pessimismo diventa cosmico, esagerato come sempre in questi casi.

“Ma se non ha un progetto, perché ha voluto fare la sindaca?”, mi ha detto l’altro giorno un elettore di sinistra, riferito a Rita Rossa. Io non credo che la sindaca non sappia che fare, ma che davvero in queste settimane, in attesa dei famosi commissari, l’intenzione sia di limitare al minimo i danni, evitando anche mosse incaute, che potrebbero essere contestate. In parallelo, in alcuni degli ultimi interventi pubblici della prima cittadina (ad esempio venerdì scorso alla tavola rotonda presso la Camera del Lavoro) non è difficile percepire che il tono nei confronti delle istituzioni superiori (governo Monti in primis) si è fatto aspro, e assai in sintonia con quello del presidente della Provincia Filippi. E’ solo un modo per scaricare le responsabilità, o c’è la concreta speranza di riuscire a “smuovere” qualcosa o qualcuno, e di ottenere “un occhio di riguardo” da Roma, come è sempre successo alle amministrazioni del sud, ultimo caso la Regione Sicilia?

Lo scopriremo presto. Ma attenti: l’impressione è che Alessandria sia solo un mezzo passettino in avanti, nel declino, rispetto al resto del Paese. Per cui la logica dell’Sos, per quanto comprensibile, potrebbe dimostrarsi inadeguata ai tempi.

E. G.

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Categorie:In primo piano
  1. CorriereAl
    23 luglio 2012 alle 08:37

    A leggere le prime pagine de La Stampa di oggi direi che per una volta sono stato ottimista: il crac dello Stato e il default dei principali comuni viene ormai presentato come questione di settimane, forse mesi. E, come sempre in questo Paese, gli affossatori vorrebbero essere anche i risanatori. E il popolo che fa? Prepara le vacanze: al risparmio magari, ma sacre….

    E. G.

  2. Agatone
    23 luglio 2012 alle 10:54

    Faccio un inciso personale. Io andrò in vacanza al mare ad agosto. Non vacanze formigonesche, sia chiaro, ma dieci giorni in Italia, cercando di limare le spese. Però sì, non ci rinuncio. E vorrei, in questi giorni di vacanze, liberarmi dal peso psicologico delle macronotizie negative che intasano la mia mente. Perché esiste anche una vita personale, esistenziale e familiare. E spesso danno pensieri anche queste zone della vita. Del resto cosa può fare un normale cittadino adesso? Mi sembra che molto si giochi sopra le teste di quasi tutti. L’unica alternativa che mi viene in mente è una rivoluzione. Ma io tengo famiglia. 😉

  3. CorriereAl
    23 luglio 2012 alle 11:09

    Ma certo, non volevo mica incitare alla depressione: e ognuno poi fa i conti a casa propria. Dico solo che, in base a quel che “annuso” in giro, fisicamente, e in rete, gran parte degli italiani mi pare non rendersi ancora pienamente conto del legame diretto che esiste tra questa crisi epocale, e la qualità della vita che ci attende. E’ come se ci illudessimo che esiste un velo, un discrimen tra i grandi temi dell’agenda pubblica, e il vissuto quotidiano che ci riguarda. Mentre i disastri trentennali della prima temo stiano per rovesciarsi come una slavina gigantesca sui nostri prossimi anni di vita. Si veda al riguardo l’analisi di Luca Ricolfi su La Stampa di stamattina.
    Io comunque non sostengo che bisogna rassegnarsi: dico l’esatto contrario, ossia che non vedo ancora sufficiente incazzatura, ma in positivo. Ossia progettualità, voglia di riscatto che passi attraverso: 1) il rinnovo radicale, totale, brutale della classe dirigente 2) il rimboccarsi davvero le maniche da parte di un popolo che, negli ultimi vent’anni, ha avuto la tendenza a confondere sfizi e divertimenti con diritti. Solo due o tre anni fa, Berlusconi premier fece una campagna pubblicitaria di Stato che diceva: le vacanze sono un diritto. Qualcuno si ricorda? Ebbene, è sbagliato: le vacanze sono una figata, come andare a cena fuori o cambiare l’auto ogni tre anni. Ma non sono diritti inalienabili.

    E. G.

  4. Agatone
    23 luglio 2012 alle 12:31

    Sono molto d’accordo. Anzi, secondo me le generazioni passate avevano un’idea si risparmio, di valore del denaro che la mia generazione (ho 40 anni) non ha. E quindi l’Italia si sta salvando sui risparmi privati di una generazioni di nonni che guadagnava 10 e spendeva 5. Invece adesso la tendenza è spendere 12. Ma spendere non investendo su un futuro e su una attività ma spendendo vanamente per accessori di vario tipo.

  5. Maciknight
    23 luglio 2012 alle 14:22

    Se tante piccole imbarcazioni stanno naufragando perché incappate in una “tempesta perfetta” o uragano forza 5 e chiedono aiuto al Titanic, non credo ci siano speranze …

  6. 23 luglio 2012 alle 15:48

    Perfino Nikita Sergeevič Chruščёv trascorse 15 giorni di vacanza negli States, per ricambiare la visita di Nixon. Avvenne nel ’59. Toccò un mucchio di stati americani e confermò quello che pensavo di lui, era un ciabattino furbo e mimetizzato, nemico della nostra rivoluzione. Anche lui, come molti altri, nonostante fosse stato sempre al potere, ininterrottamente, alla morte di Iosif Vissarionovič, finse di essere caduto da Marte e denunciò gli errori della passata nomenklatura, attribuendole anche le difficoltà del presente, dovute, in parte, al fatto che non aveva un programma e non sapeva che pesci prendere per il futuro dell’Unione; voi almeno avete chi ha una strategia vincente…..
    Nikita cambiava idea molto spesso, un giorno diceva che Berija l’aveva ucciso lui, poi il giorno dopo attribuiva l’omicidio ad un altro; fatto stà che quando decise il ritiro dei missili da Cuba, Fidel, con un francesismo, lo definì: “Cog*****, str****, figlio di put**** “, mentre la gente a l’Avana, in strada, cantava :“Nikita mariquita, lo que se da no se quita (Nikita mammoletta, quel che si dà non si riprende)”. Amava alla follia la cultura, sopratutto era appassionato di pittura, una volta vedendo un quadro astratto disse che sembrava una merda di cane…….
    I miei compatrioti lo adoravano, pensare che, dal momento in cui aumentò il prezzo della vodka, il gradimento della sua leadership si impennò verso l’alto.
    Comunque, come tutti i proletari in vacanza, cercò di unire la cultura e la politica al divertimento. Atterro con uno spiegamento di cortigiani imponente (precursore dei viaggi di Craxi, e non solo, in CINA), a Washington, visitò il “granaio d’ America”, Iowa, San Francisco e Los Angeles. E quì, dopo una giornata infernale, sottoposto ad un fuoco di fila di pomodori, lanciati da una folla inferocita, durante un pranzo hollywoodiano offerto da una major, il 19 di settembre, ebbe la notizia che non avrebbe potuto visitare Disneyland. In quel momento il cuoricino proletario del segretario perse un colpo, si era persino succhiato un colloquio con Eisenhower e osavano negargli il “pe ‘n tel chì” (ma da li a poco lo avrebbe ricevuto in patria con gli interessi, come meriterebbero anche molti dei vostri politici).
    Inferocito, sbottò, davanti agli attoniti Frank Sinatra, Bob Hope, David Niven e Marylin Monroe ,a giornalisti e telecamere di mezzo mondo, dicendo: ”Ho appreso poco fa che non potrò visitare Disneyland? Perchè? Nascondete qualche base militare lì? Cosa c’è di così terribile in quel parco che le autorità americane non possono garantire la mia sicurezza? Un’improvvisa epidemia di colera? Tutti i gangsters della California si sono dati appuntamento lì per farmi la pelle? Cosa devo fare per vedere Disneyland? Suicidarmi? (Then what must I do? Commit suicide)”.
    Come vedete la telenovela del potere è sempre la stessa….. come canta il vostro Caparezza?, ah sì!, “Non siete stato voi” …….e gli appetiti degli esseri umani , va bene, lo sò, corsi e ricorsi………

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