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Terzo Valico: via d’uscita cercasi?

25 luglio 2012

Il nuovo assetto di comando di Impregilo, targato Roma (Salini) e non più Milano/Tortona (Gavio) può cambiare qualcosa nella vicenda Terzo Valico?

Quando, a caldo, qualche amico ha avanzato questa ipotesi (meglio, speranza) ero assolutamente scettico. Anzi mi pareva di capire che fosse priorità assoluta del polo romano concentrarsi sempre più sulle grandi opere, là dove i Gavio considerano strategiche anche le autostrade.

Ma, al di là degli scenari futuribili di Impregilo, che trovate qui ben descritti, è evidente che esiste anche un aspetto “locale”, legato al rapporto dei Gavio, e del loro principale referente politico bancario Fabrizio Palenzona (nella foto), con il nostro territorio.

E qui l’impressione è che qualcosa cominci a scricchiolare. Se infatti finora “gli strappi” e i distingo sul fronte del Sì al Terzo Valico erano apparsi scatti in avanti individuali (Maria Grazia Morando, Paolo Filippi), man mano che passano le settimane sempre più si avverte qualche imbarazzo sulla linea ufficiale da tenere. E quasi quasi sembra che la speranza sia che saltino fuori prima possibile quei famosi “impedimenti” ambientali oggettivi (l’amianto, le falde acquifere a rischio) che potrebbero consentire uno stop “sine die” al mega progetto, in attesa di tempi migliori. Senza perderci la faccia da un lato, ma neanche troppi voti dall’altro, considerato che le Politiche di primavera incombono, e che presentarsi con il marchio del Sì al Terzo valico quasi sicuramente comporterebbe perdite di consenso non trascurabili. Andrà davvero così? Lo scopriremo nelle prossime settimane, e mesi.

Intanto continuano gli incontri sul territorio, paese per paese, dei comitati No Tav. Con testimonianze di solidarietà di tanta gente comune, e anche di volti noti, come il gaviese/torinese Steve Della Casa. Basterà?

E. G.

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Categorie:In primo piano
  1. mandrogno
    25 luglio 2012 alle 10:04

    possono fare tutti gli scatti che vogliono, questi miseri burattini in mani altrui, tanto la gente ormai gli ha preso le misure, e sa bene a chi imputare le vere responsabilità di TAV, e bancarotte varie.

  2. cittadino
    25 luglio 2012 alle 12:30

    Il marchio di birbaccioni questi politicanti lo hanno ormai tatuato a fuoco, indelebile.
    Ci provino pure, a fingersi per l’ennesima volta verginelli.
    Game over.

  3. 25 luglio 2012 alle 20:59

    Nel 1973 Peron e il dittatore paraguayano Stroessner (che bella gente!), si accordarono per costruire la Diga Yacyretà sul fiume Paranà. Nel 1983 la EBY, deputata dai governi all’ esecuzione dell’opera, firmò un contratto da 1,4 miliardi di dollari con due general contractor europei e questa volta non indovinerete mai di chi si trattava……
    Dal 1987 al 1994 la diga venne costruita, a prezzo di sofferenze inenarrabili e disastri ambientali, naturalistici e agricoli terribili.
    La banca Banca Mondiale fece una stima iniziale, che parlava di 10600 famiglie, circa, da riubicare (pensate che miserabile termine, lo sradicamento di intere popolazioni ridotto ad un aborto semantico), in realtà l’operazione interessò 55000 persone nell’area di Encarnaciòn (2a città del Paraguay) e 220000 abitanti della zona di Misiones in Argentina. E poi, naturalmente, la popolazione indigena di etnia Guaranì che vive tra i due stati; più colpito, in particolare fu il gruppo Mbya Guaranì, che abitava le isole del fiume Paranà, il quale dovette abbandonare i territori ancestrali dei propri padri.
    In pratica, dato che il riempimento della diga fu fermato a 73 metri, contro gli 83 previsti, furono sfollate oltre 20000 persone e, nel caso si dovesse arrivare al livello massimo, altre 80000 dovrebbero fare fagotto; inutile dire che dei ventilati programmi di reinserimento, che prevedevano la costruzione di abitazioni con corrente elettrica, di scuole, servizi medici e un programma di supporto agricolo, non se ne fece mai niente.
    Questa vergognosa operazione perpetrò, purtroppo, come ho già detto, molto di più:

    estinzione di circa 60 tra specie animali e vegetali;

    a valle della diga riduzione della portata dell’acqua, con danni alle colture e agli ecosistemi;

    aumento dell’evaporazione con conseguente innalzamento di temperatura, umidità e morte degli organismi vegetali;

    la decomposizione massiccia delle piante, di cui sopra, causa aumento di CO2 nell’atmosfera, influendo sui cambiamenti climatici;

    le fabbriche e le aree urbane sommerse hanno rilasciato nelle acque sostanze venefiche e tossiche, inquinandole gravemente;

    le piene del fiume hanno causato ristagni nei pozzi superficiali, aumentando le malattie delle popolazioni autoctone.

    Se, come già detto si dovesse arrivare al livello massimo delle acque, i danni per la popolazione e la biodiversità diventerebbero epocali e permanenti.
    Si stima la perdita di 44 specie di mammiferi, 80 specie di pesci, 40 di rettili, 35 di anfibi e 300 specie di uccelli ai quali sarebbe sottratto il loro habitat naturale.
    Pensate che, poi, i costi del progetto risultarono di 4 volte superiori per la parte ingegneristica e di 7 volte per la parte amministrativa, rispetto alle previsioni iniziali, di modo che il costo dell’energia prodotta è tre volte superiore all’indicatore medio internazionale. La produzione di energia elettrica non è mai andata oltre il 70%, e, dato l’accumulo di materiale di sedimento, si calcola che in vent’anni la diga sarà inutilizzabile.

    Il Tribunale Internazionale dei Popoli Indigeni di Denver, nel 1997, chiese al governo italiano di ammettere le proprie responsabilità, sia per la violazione dei diritti degli indigeni (comunità interamente disgregate) che per i danni all’ambiente. Chiese inoltre alla Banca Mondiale, al governo italiano e all’impresa Impregilo (ormai avrete capito che, come al solito, si trattava dei nostri “amici”) di provvedere al risarcimento della popolazione locale ed al recupero delle aree danneggiate dalla diga. Nel 2006 la protesta organizzata riuscì a bloccare la realizzazione di un canale di 3400 km, che avrebbe attraversato il Pantal, distruggendo il suo delicatissimo ecosistema di foresta tropicale.
    La diga di Yacyretà fù definita a livello internazionale come “uno dei maggiori monumenti alla corruzione”. Su questo progetto, in Argentina é stato aperto un procedimento per illecito; i magistrati argentini vogliono scoprire come siano potuti lievitare in modo sproporzionato i costi di realizzazione. Inizialmente il progetto della Banca Mondiale prevedeva una spesa di 2,7 miliardi di dollari; a conclusione dei lavori, il costo raggiunse gli 11,5 miliardi di dollari……

    Per questo, mutuando uno slogan americano che, riferendosi a Nixon, diceva: “Compreresti un’auto usata da quest’uomo?”, io mi chiedo come sia possibile che a questi signori venga anche solo permesso di avvicinarsi ad un appalto pubblico. Hanno fatto danni di qualsiasi tipo nel mondo, hanno messo in imbarazzo il vostro paese, hanno procedimenti penali gravi in molte nazionii e, in ultimo, sprezzano sommamente il valore della vita, delle tradizioni e delle culture dei popoli.
    Io posso capire che il ghota politico alessandrino sia spiaggiato sulle posizioni dei “grandi vecchi”, ma gli elettori e i “sodali” dei partiti, sopratutto del pd, non hanno più molte scuse per continuare a sostenerli. In un comune già inquinatissimo, avranno la responsabilità di ulteriori depositi di porcherie, ma i loro figli dove abitano?. E ora che si sveglino e che lascino soli questi personaggi, che oltretutto, continuano a fare il boia e l’impiccato, come nel comunicato di ieri. E’ veramente ora di dire: “Ya Basta!”.

  4. 25 luglio 2012 alle 23:10

    oops!, gotha

  5. Enrica Bocchio
    26 luglio 2012 alle 00:38

    “Garantiremo la costruzione dell’opera decisa, democraticamente, dallo Stato italiano, con il massimo della fermezza e con la professionalità che le Forze dell’ordine, anche la notte scorsa, hanno saputo mettere in campo”
    Sono le parole di ieri del ministro Cancellieri. Sottolineo “decisa democraticamente”.!!!

  6. Natalino Balasso
    26 luglio 2012 alle 08:00

    Filippi contrario al terzo valico ? dopo aver votato a favore dell’ opera, senza se e senza ma almeno 20 volte negli ultimi 15 anni per essere credibile dovrebbe andare in ginocchio da palazzo Ghilini agli orti dove abita il Ministro Balduzzi.

    • anonimo (luigi rossi?)
      26 luglio 2012 alle 08:16

      per essere credibili dovrebbero andarsene, e basta.
      E magari restituire il maltolto.

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