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Poveri bimbi di Alessandria?

27 luglio 2012

A che punto è la soluzione della vicenda asili comunali?  I giorni passano, agosto è mese breve per eccellenza, e l’inizio dell’anno scolastico per il servizio 0-6 (nidi e materne) è praticamente dietro l’angolo.

Chiedo in giro a che punto è l’avvio dell’azienda speciale, e trovo risposte le più varie, e tutt’altro che allineate.

Secondo alcuni addetti ai lavori, è questione di settimane, se non di giorni: magari saranno contratti a tempo determinato, poiché mancano i tempi tecnici per percorrere altre strade. Molto probabilmente il “contenitore” non sarà Aspal (la cui riorganizzazione è quindi tutta da discutere), ma una realtà creata ex novo. Ma l’azienda speciale (in quanto tale non soggetta alle limitazioni della normativa sul patto di stabilità) si farà, e tutti i precari a cui è scaduto il contratto ai primi di luglio saranno riassunti. Come del resto promesso, in campagna elettorale, da gran parte dei candidati sindaco: Rita Rossa in primis.

Altre voci, però (e, attenzione, voci non meno addentro alla vicenda) mi dicono: “guarda che la stanno facendo troppo facile: nei fatti siamo a un passo avanti e due indietro”.

Insomma, per questi ultimi l’auspicata (davvero da tutti?) azienda speciale per i servizi educativi potrebbe ancora “saltare”, a vantaggio dell’opzione cooperative.

Come stanno davvero le cose? Pare che i dirigenti di Palazzo Rosso tentennino, ed invitino il sindaco Rossa e l’assessore Puleio alla prudenza: perché non sarebbero ben chiare le “pieghe” della normativa sulla spending review (nel frattempo peralto ridotta al classico “colabrodo” da valanghe di eccezioni a tutela di tanti piccoli feudi), e perché qualcuno teme di fare mosse azzardate, che i commissari ministeriali potrebbero contestare.

Il problema, però, è che il tempo passa, e che non è per nulla scontato che i citati commissari siano realmente operativi prima di settembre. Ma allora potrebbe essere troppo tardi, “per cui – dice sempre una vocina – a quel punto potremmo ritrovarci, per far fronte all’emergenza, a dover accettare obtorto collo l’opzione cooperative, per di più con assegnazione d’ufficio, e senza regolare bando”.

Insomma, l’ipotesi “caldeggiata” a maggio dal centro destra, ma gestita peggio. Non è che, alla fine, torneranno in auge anche personaggi dati troppo presto per “archiviati”?  Ed è davvero scontato che l’opzione cooperative costerebbe meno? Qualcuno si è preso la briga di fare comparazioni serie?

Tante domande, ma ci vuol pazienza: le risposte arriveranno, e speriamo che siano tali da fornire agli alessandrini servizi di qualità per i loro figli. Perché quello, non dimentichiamocelo, dovrebbe essere il primo obiettivo da perseguire.

Intanto ascoltiamoci, se vi va, una vecchia canzone del mitico Guccini. Sperando di non dover fischiettare presto anche noi “poveri bimbi di Alessandria”.

E. G.

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Categorie:In primo piano
  1. 27 luglio 2012 alle 13:13

    A tutte le mogli che, con somma abnegazione e generosità, manifestano, addirittura, contro i mariti, per far cessare il malcostume economico imperante, cercando di salvare il tessuto sociale e produttivo della città……..

  2. 27 luglio 2012 alle 14:45

    Approfitto di questo articolo e di questo blog per dire con un commento la mia posizione al riguardo, visto che sull’argomento non è stata mai convocata una Commissione Consiliare. Secondo me il Comune di Alessandria attualmente non puo’ creare un’azienda speciale e trasferire il personale, in quanto impedito direttamente dalla nuova normativa introdotta dal DL 95/2012: vedi art. 9 comma 6 (che dice “è fatto divieto agli enti locali di istituire enti, agenzie e organismi comunque denominati e di qualsiasi natura giuridica, che esercitino una o piu’ funzioni fondamentali e funzioni amministrative loro conferite ai sensi dell’articolo 118, della Costituzione”) ma anche l’art.4 dello stesso DL (che ordina lo scioglimento o l’alienazione per le società che abbiano un fatturato da prestazione di servizi a favore di pubbliche amministrazioni superiore al 90 per cento). Anche nell’eventualità che tale DL non venisse convertito in Legge, un’azienda speciale non potrebbe essere costituita per effetto del mancato rispetto del patto di stabilità 2010 a cui consegue l’applicazione nel 2012 dell’art. 7 comma 2 lettera d) Dlgs 149/2011 (e cioè l’Ente “non puo’ procedere ad assunzioni di personale a qualsiasi titolo, con qualsivoglia tipologia contrattuale, ivi compresi i rapporti di collaborazione continuata e continuativa e di somministrazione, anche con riferimento ai processi di stabilizzazione in atto. E’ fatto altresi’ divieto di stipulare contratti di servizio che si configurino come elusivi della presente disposizione”).
    Se comunque l’amministrazione decidesse di costituire – non legittimamente – un’azienda speciale (dove prevarrebbe la volontà di mantenere i lavoratori in scadenza di contratto rispetto ad ogni altra logica) ciò non può prescindere dal comando del personale a tempo indeterminato perchè ogni altra modalità di trasferimento manifesterebbe una volontà dell’amministrazione di ledere i diritti di quel personale.
    La vicenda è molto complessa e mi auguro che l’attuale Giunta lavori al fine di trovare la migliore soluzione prima di tutto per i cittadini fruitori del servizio in termini di qualità e per i cittadini contribuenti in termini di efficienza. Ogni posizione che faccia prevalere altre “volontà” ed altre “logiche”, come mi pare di scorgere dalle voci che si ascoltano nei corridoi di Palazzo Rosso, mi troveranno fermo oppositore.
    Per quanto riguarda l’opzione cooperative (di cui per altro esistono già esempi positivi) se questa offrisse garanzie di qualità e certezza di efficienza non vedo perchè escluderla a priori.

    • 27 luglio 2012 alle 15:22

      Grazie Buzzi per la sua risposta alla mia interpellanza perchè mi fornisce elementi che mi permetteranno di riflettere ulteriormente sulla questione, partendo dal presupposto che tutti vogliamo arrivare ad una soluzione che permetta di continuare ad offrire il servizio con un adeguato livello di qualità attraverso la soluzione di maggiore efficienza. Detto questo, bisogna stare bene attenti a non adottare soluzioni che possano avere criticità sotto il profilo della legittimità, anche per quei lavoratori che saranno impiegati nell’offerta dei servizi. Mi permetto di aggiungere che se si continuasse a percorrere la via dell’azienda speciale, verso cui mantengo le mie riserve, ciò non può prescindere dal prevedere il comando per il personale a tempo indeterminato perchè ogni altra modalità di trasferimento sarebbe lesiva dei diritti di quel personale. Mi auguro che la Giunta e che la maggioranza consiliare abbiano voglia di aprire in Consiglio un confronto su questo tema in tempi rapidissimi in modo da permettere a tutti di contribuire con idee e riflessioni alla ricerca della miglior soluzione… trasparenza e partecipazione alle scelte restano sempre le strade da prediligere quando non si hanno interessi nascosti e l’obiettivo è arrivare a soluzioni utili e condivise…

  3. CorriereAl
    27 luglio 2012 alle 15:09

    Sul tema sto ascoltando e leggendo tutti i diversi punti di vista, e onestamente non ho le competenze per entrare nel merito legislativo. Non so capire, insomma, se dal punto di vista normativo la strada dell’azienda speciale sia impercorribile (come sostiene Emanuele, ma anche Fabbio) oppure invece sia strada legittima (come dice Mauro, ma anche mi pare l’Rsu di Palazzo Rosso).

    Come osservatore (sufficientemente distaccato oltretutto: non lavoro nel settore, e non ho figli piccoli) posso però aggiungere che ho come l’impressione che la vicenda si stia via via trasformando in una pura (e naturalmente legittima) battaglia per offrire garanzie professionali agli addetti ai lavori: più ampie, è evidente, per i dipendenti comunali che per quelli delle cooperative.

    Non è magari questo il momento, dati i tempi stretti della vicenda. Ma credo che il punto di vista vero dovrebbe essere invece: quale la strada migliore per erogare servizi migliori ai cittadini, a costi sostenibili?

    E, badate bene, questo è un paradigma che andrà prima o poi (speriamo prima che poi) applicato a tutta la pubblica amministrazione: che deve esistere nella misura in cui eroga servizi necessari a tutta la collettività, e non per garantire occupazione a prescindere. Non è il caso degli asili alessandrini, sia chiaro. Ma di tanti altri contesti sì, e bisognerà occuparsene senza demagogia.

    E. G.

    • 27 luglio 2012 alle 15:26

      Bravo Ettore, secondo me il modus operandi con cui affrontare questa come altre questioni che si porranno è proprio questo: QUALE LA STRADA MIGLIORE PER EROGRE SERVIZI MIGLIORI AI CITTADINI A COSTI SOSTENIBILI?

  4. CorriereAl
    27 luglio 2012 alle 15:50

    Però Emanuele occhio anche alla tentazione delle cooperative “di rapina”, che sarebbero un disastro. Come sempre comunque si arriva di corsa sulle questioni: e l’emergenza difficilmente genera soluzioni ottimali. Del resto, ci illudiamo che il disastro sia solo alessandrino? A me non pare che nel resto del Paese sia succedendo nulla di diverso.

    E. G.

  5. jack
    28 luglio 2012 alle 00:17

    Ettore, un suggerimento: prova a verificare quanto costa (alla comunità) l’unico asilo nido gestito da una cooperativa ad Alessandria, e prova a comparare i costi con quelli comunali. Magari viene fuori qualcosa di interessante…
    O forse il conto lo vuole fare qualche consigliere comunale?

  6. CorriereAl
    28 luglio 2012 alle 00:35

    Ai consiglieri credo sia più facile che a me verificarlo. E mi auguro che comunque lo abbiano fatto, con attenzione, coloro che in questi mesi si stanno occupando della vicenda all’interno dell’ente. Non è infatti mica scontato che esternalizzare significhi risparmiare: ma i conti bisogna farli con onestà, e includendo tutte le voci….

    E. G.

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