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Caos, disoccupazione e coesione sociale

7 agosto 2012

di Bruno Soro
http://www.cittafutura.al.it

“L’economia viene sempre più insegnata non come un sistema per imparare a riflettere sul modo in cui il mondo potrebbe funzionare, ma come un insieme di verità rivelate relative al modo in cui il mondo funziona.”

P. Ormerod, “I limiti della scienza economica”, Edizioni Comunità, Torino 1998

Rileggere a distanza di qualche anno il bel libro di Paul Ormerod[1] citato nell’epigramma mi ha provocato una sensazione mista di sorpresa e di sconforto. Sorpresa, perché vi ho ritrovato alcune tesi che ad una prima lettura avevo sottovalutato; sconforto, perché non riesco a capacitarmi di quanto ancora siano radicate alcune idee che albergano nella mente di valenti economisti e che sottendono alle misure di politica economica volte a stimolare la crescita (intraprese o anche solo annunciate a livello governativo), nonostante esse siano state smentite dall’osservazione dei fatti e superate a livello teorico.

E’ dei giorni scorsi la notizia che in Italia i senza-lavoro sarebbero di poco inferiori ai tre milioni. Solo nell’ultimo anno le persone che non hanno un lavoro o che ne stanno cercando uno sarebbero aumentate di 761 mila unità. E’ convinzione radicata che solo la crescita dell’economia (l’aumento del PIL) porterebbe ad una diminuzione della disoccupazione e che per superare l’attuale fase depressiva occorra mettere mano ad una riforma del mercato del lavoro che favorisca la mobilità dell’occupazione, aumentando la libertà di licenziamento da parte delle imprese. Questa convinzione poggia sull’assioma che un’economia in crescita stimola la domanda di lavoro. Ora, se ciò può essere vero nel breve periodo, quando cioè l’economia fosse entrata in una fase ciclica di espansione, non è affatto detto che tale assioma resti valido in un arco temporale più lungo. [Per leggere l’articolo completo clicca qui]

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Categorie:Editoriali
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