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Inquinamento e occupazione: l’eterno ricatto

9 agosto 2012

Chi ha oggi il coraggio di sostenere pubblicamente che una fabbrica deve chiudere i battenti perchè inquina, devasta l’ambiente, probabilmente genera malattie anche mortali non solo per chi ci lavora, ma anche per chi vive entro una certa area?

Nessuno, quando ci si cala in realtà concrete, e si fanno i conti con una crisi occupazionale drammatica come la nostra. O meglio, nessuno che ricopra incarichi pubblici di tipo politico, sindacale e quant’altro. Mentre, naturalmente, se un libero cittadino di certe inquinanti attività sopporta solo i costi e i rischi, senza averne benefici diretti, è assai più libero di valutarle per quel che sono.

Sotto i riflettori abbiamo, a casa nostra, Solvay e Ilva (solo di “rimbalzo” per i fatti di Taranto, in realtà). Ma anche la Michelin ha un processo in corso intentato dai famigliari di numerosi ex dipendenti morti di cancro, e poi ci sarebbero le ex Fabbricazioni Nucleari, e nel basso Piemonte anche qualche altra fabbrica, o ex fabbrica, altrettanto pericolosa.

Insomma, siamo un territorio non meno devastato di Taranto, anche se spesso facciamo finta di non saperlo. E, anche in questo caso come per la debaclè delle finanze pubbliche, il problema è la totale mancanza di programmazione. Ovvero l’incoscienza con la quale, nei decenni scorsi, si sono imboccate strade (sottovalutandone la pericolosità, o comunque ritenendo che non ci fossero alternative) che ci hanno condotti allo stato di cose presenti.

Bella idea, quella di bonificare l’Ilva di Taranto, o l’area della nostra Solvay, senza mettere in discussione l’occupazione, anzi se possibile incrementando le attività.

Il punto, però, è se sia concretamente possibile, e ne esistano le condizioni, e l’effettiva intenzione. Oppure se siamo sempre ad un puro esercizio di slogan, in stile “botte piena e moglie ubriaca”.

Io sono scettico: mi fa abbastanza ridere (sì fa per dire) soprattutto constatare che “naturalmente oggi la produzione è sicura, i veleni sono roba del passato”. Intanto sono ancora tutti lì, quei veleni. E poi che nei diversi stabilimenti del territorio non se ne producano altri, e magari di peggiori, è tutto da vedere. O da scoprire, tra venti o trent’anni.

Quel che è certo, nel caso di Taranto come della Solvay di Spinetta, è che esistono esplicite intercettazioni telefoniche di addetti ai lavori talora spaventati e altre volte freddi e cinici. Ma sempre comunque concordi nella necessità di mistificare la realtà, e magari pure di “addolcire” la stampa, e ingraziarsi la popolazione con piccole elemosine. Ahi ahi, che brutti tempi che ci tocca vivere.

E. G.

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  1. CorriereAl
  2. mandrogno
    9 agosto 2012 alle 09:35

    Siamo alla solita CASTA , PD-PDL-UDC (e ora anche SEL, era inevitabile…)
    questi ladroni ministeriali mangiapane a tradimento buttano lì cazzate gratis, bisognerebbe che ci andasse davvero, a Tamburi, e ci restasse.
    Dimostri coi FATTI di credere alle minchiate che racconta…

  3. mandrogno
    9 agosto 2012 alle 09:38

    PS
    sul “solo di rimbalzo” riferito all’ILVA di Novi avrei tutti i miei dubbi… i dati epidemiologici dicono altre cose, e si vocifera di scarichi “clandestini” nottetempo e fumi che non sempre sono vapore acqueo.
    Forse l’ottimismo è solo dovuto al fatto che la morte arriva in modo meno eclatante, e in tempi più lunghi?

  4. CorriereAl
    9 agosto 2012 alle 09:43

    Può essere. Io sto a quel che ci raccontano, e ad oggi han sempre detto che a Novi ci sono lavorazioni “successive”, e non pericolose. Naturalmente, come ho già detto, anche l’Eternit di Casale negli anni Settanta veniva spacciata come esempio di innovazione e progresso senza rischi. Idem la Montecatini/Montedison, oggi Solvay. I Killer sono sempre e solo ombre del passato: così si vive (e si muore) più sereni.

    E. G.

  5. Graziella (gzl)
    9 agosto 2012 alle 16:23

    Il Ministro (oggi) Clini è uomo dell’apparato pubblico che risale almeno dal 1990 e ha ricoperto incarichi a livello nazionale importanti. dal 1990 ad oggi 2012 CHE HA FATTO PER L’AMBIENTE? QUALI CONTROLLI PER IL RISPETTO DELLA LEGGE SEVESO E A SEGUIRE SUE MODIFICHE MIGLIORATIVE E RESTRITTIVE PER INQUINAMENTO DELLE INDUSTRIE ? Si mostrano tutti verginelli ma di colpe perlomeno sul non controllo allo scopo di evitare ulteriori danni all’ambiente e quindi alla salute ce le ha anche lui pagato per anni a far bene per l’incarico avuto.
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    Biografia di Corrado Clini

    Corrado Clini è nato a Latina (LT) il 17 luglio 1947. E’ stato Direttore Generale del Ministero dell’Ambiente dal 1990, nominato su proposta di Giorgio Ruffolo, allora Ministro dell’Ambiente.

    Precedentemente, dal 1978 al 1989, Corrado Clini medico del lavoro ed igienista, aveva organizzato e diretto il Servizio e Laboratorio pubblico di igiene, medicina e sicurezza del lavoro di Venezia – Porto Marghera, realizzando oltre 150 indagini ambientali ed epidemiologiche in impianti energetici, chimici e metallurgici.

    Le indagini, molte delle quali pubblicate su riviste scientifiche italiane e internazionali, hanno costituito la base del riconoscimento delle malattie professionali per centinaia di lavoratori ed hanno favorito la modifica di molti processi industriali nell’area di Porto Marghera, per la rimozione dei fattori di rischio per la salute e per l’ambiente.

    Nel corso della lunga carriera professionale ha ricoperto e ricopre ruoli di responsabilità , a livello nazionale ed internazionale, nella gestione delle complesse relazioni tra le politiche ambientali e quelle dell’energia, dell’industria, dei trasporti, dell’agricoltura.

    E’ ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio e del Mare dal 16 novembre 2011.

    Fonte: sito del Ministero dell’Ambiente

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