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Informazione, quanta ipocrisia

16 agosto 2012

E’ proprio uno scoop da Ferragosto, ossia da giornate con notizie vere scarse scarse: politici locali emiliani che pagano per avere spazi (non esplicitamente pubblicitari, ma camuffati da interviste, interventi, approfondimenti ecc) in tv e in radio.

Capirai la novità, e lo scandalo. Naturalmente ho fatto subito un giro di telefonate ad alcuni politici di casa nostra, più o meno sotto l’ombrellone. E nessuno è mai stato protagonista di simili situazioni. Dice. Anche se qualcuno ammette di aver sentito che altri….

Ma insomma, mi pare davvero che, almeno in questo caso, gli italiani (intesi come lettori) siano assai più “avanti” rispetto a questi pseudo scandali. Tanto avanti da non credere più quasi a nulla e a nessuno, ahimé, e da mettere tutto e tutti nello stesso pentolone, anche quando non è il caso.

Occhi aperti, ad esempio (per chi ancora ha voglia di stare sul concreto) sugli atti e le intercettazioni che emergeranno in autunno, al processo Solvay. Lì si parla di giornalisti “addolciti”, si fanno alcuni nomi e cognomi (non parlo di corruzione, sia chiaro: semplicemente di accondiscendenza, almeno per quel che ho capito) di amici, ma anche di “talebani”, ossia di giornalisti normali, che non diffondono veline “a comando”. Ormai eccezionali peraltro, e a costante rischio querela quando raccontano la realtà.

Ma sugli spazi “a pagamento”, quanta ipocrisia: l’intero sistema dell’informazione in Italia sta in piedi in maniera “drogata”, grazie a finanziamenti di centinaia di milioni di euro imposti come tassazione ai contribuenti (che neppure lo sanno), oltre a balzelli di tipo più “sofisticato”. Non c’è grande gruppo editoriale che si regga sulle proprie gambe, per non dire naturalmente delle tante finte cooperative, e dei finanziamenti “a pioggia” a tutta la filiera dei giornali dei giornali cattolici, da Avvenire a tutte le gazzette delle curie.
Insomma, l’informazione è tutta libera e indipendente, tranne qualche tv o radio locale che si fa pagare le comparsate? Suvvia, siamo seri…..

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Categorie:In primo piano
  1. Graziella (gzl)
    16 agosto 2012 alle 08:10

    E’ mia opinione che “la linea” o “il taglio” redazionale di un organo di informazione sia cartaceo, web,radio,tv ecc., lo dia l’editore.

    E’ l’editore che finanzia e comanda immettendo nello staff redazionale le persone a lui più consone politicamente, se vanno fuori dal seminato perchè prevale il senso etico, saltano.

    Sono rari gli organi di informazione liberi, ma per essere liberi non devono avere necessità di sponsorizzazioni ad esempio, quindi senza sponsor niente soldi fine della testata.

    Ricordo tra il 2000 e il 2004, la fatica di poter comunicare all’opinione pubblica l’ottenimento di importanti Leggi e una modifica di Legge per le imprese alluvionate dimenticate da tutti i preposti. E’ a causa dei “preposti” sponsor che la notizia veniva minimizzata, risultato? zero informazione zero richiesta di poter usufruire di insperati diritti per molti di loro. Ricordo nel contesto, la battaglia contro gli istituti di credito (molti, non tutti ovviamente) che non avevano rispettato le Leggi e tra i vari abusi, segnalando le imprese alluvionate alla Centrale Rischi, un organo di informazione mi rispose imbarazzato : “ma le banche sono nostri sponsor” . Al tempo trovai aiuto da “La Pulce” (Allegrina), da “Spendibene” (Nebbia) da “La Stampa” (Mossano e Marchiaro). Nel 2001 da “La Pulce” nasce “il Marengo che cambia in “Cittadella”, nuovo giornale provinciale LIBERISSIMO dove Guenna mi diede una pagina fissa intera per comunicare informazioni utili per gli alluvionati. ma alla fine del 2002 sparisce all’improvviso ……forse dava fastidio perchè LIBERISSIMO.

    Ho raccontato la mia esperienza in ambito informazione.

  2. anonimo (luigi rossi?)
    16 agosto 2012 alle 08:42

    basti pensare che la TV “numero uno, qui da noi” ha sempre fatto servizi a pagamento nei suoi TG. A parte la cronaca giudiziaria e nera, quasi tutti.
    E gli enti locali (quindi i politici, con soldi nostri) hanno sempre avuto una presenza costante in quei tg. Probabilmente anche un budget dedicato, e messo a bilancio alla voce “comunicazione istituzionale”, che poi si riduceva a veline per i soliti noti, senza contraddittorio.
    Due esempi recenti? fabbio e i suoi assessori che avevano rubriche o presenze fisse in radio e in tv, ma anche l’acquisto di prodotti editoriali di inutilità certa fatti a favore di un editore di area politica amica (in extremis, a mandato finito, un debito in più per il comune disastrato simile a quello delle “penne d’oro”),
    Ma per par condicio che dire della lunga eclissi mediatica (una vera sparizione) di un presidente provinciale a favore di una vicepresidente “prezzemolina” che ha goduto di una campagna elettorale di almeno due anni, tra inaugurazioni, comparsate, dichiarazioni, e prese di posizione a nome dell’ente?
    Al contrario, il grande pubblico non saprà mai chi è Lino Balza, ne’ cosa sta succedendo da decenni a Spinetta tra Montedison e Solvay.
    Questa è l’informazione, tra Tanaro e Bormida.

    • Graziella (gzl)
      16 agosto 2012 alle 09:19

      ….ho dimenticato il cartaceo diocesano nostrano: non ha MAI pubblicato nulla dei vantaggi ottenuti per le imprese alluvionate e gli alluvionati, vantaggi conquistati da alessandrine a favore di tutto il Piemonte. Chissà chi e perchè cestinava il materiale che inviavo…..ma no che lo so ….

  3. 18 agosto 2012 alle 22:45

    Nell’ Unione avevamo un florilegio di fantastiche fonti di informazione: carta stampata, televisione, agenzie di informazione, non ci facevamo mancare niente. C’era di buono che, perlomeno, i cittadini compagni sapevano cosa aspettarsi; pensiamo, ad esempio, a Vremya, il Tg delle 21 dell’emittente Ct Ussr, dove i frontmen come Kirillov rassicuravano i cittadini russi con notizie edulcorate e, antesignani dei brunivespi nostrani, accompagnavano puntualmente i boiardi comunisti, per garantire una informazione quanto più possibile allineata. E poi i giornali, ah!, i nostri giornali…… sopratutto due: Pravda e Izvestia. Il primo, “Verità”, era espressione del partito comunista sovietico, il secondo, “Notizie” era la voce ufficiale del governo sovietico (il nome completo era: “Comunicazioni dei deputati dei Soviet del Popolo dell’URSS”). L’ironia popolare fu sempre puntuale nel sottolineare il ridicolo dell’informazione sovietica: « Nella Verità non ci sono notizie e nelle Notizie non c’è verità ».
    Che sbadato!, stavo dimenticando la Telegrafnoye agentstvo Sovetskovo Soyuza, la Tass, la nostra meravigliosa agenzia di informazione interna per giornali e televisioni; era infiltrata da Nkvd e Kgb e, quindi, era la madre di tutte le panzane propinate in patria ai nostri cittadini. Almeno, rispetto a voi, la differenza era che si sapeva tutto e si era preparati; per lungo tempo, addirittura, la Pravda sostituì la carta igienica, fino a che, quest’ultima, raggiunse le case dei sovietici. Io capisco che la notizia emiliana, per voi, sia poca cosa, che l’etica pubblica sia arrivata ad un punto mortalmente basso, che gli italiani siano talmente assuefatti da non accorgersi neanche più di quello che succede, ma lo stato dell’informazione in Italia è veramente scandaloso. Visto che, poi, le testate grandi e piccole ricevono fior di contributi statali, potremmo dire che una gran parte dei giornalisti sono dipendenti pubblici. Quindi, dato che, da molte parti, anche sul blog, si continua a chiedere un ridimensionamento della macchina statale, perchè non dedicarsi anche a queste ripartizioni pubbliche occulte. A me pensare, ad esempio, ai giornalisti del sole 24 ore, che fanno i “liberisti” e gli interessi delle marcegaglie con i milioni di euro dei cittadini italiani, mi da la nausea, e a voi?……..

  4. 18 agosto 2012 alle 22:47

    scusate ma c’è un “mi” di troppo……

  5. CorriereAl
    19 agosto 2012 alle 10:35

    Bentornato caro Molotov: in vacanza in una dacia sul Mar Baltico? Ci mancavano comunque i tuoi interventi. Pienamente d’accordo sulle tue considerazioni relative ai grandi gruppi editoriali: Il Sole da te giustamente citato, ma pure Rcs, Mondadori e tanti altri. Passano da uno stato di crisi all’altro, che sono solo escamotage formali per far pagare una parte degli stipendi lordi dei giornalisti (intorno al 30%) allo Stato, ossia a noi cittadini. E questo va ad aggiungersi allo scandalo dei finanziamenti pubblici osteggiati dal solo Grillo, che pesano per centinaia di milioni di euro l’anno e sono di fatto prebende dispensate a “pioggia selettiva”: nel senso che, se vai a spulciare, capisci che anche lì l’aiuto non è proprio per tutti uguale…anzi.

    Aggiungiamoci per correttezza di informazione che le testate solo on line nate negli ultimi 15 anni non beccano una lira di finanziamento pubblico: ma anche che sono quasi tutte in perdita, e assolutamente deregolamentate dal punto di vista dei contratti di lavoro. Caro Molotov, se i dipendenti pubblici si rendessero davvero conto cosa c’è là fuori, starebbero incollati alla loro scrivania con le unghie e con i denti. E in effetti è quel che succede. Ma è un Paese ormai a troppe velocità, l’implosione mi pare davvero inevitabile. Buon caldo a tutti, sarà settimana durissima!

    E. G.

  6. CorriereAl
    19 agosto 2012 alle 13:45

    Ah ah…un Paese che, pur di non eliminare le nefandezze, le moltiplica.

    E. G.

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