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Io firmi, tu firmi: ma a cosa serve?

17 agosto 2012

Io firmo qui, tu firmi là, firmiamo insieme quell’altra petizione, e poi on line l’appello per un mondo più buono e giusto. La sindrome della raccolta firme sta acquistando dimensioni ormai tali da rendere le iniziative tutte uguali, in qualche modo depotenziandone significato e  contenuti. Non trovate? Ed è un fenomeno che cresce in maniera inversamente proporzionale alla speranza (ormai bassissima nei cittadini comuni) che le istituzioni possano provvedere a svolgere regolarmente i loro compiti. La raccolta firme insomma diventa una sorta di fai da te, un tentativo di supplenza che però, al di là delle buone intenzioni, quasi mai raggiunge il traguardo concreto che si prefigge: a meno che per traguardo non si intenda la semplice raccolta di un certo numero di autografi, naturalmente.

Solo negli ultimi giorni: raccolta firme per salvare la Cittadella, per non far chiudere il tribunale di Tortona, ma anche il punto nascita del locale presidio ospedaliero. Oppure la petizione di solidarietà con i giudici anti mafia.
E, nei mesi, scorsi, le iniziative in difesa dei servizi educativi di Palazzo Rosso, ma anche quelle delle associazioni commercianti contro le liberalizzazioni “selvagge”. E ancora la raccolta firme contro la caccia, e per eliminare il quorum per i diversi tipi di referendum, e poi l’iniziativa discussa e gettonatissima per “tagliare” le indennità dei parlamentari (sì, figuriamoci..).

Sono solo alcuni esempi a caso, affidati alla memoria. E tanti altri potremmo inventarcene: per abolire le Province o per conservarle, per chiudere l’Ilva o farla continuare a produrre (e inquinare) e via dicendo.

Più si fa incerta e poco autorevole la catena del comando “istituzionale”, più si cerca di compensare con iniziative “dal basso”, in cui la raccolta firme sono sempre un cardine imprescindibile.

Ma il “sistema” le firme in genere le ingoia come un gigante onnivoro, e le destina a qualche scantinato polveroso. Oppure, bene che vada, le trasforma in referendum che, anche se vinto, viene poi ignorato o ridicolizzato con qualche banale escamotage (si veda il finanziamento pubblico ai partiti). Eh sì, mi pare proprio che anche il meccanismo della raccolta firme si stia dimostrando un fucile che spara a salve, e produce risultati sterili. E allora?

E. G.

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Categorie:In primo piano
  1. Graziella (gzl)
    17 agosto 2012 alle 08:16

    Dott. Grassano, Lei ha centrato riga per riga, l’inutilità, l’inconsistenza di certe azioni che non solo hanno fatto il loro tempo, ma che forse non l’hanno neppure iniziato. Raccogliere firme a che scopo? Per richiedere un referendum? dove…qui in Alessandria? Chi propone un Referendum si è andato a leggere che stabilisce lo Statuto del nostro Comune e se l’articolo inerente ha la sua applicazione di attuazione?

    Per chi si riempie la bocca chiedendo di poter espletare il diritto di fare un referendum (diritto più che legittimo), conosce la parte dello Statuto Comunale in merito alla partecipazione e ai referendum? I casi sono due: o ignora o fa del soffoco. Titolo III° – Capo I°/art.29- comma 4, per facilitare chi ha voglia e tempo di valutarne la pontenzialità o l’insufficienza di tale diritto. E’ mia opinione che alla voce Referendum la politica “nicchia” e cerca di non rendere agevole o mettere tutti i paletti possibili in modo che i promotori si arrendano.

    Gli Statuti Comunali come le Carte di Servizio delle aziende pubbliche (laddove queste ultime ci sono) sono libri dei sogni scopiazzati quà e là da altre città ma che puntualmente non vengono rispettati dai preposti e vengono ignorati dai cittadini che ne subiscono i non servizi proprio perchè non si interessano e ignorano. Sullo Statuto Comunale alcuni articoli non avevano l’attuazione nel Regolamento e l’applicazione dell’art. sul Referendum non esisteva prima del 2007, tant’è che noi dell’Associazione Amici del Borgo Rovereto chiedemmo in una serie di dieci punti ai candidati sindaci del tempo anche l’attuazione dell’allora articolo in merito al Referendum che non era regolamentato.

    Figuriamoci poi la raccolta firme per qualcosa di utile e che ci sta a cuore: nel 2001 raccolsi 1500 firme a favore delle imprese alluvionate (anche con nomi di importanti politici del Piemonte, Prefetto, Vescovo tutte firme autenticate ) a che servirono? Nel 2004 altra raccolta con seimila firme e altrettanti pensierini dei cittadini per liberare lo spazio di fronte a Santa Maria di Castello, il sindaco del tempo ci disse “dove potevamo infilarci” quella raccolta di firme……..credo sia tempo di svegliarci e farci più furbi, soprattutto non credere più alle favole che ci propinano e difenderci in modo realistico, è tempo che le loro balle se le “possono infilare” dove credono meglio….che il popolo torni sovrano.

  2. 17 agosto 2012 alle 09:24

    Graziella segnala come al comma 4°, art.29 dello Statuto del Comune di Alessandria vi siano una serie di materie escluse dalla possibilità di essere sottoposte a referendum. D’altra parte anche la Costituzione sottrae materie all’istituto referendario. Forse sono un po’ troppe quelle che il Comune di Alessandria sottrae a questo istituto. Se, infatti si comprende perché non possano essere messi a referendum i bilanci, le tariffe, i mutui ecc (in linea con il principio dell’art. 75 della Costituzione) e gli atti interni di organizzazione, colgo un po’ meno il senso dell’impedire l’esercizio referendario ai piani territoriali e urbanistici. Ma forse gli allora consiglieri che hanno partecipato alla stesura dell’ultima versione dello Statuto potrebbero spiegarcene la ratio. Mi riferisco in particolare a Barberis e a Locci che erano nella commissione che aveva il compito di esaminarlo nella scorsa legislatura.
    Quello che c’è di veramente grave è che da quando c’è lo Statuto (legge 142/90) non esiste un regolamento attuativo.
    Sono tra coloro che hanno partecipato attivamente alla raccolta firme sull’acqua e ancora oggi i comitati per l’acqua pubblica devono vigilare per l’attuazione del referendum, per garantire l’attuazione della volontà popolare. E’ di luglio l’ultima sentenza della Corte Costituzionale sui servizi pubblici che rimandava al mittente disposizioni che vanificavano il risultato referendario, eppure ancora una settimana fa sono state introdotte nel decreto spending review delle norme in palese contrasto con tale sentenza. Insomma: un risultato non è mai acquisito per sempre e il referendum – o la raccolta firme – non sono certamente la soluzione dei problemi. Ma sono strumenti di partecipazione importanti e necessari e guai a noi a sottovalutarli o a considerarli armi spuntate da abbandonare. Perché innanzitutto costituiscono terreno di confronto e dibattito, di costruzione di coscienza civile.
    Abbiamo proposto ad associazioni e partiti che anche in assenza di regolamento si avvii presto una raccolta firme (Ettore, dirai l’ennesima) per una deliberazione di iniziativa popolare per l’adozione del registro delle unioni civili.
    http://alessandriabenecomune.wordpress.com/2012/08/03/i-diritti-non-vanno-in-vacanza/
    Speriamo che possa essere un modo per far discutere in un contesto più ampio del solo Consiglio Comunale di un tema che ha a che fare con la vita di molti cittadini, indipendentemente dal loro orientamento sessuale.

  3. cittadino
    17 agosto 2012 alle 10:03

    a proposito di CIVILTA’ e di alessandrini che si distinguono e danno lustro alla città:

    http://torino.repubblica.it/cronaca/2012/08/17/news/armi_e_frasi_su_facebook-41068360/?ref=HREC1-5

  4. giuseppe raggi
    17 agosto 2012 alle 13:13

    Lo scorso 24 ottobre 2011 per conto del Comitato per il Territorio delle Quattro Province, ho depositato all’ufficio protocollo della nostra provincia una petizione sull’impiantistica eolica industriale nel nostro appennino.
    Le petizioni sono regolata dall’articolo 76 dello Statuto della Provincia di Alessandria e dell’articolo 94 del Regolamento interno del Consiglio Provinciale di Alessandria, norme citate espressamente nel nostro testo.
    In calce alla petizione ci sono quasi mille adesioni, tutte firme cartacee raccolte con fatica ed impegno nel nostro territorio: il plico era parecchio voluminoso.
    Al link che segue tutti i dettagli
    http://www.comitato4p.org/2011/10/27/depositata-la-petizione-in-provincia-quasi-1000-i-sottoscrittori/
    Dopo quasi un anno e tre solleciti non abbiamo avuto riscontro di alcun tipo: potra’ apparire un formalismo, forse lo e’ davvero, ma resta la delusione di constatare che esiste uno strumento di partecipazione e quando lo si utilizza i destinatari non replicano.
    Chissa’ mai che qualche addetto ai lavori legga questo interventi e trovi il tempo per darci un cenno, non tanto per me quanto per quanti hanno sottoscritto.

    ps – ho condiviso con Mauro Buzzi l’esperienza dei referendum per l’acqua pubblica e condivido le sue considerazioni in merito

  5. 17 agosto 2012 alle 14:18

    Mi sembra stiate facendo emergere via via una serie di altre significative esperienze che, ahimé, rafforzano le mie impressioni iniziali, sintetizzate nel titolo del post. Naturalmente non inneggio alla rassegnazione: ma è evidente che il meccanismo, così com’è, funziona poco.

    E. G.

  6. anonimo (luigi rossi?)
    17 agosto 2012 alle 16:18

    a proposito di referendum TRADITI (finanziamento ai partiti, acqua pubblica…) credo che ci sia una contraddizione GRAVE e pesante tra l’averli sostenuti e il sostegno a chi (ad esempio il PD) li tradisce alla faccia della Costituzione e dei Cittadini.
    A meno che il sostegno referendario non fosse un modo capzioso per ottenere consensi elettorali.
    Fatta la festa, gabbato lo santo e il popolo?

  7. riki
    17 agosto 2012 alle 16:54

    So che non c’entra niente, ma ieri sul TG3 nazionale hanno parlato del dissesto di Alessandria.
    Hanno intervistato sia la Rossa, erroneamente chimata ed indicata nei titoli Maria Rita Rossi, sia Fabbio. Quest’ultimo ha detto che il buco di 150 milioni di Euro è stato causato dagli investimenti fatti per la città, e qui ho iniziato a ridere per non piangere, soprattutto pensando a quel magnifico ponte che collega l’abitato con la cittadella!
    La Rossa invece intervistata sulle ragioni del buco ha risposto che il precedente sindaco ha comprato penne per 20.000 Euro, e piantato rose: sono rimasto a bocca aperta dopo una così profonda analisi sulla formazione del buco!
    Siamo proprio caduti dalla padella alla brace.
    Ribadisco, come già detto, speriamo che arrivino presto i commissari e che impediscano a questa classe politica tutta di fare alcunché!
    Anzi poiché sono totalmente inutili, e qui entro in argomento, raccogliamo le firme perché si dimettano tutti e lascino la gestione della città per i prossimi 5 anni ai commissari, così almeno rispermieremo i loro stipendi.
    Lo so che sarà poca cosa, ma da qualche parte dovremo pur cominciare a tagliare i veri costi inutili.

    • Graziella (gzl)
      17 agosto 2012 alle 17:41

      per riki: raccolte di firme? quelli non si scollano neanche con un sisma totale che forma un intero cratere della città, , noi capitoleremmo, loro li ritroverebbero tutti, maggioranze, opposizioni, e affaristi abbinati aggrappati chi al galletto casalese e chi all’abitacolo dell’orologio di palazzo rosso….tutti nessun escluso.

      _____________________________________________________________

      Se la città è nelle condizioni che ci vengono dichiarate,…. e dico se….(*) , sarebbe stato onesto, opportuno che un alto commisario esterno al di fuori e al di sopra dei “clan di potere locale, provinciale,regionale” ne prendesse le redini senza l’intrusione di alcuno, tanto chi amministra lo fa con una percentuale ridicola sugli aventi diritto al voto.

      Siccome noi alessandrini dovremo pagare anni e anni di cattiva gestione, debiti accumulati ereditati da amministrazione ad amministrazione, perlomeno un commissario sarà spietato ma sarà ancor più spietato riuscire e pagare aumenti, subire tagli essenziali e subire il malgoverno di chi si arranca pur di stare in sella oltrettutto con le liti intestine che pare leggendo dagli organi di informazione e voci di corridoio iniziano a soppravalere sul bene pubblico, se è vero che le varie componenti partitiche che formano la maggioranza sono insoddisfatte, non si sopportano, passeremo i prossimi cinque anni a vederli litigare come fanno a Roma e per Alessandria non avranno più tempo.

      (*) ho perso la fiducia anche nella giustizia. Esposti archiviati su errori formali fatti dallo stesso magistrato: tutti colpevoli, nessun colpevole. Corte dei Conti regionale, nazionale a cui segnalato molte volte situazioni gravi addirittura a danno dello Stato documentate: MAI una risposta.

      Stimato Dott. Grassano, tanta esperienza negativa che potrei scrivere un libro denuncia e non verrei smentita.

      • riki
        17 agosto 2012 alle 17:55

        Lo so che non serve a niente raccogliere firme, la mia proposta era ironica.
        Per il resto Le ricordo che cane non morde cane.
        In merito poi alla gestione come Lei arguta e soprattutto intelligente osservatrice può ben immaginare per un qualunque politico per ricevere “ringraziamenti” l’importante è fare. Vedrà che sebbene li abbiano criticati rimarranno aggrappati alle ossa del parcheggio di piazza Garibaldi, del Ponte Cittadella e di Valle San Bartolomeo, uniche opere, totalmente inutili e costose per le casse pubbliche, che potranno e diranno che dovranno fare.

  8. 22 agosto 2012 alle 15:53

    E qui mi toccate da vicino….rientro ora da tre giorni svizzeri in cui ho voluto toccare con mano quanto vado predicando ormai da più di quindici anni…inutile dire che questa breve ed esaltante esperienza non ha fatto che confermare le mie tesi.Cambiare si può, mgliorare si può. manca un dettaglio fondamentale…BISOGNA CREDERCI!
    Lo Statuto lo conosco bene, so quali limiti e paletti presente, ma non stiamo parlando della Bibbia, lo Statuto può e deve essere emendato là dove è carente o difettoso ed è questa la madre di tutte le battaglie! Ci vorrebbero pagine per esprimere sino in fondo le ragioni della democrazia Diretta e come questa possi significativamente cambiare le cose, non è questa la sede, ma conto di fare serate a tema per dare a tutti gli interessati la possibilità di capire e/o scoprire quali enormi vantaggi porterebbe questa innovazione.
    IL problema è e rimanse solo e soltanto culturale, quindi l’obiettivo si raggiunge cambiando l’ìapproccio al problema. In soldono non importa ciò che è scritto ma importa ciò che i cittadini vogliono e se non possono debbono lottare per poterlo fare.
    Questa Amministrazione si è riempita la bocca di “partecipazione”, “ascoloto dei cittadini” “trasparenza”….la mettremo alla sbarra e, delle due, o si sputtana o si sottomette alle sue stesse promesse, non c’è storia!
    Ma…cara Graziella…BISOGNA CREDERCI !!! 😀

  9. 22 agosto 2012 alle 17:06

    per una volta, Franco (anche se non sono un accanito sostenitore della democrazia diretta) sono proprio d’accordo con lei. Mi faccia sapere quando organizzerà quelle serate di cui parla. Ci verrò volentieri.

  10. 22 agosto 2012 alle 22:43

    Io farei prima, istituirei una centrale di ascolto del rumore bianco, il “white noise” di alcuni romanzi horror americani. In quei romanzi, registratori lasciati accesi nottetempo registrano la voce dei morti, dei “cari estinti” delle famiglie protagoniste, con risultati a volte spiacevoli. Quì, al contrario, predisponendo delle centrali di ascolto, nei vari quartieri, potreste ascoltare la voce dei politici vivi, ma proclamanti messaggi morti, uccisi dalle panzane, dalla falsa attenzione ai bisogni della gente, esauritasi un minuto dopo la chiusura dei seggi.

    Ah! la democrazia rappresentativa, che bella!….o meglio, lo sarebbe se foste in Danimarca o in Svezia, ma non è il vostro caso. Il più grande timore dei politici nostrani e dei loro famigli (intesi proprio in senso esoterico) è di dover rispondere delle proprie azioni, già così come siamo piazzati oggi, in un sistema in cui hanno tutte le carte in mano, truccate, naturalmente.
    Pensate in un regime di democrazia diretta…..

    Voglio dedicarvi un brano del grandissimo Vittorio Alfieri, e con questo dirvi che la misura è veramente colma (o di quà o di là dal fossato):
    « “…Tirannide indistintamente appellare si deve ogni qualunque governo, in cui chi è preposto alla esecuzione delle leggi, può farle, distruggerle, infrangerle, interpretarle, impedirle, sospenderle; od anche soltanto eluderle, con sicurezza d’impunità. E quindi, o questo infrangi-legge sia ereditario, o sia elettivo; usurpatore, o legittimo; buono o tristo, uno, o molti; a ogni modo, chiunque ha una forza effettiva, che basti a ciò fare, è tiranno; ogni società, che lo ammetta, è tirannide; ogni popolo, che lo sopporta, è schiavo”. »

  11. 22 agosto 2012 alle 22:51

  12. 22 agosto 2012 alle 22:54

    1) Cercate di frenare baroni la vostra tirannia
    sennò lo giuro sulla vita mia finirete sotto terra
    Dichiarata è già la guerra contro la prepotenza
    e comincia a mancare nel popolo la pazienza

    2) Badate che divampa contro di voi il fuoco
    badate questo non è un gioco ma cosa seria
    Attenti che il cielo nero minaccia tempesta!
    Gente consigliata male ascolta la voce mia!

    3) Non date più di sprone al povero ronzino
    o nel mezzo del sentiero fermo s’impunterà
    perch’è tanto stremato da non poterne più
    e finalmente dovrà il basto gettar via

    4) Il popolo sepolto da profondo letargo
    alfine disperato s’accorge delle catene
    Capisce di patir le colpe dell’indolenza antica:
    feudo legge nemica d’ogni buona filosofia!

    […..]

    9) Prima ancora dei feudi esistevano i villaggi
    ed erano i veri proprietari dei boschi e dei campi
    Come mai a voi baroni la cosa altrui fu assegnata?
    Colui che allora ve la donò non aveva il diritto di farlo!

    10) Né alcuno può pensare che la povera gente
    abbia volontariamente rinunciato ai propri diritti
    Perciò i titoli vostri puzzano d’indebita appropriazione
    e le comunità hanno ben ragione a volerli impugnare

    11) Dapprima esigevate tasse meno gravose
    ma poi le avete aumentate di giorno in giorno
    Man mano che crescevano vi siete dati al lusso
    sperperando in spese inutili la sana economia

    12) Neppure vi bastò serbare i possedimenti dinastici
    con la minaccia della prigione con i castighi e le pene
    Con ceppi e catene i poveri ignoranti
    obbligaste a pagare balzelli esorbitanti

    [….]

    • franco dell'alba
      24 agosto 2012 alle 10:27

      Nessuna rivoluzione violenta, che io sappia, ha mai risolto i problemi dei paesi in cui è scoppiata, altro non è che un resettare il sistema senza però cambiarlo.Quindi, e lo ribadisco sino ad annoiare persino me stesso, la rivoluzione deve essere culturale ed in questo senso occorre battersi.
      Sig. Buzzi, in un circolo politico-culturale come questo (mi piace definirlo tale) i frequentatori dovrebbero darsi del tu, certi del fatto che non viene meno se non stima sicuramente rispetto.Ma questa può essere una facezia.
      Nel merito, chi è contrario alla Democrazia diretta, io, da buon talebano, lo vedo in due modi: o non la conosce, o ne teme gli affetti ai fini degli interessi personali (quelli poco nobili…intendo).
      Conto di iniziare a Settembre serate del genere, alcune di dibattito puro (nulla di pontificato o comunque calato dall’alto) ed altre attive, in cui si dimostra in pratica come i cittadini possano decidere del loro destino a partire dalla panchina per arrivare a problemi molto più complessi.
      Spero di riuscirci ma, soprattutto, spero che la città, puntulamente apatica e refrattaria, dia qualche piccola soddisfazione.
      Sarà n piacere incontrarla.

      • 24 agosto 2012 alle 11:11

        No problem per il tu.

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