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I frutti “avvelenati” della nostra politica industriale

20 agosto 2012

Ma che idea ci si può fare “annusando” le cronache dello sviluppo industriale italiano degli ultimi trent’anni? Emerge un Paese in mano a delinquenti senza scrupoli, e abitato da incoscienti che, in fondo, se li meritano. Un Paese che fino ad oggi (e non in un passato remoto, come ogni volta qualcuno tenta di farci credere) ha seminato morte da Taranto a Casale Monferrato, da Piombino a Spinetta Marengo, da Porto Torres a Serravalle Scrivia nel nome di politiche industriali scriteriate, delinquenziali, irrispettose della vita umana.

Questa è l’Italia, ma sul banco degli imputati non c’è naturalmente nessuno. Sicuramente comunque non una classe di industriali sciacalli, o di politici prezzolati, o di sindacati spesso conniventi. Al più ogni tanto si individua un capro espiatorio, tipo un miliardario svizzero di 112 anni che, per quanto ne sappiamo noi comuni mortali, potrebbe pure essere un’invenzione mediatica, una proiezione di universi paralleli. E comunque cosa volete che gliene importi ad anziani miliardari svizzeri delle condanne pro forma della giustizia italiana, suvvia.

Purtroppo la realtà è che siamo stati per decenni la Cina d’Europa, e in tanti (italiani e non) hanno sgomitato per installare in Italia impianti industriali ad alto tasso di inquinamento: tanto si poteva, e anzi si veniva indicati pubblicamente come benefattori della collettività.

Parliamo di Ilva? Vedo che c’è un bell’affollamento di politici, partiti e sindacalisti, anche locali, a sostenere la teoria della botte piena e della moglie ubriaca. Ossia si produca alla grande, ma si bonifichi tutto, e naturalmente la salute e l’ambiente prima di tutto. Avete presente Cetto La Qualunque, il personaggio creato da Antonio Albanese?

Beh, a volte la realtà supera la fiction. Anche se rimango  convinto che la maggioranza dei nostri politici non siano “prezzolati”, ma solo pesciolini piccoli e impreparati, che per sopravvivere seguono la corrente.

Epperò rimane il dramma di montagne di veleni, all’Ilva di Taranto come alla Solvay di Spinetta e in centinaia di altri siti in tutto il Paese. Danni enormi causati da privati, a vantaggio del loro business e lucro, per i quali si prevedono, nella migliore delle ipotesi, bonifiche a spese nostre. E già questo è abnorme. Ma ben più grave è il fatto che, diciamocelo chiaramente, stiamo parlando di bonifiche burla: qualcuno ha capito come farà l’Ilva a risanare mezza Taranto, e a evitare che altre centinaia di persone continuino ad ammalarsi e morire di cancro?
E a Spinetta che ne è stata della mega bonifica proposta solo nel 2008 dall’allora presidente Amag Repetto, rispetto alla quale nelle intercettazioni del processo che comincerà in autunno pare emergano dialoghi significativi?

Ma no dai, della Solvay è meglio non parlare: abbiamo già constatato in passato che affrontando il tema ci cala l’audience, e il numero dei commenti. Mediaticamente è molto più conveniente dare un po’ di spazio ogni tanto alle “frescacce” che il mio omonimo onorevole generosamente regala “a comando”, ad esempio. Lì si che si scatena il consenso delle masse, la voglia di gogna, la rabbia popolare più sterile e “ciula”.

E. G.

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  1. Graziella (gzl)
    20 agosto 2012 alle 08:29

    Dott. Grassano, chi commenta a “casa sua” e sui suoi articoli sono persone che non temono di dire la propria, io lo faccio apertamente con il mio nome, altri no ma consapevoli e responsabili delle loro libere opinioni in caso debbano risponderene, importante che quando si scrive o si dica qualcosa ci sia il riscontro ….”carta canta”. La paura del non esporsi appartiene a persone deboli e rinunciatarie che se pur lamentandosi tacciono, ma soprattutto molti non sanno che succede in questo ambito.

    Che le industrie in qualche modo inquinano dovremmo esserene tutti consapevoli ma dove c’è industria c’è lavoro quindi benessere; senza lavoro zero benessere e salute di conseguenza visto e considerato che ormai ci dobbiamo pagare la salute si cerca di salvaguardare le industrie che ci sono ancora nel paese augurandoci che siano rispettate le regole imposte.

    Quindi le industrie sono necessarie ed è necessario che rispettino le regole dettate per evitare inquinamento. In Italia le Leggi per l’ambiente e l’inquinamento sono giovani e partono dalla Direttiva CE del 1982 dopo l’incidente Seveso nel 1976. La legge Seveso molte volte modificata resa più restrittiva fino a diventare Seveso ter. Ora è in arrivo una nuova Direttiva della CE sulla Seveso che detta dal 2015 severi controlli e standard più elevati. Ed è a questo punto che il tutto fa acqua, mentre sulla carta si norma a partire dalla UE e a scendere nel nazionale quindi fiumi di articoli, comma difficili anche da interpretare, nella pratica poi poco o nulla viene rispettato e fatto rispettare.

    Ora qualcuno dirà: “quella ce l’ha sempre con i soliti” ! ok! Le industrie si fanno gli affari loro ma a chi tocca il controllo? I preposti del pubblico a partire dai Ministeri alle Regioni, Province, Comuni. Nel loro interno hanno grandi strutture messe in piedi per controllare inquinamenti, sofisticazioni, Enti come Arpa tanto per dirne uno, i settori della sanità per la salute pubblica ambientale. Tocca loro e dopo anni e anni di inquinamento dovrebbero essere loro a rispondere del perchè dopo anni ci si accorge che una industria ha inquinato per sempre un territorio . Controlli di aria, acqua, terra…..ad esempio chiedo ai responsabili pubblici perchè a Spinetta o Fraschetta con il Progetto Linfa (fondi europei) si studiava o controllava aria, rumore ( leggasi tutto il materiale su Linfa) e non acqua e terra. Un carotaggio del terreno nessuno lo ha fatto mai? Analisi dei pozzi, falde, corsi d’acqua? I dirigenti privati di una industria sono responsabili certamente perchè pazienza prima della Seveso Direttiva CE 1982 han fatto di tutto e di più ma dopo avrebbero dovuto rispettare la direttiva d’ufficio senza sollecitazioni da parte di nessuno, dal 1982 al 2008 (nel caso nostro) sono passati ben 26 anni caspiterina!!!!!!….. e chi doveva controllare con assiduità ?

    Nel 2004 una mia collega nell’impegno civico, presentò una denuncia al NOE che fece molto (questi lavorano seriamente) ma poi le conclusioni quando consegnate non dipendono da loro, quindi? a “tarallucci e vino” ….nel 2008 si scopre che la mia collega aveva visto giusto, ma ormai sfiduciata si è ritirata da quel tipo di impegno.

    Dott. Grassano, se fossi un magistrato, mò vede dove andrei a pescare tra i responsabili…….

  2. 20 agosto 2012 alle 12:31

    Mi viene da pensare al nostro più grande successo in campo ambientale, una cosa che grida vendetta a Dio, la desertificazione del lago d’Aral, definito da più parti “Il più grave disastro ecologico della storia dell’umanità“. La politica miope dell’Unione negli anni 70, per intensificare la produzione di cotone nelle zone semidesertiche dell’Uzbekistan, quasi inesistente fino ad allora, provocò, con la costruzione di un sistema irriguo di canali lungo 47.000 km e la deviazione dei due principali affluenti del bacino, Amu Darya e Sir Darya, la desertificazione del 75% dei 68000 km quadrati del lago d’Aral. Negli anni 60 era il quarto lago del mondo per estensione, chiamato addirittura “mare”, ora rimangono due pozze ridicole e il resto è deserto, punteggiato da barche e pescherecci arrugginiti, abbandonati tra i radi cespugli, sorta di monumento alla stupidità e alla miopia dei politici e dei burocrati (universale). Anche se nella parte kazaka a nord, un progetto internazionale ha riportato un poco di acqua, la situazione è preoccupante e da più parti si preconizza la sua sparizione totale entro il 2020. Pensate che le località rivierasche, i porti, gli stabilimenti per la conservazione del pesce sono mediamente a 50/100 km dall’acqua. Dato che, poi, la monocultura intensiva del cotone, negli anni, ha causato l’impoverimento del terreno, sono stati usati copiosamente pesticidi e fertilizzanti che, depositatisi nel lago in fase di prosciugamento, hanno formato un importante strato di sabbia avvelenata. A causa dei venti fortissimi che spirano nella regione, nubi enormi di polveri tossiche, formate dalla sabbia, vengono trasportate su aree grandissime e raggiungono distanze veramente rilevanti; tracce di queste polveri sono state rinvenute sull’Himalaya, a migliaia di chilometri di distanza. Nella genialità dei nostri burocrati, il lago considerato inutile ( e, infatti, la regione si è spopolata e impoverita), il bacino si doveva trasformare in un acquitrino coltivato a risaie, pensate che successo hanno ottenuto!.
    C’è, addirittura, un isola chiamata Vozroždenie che, invero, ora si è riunita alla terraferma, ma non è un luogo normale…..oh no!. In quel sito si testavano armi biologiche e batteriologiche, durante la guerra fredda, peste e antrace tanto per citarne alcune, e sembra che, nonostante le bonifiche, qualche sostanza “innocua” circoli ancora.
    L’Uzbekistan a sud, comunque, non ha alcuna intenzione di tentare alcunchè per migliorare la situazione, anche perchè sembra che ci siano giacimenti di gas naturale sotto la crosta della sua parte di bacino. L’unica proposta è quella di piantare l’haloxylon ammodendron in grande quantità; si tratta di un arbusto che vive in presenza di salinità elevata e secondo i geniali uzbeki limiterebbe le polveri dannose.
    Però nell’Urss c’era una vera e propria dittatura, da voi, se non erro, c’è la democrazia……
    Come mai le vergini debuttanti appaiono sempre a giochi fatti?, io mi indigno certamente per l’esecrabile comportamento dei capitalisti d’accatto, dei loro politici, storicamente di riferimento, ma tutt’altro paio di maniche sono le vendole poetiche e gli sterratori piddini.
    Ve lo ripeto, andate sulle loro pagine, sui loro siti, guardate i Che Guevara, leggete gli slogan ambientalisti, riempitevi lo sguardo con le bandiere della pace, poi sovrapponete la loro attività politica pubblica vera e filocapitalista, gli inceneritori, i rigassificatori, i terzi valici, le tav, le solvay, quantificate i loro interventi “reali” per il bene superiore dei vostri figli……il risultato?, NIENTE!.
    Ma, ad esempio, vendola in questi anni dov’era?…… ah già! prendeva il te con don verzè, adesso propone un “tavolo del dialogo con le parti” di “confronto con i magistrati”, come se le inchieste si potessero contrattare. Mi immagino quasi di essere in un suk o in un bazar: “mi aggiunga un tetto di diossina”, “mi abbassi un cromo esavalente”, “le do un benzene in cambio di un gas tossico, faccia lei che sa….”; possibile che da voi in Italia si riesca ad attribuire la colpa di una piaga sociale o di un disastro ecologico a chi denuncia, documenta o persegue, ma mai a chi ne è veramente responsabile?. A Taranto, secondo l’Associazione italiana di epidemiologia, l’incidenza di tumori nei quartieri attorno al colosso della siderurgica è maggiore del 15% con un picco del 30% per il carcinoma al polmone, c’è , inoltre, un tasso di mortalità per malattie respiratorie del 10 per cento superiore alla media, mentre si registra un eccesso del 15% per gli uomini e 40% per le donne di mortalità per malattie dell’apparato digerente e infine, un 15% in più di mortalità legata a malformazioni congenite. Ma non è cosa di oggi, ci sono voluti 30 anni, mi fa ribrezzo tutto questo stracciarsi le vesti e concordo con Ettore, totalmente, riconoscendomi nella sua analisi.
    Sono, infine, convinto che, se si tornasse al voto, i politici di cui parla in questo post sarebbero rieletti quasi tutti…..non facciamoci illusioni!….. e torneranno a parlare, di questo ed altri gravi problemi, le poche “cassandre” inascoltate e coraggiose……..

  3. Graziella (gzl)
    21 agosto 2012 alle 08:08

    Caro Dott. Grassano a pensar male ci si azzecca sempre e come “ci” aveva ragione nella parte finale del Suo articolo:

    “””””””Ma no dai, della Solvay è meglio non parlare: abbiamo già constatato in passato che affrontando il tema ci cala l’audience, e il numero dei commenti. Mediaticamente è molto più conveniente dare un po’ di spazio ogni tanto alle “frescacce” che il mio omonimo onorevole generosamente regala “a comando”, ad esempio. Lì si che si scatena il consenso delle masse, la voglia di gogna, la rabbia popolare più sterile e “ciula””””””””

    L’audience c’è eccome…..mancano i commenti…..

    Vede, qui non si tratta di parlare o non parlare della Solvey o di una qualsiasi industria di casa nostra, qui si tratta che nel passato vi sono stati anni di inquinamento e chissà quanto interramento di bidoni e altro da parte di un chiunque qualsiasi che aveva interesse a sotterrare ciò che già nel passato andava smaltito in modo corretto….ma già al tempo della presenza di Napoleone la Fraschetta soffriva di grave inquinamento, nel libro :”Alessandria storia e immagini” edito nel 1982 da Il Quadrante di cui gli autori Lorenzetti e Necchi,( Comune di Alessandria&Cassa di Risparmio – £.30 mila) a pag. 129 in fondo e nel proseguo della storia della nostra città nella parte dell’età napoleonica e risorgimento, sta scritto:

    ” ….nella Fraschetta miseria e sottoalimentazione, epidemie si avviavano a diventare mali cronici, vi contribuirono gli straripamenti della Bormida e dell’Orba, che insterilivano le terre e formavano le fosse di acque stagnanti dalle esalazioni tossiche, a ciò si aggiungeva l’abitudine di macerare il lino e la canapa nei corsi d’acqua, fiumi e torrenti inquinati diventavano un facile veicolo per uomini e animali e acceleravano la degradazione dell’ambiente….”

    Un bel libro della storia sulla nostra città, particoleggiata e puntuale che ogni alessandrino dovrebbe leggersi. A quanto pare inquinamento e insalubrità parte da lontano senza mai fermarsi e mai si fermerà!

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