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Palazzi comunali all’asta: chi farà shopping?

22 agosto 2012

Vi ricordate che, fino a pochi mesi, c’era chi sosteneva che il Comune di Alessandria fosse in una “botte di ferro”, dall’alto del suo patrimonio di 500 e oltre milioni di euro, tra partecipazioni aziendali e immobili?

Io già all’epoca qualche dubbio, sul valore (reale, ossia convertibile in “sghei”, e non teorico) di quel patrimonio già lo espressi, e oggi più che mai lo ribadisco. Lo sperimenteranno in maniera diretta e concreta i mitici commissari, quando arriveranno e diventeranno operativi: “fare cassa” per saldare almeno una parte dei debiti pregressi, e al contempo non “svendere”, non sarà per niente facile. E lo stesso percorso, anche se in un contesto meno drammatico, lo sta sperimentando anche la Provincia, con i suoi centri estivi e le sue proprietà immobiliari di Arenzano e Caldirola.

Ma restiamo su Palazzo Rosso: ieri La Stampa pubblicava un elenco di immobili potenzialmente in vendita. Peccato che buona parte degli stessi (come evidenziato dall’articolo), grazie alle geniali operazioni di cartolarizzazione di questi anni (attenti: nate prima della giunta  Fabbio, e poi da questa proseguite con entusiasmo), siano già stati venduti da tempo, e pagati dalle banche. A cui ora si stanno rinconoscendo sonanti interessi, in attesa di riuscire prima o poi (ma quando?) a restituire anche il capitale.
Insomma, realtà come l’ex consorzio agrario di via Massaia, o il palazzo di via San Giacomo in realtà già non ci sono più, o meglio/peggio sono debiti sul groppone degli alessandrini.

Poi ci sono questi altri, che invece sono effettivamente in vendita:

L’ex palazzina uffici e mensa Guala in via San Giovanni Bosco (1892 metri quadri), valore 1.295.964 euro. Poi il comando di polizia municipale in via Lanza (ex educatorio Borsalino: 5237 metri quadrati), accanto a piazza Garibaldi, nel cuore di Alessandria, per un valore pari a 4 milioni. La piscina comunale (1.150.000 euro per 9530 metri quadri di impianto) in viale Massobrio, il «Punto D», ovvero l’Informagiovani, di via Parini 21 (249.656 euro), l’ex farmacia Pista in viale Medaglie d’oro (147.000 euro), lo stabile di via Venezia 7, dove oggi ci sono gli uffici del Patrimonio (1.711.500 euro per 1500 metri quadrati di superficie) e la struttura coperta dell’ex mercatino rionale di via Norberto Rosa (33.968 euro).

Che ne pensate? Si riusciranno a portare a casa i preventivati 8,5 milioni? Se voi foste privati ricchi o società con liquidità in cassa, investireste oggi in questa direzione? E a che prezzo, sapendo che dall’altra parte c’è un ente in fallimento, con cui la corda si può tirare pressoché senza limiti? Il punto è che gli impiccati, alla fine del giochino, siamo tutti noi.

E. G.

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Categorie:In primo piano
  1. 22 agosto 2012 alle 09:05

    La municipalità di Mosca, ultimamente, ha cominciato a dare in affitto le residenze e i palazzi storici del ‘700, ai privati, per 49 anni, al prezzo simbolico di un rublo per metro quadrato, a patto che nei primi 5 anni venga effettuato un restauro completo. Questo per ovviare alla mancanza di fondi da destinare al recupero degli edifici storici e non, ovviamente, per fare cassa.
    Secondo me voi dovreste rivolgervi ai privati che, come moderni mecenati, almeno a vedere quello che succede in Italia, sono sempre pronti a sacrificarsi per un bene superiore, o, in subordine, alle generosissime fondazioni. Abbiamo, infatti, esempi aulici di joint-venture, anche tra pubblico e privato, o tra privati, ai quali, anche sul blog, in molti attribuiscono poteri taumaturgici, ma non stiamo a sottilizzare. Secondo me si potrebbero restaurare e vendere, dimore o palazzi storici (laddove ne fossero sopravvissuti alle oculate gestioni passate), e in giro ci sono squadre già ampiamente rodate, con il necessario know-how, le necessarie competenze e conoscenze…..perchè non rivolgersi, ad esempio, a chi si è occupato, con tanto lustro e tanto profitto per Alessandria, di Palatium Vetus?, tanto per citare i primi professionisti che mi vengono in mente…..

    • anonimo (luigi rossi)
      22 agosto 2012 alle 17:29

      e no…
      la precedenza la hanno quelli che hanno buttato milioni al cosiddetto “palazzo monferrato”
      quanti soldi buttati in quel pozzo senza fondo?
      chi li ha buttati?
      perchè?
      che ritorno c’è stato per chi ha pagato, ovvero i cittadini?
      Attendiamo risposte, anche dal procuratore, sempre che esista davvero.
      Forza, dottor FENICE…

  2. 22 agosto 2012 alle 20:16

    Il comune di Palermo è di fatto in dissesto: lo dicono i numeri. Godrà di un trattamento diverso rispetto ad Alessandria? Il punto è che tante altre amministrazioni grandi e medie sono messe non troppo diversamente….
    http://www.linkiesta.it/palermo-rischio-dissesto-buco-partecipate

    E. G.

  3. 22 agosto 2012 alle 21:35
  4. mandrogno
    23 agosto 2012 alle 16:09

    trofarello, grugliasco, orbassano, ponente imperiese, valle san bartolomeo…
    si sente sempre di più il fortissimo piccante del peperoncino… qui da noi…

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