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Il doppio inganno del ritorno alla lira (padana?)

25 agosto 2012

A volte ci si inbatte in analisi attualissime, anche se scritte qualche anno prima. E’ il caso di questo intervento del prof. Bruno Soro, economista, storico amico di questo blog e editorialista di CorriereAl, che nel giugno 2005 sul settimanale Il Novese pubblicava l’intervento che vi propongo qui di seguito. “Non cambierei una virgola di quanto scritto otto anni, conferma il prof., e non sono un oracolo!”. Un acuto analista però sì, per cui vale la pena rileggere, e riflettere.

E. G.  

di Bruno Soro

Due notizie economiche mi hanno particolarmente colpito in questi ultimi giorni: la prima riguarda la nascita di CinIndia (La Stampa, lunedì 30 maggio) e la seconda la proposta del ministro Maroni di promuovere un referendum sul ritorno alla lira, poiché i piccoli e medi imprenditori padani glielo richiedono. Forse, dopo la chiusura del bar Peso (il bar di Coppi?), per le chiacchiere da bar ci si dovrà accontentare del bar di Montecitorio.
Anche se a prima vista può sfuggire il collegamento, le due notizie economiche sono tra di loro strettamente collegate. Vediamo perché.

Per nostra fortuna, i padri costituenti hanno previsto che l’adesione dell’Italia ai trattati internazionali venga decisa dal Parlamento e non direttamente dagli elettori. Ciò ad impedire che una scelta così impegnativa per tutti possa subire il contraccolpo di decisioni prese sull’onda dell’emotività irrazionale (come è accaduto nei giorni scorsi in Francia e in Olanda) e non su solide e documentate motivazioni (qualcuno si ricorda che ai tempi dell’adesione dell’Italia alla CEE nel 1957 erano decisamente contrari sia la Confindustria che il PCI?).

E’ storia recente che al momento dell’ingresso dell’Italia nell’Eurozona chi possedeva un certo grado di  “potere di mercato” ha fissato il cambio della lira contro l’euro a  mille lire, anziché a quasi duemila lire. Ciò ha avuto, in pratica, la stessa conseguenza (per chi ha fissato i prezzi) di una svalutazione della lira di quasi il 50% e questo ha comportato la più massiccia redistribuzione del reddito dalla categoria dei lavori dipendenti a quelle dei lavori autonomi (artigiani, commercianti, professionisti, tutti coloro cioè che hanno potuto rivalersi sui consumatori finali) del dopoguerra. Per difendersi da quell’iniquo taglieggiamento dei redditi, i consumatori hanno messo in atto la sola arma di difesa che era nelle loro mani: un’altrettanto massiccia riduzione dei consumi.

Ora, proprio coloro che per insipienza e ingordigia hanno provocato il danno chiedono a gran voce a chi tutela i loro interessi (il ministro Maroni e la Lega) di tornare alla lira. Posto che qualcuno riesca a spiegarmi a quale tasso di cambio OGGI si potrebbe realisticamente tornare dall’euro alla vecchia moneta nazionale, quel qualcuno sicuramente pensa che si potrebbe applicare il cambio di 1936,27 lire per ogni euro posseduto, cosicché (furbi loro!) avendo applicato il cambio di mille lire per un euro (e quindi dopo essersi intascati la differenza) adesso, con il ritorno alla lira potrebbero cambiare i loro euro con il vecchio cambio della lira, intascando questa volta il doppio di quanto vale in realtà oggi l’euro. Tutto questo per tutelare gli interessi dei piccoli e medi imprenditori della Padania dalla concorrenza delle merci cinesi.

Nel frattempo la Cina e l’India, circa la metà della popolazione del mondo, circa sei volte l’UE a venticinque paesi, più di una volta e mezzo tutti i paesi Occidentali messi assieme, stanno facendo ciò che l’Unione Europea ha cercato (faticosamente) di fare da un decennio a questa parte: un fronte comune contro il terrorismo e per le sfide economiche del XXI Secolo.
I cinesi, che per difendersi dalle orde barbariche hanno costruito (a partire dal II secolo a.C. fino al V secolo d.C.) 6 mila chilometri di muraglia (che ora nell’era di internet ha la sola funzione di attirare milioni di turisti occidentali all’anno), sicuramente temono il ritorno alla lira padana.
E ridono.

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Categorie:Editoriali
  1. franco dell'alba
    25 agosto 2012 alle 08:01

    “sull’onda emotiva…il popolo con i referendum farebbe dei disastri”…..ma pensa tè!
    Sig. Soro, ma di cosa parli?
    I Parlamentari decidono per noi ciò che loro ritengono giusto e saggio?
    Ma li conosci i nostri parlamentari? Sai quanto sono preparati, bravi ed intelligenti? Hai provato a prenderli ad uno ad uno e a verificarne le qualità culturali, intellettuali, e, perchè no, morali?
    Il popolo imbecille che non sa quello che vuole e si affida ad una manica di imbroglioni mangiatutto, è questo che stai beatificando, “ma mi faccia il piacere”!
    A quando la glorificazione di Monti come salvatore della patria?
    Mah! Sarai pure un esperto, e magari autorevole, ma, per come ti leggo, questo è un autorevole delirio!

  2. Paolo f.
    25 agosto 2012 alle 08:41

    Bhe, franco, e’ un articolo di 8 anni fa. Da cogliere due cose, secondo me. Il profilo storico (io non ricordavo la contrarieta’ di Confindustria a entrare nella CEE). L’esempio sulla svalutazione della moneta, pratica su cui ha vissuto per decenni il nostro paese

  3. 25 agosto 2012 alle 09:03

    Esattamente…

    E. G.

  4. anonimo (luigi rossi?)
    27 agosto 2012 alle 17:43

    li conosce, li conosce… li conosce tanto bene che è risaltato sul carro del PD novese, e gli fa da consigliori

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