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Il Superstite (102)

26 agosto 2012

di Danilo Arona

Accidenti, Tippi Hedren è venuta in Italia per partecipare alla trasmissione di Rai Uno “Estate con noi in TV” e neppure mi ha fatto un trillo. E dire che, dopo averle dedicato pagine appassionate nel mio libro su Gli uccelli di Hitchcock, mi ha spedito dall’America un tenero autografo con dedica e cuoricino e ha voluto a tutti i costi il numero del mio cellulare…

Beh, su quest’ultimo particolare va da sé che scherzo. Però meno male che lunedì 20 agosto mi sono messo a fare un po’ di zapping intorno a mezzogiorno e mi vedo la grande Tippi in forma stupenda impegnata a fornire “straordinarie” rivelazioni sul suo rapporto con il mago del brivido. In verità nulla che non fosse già stato detto in altre occasioni (ad esempio, al Festival di Locarno nel 1999), ma forse il grande pubblico, quello che non legge libri o riviste di cinema o quello che non legge tout court, certi particolari li ignora. Quali? Che Hitchcock, letteralmente stregato dalla bionda trentaduenne del Minnesota che in quel momento era nel pieno della sua bellezza non comune, la tampinò in maniera così scientifica e assillante da far impallidire il più maniacale degli stalker contemporanei.

Il fatto è che, come recita una celebre biografia, il genio possedeva un lato oscuro, ma soprattutto quel rapporto non era affatto alla pari come si può immaginare. Nathalie Kay Hedren – questi i veri dati anagrafici della bionda di ghiaccio – era stata scelta in un mazzo professionale che comprendeva attrici quotate dell’epoca quali Pamela Tiffin, Carol Linley, Ivette Minieux e Sandra Dee, ma si può intuire che il maestro optò al volo per lei appena la vide, nonostante la ragazza non fosse giovanissima e già madre di una bambina di cinque anni di nome Melanie che poi sarebbe divenuta famosa come attrice nonché moglie felice di Antonio Banderas. Insomma, com’era già capitato in passato, Hitch si era innamorato e non ne faceva mistero. Persino nel nomignolo d’arte da lui imposto alla Hedren, ovvero ‘Tippi’ scritto con le virgolette per comunicare al mondo un senso di appartenenza altrui, si scorge una traccia di questa ossessione.

A Limiti, che da buon cinefilo di antica data sapeva già tutto, la Hedren ha raccontato delle piuttosto note “torture” subite sul set, tipo la famosa scena della soffitta che avrebbe dovuto essere girata con modelli e invece fu un tripudio di uccelli veri e scatenatissimi. Ma, al di là delle “rappresaglie” (messe in atto da Hitch perché la bionda proprio non ci voleva stare…), quel che si concretizzò sul serio in seguito è che, sull’onda del celeberrimo e machissimo assioma “O mia o di nessuno”, Hitch sul serio le rovinò la carriera. Dopo la travagliata lavorazione di Marnie, infatti, il genio ancora in bianco le promise che non avrebbe mai più lavorato e, forte di una sorta di contratto in esclusiva controfirmato da Tippi, fu in grado di mantenere la promessa. Dopo quei due capolavori (perché tali sono, al di là di quel che ci sta dietro), la carriera della Hedren si avviò a un lento quanto implacabile ridimensionamento.

Girò certo molti film (ed è tuttora in attività), ma nessuno memorabile; forse l’unico menzionabile è La contessa di Hong Kong di un altro genio di nome Charlie Chaplin. Segnalando che dopo le confessioni su Hitch, Tippi si è lanciata in una sparata a 360° contro i circhi, concluderei oggi con l’Hitchcock-pensiero sulle donne bionde e sofisticate alla Tippi che affollavano i suoi film:
«Perché scelgo delle attrici del genere? Bisogna cercare donne di mondo in grado di diventare puttane in camera da letto. Credo che le più interessanti sotto questo profilo siano le nordiche con quell’aria impassibile e fredda. Il sesso non deve farsi notare. Una ragazza rassomigliante a una maestrina in grado di salire con te sul taxi e con tua grande sorpresa di sbottonarti i pantaloni.»
Yeah…

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Categorie:Editoriali
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